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Storia-Libia (Africa)

Tesori nella sabbia

Il ghibli del deserto, resti di terme e antichi palazzi, niente folla di turisti vocianti: parte da qui, dalla Cirenaica e dalla Tripolitania, il primo contatto con il grande Paese nord-africano affacciato sul Mediterraneo che da pochi anni ha riaperto le porte al turismo

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Soffia il ghibli del deserto, torrido scirocco locale, tra le rovine di Tolemaide, una delle cinque città dell'antica Pentapoli greca a un centinaio di chilometri da Bengasi.
Profumata campagna di eucalipti e capre al pascolo in assoluta libertà circondano i resti di terme e antichi palazzi, archi e decumani.

Niente folle di turisti vocianti, niente code all'ingresso, nessun venditore di falsi souvenir. È solo l'assaggio dell'insospettabile, eccezionale patrimonio paesaggistico-archeologico della Cirenaica e Tripolitania, le due mete più classiche della Libia, buon punto di partenza per un primo contatto con il grande Paese nord-africano affacciato sul Mediterraneo e da pochi anni riaperto al turismo.

Cinque siti Patrimonio Unesco, oltre 1800 chilometri di coste intatte e mare selvaggio, due metropoli (Tripoli e Bengasi), in rapido cambiamento e, disseminate lungo le coste, testimonianze puniche, greche, romane e bizantine.

Un concentrato da "sindrome di Stendhal" (il malessere che coglie il viaggiatore di fronte a un capolavoro) di arte, storia, architettura e cultura. Difficile da credere, eppure molto c'è ancora da scavare sotto la sabbia e molto è stato scoperto per caso, proprio come i preziosi mosaici pavimentali di una sconosciuta chiesa bizantina, ritrovati da un gruppo di operai nel 1957 a Qasr Libya in un piccolo sito tra le colline non distante da Tolemaide.

Oggi i 50 pannelli a colori vivaci, in marmo e pasta vitrea (VI sec. d.C.), la più ricca collezione di mosaici cristiani di tutta la Libia, staccati dal pavimento, si possono ammirare nel piccolo museo locale a pochi passi da dove furono ritrovati.

La città che da sola vale il viaggio, era la più importante della Pentapoli, Cirene, fondata da coloni greci dell'isola di Santorini nel 631 a.C.. L'Atene d'Africa, centro intellettuale e artistico di enorme importanza, con più di 100mila abitanti, oggi è una grandiosa area archeologica dove si può ancora "leggere" molto della vita e delle attività di un tempo.

Spettacolare la sua posizione panoramica: in cima a un promontorio che digrada verso il mare, tra fioriture di oleandri e capelvenere. Non è difficile credere che quest'antica metropoli gareggiasse in bellezza e potenza con Roma e Atene: basta passeggiare nella vasta Agorà tra i santuari di Demetra e Core, i maestosi templi e il sorprendente Monumento Navale con un'elegante scultura della Vittoria, senza ali, che si innalza sulla poppa di una nave, circondata da delfini e tritoni. Ricorda un successo sui mari di Tolomeo III, marito della splendida Berenice la cui chioma ispirò a Callimaco versi celeberrimi.

Seguendo un ripido sentiero che porta verso il Santuario (complesso di edifici e terme) dominato dai resti del ricostruito tempio di Apollo val la pena di fare una piccola deviazione per vedere gli spazi sotterranei delle antiche terme (IV sec.), normalmente non segnalate nelle guide turistiche. Si tratta di tre stanze-grotte sotterranee dove si poteva fare la sauna e lavarsi. Ancora ben visibili, le nicchie porta oggetti e i sedili scavati nella pietra. Isolato dal resto della città, ma sempre all'interno delle antiche mura, svetta l'imponente tempio di Zeus, uno dei più grandi del mondo greco, che ricorda quello di Selinunte in Sicilia.

