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Vienna

Alla corte di Bourgeois

Una mostra alla Kunsthalle Wien diventa occasione per rendere omaggio a una grande artista che ha attraversato tutto il Novecento fino ad essere diventata, oggi, una grande icona. Con i suoi ragni, le sue installazioni, le sue sculture, la sua messa in scena del corpo umano

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Un ragno, enorme, con zampe lunghe e inquietanti, il ventre ricolmo di uova. Disegni geometrici intrecciati sulla stoffa, come tante coloratissime ragnatele. Mammelle scolpite nel marmo rosa.

Mani intrecciate a due, a quattro, sembrano cercarsi, accarezzarsi: si stringono, si vogliono. E poi fogli, fogli a decine con parole che si inseguono (seamstress, mistress, distress, stress) e disegni ossessivi, geometrici, realizzati per lo più di notte, durante le ore dell'insonnia. Per un totale di 150 opere, tutte degli ultimi dieci anni, esposte a Vienna fino al 5 febbraio, che raccontano il mondo allucinato e quanto vero di Louise Bourgeois.

Gli appassionati della grande vecchia dell'arte - Louise Bourgeois ha compiuto 95 anni lo scorso dicembre - non si fanno fermare dalla neve e dal gelo che imperversano su Vienna in questo periodo pur di ammirare dal vivo qualche opera della maestra, che solo a dirlo suona strano visto che di solito i maestri sono appunto maestri, le maestre, invece, sono zitelle con la penna rossa in mano e Louise Bourgeois sembra tutto fuorché questo.

Vengono qui perché lei da New York ormai non si muove più, non concede più interviste, esce di rado, anche se due volte a settimana continua a incontrare i "suoi" ragazzi e a discutere di arte con loro. È letteralmente adorata dai giovani Louise Bourgeois; troppo avanti e troppo dissacrante, oltretutto femmina, per essere apprezzata prima di un paio di decenni fa, scoperta e studiata, non a caso, da due donne: Deborah Wye, allora giovane curatrice, e Lucy Lippard, critica d'arte, che riuscirono a interessare il Museum of Modern Art di New York e a organizzare una retrospettiva.

Da allora la sua fama è andata crescendo, tanto che nel 1993, a 81 anni, ha rappresentato gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia e nel 1992 il Musèe d'Art Moderne di Parigi le ha dedicato una retrospettiva; della qual cosa la Bourgeois con la sua consueta ironia ha detto: "La mia fortuna è stata di essere diventata famosa così tardi: la fama non ha potuto distruggermi".

Si aggirano per le sale della Kunsthalle, gli appassionati di Louise; guardano il film in cui lei si racconta, dissacrante e provocatoria con i suoi ragni che suscitano repulsione; che però in lei e con lei diventano esseri perfetti, puliti, organizzati, geometrici, accorti, strateghi, grandi, assolutamente grandi, nella sua mente e anche nelle dimensioni delle sculture: come quella che, enorme, rimase a lungo nel gigantesco atrio della Tate Modern, portata lì per l'inaugurazione di questo omaggio architettonico all'arte ad accogliere con la sua inquietante forma i visitatori.

Osservano le ragnatele cucite nella stoffa, si fermano di fronte alle mani scolpite nel marmo, magari le fotografano quelle mani, quasi un simbolo degli intrecci del destino, del caso, passano sotto il ragno toccandone le lunghe zampe.

Qualche metro più in là c'è un'altra esposizione, Superstar, quasi contraltare di questa mostra: le grandi icone del nostro tempo, da Marilyn Monroe a Madonna passando per Andy Warhol, hanno uno spazio nel caotico e interessante percorso espositivo.

Come se la fama arrivata tardi e quella ricercata a tutti i costi e spesso piombata troppo presto si trovassero riunite per raccontare la malattia del nostro tempo: il desiderio smodato, incontenibile, parafrasando proprio Andy Warhol, di essere famosi per quindici minuti, pena una vita anonima e opaca senza neanche un barlume di ricordo a illuminarla.

Ancora qualche metro, attraversata la piazza, ed ecco la Collezione Leopold e un altro incompreso del suo tempo oggi diventato l'Artista con la A maiuscola della Secessione: Egon Schiele.

Poi tornano indietro e ancora una volta sorridono di fronte alla foto che le fece Mapplethorpe nel 1982: c'è lei, Louise, con la sua faccia birichina nonostante gli anni, un sorriso da furba, e sotto il braccio un enorme fallo di bronzo. Sorridono ancora gli appassionati, mentre entrano di nuovo a cercare un po' di lei in quelle sale. In attesa della grande retrospettiva che nel 2007 le dedicherà la Tate Modern di Londra.