Dalla fine degli anni '70, in una regione remota del nord-ovest del Sudafrica, c'è una cittadella speciale.
La chiamano la Las Vegas africana, perché allo stesso modo della consorella americana è nata come
luogo dedicato al gioco d'azzardo, in mezzo al nulla (là il deserto del Nevada, qui l'enorme cratere di
un vulcano spento) dal sogno di un visionario.
Las Vegas entrò nella sua storia moderna nel 1946, quando il gangster Benjamin "Bugsy" Siegel costruì il leggendario Hotel Flamingo. Nel Sudafrica dell'apartheid, il miliardario afrikaner Sol Kerzner, magnate glamour alla Donald Trump, edificò nel 1979 a due ore di strada da Johannesburg un complesso di hotel di lusso e sale da gioco, battezzandolo epicamente Sun City.
Erano da poco nati quattro homeland, pseudo-entità statali che il regime segregazionista pretendeva autosufficienti ma in cui, in realtà, confinava la popolazione di colore, e l'autonomia legislativa di uno di questi - il Bophuthatswa - permise a Kerzner di creare nel bush la prima e sola gambling area dell'epoca, la città dei divertimenti dei bianchi dalla quale gli altri erano esclusi.
Per questo Sun City divenne uno dei simboli dell'apartheid e, specularmente, della lotta contro quella politica di discriminazione razziale e sociale. Tanto che nel 1985, su iniziativa di Little Steven, storico chitarrista della E-Street Band di Bruce Springsteen, un gruppo di musicisti jazz, rock, reggae e funk si riunì per incidere un disco di protesta dal titolo emblematico di Sun City, Artists United Against Apartheid, che in nome della lotta contro il razzismo vedeva riuniti per la prima volta grandi star come Miles Davis, Bob Dylan, Herbie Hancock, Lou Reed, Peter Gabriel, Bono, Jackson Browne, Bruce Springsteen.
Poi, con il passaggio al nuovo Sudafrica, a una società multietnica finalmente democratizzata, Sun City è cambiata. Da oltre dieci anni il resort è un luogo frequentato da persone di ogni razza: bianchi, neri, coloured, che impiega diverse migliaia di persone e rappresenta una vera alternativa al lavoro, quando c'è, nelle vicine miniere di platino (le più grandi del mondo), con una parte dei proventi reinvestiti in progetti sociali e un'attenzione politically correct all'impatto ecologico delle svariate attività.
Oggi Sun City si autopresenta come Africa's Kingdom of pleasure. Un'Africa in sedicesimo, addomesticata, una cittadella superorganizzata in ambiente selvatico votata al divertimento, un insieme unico di strutture ricreative e ricettive, con un Entertainment Centre pieno di anfiteatri, cinema, area giochi, più di 20 tra ristoranti e bar, 4 hotel (dal 3 stelle fino al 5 stelle de luxe). Un mix di bellezza e kitsch, di lusso e autenticità ricreata.
L'offerta è luccicante, debordante: si va dall'escursione a piedi nel bush, per osservare il comportamento degli animali di notte, al giro in moto a quattro ruote scortati da un ranger armato su un percorso dove si incrociano facilmente rinoceronti o iene, da sessioni di tiro con l'arco o al piattello a lezioni di tamburi africani.
Sun City è di certo rimasta un po' Las Vegas (per le slot-machines e i tavoli verdi dei casinò, per gli show tra Frank Sinatra, Crazy Horse e Momix dei suoi teatri), un po' Hollywood (per gli hotel e i parchi attorno che ti fanno sentire sul set di qualche episodio di Indiana Jones o Jurassic Park) e Disneyland (per i parchi di divertimento, i giochi acquatici).
Ma è anche un luogo dove praticare sport in contesti singolari (come i campi da golf con buche sparse tra colline e laghetti con vasche che ospitano coccodrilli) e accostare la natura forte del continente (nel Parco nazionale che le sorge accanto o nelle piccole riserve e fattorie al suo interno e ai confini).
