Dal Rinascimento al Secolo dei Lumi, molti architetti si cimentarono con questa particolare forma di scultura. Tra tutti emerge, se non per bravura, almeno per la sua singolare vicenda artistica, Domenico Fontana.
A lui si deve forse la più brutta tra le fontane monumentali di Roma, quella del Mosè a piazza San Bernardo, che costituisce la mostra dell'acquedotto Felice ed era ornamento della immensa villa - non più esistente - fatta costruire a partire dal 1585 da papa Sisto V.
Non lontano da piazza Navona si trova una delle più note "statue parlanti" di Roma, il Pasquino: a farlo parlare erano i romani (con meno enfasi la tradizione continua tuttora) che nottetempo collocavano sulla scultura fogli con scritti satirici, soprattutto a contenuto politico. Ebbene, una famosa "pasquinata" riguarda proprio il monumento di Domenico Fontana: "Guarda con occhio torvo/ l'acqua che sgorga ai piè,/ pensando inorridito/ al danno che a lui fè/ uno scultor stordito". Il povero architetto non riuscì a riscattarsi nemmeno disegnando le Quattro Fontane nell'omonima via (non lontano dal Quirinale) che, scolpite da maestranze minori, vengono il più delle volte degnate appena di uno sguardo fugace dai turisti di passaggio.
Anche l'impresa di trasferire nella vicina piazza del Quirinale le due enormi statue dei Dioscuri provenienti dal Tempio del Sole per creare l'omonima fontana non ebbe molta fortuna e Pio VII la fece sconvolgere completamente aggiungendovi un obelisco rinvenuto nel Campo Marzio. In compenso proprio la fontana del Mosè servì ad un altro Fontana, Giovanni, come modello per un autentico capolavoro: il Fontanone del Gianicolo, realizzato tra il 1608 ed il 1612 su commissione di Paolo V e che costituisce la grande e monumentale mostra dell'Acqua Paola. Un tempo dotata di cinque piccole conche, è stata successivamente restaurata, nel 1690, da un'ennesimo Fontana, Carlo stavolta, che la dotò di un'unica grande vasca, molto più spettacolare e d'effetto.
C'è poi quella che viene considerata la più elegante, proporzionata e suggestiva fontana del mondo, opera di Gian Lorenzo Bernini: la fontana del Tritone (1643), a piazza Barberini. Genio precoce, Gian Lorenzo, dato che, a quanto pare, il padre Pietro - incaricato da Urbano VIII di realizzare la Fontana della Barcaccia (1627-29) a piazza di Spagna - si giovò dei consigli del giovane figlio. Ma l'autentico "genio delle fontane", al punto da essere nominato Fontaniere ufficiale del Papa, fu Giacomo Della Porta a cui si deve la più "telegenica" delle fontane romane, indissolubilmente legata ai palazzi del potere: quella di piazza Colonna, nei pressi di Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri, scelta da molti giornalisti televisivi come sfondo per i propri servizi di politica interna.
Il geniale architetto genovese seppe infondere alle proprie creazioni un'inarrivabile grazia, come nella deliziosa Fontana di piazza Ara Coeli (1589), proprio di fronte al Campidoglio, o nella altrettanto leggiadra Fontana di piazza Giudea. Rimossa nel 1888 dalla sua originaria posizione dopo la demolizione del Ghetto, quest'ultima ha comunque mantenuto il vecchio nome anche se ora si trova in via del Progresso (di fronte al Palazzo Cenci Bolognetti), dove è stata ricollocata nel 1930. È uno dei progetti più felici di Giacomo Della Porta, e venne scolpita nel 1591 da Pietro Gucci.
Anche la fontana che Della Porta realizzò per ornare l'ampia piazza del Popolo venne rimossa dal Valadier nel 1823 quando mise mano alla grandiosa risistemazione di questo che è tuttora uno dei luoghi più vivi e autentici di Roma.
I tritoni provenienti dalla fontana originaria ornano ora la Fontana del Moro, una delle tre di piazza Navona: la prima sistemazione di quello che un tempo era stato lo Stadio di Domiziano, si deve proprio al Della Porta, che realizzò dei semplici catini, la cui acqua era utilizzata dal mercato trasferito nella piazza a partire dal 1477.
Occorrerà attendere il Bernini - che innalzò la grandiosa Fontana dei Fiumi (1651) proprio nel mezzo della piazza - per trovare la sistemazione che conosciamo, e ammiriamo, ancora oggi.
Ma anche il Bernini, di indole più "monumentale" dei suoi colleghi, sapeva all'occorrenza regalare tocchi di sottile eleganza, come quando fece aggiungere alla Fontana delle Tartarughe, nella raccolta piazza Mattei (non lontano da via Arenula), che originariamente vantava solo quattro efebi in bronzo di Taddeo Landini, altrettante tartarughe d'acqua.
Un vero tocco d'artista. Ecco quindi che tra intuizioni geniali di grandi artisti, realizzazioni grandiose di abili architetti e semplici progetti di oscuri tecnici della municipalità, Roma si è andata riempiendo di una quantità incredibile di fontane, fontanelle, giochi d'acqua che non ha eguali al mondo.