Nelle terre del poeta
Isa GrassanoSiamo nell'estremo lembo nord occidentale della Toscana che, per secoli, ha rappresentato il collegamento tra il Tirreno e la Pianura padana. Qui si celebra quest'anno il settimo centenario della permanenza di Dante dal 1306 al 1307
Non rispondendo egli parola alcuna, ma continuando con insistenza a guardare la struttura del convento, di nuovo
gli chiesi che cosa cercasse o volesse sapere. Allora egli, guardati tutti attorno gli altri monaci che erano con
me, disse: pace. Per cui io più e più arsi dal desiderio di sapere di lui, e lo trassi in disparte
dagli altri; e avuto poi con lui un dialogo, compresi chi era. Sebbene non lo avessi mai visto prima di quel giorno,
la sua fama era giunta fino a me già da parecchio tempo".
Così Frate Ilaro, in una lettera (del 1315 circa) al condottiero ghibellino Uguccione della Faggiuola, racconta della presenza di Dante Alighieri al Monastero di Santa Croce, detto del Corvo, ad Ameglia. L'incontro tra il pellegrino Dante e il frate Ilaro, sullo sfondo delle Alpi Apuane, si concluse con il poeta che lascia al monaco un manoscritto autografo dell'Inferno, pregandolo di inviarlo appunto ad Uguccione con qualche nota.
C'è chi giudica la lettera un'invenzione, chi i…
Così Frate Ilaro, in una lettera (del 1315 circa) al condottiero ghibellino Uguccione della Faggiuola, racconta della presenza di Dante Alighieri al Monastero di Santa Croce, detto del Corvo, ad Ameglia. L'incontro tra il pellegrino Dante e il frate Ilaro, sullo sfondo delle Alpi Apuane, si concluse con il poeta che lascia al monaco un manoscritto autografo dell'Inferno, pregandolo di inviarlo appunto ad Uguccione con qualche nota.
C'è chi giudica la lettera un'invenzione, chi i…
Non rispondendo egli parola alcuna, ma continuando con insistenza a guardare la struttura del convento, di nuovo
gli chiesi che cosa cercasse o volesse sapere. Allora egli, guardati tutti attorno gli altri monaci che erano con
me, disse: pace. Per cui io più e più arsi dal desiderio di sapere di lui, e lo trassi in disparte
dagli altri; e avuto poi con lui un dialogo, compresi chi era. Sebbene non lo avessi mai visto prima di quel giorno,
la sua fama era giunta fino a me già da parecchio tempo".
Così Frate Ilaro, in una lettera (del 1315 circa) al condottiero ghibellino Uguccione della Faggiuola, racconta della presenza di Dante Alighieri al Monastero di Santa Croce, detto del Corvo, ad Ameglia. L'incontro tra il pellegrino Dante e il frate Ilaro, sullo sfondo delle Alpi Apuane, si concluse con il poeta che lascia al monaco un manoscritto autografo dell'Inferno, pregandolo di inviarlo appunto ad Uguccione con qualche nota.
C'è chi giudica la lettera un'invenzione, chi invece ne difende l'autenticità. Di sicuro si sa che il Boccaccio ne venne a conoscenza e se ne servì per il suo Trattatello in laude di Dante. "Se anche la lettera non fosse autentica - dice Mirco Manuguerra, esperto dantista e direttore del Centro Lunigianese di Studi Danteschi, che ha sede proprio al Monastero del Corvo - non si può escludere che Dante sia stato effettivamente a Santa Croce, dal momento che questi luoghi, insieme ad altri in Lunigiana, sono stati molto frequentati dal grande esule".
E se davvero l'autore della Divina Commedia è passato dal monastero, allora sarà di certo rimasto affascinato dalla bellezza del luogo. La pianura si fonde armoniosamente con le vette di Pania della Croce e del Monte Tambura, due cime tra le più massicce della catena delle Alpi Apuane, che si stagliano energiche sullo sfondo. L'accecante luminosità delle montagne diventa ancora più forte a contrasto con il blu cobalto della piccola insenatura marina che va ad accogliere le acque placide della foce della Magra: fiume che viene chiamato rigorosamente al femminile, citato anche nel Paradiso IX (89-90), come confine storico tra Liguria e Toscana: "...Macra, che per cammin corto/ parte lo Genovese dal Toscano".
Tutto intorno, solo un silenzio profondo ed un immenso Parco ottocentesco: selvaggio e aspro in un versante, agreste in un altro, ameno in prossimità del litorale frastagliato. I ruderi di un antico monastero emergono dal folto degli alberi, soprattutto lecci, e svelano una piccola cappella risalente al '600.