Il Palace, l'hotel de luxe, è un'esperienza in sé. Con le torri da cui spuntano busti di cervo scolpiti, le cupole ricoperte da finte zanne di avorio, le colonne intagliate come grandi palme o fasci di bambù, le fontane con elefanti e ghepardi di bronzo a grandezza naturale, i tavoli che poggiano su teste di leone di legno pregiato, le poltrone zebrate in stile Luigi XIV, i mosaici con scimmie e uccelli, i saloni altissimi.
Architettura e arredo si ispirano allo sfarzo dei palazzi di califfi e maharajà e - dichiaratamente - alla leggenda di un'antica civiltà perduta, che sembra uscita dalla penna di uno sceneggiatore di Spielberg, secondo la quale un popolo di grandi tradizioni era giunto qui dal Nordafrica in cerca di una mitica Valle del Sole, aveva costruito un magnifico palazzo per il proprio re che era diventato il centro spirituale di un vasto impero prima che un terremoto riducesse tutto in rovina.
Il Palace è immerso in una vegetazione spettacolare, in buona parte impiantata ad hoc, di palme e alberi fronzuti, una foresta intricata interrotta da laghetti e cascate artificiali, percorsa da sentieri e ponti di corde, fiancheggiata da pareti di roccia dove sono scolpiti elefanti e scimmie che rimandano al mito della città perduta (non a caso l'area si chiama "Lost City").
Parte di "Lost City" è la scenografica "Valley of Waves", con la "Roaring Lagoon", una piscina di 6500 metri quadrati circondata da una spiaggia di sabbia fine e bianchissima orlata di palme, dotata di un meccanismo idraulico capace di generare - a intervalli regolari - onde alte fino a due metri ideali per surfare con il corpo o la tavola.
Tutto ricostruito, tutto vero. Nei dintorni, diversi scivoli per tutti i gusti, dalla ventina di metri di quello che porta verticalmente in acqua, al centinaio di metri della serpentina che scende lungo la collina del Tempio del coraggio. Nelle vicinanze si può attraversare il "Ponte del tempo", scosso diverse volte al giorno da terremoti simulati con nuvole di fumo e rombi di tuono. Più lontano, sulle sponde di un lago artificiale, sorge "Waterworld", centro per appassionati di windsurf, paraflying, jet ski, sci d'acqua.
Non distante da "Waterworld", "Kamp Kwena" è dedicato in particolare ai più giovani, con voliere, trenini, barchette, percorsi attrezzati, programmi di animazione per bambini dai 4 ai 12 anni, basati soprattutto sulle attività acquatiche.
Sun City è un luogo a misura di famiglie e bambini (anche perché in zona non è diffusa la malaria e non è necessaria alcuna profilassi), dove è possibile osservare da vicino e nutrire una famiglia di mansueti pachidermi dell'"Elephant Wallow", una fattoria-centro studi all'interno del resort, e addirittura avere un contatto tattile con i cuccioli di leoni del Sundown Ranch Lion Park.
Il Kwena Gardens Crocodile Sanctuary ospita invece più di 7000 coccodrilli, inclusi i due esemplari di coccodrilli del Nilo in cattività più grandi del mondo. Per i safari veri e propri c'è il Pilanesberg National Park, che si estende a ridosso dei confini del resort.
Creato nel 1979 su un'area circolare attorno a un complesso di vulcani estinti, un gruppo di anelli montuosi con un piccolo lago al centro formatisi 1200 milioni di anni fa. Cinquantacinquemila ettari di dolci colline verdeggianti, pianure estese, valli e creste, roccia, boscaglia e piante spinose.
Per estensione il quarto Parco nazionale sudafricano e per varietà di animali selvatici e facilità di avvistamento uno dei migliori, per alcuni capace di rivaleggiare con il celebratissimo Kruger National Park. In effetti, i Big Five (leoni, leopardi, elefanti, rinoceronti, bufali) ci sono tutti, e poi zebre, giraffe, antilopi, ippopotami, ghepardi, iene.
Le visite guidate su jeep o camioncini scoperti, con autista-guida (armato, per ogni evenienza), si fanno di preferenza alle prime e ultime ore del giorno.
L'alternativa, o il complemento, è il volo in mongolfiera all'alba, che regala una prospettiva in verticale, invece che frontale, della natura africana, la possibilità di osservare in silenzio, solo con il rumore del vento, gli animali che si spostano, si abbeverano o vanno a caccia, non disturbati da intrusi per una volta non percepibili. Dall'alto, nella bruma, Sun City appare più reale.
