Un tranquillo paesaggio di storia
Isa GrassanoAlla scoperta delle bellezze naturali e culturali di un territorio che parte dal confine dell'Umbria e arriva a pochi chilometri da Roma. Un tempo era abitata dall'antico e fiero popolo dei Sabini che, secondo lo storico latino Tacito, giunsero nella zona tredici secoli prima di Cristo
Paola sorride soddisfatta mentre porta in tavola una torta salata, appena sfornata, di verdure del suo orto. Sembra una donna sempre vissuta in campagna; in realtà, fino a poco tempo fa, aveva un negozio di pelletteria a Roma, poi ha venduto tutto, ha lasciato la capitale e si è rifugiata in Sabina. Con lei Fausto, il suo compagno, un altro deluso dalla città.
Musicista per vocazione, ha scoperto i piaceri della vita agreste. Insieme hanno acquistato undici ettari di terreno, mettendosi a coltivare i campi, e trasformato un rudere in agriturismo, dove la cucina è biologica e vegetariana.
Pentiti? "Per nulla", dichiarano. "Eravamo alla ricerca di un posto e di una casetta lontano da tutti". Li hanno trovati e, al pari di tanti altri, non cambierebbero per nulla al mondo il gusto di vivere a contatto con la natura, in un ambiente intatto che è un inno al silenzio e alla pace.
Paola e Fausto sono solo due delle tante persone che qui hanno messo radici, folgorati da un amore a prima…
Musicista per vocazione, ha scoperto i piaceri della vita agreste. Insieme hanno acquistato undici ettari di terreno, mettendosi a coltivare i campi, e trasformato un rudere in agriturismo, dove la cucina è biologica e vegetariana.
Pentiti? "Per nulla", dichiarano. "Eravamo alla ricerca di un posto e di una casetta lontano da tutti". Li hanno trovati e, al pari di tanti altri, non cambierebbero per nulla al mondo il gusto di vivere a contatto con la natura, in un ambiente intatto che è un inno al silenzio e alla pace.
Paola e Fausto sono solo due delle tante persone che qui hanno messo radici, folgorati da un amore a prima…
Paola sorride soddisfatta mentre porta in tavola una torta salata, appena sfornata, di verdure del suo orto. Sembra una donna sempre vissuta in campagna; in realtà, fino a poco tempo fa, aveva un negozio di pelletteria a Roma, poi ha venduto tutto, ha lasciato la capitale e si è rifugiata in Sabina. Con lei Fausto, il suo compagno, un altro deluso dalla città.
Musicista per vocazione, ha scoperto i piaceri della vita agreste. Insieme hanno acquistato undici ettari di terreno, mettendosi a coltivare i campi, e trasformato un rudere in agriturismo, dove la cucina è biologica e vegetariana.
Pentiti? "Per nulla", dichiarano. "Eravamo alla ricerca di un posto e di una casetta lontano da tutti". Li hanno trovati e, al pari di tanti altri, non cambierebbero per nulla al mondo il gusto di vivere a contatto con la natura, in un ambiente intatto che è un inno al silenzio e alla pace.
Paola e Fausto sono solo due delle tante persone che qui hanno messo radici, folgorati da un amore a prima vista per i paesaggi e l'atmosfera. Come loro anche Stefano Fassone, soprannominato Stefano del Farfa per via della sua conoscenza delle Gole del Farfa, un diploma nel cassetto e la voglia di mettersi in gioco.
"Da bambino facevo le vacanze dai miei nonni che abitavano qui. Queste terre mi hanno sempre affascinato, poi, appena ho potuto, ho mollato la grande città, ed ora eccomi pronto ad accompagnare i turisti alla scoperta di questo bellissimo territorio. Insieme ad altri amici abbiamo scommesso sulla possibilità di un corretto rapporto tra uomo e natura".
Stefano snocciola entusiasta i pregi di questa Sabina poco conosciuta, compresa tra il lago del Turano e il Monte Tancia: un'oasi di tranquillità e riservatezza, tanto verde dalle diverse sfumature, aria pulita da respirare a pieni polmoni. Fedele fino in fondo ad una terra che pare lontana da tutto (è a soli 50 km da Roma), ad una bellezza scabra e luminosa.