Al suo interno un crocifisso ligneo, caratterizzato da tratti bizantini, del secolo ottavo-nono. La leggenda vuole che la Santa Croce giunse miracolosamente sulle rive di Luni (antica colonia romana, che dà il nome alla Lunigiana storica. Siamo in un lembo di terra sospeso sul confine di tre Regioni, tra i monti e il mare, che sa di Liguria ma non è Liguria, sa di Emilia ma non è Emilia e sa pure poco di Toscana, persino il dialetto non ha un accento così spiccato), trasportata da una barchetta.
Fuori dalla Chiesa vi è un busto di Dante, posto nel 1865 e poi sfregiato sul mento. Si dice che sia per via di un colpo di pistola sparato da un soldato tedesco durante la seconda guerra mondiale, in segno di oltraggio; un'altra delle tante storie su Dante che qui circolano. Ed è proprio la sua fama ad alimentare leggende, come quella (sempre narrata dal Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante) che i primi sette canti dell'Inferno sarebbero stati scritti a Firenze prima dell'esilio.
Per lungo tempo se ne persero le tracce, finché, in maniera del tutto fortuita, furono ritrovate da alcuni parenti e fatte recapitare a Dante che si trovava in Lunigiana, affinché portasse a termine il lavoro. E la fantasia popolare si spinge ancora oltre: in un luogo recondito ed inacessibile del castello di Trebiano, sarebbe nascosto il manoscritto della Divina Commedia, da tutti sempre cercato e mai trovato. Sono storie fantastiche che investono, come aliti di vento, il turista prima ancora che metta piede in questi luoghi.
Del resto Dante è un poeta molto amato, tutti hanno in casa quel capolavoro assoluto di letteratura e tutti ricordano almeno un verso dei suoi canti a memoria, ecco spiegato il nascere di forti campanilismi per "aggiudicarsi" qualsiasi pensiero o azione che sia legato alla sua memoria, per rivendicarne il passaggio o di averlo avuto ospite. E queste "appropriazioni" saranno ancora più accentuate in quest'anno per la ricorrenza del settimo centenario del passaggio di Dante in Lunigiana, una sorta di giubileo dantesco, con un fitto programma di mostre, di letture, di convegni.
"Di Divina Commedia e di pace - sottolinea il dantista Manuguerra - ne parlano tutti da queste parti. Qui, il 6 ottobre del 1306, Dante curava per i marchesi Malaspina un trattato di pace con il Vescovo-Conte di Luni e il Purgatorio VIII può essere definito, secondo le nostre ricerche, come il Canto Lunigianese per eccellenza, dove Dante rende un elogio insuperabile a quella famiglia Malaspina che qui l'accolse con ogni premura, ma anche un canto molto strutturato intorno al tema della Pace Universale, straordinario sin dal suo inizio: "Era già l'ora che volge il disio ai navicanti e 'ntenerisce il core".
La presenza di Dante è storicamente accertata a Sarzana e a Castelnuovo Magra. In altri paesi, invece, si crede probabile". Ed ecco, allora, il borgo medievale di Mulazzo, chiuso tra due porte d'accesso che dà l'impressione che il tempo si sia fermato all'età dello scrittore. "Mulazzo - aggiunge lo studioso - in quanto capitale dello Spino Secco, il ramo ghibellino del Casato dei Malaspina, è giustamente da considerarsi come il luogo di riferimento ufficiale dell'ospitalità dantesca in Lunigiana".
Il riconoscimento al suo passaggio è nel monumento (opera di Arturo Dazzi) che è stato eretto nel 1965 e da poco rimesso a nuovo. Dante, in questa statua, stringe al petto il "Gran Libro", ed ha lo sguardo riconoscente verso "la sua torre" (ciò che rimane dell'antico castello), simbolo dell'accoglienza cordiale ricevuta.
Ma, allo stesso tempo, è uno sguardo corrucciato, come se volesse, da un momento all'altro, sgaiattolare fuori da quel bianco marmo di Carrara, tornare carne ed ossa, e finalmente dire con esattezza dove è stato, dove ha dormito, chi ha incontrato per davvero. Quasi a mettere fine a tante dicerie popolari, come quella certamente originata da campanili avversi - che vuole che il Sommo, congedandosi, abbia pronunciato le seguenti parole: "Mulo Mulazzo, mulo ti trovo e mulo ti lascio".
A Mulazzo ha sede il Museo Dantesco Lunigianese (via Signorini 2, aperto solo su prenotazione, tel. 328-3875652), all'interno di una casa-torre del XIII secolo. Anche se piccolo, conserva, una ricca biblioteca (i libri, su richiesta, sono consultabili in loco) dedicata a Dante e alla Lunigiana e anche a tutte le opere a tema dantesco scritte da autori locali.
