Nella Parigi storica, presa d'assalto dai turisti e vittima della crescita dei prezzi del mercato immobiliare, il Marais rimane stranamente uno dei quartieri più autentici della capitale francese.
Differenti comunità - ebraica, asiatica, gay - convivono in un equilibrio fragile, ma estremamente originale, che ricorda la vivacità sociale e culturale della Parigi medievale.
In rue Pavée, la più antica strada di Parigi pavimentata in pietra (da qui il suo nome), i ragazzi dell'ortodossa scuola talmudica al termine delle lezioni corrono a mangiare gustosi falafel nei negozi kosher di rue de Rosiers. Qui siamo al centro della comunità ebraica che in questa zona è insediata dal XIII secolo.
Ma, a pochi metri dal Pletzl, la piazzetta yiddish che rappresenta lo snodo principale del villaggio ebraico, si incontrano gruppi di donne che si danno appuntamento al 3W, Women with Women, un locale riservato al pubblico femminile. Mentre, proprio di fronte, si aprono le vetrine del bar Adonis che, a partire dalle ore serali, è affollato di giovani gay che danno vita a lunghe notti all'insegna della trasgressione.
È questo oggi il Marais, un piccolo miracolo di convivenza tra diversissime comunità, circondato dai magnifici palazzi aristocratici del Rinascimento. Perché questa antichissima zona di Parigi, che nel Medioevo era costituita da un'enorme palude - marais significa palude - venne edificata come una ville nouvelle alla fine del 1500.
E al centro di questa "città nuova" venne costruita la splendida Place de Vosges che fu inaugurata nel 1612 per il matrimonio tra Luigi XIII e Anna d'Austria.
Per un intero secolo vennero costruiti grandi palazzi come l'hotel de Rohan, oggi sede degli archivi nazionali, il palazzo di Sully, dove è stato girato gran parte del film "Le relazioni pericolose" di Stephen Frears, l'hotel Salé che adesso ospita il museo Picasso, l'hotel Carnavalet che da alcuni anni è stato trasformato nel ricchissimo Museo della Storia di Parigi.
Né si può dimenticare la zona di Saint Paul - che si estende alla spalle dell'omonima chiesa barocca di rue Saint Antoine, quasi unica per stile nella capitale francese - divenuta uno dei punti di riferimento parigini per il mercato dell'antiquariato.
Il Grand Siècle della Francia fu dunque anche il grande secolo del Marais. Ma, nel '700, il quartiere viene abbandonato dall'aristocrazia parigina che si sposta nei grandi spazi di Saint Germain des Prés. E, fino al 1970, decade fino a trasformarsi in una zona popolare abitata da semplici artigiani.
Ma, da più di trent'anni, si assiste a una nuova rinascita. I grandi palazzi storico-aristocratici vengono restaurati e ristrutturati, mentre l'intero Marais viene investito da una massiccia speculazione immobiliare.
La composizione sociale del Marais cambia radicalmente. "Un fenomeno, diffuso in numerose metropoli europee, che può essere definito dal neologismo gentryfication", spiega Claudine Boulouque, conservatrice a la Bibliothèque Historique de Paris, residente nel Marais da oltre vent'anni.
"Si tratta della crescita e della diffusione nel territorio del centro di Parigi di una classe borghese e alto-borghese (gentry in inglese), con caratteristiche intellettuali e radical-chic, che prende il posto degli antichi ceti popolari". Questi sono i famosi bobo, i bourgeois bohêmes che hanno la forza economica della borghesia in ascesa e lo stile di vita degli artisti.
Qui sono state aperte, fin dal 1980, importanti gallerie d'arte contemporanea, come Yvon Lambert in rue Vieille du Temple, Daniel Templon in rue Beaubourg o Emmanuel Perrotin in rue de Turenne, mentre rue Saint Claude sta divenendo il luogo più ricercato per le neonate gallerie d'avanguardie.
E, non a caso, anche numerosi stilisti hanno deciso di vivere nel Marais: Christian Lacroix, John Galliano, Alexandre McQueen, Gian Battista Valli.
Fin dai primi anni della rinascita del Marais, lo stilista Azzedine Alaïa ha creato uno spazio "allucinante" in rue de la Verrerie frequentato dalle grandi top model degli anni '80 e '90.