Numerosi sono anche gli olandesi o gli inglesi che hanno acquistato o stanno cercando da queste parti masserie, casali, vecchi palazzi. È vero che "la Sabina ti rapisce", parafrasando il famoso episodio del Ratto delle Sabine.
Il segreto di questa zona è presto svelato: terra di contrasti e un connubio perfetto di montagne, torrenti, laghi. E un glorioso passato, una grande voglia di non perderne le tracce.
Tanto che l'azienda di Promozione Turistica di Rieti, ha creato il marchio "Sabina Mater", su un'idea del direttore Diego Di Paolo, per far conoscere l'influenza che ebbe la Sabina nella fondazione e nello sviluppo dell'antica Roma.
Abbiamo voluto scoprire in queste pagine quelli che sono stati i luoghi abitati dai Sabini, a iniziare da Monteleone Sabino, antico sito di Trebula Mutuesca. Virgilio la definì (Eneide VII, 1011) "olifera Mutusca", in riferimento alla produzione d'olio, attività tuttora molto fiorente in zona.
Nel II sec. d.C. la città di Trebula raggiunse il massimo splendore: possedeva le Terme, un anfiteatro, grandi palazzi e templi consacrati alla Dea Ferronia. I resti dell'anfiteatro, uno dei più grandi del Lazio, con una capienza di almeno 5000 posti, sono ancora visibili presso la valle Pantano.
Poco distante è la chiesetta di Santa Vittoria (visite su appuntamento: tel. 0765-884016), un piccolo gioiello, costruita nel 1100 sulle catacombe tuttora visitabili. All'interno vi è un sarcofago che, secondo la leggenda, custodì il corpo di Santa Vittoria martirizzata, sotto l'imperatore Decio, dopo aver liberato la terra da un demoniaco drago; l'episodio, simbolicamente, indica la vittoria del bene sul male, o meglio, la conversione della popolazione al Cristianesimo.
È solo una delle tante leggende fiorite da queste parti, ispirate dalla fantasia dei suoi abitanti e dalla natura selvaggia della zona. Per avere un'idea dello sviluppo della Sabina dall'Età preromana all'Alto Medioevo, si deve visitare il Museo Archeologico, presso il Palazzo Comunale di Monteleone, dove sono conservati, come fossero opere d'arte, anche numerosi Ex voto che riproducono sia parti guarite del corpo umano (teste e arti), sia figure di buoi e cavalli, salvati da epidemie.
La visita al Museo crea stupore ai visitatori più attenti perché i ritratti votivi dell'antico popolo italico hanno le sembianze della gente di oggi: riccioli appena accennati, naso allungato, occhi piccoli. Fuori, intatta, c'è la cittadina medievale con i frammenti architettonici, forse provenienti da Trebula, sparsi qua e là e spesso murati negli edifici.
L'atmosfera, sospesa tra passato e presente, suggerisce che il tempo non si misura ovunque nello stesso modo. Anche lo spazio, qui, vien voglia di contarlo non in chilometri, ma in numero di emozioni.
Da un paese all'altro le strade sono piene di curve che si aprono su panorami sempre diversi e inattesi: dieci chilometri sembrano venti se percorsi in uno scenario di continue sorprese. È come se, in uno spazio esiguo, si attraversassero contemporaneamente più regioni segnate qua da filari di vite e da olivi, là dominate da castelli, scavi archeologici, ruderi medioevali e borghi.
Tra i borghi vale la pena di visitare uno dei più suggestivi, quello di Farfa, dove si attraversa l'arco d'ingresso e si entra nella storia. Qui continua a vivere il Medioevo nelle strade acciottolate e nei negozi d'artigianato, da quelli che vendono tessuti a quelli che propongono dolci della tradizione.
Il cuore pulsante è però l'Abbazia (per visite: tel. 0765-277315) che per secoli esercitò la giurisdizione feudale della Sabina ed ebbe una forte influenza religiosa, politica e culturale su gran parte dell'Italia centrale, grazie alla presenza di uno scriptorium, dove si compilavano codici e cronache. Nella penombra dei chiostri, Don Massimo, il bibliotecario, così come gli altri monaci, si muove in assoluto silenzio, ma è sempre pronto a scambiare una parola con gli ospiti, a raccontare il passato.