Las Vegas entrò nella sua storia moderna nel 1946, quando il gangster Benjamin "Bugsy" Siegel costruì il leggendario Hotel Flamingo. Nel Sudafrica dell'apartheid, il miliardario afrikaner Sol Kerzner, magnate glamour alla Donald Trump, edificò nel 1979 a due ore di strada da Johannesburg un complesso di hotel di lusso e sale da gioco, battezzandolo epicamente Sun City.
Erano da poco nati quattro homeland, pseudo-entità statali che il regime segregazionista pretendeva autosufficienti ma in cui, in realtà, confinava la popolazione di colore, e l'autonomia legislativa di uno di questi - il Bophuthatswa - permise a Kerzner di creare nel bush la prima e sola gambling area dell'epoca, la città dei divertimenti dei bianchi dalla quale gli altri erano esclusi.
Per questo Sun City divenne uno dei simboli dell'apartheid e, specularmente, della lotta contro quella politica di discriminazione razziale e sociale. Tanto che nel 1985, su iniziativa di Little Steven, storico chitarrista della E-Street Band di Bruce Springsteen, un gruppo di musicisti jazz, rock, reggae e funk si riunì per incidere un disco di protesta dal titolo emblematico di Sun City, Artists United Against Apartheid, che in nome della lotta contro il razzismo vedeva riuniti per la prima volta grandi star come Miles Davis, Bob Dylan, Herbie Hancock, Lou Reed, Peter Gabriel, Bono, Jackson Browne, Bruce Springsteen.
Poi, con il passaggio al nuovo Sudafrica, a una società multietnica finalmente democratizzata, Sun City è cambiata. Da oltre dieci anni il resort è un luogo frequentato da persone di ogni razza: bianchi, neri, coloured, che impiega diverse migliaia di persone e rappresenta una vera alternativa al lavoro, quando c'è, nelle vicine miniere di platino (le più grandi del mondo), con una parte dei proventi reinvestiti in progetti sociali e un'attenzione politically correct all'impatto ecologico delle svariate attività.
Oggi Sun City si autopresenta come Africa's Kingdom of pleasure. Un'Africa in sedicesimo, addomesticata, una cittadella superorganizzata in ambiente selvatico votata al divertimento, un insieme unico di strutture ricreative e ricettive, con un Entertainment Centre pieno di anfiteatri, cinema, area giochi, più di 20 tra ristoranti e bar, 4 hotel (dal 3 stelle fino al 5 stelle de luxe). Un mix di bellezza e kitsch, di lusso e autenticità ricreata.
L'offerta è luccicante, debordante: si va dall'escursione a piedi nel bush, per osservare il comportamento degli animali di notte, al giro in moto a quattro ruote scortati da un ranger armato su un percorso dove si incrociano facilmente rinoceronti o iene, da sessioni di tiro con l'arco o al piattello a lezioni di tamburi africani.
Sun City è di certo rimasta un po' Las Vegas (per le slot-machines e i tavoli verdi dei casinò, per gli show tra Frank Sinatra, Crazy Horse e Momix dei suoi teatri), un po' Hollywood (per gli hotel e i parchi attorno che ti fanno sentire sul set di qualche episodio di Indiana Jones o Jurassic Park) e Disneyland (per i parchi di divertimento, i giochi acquatici).
Ma è anche un luogo dove praticare sport in contesti singolari (come i campi da golf con buche sparse tra colline e laghetti con vasche che ospitano coccodrilli) e accostare la natura forte del continente (nel Parco nazionale che le sorge accanto o nelle piccole riserve e fattorie al suo interno e ai confini).
Il Palace, l'hotel de luxe, è un'esperienza in sé. Con le torri da cui spuntano busti di cervo scolpiti, le cupole ricoperte da finte zanne di avorio, le colonne intagliate come grandi palme o fasci di bambù, le fontane con elefanti e ghepardi di bronzo a grandezza naturale, i tavoli che poggiano su teste di leone di legno pregiato, le poltrone zebrate in stile Luigi XIV, i mosaici con scimmie e uccelli, i saloni altissimi.
