Nelle terre dei miracoli
Loredana TartagliaLa cittadina toscana, sul litorale tra Livorno e Marina di Cécina, divenne famosa nella seconda metà dell'800 per la presenza dei più grandi pittori dell'epoca. A loro è dedicata una mostra che li mette in relazione con i luoghi della "Costa degli Etruschi"
La costa lungo la via Aurelia intorno a Livorno, meglio conosciuta come l'Alta Maremma o Costa degli Etruschi,
non ha mai rinunciato ai ritmi lenti, con le sue case coloniche dai colori pallidi, la sua macchia mediterranea
diffusa, gli uliveti sulle colline e i campi coltivati, le sue vecchie botteghe, identiche a quelle di un secolo
fa, che hanno resistito all'assalto dei centri commerciali.
Si respira un po' ovunque l'aria dell'arrière-pays, come chiamano i francesi i paesi dell'entroterra immuni dall'ostentazione del lusso e dal chiasso dei centri balneari e, anche se sono tanti gli hotel di design e i ristoranti stellati, si vive ancora, tutto l'anno, una vita da Nouvelle vague fine anni Cinquanta.
Il mare della Costa e soprattutto Castiglioncello, in quest'estate che sta per finire, ha meritato la Bandiera Blu per la qualità delle acque e delle spiagge, non molto diverse da quei mitici anni Sessanta, quando Mastroianni e Gassman (Il Sorpasso fu girato proprio da queste…
Si respira un po' ovunque l'aria dell'arrière-pays, come chiamano i francesi i paesi dell'entroterra immuni dall'ostentazione del lusso e dal chiasso dei centri balneari e, anche se sono tanti gli hotel di design e i ristoranti stellati, si vive ancora, tutto l'anno, una vita da Nouvelle vague fine anni Cinquanta.
Il mare della Costa e soprattutto Castiglioncello, in quest'estate che sta per finire, ha meritato la Bandiera Blu per la qualità delle acque e delle spiagge, non molto diverse da quei mitici anni Sessanta, quando Mastroianni e Gassman (Il Sorpasso fu girato proprio da queste…
La costa lungo la via Aurelia intorno a Livorno, meglio conosciuta come l'Alta Maremma o Costa degli Etruschi,
non ha mai rinunciato ai ritmi lenti, con le sue case coloniche dai colori pallidi, la sua macchia mediterranea
diffusa, gli uliveti sulle colline e i campi coltivati, le sue vecchie botteghe, identiche a quelle di un secolo
fa, che hanno resistito all'assalto dei centri commerciali.
Si respira un po' ovunque l'aria dell'arrière-pays, come chiamano i francesi i paesi dell'entroterra immuni dall'ostentazione del lusso e dal chiasso dei centri balneari e, anche se sono tanti gli hotel di design e i ristoranti stellati, si vive ancora, tutto l'anno, una vita da Nouvelle vague fine anni Cinquanta.
Il mare della Costa e soprattutto Castiglioncello, in quest'estate che sta per finire, ha meritato la Bandiera Blu per la qualità delle acque e delle spiagge, non molto diverse da quei mitici anni Sessanta, quando Mastroianni e Gassman (Il Sorpasso fu girato proprio da queste parti) venivano con un seguito di ammiratrici e stelline.
Oggi Castiglioncello è il buen retiro di politici, volti noti o semplicemente famiglie che la scelgono come meta di vacanze chic visto che molte delle ville liberty o degli anni Cinquanta sono state ristrutturate e i prezzi degli alloggi sono ancora ragionevoli.
Lasciati alle spalle i cipressi e i tornanti delle campagne maremmane, la costa di Castiglioncello offre, dopo i vigneti ordinati e le morbide colline, un intenso paesaggio marino con il contorno delle spiagge, della luce mediterranea, del verde dei lecci, del cinerino delle tamerici.
In questi poggi degradanti verso il mare trovarono ispirazione intorno al 1860 gli artisti della "macchia", i Macchiaioli, uno dei più importanti movimenti artistici italiani dell'800, che raggiunse proprio a Castiglioncello uno dei suoi periodi più interessanti.