La ricchezza di Cirene oltre alla grande abbondanza di silphium, (una pianta oggi estinta, molto ricercata nel mondo antico che cresceva abbondante nell'entroterra) era senza dubbio legata anche al suo strategico porto, Apollonia, l'odierna Susa, 18 chilometri più a ovest. L'ex scalo marittimo oggi sembra quasi un miraggio: un fascinoso insieme di templi e terme, resti di basiliche e colonnati di marmo cipollino sullo sfondo di un mare verdeazzurro e impetuoso.

Il pezzo forte è lo splendido teatro greco scavato nella montagna al di fuori delle mura, a strapiombo sul mare, reso ancor più suggestivo da una solitaria e tenace palma inclinata dal vento che sopravvive tra i sassi.

Ma la Cirenaica ha avuto grande importanza anche nella storia recente della Libia. Perché fu una delle principali roccaforti della resistenza locale contro l'occupazione italiana. Rimasta nei libri di storia, la battaglia tra le truppe di Omar al-Mukhtar, sceicco senusso capo dell'insurrezione e l'esercito del maresciallo Graziani al Wadi al-Kuf, che bloccò temporaneamente l'avanzata degli italiani. Mukhtar, "il leone del deserto", oggi considerato eroe nazionale, fu catturato solo dopo aspre battaglie nel 1931 e la sua morte segnò per la Libia l'inizio della spietata stagione coloniale mussoliniana.

Basta un volo di quaranta minuti per arrivare in Tripolitania, tappa altrettanto obbligata per chi è in viaggio sulle tracce del mondo antico. Qui il sito più conosciuto e giustamente famoso è quello di Leptis Magna, ma anche l'antica città "di provincia" romana, Sabrata, riserva grandi sorprese. Ben conosciuta nell'antichità per il commercio d'olio e animali feroci inviati da qui in tutto l'impero, oggi la città è un maestoso scenario di rovine sullo sfondo di sabbia e mare.

Difficile decidere dove posare dapprima lo sguardo tra colonne, mosaici, resti di basiliche trasformate in chiese, lesene, statue, cortili. Ma quello che non passa di certo inosservato è lo spettacolare teatro. Poco importa che si tratti di un falso storico.

Quello originale (il più grande dell'Africa antica per cinquemila spettatori) distrutto da un terremoto nel 365 d.C. fu quasi interamente e fedelmente ricostruito negli anni Venti del Novecento dagli architetti Grandi e Caputo. La suggestiva ricostruzione permette anche di capire come erano questi antichi edifici, di cui la parte interessante, il fondale, è qui a tre ordini di colonne (con 108 colonne di marmo e granito) che si innalzano per oltre 20 metri al di sopra del palcoscenico con un effetto grandioso.

Dopo tanta bellezza e capolavori antichi è difficile aspettarsi qualcosa di più. Eppure Leptis Magna (altro sito Unesco) riserva ancora altre sorprese. L'avorio, le gemme, gli schiavi del Sahara, il prezioso olio delle sue campagne, il commercio ittico, fecero la fortuna di questo antico centro fenicio trasformandolo in una lussuosa capitale seconda solo a Roma.

A volere che la sua città natale fosse così fu un libico diventato poi imperatore romano, quel Settimio Severo, cui è dedicato il raffinato Arco d'ingresso (copia dell'originale) che introduce alle meraviglie del ricco passato: l'enorme, opulento complesso termale, il Foro antico e quello dei Severi, la basilica-palazzo di giustizia, il grande mercato punico con i banconi marmorei decorati da sfingi, pesci, delfini e i padiglioni ottagonali tanto raffinati da sembrare dei templi assai più che botteghe.

Su tutto domina lo splendido, illustre teatro, uno dei più antichi, in pietra, del mondo romano con il grandioso palcoscenico un tempo decorato da centinaia di statue e, un po' più lontano, a sud-est il ben conservato anfiteatro per ventimila persone, persino più antico del Colosseo di Roma. Merito della sabbia del deserto, che l'ha protetta per secoli meglio di qualunque esercito, se la "Città delle Ombre bianche", (come la chiamavano i popoli del Sahara quando era ancora sepolta) è oggi un bene inestimabile dell'umanità.