Architettura e arredo si ispirano allo sfarzo dei palazzi di califfi e maharajà e - dichiaratamente - alla leggenda di un'antica civiltà perduta, che sembra uscita dalla penna di uno sceneggiatore di Spielberg, secondo la quale un popolo di grandi tradizioni era giunto qui dal Nordafrica in cerca di una mitica Valle del Sole, aveva costruito un magnifico palazzo per il proprio re che era diventato il centro spirituale di un vasto impero prima che un terremoto riducesse tutto in rovina.
Il Palace è immerso in una vegetazione spettacolare, in buona parte impiantata ad hoc, di palme e alberi fronzuti, una foresta intricata interrotta da laghetti e cascate artificiali, percorsa da sentieri e ponti di corde, fiancheggiata da pareti di roccia dove sono scolpiti elefanti e scimmie che rimandano al mito della città perduta (non a caso l'area si chiama "Lost City").
Parte di "Lost City" è la scenografica "Valley of Waves", con la "Roaring Lagoon", una piscina di 6500 metri quadrati circondata da una spiaggia di sabbia fine e bianchissima orlata di palme, dotata di un meccanismo idraulico capace di generare - a intervalli regolari - onde alte fino a due metri ideali per surfare con il corpo o la tavola.
Tutto ricostruito, tutto vero. Nei dintorni, diversi scivoli per tutti i gusti, dalla ventina di metri di quello che porta verticalmente in acqua, al centinaio di metri della serpentina che scende lungo la collina del Tempio del coraggio. Nelle vicinanze si può attraversare il "Ponte del tempo", scosso diverse volte al giorno da terremoti simulati con nuvole di fumo e rombi di tuono. Più lontano, sulle sponde di un lago artificiale, sorge "Waterworld", centro per appassionati di windsurf, paraflying, jet ski, sci d'acqua.
Non distante da "Waterworld", "Kamp Kwena" è dedicato in particolare ai più giovani, con voliere, trenini, barchette, percorsi attrezzati, programmi di animazione per bambini dai 4 ai 12 anni, basati soprattutto sulle attività acquatiche.
Sun City è un luogo a misura di famiglie e bambini (anche perché in zona non è diffusa la malaria e non è necessaria alcuna profilassi), dove è possibile osservare da vicino e nutrire una famiglia di mansueti pachidermi dell'"Elephant Wallow", una fattoria-centro studi all'interno del resort, e addirittura avere un contatto tattile con i cuccioli di leoni del Sundown Ranch Lion Park.
Il Kwena Gardens Crocodile Sanctuary ospita invece più di 7000 coccodrilli, inclusi i due esemplari di coccodrilli del Nilo in cattività più grandi del mondo. Per i safari veri e propri c'è il Pilanesberg National Park, che si estende a ridosso dei confini del resort.
Creato nel 1979 su un'area circolare attorno a un complesso di vulcani estinti, un gruppo di anelli montuosi con un piccolo lago al centro formatisi 1200 milioni di anni fa. Cinquantacinquemila ettari di dolci colline verdeggianti, pianure estese, valli e creste, roccia, boscaglia e piante spinose.
Per estensione il quarto Parco nazionale sudafricano e per varietà di animali selvatici e facilità di avvistamento uno dei migliori, per alcuni capace di rivaleggiare con il celebratissimo Kruger National Park. In effetti, i Big Five (leoni, leopardi, elefanti, rinoceronti, bufali) ci sono tutti, e poi zebre, giraffe, antilopi, ippopotami, ghepardi, iene.
Le visite guidate su jeep o camioncini scoperti, con autista-guida (armato, per ogni evenienza), si fanno di preferenza alle prime e ultime ore del giorno.
L'alternativa, o il complemento, è il volo in mongolfiera all'alba, che regala una prospettiva in verticale, invece che frontale, della natura africana, la possibilità di osservare in silenzio, solo con il rumore del vento, gli animali che si spostano, si abbeverano o vanno a caccia, non disturbati da intrusi per una volta non percepibili. Dall'alto, nella bruma, Sun City appare più reale.
(13 ottobre 2005)