Perché proprio qui? Venivano e trovavano ispirazione in una sorta di cenacolo che era quello di Diego Martelli (1838-1896), scrittore e critico d'arte che aveva un possedimento, quasi deserto e con un pascolo di mandrie, verso il golfo di Castiglioncello.
Martelli invitò per la prima volta, nel 1861, gli amici Macchiaioli del Caffè Michelangelo di Firenze a trascorrere l'estate con lui perché era affascinato dal loro interesse verso la realtà sociale e naturale, dal loro rapporto dialettico con il Positivismo; aveva intuito, inoltre, la grandezza di un movimento che avrebbe prodotto in Italia una rivoluzione artistica non lontana dall'Impressionismo francese.
La macchia non è l'impressione, è un altro approccio all'osservazione della realtà, ma Diego Martelli vide un nuovo importante orizzonte artistico in quelle scene che ritraevano senza sentimentalismi la piccola borghesia e le classi più povere, in quei grumi cromatici terrosi e spenti, privi di linee forti, che i Macchiaioli proponevano in tele come Marina a Castiglioncello di Giuseppe Abbati (dove l'occhio passa dalla messa a fuoco del primo piano alla vastità sfocata dell'orizzonte), o Vada vista da Castiglioncello di Odoardo Borrani (dove l'azzurro del cielo che si specchia nel turchese del mare fa da contrasto a un primo piano di costa pietrosa).
Oggi una delle strade principali della cittadina è intitolata al carismatico Martelli la cui casa (sede del milieu artistico da lui creato) attualmente è il Castello Pasquini: si chiama così perché, dopo aver fallito, Martelli vendette la sua abitazione a un certo Lazzaro Patrone che ne fece un castello di gusto tardottocentesco e che più tardi divenne proprietà della famiglia Pasquini. Da cinque anni a questa parte ogni estate, l'edificio, che successivamente fu rilevato dal Comune, ospita una mostra dedicata ai Macchiaioli.
Non è difficile, dalla terrazza, riconoscere gli stessi paesaggi che ritrassero pittori come Signorini, Fattori, Lega, Zandomeneghi, Sernesi, Abbati, a cui è dedicata la mostra di quest'anno intitolata "Da Courbet a Fattori. I princìpi del vero", aperta fino al 1 novembre: occasione per scoprire un inedito itinerario all'interno della pittura della "macchia".
Villa Martelli era un luogo dove si tenevano animate discussioni artistiche e dove quel "ragazzaccio scapigliato" del Fattori, "artista di sentimento, dotato di una retina meravigliosa", si commuoveva di fronte ai profili delle colline maremmane. In questa casa tutti ebbero modo di confrontarsi e di approfondire la ricerca artistica attraverso la straordinaria sensibilità e la cultura di Diego Martelli che invitava i suoi amici artisti a cimentarsi, come i francesi, nella pittura en plein-air, complici la bellezza del luogo e la quiete dei paesaggi.
Le colline dell'entroterra che i Macchiaioli hanno guardato e ritratto, ai giorni nostri come allora, sono segnate dai vigneti: oggi producono grandi vini apprezzati e premiati in tutto il mondo, come il Sassicaia "inventato" da Mario Incisa e definito "il vino più famoso d'Italia", l'Ornellaia prodotto da Lodovico Antinori e il Guado al Tasso di Piero Antinori.
È la Strada del Vino Costa degli Etruschi (tel. 0565-749705) che va da Castagneto Carducci a Sassetta, da Cecina a Bibbona.
Si respira un po' ovunque l'aria dell'arrière-pays, come chiamano i francesi i paesi dell'entroterra immuni dall'ostentazione del lusso e dal chiasso dei centri balneari e, anche se sono tanti gli hotel di design e i ristoranti stellati, si vive ancora, tutto l'anno, una vita da Nouvelle vague fine anni Cinquanta.
Il mare della Costa e soprattutto Castiglioncello, in quest'estate che sta per finire, ha meritato la Bandiera Blu per la qualità delle acque e delle spiagge, non molto diverse da quei mitici anni Sessanta, quando Mastroianni e Gassman (Il Sorpasso fu girato proprio da queste parti) venivano con un seguito di ammiratrici e stelline.
Oggi Castiglioncello è il buen retiro di politici, volti noti o semplicemente famiglie che la scelgono come meta di vacanze chic visto che molte delle ville liberty o degli anni Cinquanta sono state ristrutturate e i prezzi degli alloggi sono ancora ragionevoli.