Un tour guidato tra i corridoi fa scoprire i due chiostri, l'agrumeto, un'antica cripta e il Museo Archeologico Medievale con una sezione didattica ad opera di Emanuele Luzzati, dove a mo' di teatro è rappresentata anche la Fiera di Farfa del Medioevo. Prima di lasciare l'Abbazia si può fare una sosta all'Erboristeria dove sono in vendita miele, tisane, amari, olio, preparati su antiche ricette dei Benedettini.
Tra i siti che raccontano la storia dei Sabini, altro luogo da visitare è il Museo Archeologico di Fara Sabina (piazza del Duomo, 3; tel. 0765-277321), all'interno di Palazzo Brancaleoni del XV sec. Al piano nobile cinque sale ospitano la mostra permanente che illustra la vita e i costumi di questa popolazione.
Tra le curiosità il forno per la tostatura dei cereali: un ritrovamento eccezionale, perché fonti storiche riferiscono di come i Sabini avessero insegnato ai Romani la tostatura del farro. Singolare anche il Cippo di Cures, uno dei pochi esempi di iscrizione sabina arcaica.
Musicista per vocazione, ha scoperto i piaceri della vita agreste. Insieme hanno acquistato undici ettari di terreno, mettendosi a coltivare i campi, e trasformato un rudere in agriturismo, dove la cucina è biologica e vegetariana.
Pentiti? "Per nulla", dichiarano. "Eravamo alla ricerca di un posto e di una casetta lontano da tutti". Li hanno trovati e, al pari di tanti altri, non cambierebbero per nulla al mondo il gusto di vivere a contatto con la natura, in un ambiente intatto che è un inno al silenzio e alla pace.
Paola e Fausto sono solo due delle tante persone che qui hanno messo radici, folgorati da un amore a prima vista per i paesaggi e l'atmosfera. Come loro anche Stefano Fassone, soprannominato Stefano del Farfa per via della sua conoscenza delle Gole del Farfa, un diploma nel cassetto e la voglia di mettersi in gioco.
"Da bambino facevo le vacanze dai miei nonni che abitavano qui. Queste terre mi hanno sempre affascinato, poi, appena ho potuto, ho mollato la grande città, ed ora eccomi pronto ad accompagnare i turisti alla scoperta di questo bellissimo territorio. Insieme ad altri amici abbiamo scommesso sulla possibilità di un corretto rapporto tra uomo e natura".
Stefano snocciola entusiasta i pregi di questa Sabina poco conosciuta, compresa tra il lago del Turano e il Monte Tancia: un'oasi di tranquillità e riservatezza, tanto verde dalle diverse sfumature, aria pulita da respirare a pieni polmoni. Fedele fino in fondo ad una terra che pare lontana da tutto (è a soli 50 km da Roma), ad una bellezza scabra e luminosa.
Numerosi sono anche gli olandesi o gli inglesi che hanno acquistato o stanno cercando da queste parti masserie, casali, vecchi palazzi. È vero che "la Sabina ti rapisce", parafrasando il famoso episodio del Ratto delle Sabine.
Il segreto di questa zona è presto svelato: terra di contrasti e un connubio perfetto di montagne, torrenti, laghi. E un glorioso passato, una grande voglia di non perderne le tracce.
Tanto che l'azienda di Promozione Turistica di Rieti, ha creato il marchio "Sabina Mater", su un'idea del direttore Diego Di Paolo, per far conoscere l'influenza che ebbe la Sabina nella fondazione e nello sviluppo dell'antica Roma.
Abbiamo voluto scoprire in queste pagine quelli che sono stati i luoghi abitati dai Sabini, a iniziare da Monteleone Sabino, antico sito di Trebula Mutuesca. Virgilio la definì (Eneide VII, 1011) "olifera Mutusca", in riferimento alla produzione d'olio, attività tuttora molto fiorente in zona.
Nel II sec. d.C. la città di Trebula raggiunse il massimo splendore: possedeva le Terme, un anfiteatro, grandi palazzi e templi consacrati alla Dea Ferronia. I resti dell'anfiteatro, uno dei più grandi del Lazio, con una capienza di almeno 5000 posti, sono ancora visibili presso la valle Pantano.
