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Visione polari

Pinguini chiassosi, scienziati che difendono il territorio, iceberg e nebbie inquietanti. Diario di bordo di una crociera-avventura in Antartide

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Più grande dell'Europa, più grande dell'Australia e degli Stati Uniti: l'Antartico. Il continente più freddo, più arido e più ventoso che esista.

Una distesa infinita di ghiaccio spessa anche 4 chilometri percorsa da catene montuose formidabili (come la Transantartic Mountains lunga 2.900 chilometri) con cime che sfiorano i 5.000 metri. Le coste si sviluppano per 30.500 chilometri e danno vita ogni giorno a un numero infinito di iceberg, vere e proprie montagne di ghiaccio che si staccano dalla banchisa e navigano nell'oceano come isole incantate.

Il clima qui è volubile, si passa dal cielo terso alla più terribile delle bufere nel giro di attimi. Nella notte invernale le temperature possono scendere sotto i -80 C ma nei mesi estivi, da ottobre a febbraio, lungo le coste della Penisola Antartica, il sole splende 24 ore al giorno e il termometro sale sopra lo 0.

È il momento ideale per seguire le orme dei leggendari esploratori del continente bianco o dei balenieri che nell'800 si spingevano fino a queste latitudini.

Navigare lungo le coste frastagliate della Penisola Antartica, aprendosi la strada fra gli iceberg e il dedalo di isole che la costellano, visitare i resti di antiche stazioni baleniere e più recenti basi di ricerca, è il modo migliore per andare alla scoperta dell'incredibile ecosistema di quest'angolo di mondo australe che da circa 15 milioni di anni è il regolatore del clima del globo.

Un ecosistema tanto complesso quanto fragile a garanzia del quale nel 1959 è stato stipulato a Washington il Trattato Antartico, sottoscritto tra l'altro nel 1981 anche dal governo italiano, che vieta lo sfruttamento commerciale di risorse petrolifere e di giacimenti minerari, la costruzione di centrali nucleari e lo stoccaggio di sostanze radioattive.

Clausole formulate per salvaguardare l'ambiente naturale, anche se scienziati e geologi antartici ritengono che l'accordo sia solo una tregua e che prima o poi l'uomo tenterà di contaminare questi spazi puri e infiniti.

"La sopravvivenza di questo paradiso vergine", spiega Rudolf Thomann, botanico cileno con 55 viaggi in Antartico alle spalle, "è garantita finché le nazioni non cederanno agli interessi economici.

È un territorio strategico: un tempo come piattaforma militare, oggi perché nel suo ventre sotto un profondo strato di ghiaccio nasconde petrolio, uranio e altre importanti ricchezze minerali. La lotta all'accaparramento di spazi e di basi è già cominciata da tempo.

Le stazioni scientifiche oggi sono più di 80 secondo lo Scar, comitato che presiede la ricerca al Polo Sud (Scientific Committee of Antartic Reserch, www.scar.org)". Anche se nessuno lo dice, finché la tecnologia non arriverà a livelli di perfezione tale da rendere vantaggiose le trivellazioni, l'Antartico rimarrà una meta illibata.

Una visione riservata ogni anno a poco più di 15.000 "cultori", secondo le statistiche della International Association Antarctica Tour Operators.

Fra la Terra del Fuoco, il leggendario Capo Horn e le propaggini settentrionali della Penisola Antartica, si estendono i tempestosi 1.200 chilometri dello Stretto di Drake, passaggio obbligato per tutte le navi dirette a sud.

È sempre stato una sorta di penitenza per i viaggiatori costretti a subire tre giorni di navigazione durissima per guadagnarsi le visioni di sogno del Polo Sud. Ora non più. A fine novembre parte la prima aerocrociera della stagione verso il continente bianco.

Da Punta Arenas, cittadina della Patagonia cilena affacciata sullo Stretto di Magellano, in 4 ore di volo si atterra sull'isola King George, nell'arcipelago Shetland del Sud presso la base cilena Eduardo Frei. La particolarità della spedizione Antarctica XXI è volare direttamente fino alla penisola Antartica.

Quindi a bordo di veloci gommoni si raggiunge la "Grigoriy Mikheev", nave da ricerca dell'Istituto Idrografico di San Pietroburgo con lo scafo rinforzato per poter navigare agilmente tra i ghiacci. In ogni crociera ci sono solo 46 passeggeri, sistemati in cabine doppie, tutte esterne.

