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Le cattedrali del vino

Le Cantine stanno diventando nel nostro Paese e in altre nazioni che producono vino di qualità, emergenze culturali. Edifici di valore storico si affiancano a piccoli capolavori progettati da architetti che prestano grande attenzione all'ambiente

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Oggi è tra le più importanti etichette altoatesine, ma il suo Lagrein, che costituisce l'80% della produzione, proviene da un antico ceppo cresciuto all'interno di un convento che risale all'XI secolo.

Prima fortino dei Conti di Bolzano, poi residenza di Mainrado II di Gorizia, poi donato agli Agostiniani, il convento Muri-Gries è divenuto infine la residenza dei Benedettini che, cacciati dal monastero di Muri nel cantone svizzero, hanno applicato la regola dell'ora et labora anche nel vigneto.

La vendita di vino è iniziata solo nel XX secolo, attraverso il Brennero verso i paesi di lingua tedesca. Allora si commerciava ancora il vino sfuso, ma nel tempo la tecnica si è affinata e, a metà degli anni '80, la cantina del convento Muri-Gries ha iniziato la sua scalata alle classifiche delle bottiglie di alta qualità.

La visita alla cantina, racchiusa nelle mura quattrocentesche, è un viaggio nelle moderne tecniche di vinificazione e un tuffo nella storia: l'antica cappella, travolta dall'alluvione del 1416, ha ceduto il posto a una chiesa gotica, alla quale si è poi sostituita la nuova chiesa barocca.

E l'antica chiesa è oggi la cantina di fermentazione dove si trovano anche le botti in acciaio inossidabile per la conservazione. Mentre, nell'antica cantina del castello del XIII secolo sono conservati grandi botti in legno e le barrique.

Nel cortile, ancora un vecchio tornio del 1549, a ricordare come tutto lì ruotasse attorno al vino. Poco lontano, a Bressanone, si arriva alla cantina medioevale dell'Abbazia di Novacella, un complesso del 1141, più volte ampliato, situato nel cuore dei vigneti più a nord d'Italia, dove da secoli si producono bianchi, come il Sylvaner e il Kerner che si possono degustare alla mescita dell'Abbazia insieme a salsicce e speck, formaggi e pane sudtirolese.

La giusta pausa dopo la visita all'antico, minuscolo cimitero, alla chiesa barocca, al chiostro gotico con l'austero passaggio. Nella biblioteca sono conservati circa 65.000 volumi a stampa e manoscritti.

Non ci sono solo conventi, ma anche castelli. Come il Castello Romitorio, la vecchia tenuta di Montalcino che ha restaurato e portato a nuovo splendore Sandro Chia, tra i padri della Transavanguardia: un antico rudere dove produce Brunello e Supertuscan su cui Chia mette il suo tocco d'artista firmando anche le etichette.

E poi Palazzi rinascimentali, come Villa Giona degli Allegrini a Verona, dentro un vigneto dove si fa Amarone e Valpolicella, e Cantine storiche, come quelle del Redi a Palazzo Ricci, e infine Palazzo Contucci, a Montepulciano, Siena, che porta la firma di Antonio da Sangallo.

Sono le cattedrali del vino, cantine che costituiscono un patrimonio oltre che produttivo, anche artistico e culturale. Fonte di attrazione per turisti, spesso stranieri, che coltivano l'amore per l'arte, ma anche per il buon bere e il buon mangiare.

Palati e spiriti raffinati, che intendono la cultura anche come scoperta del territorio, di beni artistici e naturali. Cultus boni, non a caso, l'abbazia della buona coltura e della buona cultura, fondata nell'anno mille e trasformata nell'800 in villa padronale dalla famiglia di Emanuela Stucchi Painetti, è Badia a Coltibuono, vicino Siena, dove si produce un Chianti che ha avuto grandi riconoscimenti.

Beni artistici ereditati e valorizzati. Ma anche architetture create ex novo, con cantine firmate dai nomi più illustri, per legare vino e cultura secondo le più moderne strategie di marketing territoriale.

È l'ultima tendenza in fatto di rinascita del territorio. "In Francia hanno gli Chateaux, noi stiamo investendo sulle cantine d'autore per dare un'identità al territorio": il marchese Lodovico Antinori parla del nuovo progetto lanciato col fratello Piero, la cantina firmata da Gae Aulenti a Campo di Sasso, vicino Bibbona, in provincia di Livorno.

"Un progetto molto bello che gioca su due elementi: sobrietà e ricercatezza. Bassissimo l'impatto ambientale, perché la cantina sarà quasi completamente interrata", racconta Antinori.

L'arrivo dell'architetto milanese Gae Aulenti, che con questo progetto firma per la prima volta una cantina, è l'una delle iniziative che fanno della Maremma un polo del design: Petra, del gruppo Vittorio Moretti, vicino Suvereto, firmata da Mario Botta, per un investimento di 30 milioni di euro e dove si producono Petra Igt Toscana, blend di Cabernet Sauvignon e Merlot, e Petra Ebo Val di Cornia, la Doc locale, uvaggio di Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot; Rocca di Frassinello a Gavorrano, di Renzo Piano.

Il trend riguarda tutta l'Italia. Piero Antinori - che nel Castello della Sala, vicino Orvieto, produce il prestigioso Cervaro della Sala, e possiede anche l'antica Badia a Passignano, un monastero che ha fatto la storia del Chianti - sta realizzando una nuova cantina accanto all'enclave agreste di Bargino, nel comune di S.Casciano.

Oggi non si punta più su opere monumentali, ma con il massimo rispetto per l'ambiente. Interrando le cantine sotto i vigneti, come nella nuova Cantina Manincor, vicino al lago di Caldaro, Bolzano, del conte Michael Goëss-Enzenberg e firmata da Walter Angonese, o nella nuovissima cantina Spalletti Colonna, realizzata da Francesca Pirini a Paliano (Frosinone).

Altro esempio, le cantine Mezzacorona, a Mezzocorona, in Trentino. Ecocompatibile è spesso anche la scelta dei materiali. Vino da produzione biodinamica è il Gavi che produce il finanziere Giorgio Rossi Cairo a Novi Ligure.

La Raia, gioiello agricolo di famiglia è firmata dall'architetto austriaco Martin Rauch, considerato uno dei principali specialisti dell'antica tecnica del pisé, muratura realizzata con l'argilla rossa battuta, applicata anche qui. Bella ma defilata, all'insegna del minimalismo è la nuova cantina per l'affinamento in barrique di Luce della Vite, ampliamento della cantina della Tenuta di Castel Giocondo, a Montalcino, Siena, dei Marchesi de' Frescobaldi, un progetto dell'architetto di fama internazionale Piero Sartogo.

Spiega Lamberto Frescobaldi: "La nuova struttura è stata costruita con il desiderio di mandare un messaggio di essenzialità: per mostrare una grande attenzione nei confronti del prodotto. La qualità è quella dei nostri vini, e tutto ciò che c'è dietro deve essere pensato in funzione di questo".