Poco distante è la chiesetta di Santa Vittoria (visite su appuntamento: tel. 0765-884016), un piccolo gioiello, costruita nel 1100 sulle catacombe tuttora visitabili. All'interno vi è un sarcofago che, secondo la leggenda, custodì il corpo di Santa Vittoria martirizzata, sotto l'imperatore Decio, dopo aver liberato la terra da un demoniaco drago; l'episodio, simbolicamente, indica la vittoria del bene sul male, o meglio, la conversione della popolazione al Cristianesimo.
È solo una delle tante leggende fiorite da queste parti, ispirate dalla fantasia dei suoi abitanti e dalla natura selvaggia della zona. Per avere un'idea dello sviluppo della Sabina dall'Età preromana all'Alto Medioevo, si deve visitare il Museo Archeologico, presso il Palazzo Comunale di Monteleone, dove sono conservati, come fossero opere d'arte, anche numerosi Ex voto che riproducono sia parti guarite del corpo umano (teste e arti), sia figure di buoi e cavalli, salvati da epidemie.
La visita al Museo crea stupore ai visitatori più attenti perché i ritratti votivi dell'antico popolo italico hanno le sembianze della gente di oggi: riccioli appena accennati, naso allungato, occhi piccoli. Fuori, intatta, c'è la cittadina medievale con i frammenti architettonici, forse provenienti da Trebula, sparsi qua e là e spesso murati negli edifici.
L'atmosfera, sospesa tra passato e presente, suggerisce che il tempo non si misura ovunque nello stesso modo. Anche lo spazio, qui, vien voglia di contarlo non in chilometri, ma in numero di emozioni.
Da un paese all'altro le strade sono piene di curve che si aprono su panorami sempre diversi e inattesi: dieci chilometri sembrano venti se percorsi in uno scenario di continue sorprese. È come se, in uno spazio esiguo, si attraversassero contemporaneamente più regioni segnate qua da filari di vite e da olivi, là dominate da castelli, scavi archeologici, ruderi medioevali e borghi.
Tra i borghi vale la pena di visitare uno dei più suggestivi, quello di Farfa, dove si attraversa l'arco d'ingresso e si entra nella storia. Qui continua a vivere il Medioevo nelle strade acciottolate e nei negozi d'artigianato, da quelli che vendono tessuti a quelli che propongono dolci della tradizione.
Il cuore pulsante è però l'Abbazia (per visite: tel. 0765-277315) che per secoli esercitò la giurisdizione feudale della Sabina ed ebbe una forte influenza religiosa, politica e culturale su gran parte dell'Italia centrale, grazie alla presenza di uno scriptorium, dove si compilavano codici e cronache. Nella penombra dei chiostri, Don Massimo, il bibliotecario, così come gli altri monaci, si muove in assoluto silenzio, ma è sempre pronto a scambiare una parola con gli ospiti, a raccontare il passato.
Un tour guidato tra i corridoi fa scoprire i due chiostri, l'agrumeto, un'antica cripta e il Museo Archeologico Medievale con una sezione didattica ad opera di Emanuele Luzzati, dove a mo' di teatro è rappresentata anche la Fiera di Farfa del Medioevo. Prima di lasciare l'Abbazia si può fare una sosta all'Erboristeria dove sono in vendita miele, tisane, amari, olio, preparati su antiche ricette dei Benedettini.
Tra i siti che raccontano la storia dei Sabini, altro luogo da visitare è il Museo Archeologico di Fara Sabina (piazza del Duomo, 3; tel. 0765-277321), all'interno di Palazzo Brancaleoni del XV sec. Al piano nobile cinque sale ospitano la mostra permanente che illustra la vita e i costumi di questa popolazione.
Tra le curiosità il forno per la tostatura dei cereali: un ritrovamento eccezionale, perché fonti storiche riferiscono di come i Sabini avessero insegnato ai Romani la tostatura del farro. Singolare anche il Cippo di Cures, uno dei pochi esempi di iscrizione sabina arcaica.
(06 ottobre 2005)