In quel periodo si vedevano passeggiare per il Marais Naomi Campbell o Claudia Schiffer che la sera si davano appuntamento a Le Bains in rue du Bourg-l'Abbé, il club discoteca più à la page di Parigi, frequentato all'epoca da Prince, Lenny Kravitz, Jean Paul Gaultier.
Ma, resta da domandarsi, come convivono, questi differenti ed estremamente eterogenei "tipi umani"? C'è chi sostiene che la convivenza è legata a una pacifica indifferenza. "Le comunità si vedono, ma non si frequentano", dice Emmanuel de La Pagerie, vicepresidente di Gaylib, l'associazione degli omosessuali liberali.
Altri pensano differentemente. Joseph Atlan, presidente del Beth Hamidrash, centro di studi ebraici ortodossi, sottolinea il cambiamento nello spirito del Marais: "È sempre più duro per gli studenti della scuola talmudica essere circondati dall'invadente presenza gay". Al punto che si ipotizza uno spostamento in altra sede dell'antico istituto scolastico ebraico.
E lo stesso Emmanuel de La Pagerie ammette che alcuni omosessuali esibiscono atteggiamenti fortemente provocatorii. E basta passare davanti ai locali gay più famosi come il Cox in rue des Archives o il Raid in rue du Temple per avere un'idea della situazione. "Ma - conclude La Pagerie - se il Marais gay può essere talvolta uno zoo, tuttavia non è mai un ghetto".
In ogni caso, al di là di definizione più o meno esaustive, è sufficiente allontanarsi 500 metri a nord del quartiere ebraico, verso la rue du Temple, un altro pezzo storico del Marais, per incontrare un'altra comunità. Dove, prima di Napoleone, sorgeva la grande enclave dei Cavalieri Templari - una zona franca nel cuore di Parigi - oggi le quartier du Temple è popolato da una comunità multietnica, formata prevalentemente da arabi e cinesi.
Angelo Rinaldi - scrittore, critico letterario e membro dell'Académie Française - vivendo da sempre nel quartiere du Temple registra la forte connotazione interraziale del luogo. "Prima esisteva una vera vita popolare, oggi questa semplice identità si è trasformata in una babele di linguaggi".
E così, l'idea de La Grande Nation indivisibile deve confrontarsi con un fenomeno nuovo: Il Marais, laboratorio della modernità parigina.
Differenti comunità - ebraica, asiatica, gay - convivono in un equilibrio fragile, ma estremamente originale, che ricorda la vivacità sociale e culturale della Parigi medievale.
In rue Pavée, la più antica strada di Parigi pavimentata in pietra (da qui il suo nome), i ragazzi dell'ortodossa scuola talmudica al termine delle lezioni corrono a mangiare gustosi falafel nei negozi kosher di rue de Rosiers. Qui siamo al centro della comunità ebraica che in questa zona è insediata dal XIII secolo.
Ma, a pochi metri dal Pletzl, la piazzetta yiddish che rappresenta lo snodo principale del villaggio ebraico, si incontrano gruppi di donne che si danno appuntamento al 3W, Women with Women, un locale riservato al pubblico femminile. Mentre, proprio di fronte, si aprono le vetrine del bar Adonis che, a partire dalle ore serali, è affollato di giovani gay che danno vita a lunghe notti all'insegna della trasgressione.
È questo oggi il Marais, un piccolo miracolo di convivenza tra diversissime comunità, circondato dai magnifici palazzi aristocratici del Rinascimento. Perché questa antichissima zona di Parigi, che nel Medioevo era costituita da un'enorme palude - marais significa palude - venne edificata come una ville nouvelle alla fine del 1500.
E al centro di questa "città nuova" venne costruita la splendida Place de Vosges che fu inaugurata nel 1612 per il matrimonio tra Luigi XIII e Anna d'Austria.
Per un intero secolo vennero costruiti grandi palazzi come l'hotel de Rohan, oggi sede degli archivi nazionali, il palazzo di Sully, dove è stato girato gran parte del film "Le relazioni pericolose" di Stephen Frears, l'hotel Salé che adesso ospita il museo Picasso, l'hotel Carnavalet che da alcuni anni è stato trasformato nel ricchissimo Museo della Storia di Parigi.
Né si può dimenticare la zona di Saint Paul - che si estende alla spalle dell'omonima chiesa barocca di rue Saint Antoine, quasi unica per stile nella capitale francese - divenuta uno dei punti di riferimento parigini per il mercato dell'antiquariato.
