Il passato è cosa troppo seria perché si esibisca come un truculento gadget di emozioni forti; chi le cerca può contare sul canonico tour di Belfast West a bordo dei neri People's Taxis, i taxi collettivi che nei mesi più violenti dei Disordini (Troubles) sostituirono gli autobus e da allora non hanno smesso di lavorare: le vetture col permesso di circolazione verde partono all'angolo tra King e Castle Street e vanno verso Falls Road; quelle con la carta orange si riempiono invece a North Street e muovono verso Shankill Road.
Lungo il tragitto ci sono tanti murales da fotografare: quelli cattolici, lungo Falls Road, sono più fantasiosi e spesso esprimono solidarietà con le battaglie di palestinesi, curdi e baschi; quelli protestanti, un centinaio di metri più a nord, lungo Shankill Road e dintorni, hanno il tono caricaturale e spesso violento di chi aggredisce per non essere aggredito. Nel bel mezzo delle due strade da c'è anche un muro di cemento e lamiera, alto sei metri e lungo quattro miglia. Si chiama ancora Peace Line, come quando fu innalzato, alla fine degli Anni Settanta, perché ricordi i tempi in cui non si immaginava di meglio per rimuovere il rancore.
L'entusiasmo a lungo sepolto negli anni bui dei Troubles prorompe però, sempre in Falls Road, nella bella cancellata del Royal Victoria Hospital che rimanda all'elica del DNA o nei bambini che corrono in bici tra gli umoristici epitaffi del City Cemetery, ignari forse di quella striscia di erba falciata che segnala il muro sotterraneo di 3 metri, costruito per separare cattolici e protestanti anche da morti. Nella parte orientale, al di là e lungo il Lagan, la città invece si modernizza vistosamente ma richiamandosi al mito: quello di Ulisse rivive nell'Odissey Pavilion, enorme contenitore per lo sport e l'intrattenimento scientifico; il mito dell'industrializzazione viene invece alimentato dal restaurato Clarendon Dock, dove nacque il Titanic, e dalle due enormi gru gialle dei celebri cantieri Harland & Wolff, ribattezzate anch'esse con nomi classici: Sansone e Golia.
Per trovare un altro momento di così rapida e profonda trasformazione urbanistica bisogna risalire proprio alla seconda metà dell'Ottocento quando, grazie ai cantieri navali, alla lavorazione del tabacco e all'industria del lino già avviata dagli ugonotti francesi, Belfast quadruplicò i suoi abitanti.
A darle un abito più adatto allo splendore dei nuovi tempi fu soprattutto Sir Charles Lanyon.
Una visita ai monumenti eretti dall'eclettico architetto coinvolge ogni angolo della città. Nel Queens Quarter, subito a sud del Centro, Lanyon non si limita a riscoprire i fasti dell'epoca Tudor nel progettare la Queens University o quelli del Rinascimento italiano per l'Union Theological College che fronteggia le belle Terraced Houses (case a schiera) nell'adiacente University Square. A pochi passi infatti, negli splendidi Botanic Gardens dà prova dell'ottimistico legame tra il progresso tecnologico e la natura più esotica chiudendo quest'ultima nelle belle linee in ferro battuto e vetro curvato della Palm House.
A Belfast West regala poi ben altra prigione - la Crumlin Road Prison - mentre agli antipodi, in Corporation Ave, erige la Sinclair Seamen's Church, che per il pulpito e l'organo utilizza diverse parti di una nave: prora, fanali, luci e campana. Nei dintorni del simbolo di Belfast, la pendente Albert Clock Tower dedicata al consorte della regina Vittoria, Lanyon realizza la sua prima opera - Queen's Bridge -, due edifici per la Northern Bank e il palazzo neo-rinascimentale della Dogana - Custom House - nei cui uffici postali lavorò Anthony Trollope, noto romanziere londinese e misconosciuto inventore della cassetta postale. Non sono pochi i luoghi che ricordano invece i cittadini illustri.
L'elenco suggerito dall'efficiente Belfast Welcome Center (47, Donegall place) parte dal lato orientale della città dove sono nati il calciatore George Best, il fantasioso Van Morrison e C.S.Lewis, creatore del magico mondo delle Cronache di Narnia, cui rimanda la bella scultura presso Holywood Arches.
A chiedere cosa unisca un trio così eterogeneo ci si può sentire rispondere con la parola dello slang che più caratterizza lo spirito di Belfast: craic. Un qualcosa tra divertimento e esplosione che nasce dal brusio delle chiacchiere, da una pinta di stout o dal reels, il cuore melodico della musica irlandese. Senza dover attendere in primavera il Festival of Fools o, all'inizio di autunno, l'Halloween Carnival e il corroborante Festival at Queen's, il craic si materializza ogni sabato mattina al St.George's Market, il più antico mercato coperto d'Irlanda, e tutti i giorni nei pubs, a cominciare da quelli più antichi della zona degli Entries, i vicoli che ricamano l'area tra Waring e Ann Street. Il giro può terminare a due passi da St.Anne's Cathedral, la chiesa in stile ibernico-romanico, perno del quartiere bohémienne della città. Al 51 di Donegal Street il Centro di Sostegno dei Disoccupati gestisce da sei anni un fascinoso pub intitolato al poeta John Hewitt.
Dal caminetto il buon profumo di torba incontra quello di una cucina in grado di sfatare la nomea che nei menù irlandesi unica star è lo spud (patata). Al posto di videogiochi e tv, mostre d'arte il lunedì, musica live le altre sere. Nella saletta più appartata, tra foto in bianco e nero di letterati un poster ricorda la goliardica verità di quel cartello stradale che, 5 anni fa, per quasi un mese ha dato il benvenuto a Belfast, "città gemellata coi tuoi sogni più selvaggi".