È una sensazione forte, elettrizzante, navigare ai piedi degli iceberg, giganti instabili dai riflessi azzurri. L'orizzonte è segnato dal profilo delle montagne polari che superano i 3.000 metri.

Nel silenzio più assoluto immense lastre di ghiaccio si staccano e cadono con fragore in un'esplosione di spruzzi. Capita a volte che la nave venga inghiottita da banchi di nebbia, e si rivivono le paure e i timori dei primi esploratori. Si sente sulla pelle l'immensità della natura ignota e imprevedibile.

Ad Hannah Point, Livingston Island, si incontrano le prime foche, gli elefanti marini e diverse colonie di pinguini: i Papua, dal grande becco arancione e una macchia bianca sopra agli occhi, e i Macaroni, con la cresta a ciuffi gialli e i pinguini dell'Antartide, con la sottile striscia nera che unisce la testa al mento.

Sulla "Grigoriy Mikheev" le giornate sono scandite dalle conferenze tenute dagli scienziati e dal rincorrersi degli sbarchi, wet o dry, a seconda che si riesca a trovare un approdo fra le rocce o si debba scendere con i piedi (protetti da spessi stivali in gomma) in acqua. L'obiettivo è raggiungere le insenature più nascoste, le basi di ricerca che molte nazioni tengono in funzione in questo mondo perduto e le colonie di pinguini che spesso popolano gli angoli più belli.

Deception Island è una caldera vulcanica di 8 miglia di diametro. La nave penetra nell'anello lavico attraverso l'angusto Neptune's Bellows, una breccia fra le mura vulcaniche larga poco più di 200 metri. Sulla spiaggetta di sabbia nera di Pendulum Cove i più temerari fanno il bagno tra i fumi e i vapori delle sorgenti termali circondate dalle nevi perenni.

A Wiencke Island, si sbarca nella baia di Port Lockroy, antica stazione di balenieri abbandonata, dove si vedono enormi ossa di giganteschi mammiferi. Un assordante rumore fuso con l'acre odore di guano annuncia che i pinguini Papua sono i veri abitanti dell'isola e hanno preso possesso anche di una base inglese, restaurata nel 1966 dal UK Antarctic Heritage Trust.

Dave Burkitt, uno degli autori del restauro, mostra con fierezza l'interno dell'edificio: piccole stanze con cucina attrezzata di pentole e tegami, letti a castello, il bagno con un grosso recipiente dove far sciogliere il ghiaccio per lavarsi e uno dei pochi uffici postali antartici.

Quindi si fa rotta verso Paradise Bay, lungo la Danco Coast, l'appuntamento è con il "festival degli iceberg": in questa zona l'attività dei ghiacciai è particolarmente intensa ed è facile assistere alla nascita di questi giganti. Gettata l'ancora in un anfiteatro di pareti ghiacciate, piene di crepe, in pochi attimi, a bordo si materializza un barbecue antartico. Una situazione magica e strana: buona musica, buon cibo, vino e, a ogni sguardo, uno scenario stupefacente.

In una giornata di cielo terso e blu, senza nebbia né nubi all'orizzonte, si attraversa il Lemaire Channel. È il momento clou della navigazione. Tagliato attraverso una decina di chilometri di pareti vertiginose, alte fino a 3.000 metri, il canale si restringe improvvisamente fino a meno di 100 di larghezza.

Sembra di sfiorare le rocce con le fiancate su cui incombono i seracchi dei ghiacciai pensili. Lo chiamano anche Kodak Gap, per i chilometri di pellicola scattati dai fortunati navigatori che lo trovano libero dai ghiacci.

Appena il tempo di riprendere il fiato e si arriva a Petermann Island, è il punto più meridionale della crociera. Si sbarca dagli Zodiac su una piccola penisola di rocce e scogli levigati circondati da acque turchesi che ricordano la Costa Smeralda in Sardegna. Intorno un paradiso perduto di silenzio, ghiaccio, montagne, fiordi e iceberg.

Qui vive un folto gruppo di pinguini di Adelia, testa e schiena nere, e un buffo cerchio bianco intorno agli occhi. Inizia la navigazione verso nord, per tornare a King George Island da cui parte il volo di ritorno verso la Patagonia.

Lungo il tragitto la spiaggia di Half Moon Island, tra Greenwich e Livington Islands, una distesa infinita di neve bianca sulla quale si sono svolte le audaci imprese dei primi esploratori antartici. È facile lasciarsi conquistare dalla serenità del panorama: sembra di entrare in un quadro di Magritte dove tutto è fermo e inanimato. In apparenza.