Il Grand Siècle della Francia fu dunque anche il grande secolo del Marais. Ma, nel '700, il quartiere viene abbandonato dall'aristocrazia parigina che si sposta nei grandi spazi di Saint Germain des Prés. E, fino al 1970, decade fino a trasformarsi in una zona popolare abitata da semplici artigiani.
Ma, da più di trent'anni, si assiste a una nuova rinascita. I grandi palazzi storico-aristocratici vengono restaurati e ristrutturati, mentre l'intero Marais viene investito da una massiccia speculazione immobiliare.
La composizione sociale del Marais cambia radicalmente. "Un fenomeno, diffuso in numerose metropoli europee, che può essere definito dal neologismo gentryfication", spiega Claudine Boulouque, conservatrice a la Bibliothèque Historique de Paris, residente nel Marais da oltre vent'anni.
"Si tratta della crescita e della diffusione nel territorio del centro di Parigi di una classe borghese e alto-borghese (gentry in inglese), con caratteristiche intellettuali e radical-chic, che prende il posto degli antichi ceti popolari". Questi sono i famosi bobo, i bourgeois bohêmes che hanno la forza economica della borghesia in ascesa e lo stile di vita degli artisti.
Qui sono state aperte, fin dal 1980, importanti gallerie d'arte contemporanea, come Yvon Lambert in rue Vieille du Temple, Daniel Templon in rue Beaubourg o Emmanuel Perrotin in rue de Turenne, mentre rue Saint Claude sta divenendo il luogo più ricercato per le neonate gallerie d'avanguardie.
E, non a caso, anche numerosi stilisti hanno deciso di vivere nel Marais: Christian Lacroix, John Galliano, Alexandre McQueen, Gian Battista Valli.
Fin dai primi anni della rinascita del Marais, lo stilista Azzedine Alaïa ha creato uno spazio "allucinante" in rue de la Verrerie frequentato dalle grandi top model degli anni '80 e '90.
In quel periodo si vedevano passeggiare per il Marais Naomi Campbell o Claudia Schiffer che la sera si davano appuntamento a Le Bains in rue du Bourg-l'Abbé, il club discoteca più à la page di Parigi, frequentato all'epoca da Prince, Lenny Kravitz, Jean Paul Gaultier.
Ma, resta da domandarsi, come convivono, questi differenti ed estremamente eterogenei "tipi umani"? C'è chi sostiene che la convivenza è legata a una pacifica indifferenza. "Le comunità si vedono, ma non si frequentano", dice Emmanuel de La Pagerie, vicepresidente di Gaylib, l'associazione degli omosessuali liberali.
Altri pensano differentemente. Joseph Atlan, presidente del Beth Hamidrash, centro di studi ebraici ortodossi, sottolinea il cambiamento nello spirito del Marais: "È sempre più duro per gli studenti della scuola talmudica essere circondati dall'invadente presenza gay". Al punto che si ipotizza uno spostamento in altra sede dell'antico istituto scolastico ebraico.
E lo stesso Emmanuel de La Pagerie ammette che alcuni omosessuali esibiscono atteggiamenti fortemente provocatorii. E basta passare davanti ai locali gay più famosi come il Cox in rue des Archives o il Raid in rue du Temple per avere un'idea della situazione. "Ma - conclude La Pagerie - se il Marais gay può essere talvolta uno zoo, tuttavia non è mai un ghetto".
In ogni caso, al di là di definizione più o meno esaustive, è sufficiente allontanarsi 500 metri a nord del quartiere ebraico, verso la rue du Temple, un altro pezzo storico del Marais, per incontrare un'altra comunità. Dove, prima di Napoleone, sorgeva la grande enclave dei Cavalieri Templari - una zona franca nel cuore di Parigi - oggi le quartier du Temple è popolato da una comunità multietnica, formata prevalentemente da arabi e cinesi.
Angelo Rinaldi - scrittore, critico letterario e membro dell'Académie Française - vivendo da sempre nel quartiere du Temple registra la forte connotazione interraziale del luogo. "Prima esisteva una vera vita popolare, oggi questa semplice identità si è trasformata in una babele di linguaggi".
E così, l'idea de La Grande Nation indivisibile deve confrontarsi con un fenomeno nuovo: Il Marais, laboratorio della modernità parigina.
(20 ottobre 2005)