Lasciati alle spalle i cipressi e i tornanti delle campagne maremmane, la costa di Castiglioncello offre, dopo i vigneti ordinati e le morbide colline, un intenso paesaggio marino con il contorno delle spiagge, della luce mediterranea, del verde dei lecci, del cinerino delle tamerici.
In questi poggi degradanti verso il mare trovarono ispirazione intorno al 1860 gli artisti della "macchia", i Macchiaioli, uno dei più importanti movimenti artistici italiani dell'800, che raggiunse proprio a Castiglioncello uno dei suoi periodi più interessanti.
Perché proprio qui? Venivano e trovavano ispirazione in una sorta di cenacolo che era quello di Diego Martelli (1838-1896), scrittore e critico d'arte che aveva un possedimento, quasi deserto e con un pascolo di mandrie, verso il golfo di Castiglioncello.
Martelli invitò per la prima volta, nel 1861, gli amici Macchiaioli del Caffè Michelangelo di Firenze a trascorrere l'estate con lui perché era affascinato dal loro interesse verso la realtà sociale e naturale, dal loro rapporto dialettico con il Positivismo; aveva intuito, inoltre, la grandezza di un movimento che avrebbe prodotto in Italia una rivoluzione artistica non lontana dall'Impressionismo francese.
La macchia non è l'impressione, è un altro approccio all'osservazione della realtà, ma Diego Martelli vide un nuovo importante orizzonte artistico in quelle scene che ritraevano senza sentimentalismi la piccola borghesia e le classi più povere, in quei grumi cromatici terrosi e spenti, privi di linee forti, che i Macchiaioli proponevano in tele come Marina a Castiglioncello di Giuseppe Abbati (dove l'occhio passa dalla messa a fuoco del primo piano alla vastità sfocata dell'orizzonte), o Vada vista da Castiglioncello di Odoardo Borrani (dove l'azzurro del cielo che si specchia nel turchese del mare fa da contrasto a un primo piano di costa pietrosa).
Oggi una delle strade principali della cittadina è intitolata al carismatico Martelli la cui casa (sede del milieu artistico da lui creato) attualmente è il Castello Pasquini: si chiama così perché, dopo aver fallito, Martelli vendette la sua abitazione a un certo Lazzaro Patrone che ne fece un castello di gusto tardottocentesco e che più tardi divenne proprietà della famiglia Pasquini. Da cinque anni a questa parte ogni estate, l'edificio, che successivamente fu rilevato dal Comune, ospita una mostra dedicata ai Macchiaioli.
Non è difficile, dalla terrazza, riconoscere gli stessi paesaggi che ritrassero pittori come Signorini, Fattori, Lega, Zandomeneghi, Sernesi, Abbati, a cui è dedicata la mostra di quest'anno intitolata "Da Courbet a Fattori. I princìpi del vero", aperta fino al 1 novembre: occasione per scoprire un inedito itinerario all'interno della pittura della "macchia".
Villa Martelli era un luogo dove si tenevano animate discussioni artistiche e dove quel "ragazzaccio scapigliato" del Fattori, "artista di sentimento, dotato di una retina meravigliosa", si commuoveva di fronte ai profili delle colline maremmane. In questa casa tutti ebbero modo di confrontarsi e di approfondire la ricerca artistica attraverso la straordinaria sensibilità e la cultura di Diego Martelli che invitava i suoi amici artisti a cimentarsi, come i francesi, nella pittura en plein-air, complici la bellezza del luogo e la quiete dei paesaggi.
Le colline dell'entroterra che i Macchiaioli hanno guardato e ritratto, ai giorni nostri come allora, sono segnate dai vigneti: oggi producono grandi vini apprezzati e premiati in tutto il mondo, come il Sassicaia "inventato" da Mario Incisa e definito "il vino più famoso d'Italia", l'Ornellaia prodotto da Lodovico Antinori e il Guado al Tasso di Piero Antinori.
È la Strada del Vino Costa degli Etruschi (tel. 0565-749705) che va da Castagneto Carducci a Sassetta, da Cecina a Bibbona.
(15 settembre 2005)