Poco distante la piazzetta Dante, sovrastata dalla Chiesa e dai volti di Dante e Carducci. Ed ecco ancora Villafranca in Lunigiana con i resti del castello di Malnido, maniero di Corrado Malaspina, il Giovane, grande protagonista del canto VIII del Purgatorio. Sorge in basso sulla via Francigena in una zona attraversata da un binario della ferrovia.
Una piccola deviazione porta alla frazione di Malgrate che, anche se non direttamente legata alla memoria dantesca, vanta la più bella torre cilindrica dell'intero comprensorio, realizzata in conci irregolari di arenaria. Infine ecco Fosdinovo con il possente maniero del XII secolo (visite guidate ogni giorno ad orari prestabiliti, tel. 0187-68891) dove la tradizione vuole che abbia dormito Dante: la sua stanza sarebbe collocata nella torre di levante.
Nel cuore di questo articolato labirinto di stanze, cattura l'attenzione la Sala Grande, con affreschi ottocenteschi che illustrano le gesta dei grandi condottieri malaspiniani e alcune scene di vita di Dante. È poi possibile, attraverso passaggi e scale interne, salire sul cammino di ronda. Da quassù lo sguardo in un solo colpo d'occhio abbraccia il mare e le Alpi Apuane, Alpi che Dante cita nell'Inferno canto XX (46-51) "Aronta è quei ch'al ventre gli s'atterga,/ che ne' monti di Luni, dove ronca/ lo Carrarese che di sotto alberga,/ ebbe tra' bianchi marmi la spelonca/ per sua dimora, onde a guardar le stelle/e 'l mar non li era la veduta tronca".
Così Frate Ilaro, in una lettera (del 1315 circa) al condottiero ghibellino Uguccione della Faggiuola, racconta della presenza di Dante Alighieri al Monastero di Santa Croce, detto del Corvo, ad Ameglia. L'incontro tra il pellegrino Dante e il frate Ilaro, sullo sfondo delle Alpi Apuane, si concluse con il poeta che lascia al monaco un manoscritto autografo dell'Inferno, pregandolo di inviarlo appunto ad Uguccione con qualche nota.
C'è chi giudica la lettera un'invenzione, chi invece ne difende l'autenticità. Di sicuro si sa che il Boccaccio ne venne a conoscenza e se ne servì per il suo Trattatello in laude di Dante. "Se anche la lettera non fosse autentica - dice Mirco Manuguerra, esperto dantista e direttore del Centro Lunigianese di Studi Danteschi, che ha sede proprio al Monastero del Corvo - non si può escludere che Dante sia stato effettivamente a Santa Croce, dal momento che questi luoghi, insieme ad altri in Lunigiana, sono stati molto frequentati dal grande esule".
E se davvero l'autore della Divina Commedia è passato dal monastero, allora sarà di certo rimasto affascinato dalla bellezza del luogo. La pianura si fonde armoniosamente con le vette di Pania della Croce e del Monte Tambura, due cime tra le più massicce della catena delle Alpi Apuane, che si stagliano energiche sullo sfondo. L'accecante luminosità delle montagne diventa ancora più forte a contrasto con il blu cobalto della piccola insenatura marina che va ad accogliere le acque placide della foce della Magra: fiume che viene chiamato rigorosamente al femminile, citato anche nel Paradiso IX (89-90), come confine storico tra Liguria e Toscana: "...Macra, che per cammin corto/ parte lo Genovese dal Toscano".
Tutto intorno, solo un silenzio profondo ed un immenso Parco ottocentesco: selvaggio e aspro in un versante, agreste in un altro, ameno in prossimità del litorale frastagliato. I ruderi di un antico monastero emergono dal folto degli alberi, soprattutto lecci, e svelano una piccola cappella risalente al '600.
Al suo interno un crocifisso ligneo, caratterizzato da tratti bizantini, del secolo ottavo-nono. La leggenda vuole che la Santa Croce giunse miracolosamente sulle rive di Luni (antica colonia romana, che dà il nome alla Lunigiana storica. Siamo in un lembo di terra sospeso sul confine di tre Regioni, tra i monti e il mare, che sa di Liguria ma non è Liguria, sa di Emilia ma non è Emilia e sa pure poco di Toscana, persino il dialetto non ha un accento così spiccato), trasportata da una barchetta.
Fuori dalla Chiesa vi è un busto di Dante, posto nel 1865 e poi sfregiato sul mento. Si dice che sia per via di un colpo di pistola sparato da un soldato tedesco durante la seconda guerra mondiale, in segno di oltraggio; un'altra delle tante storie su Dante che qui circolano. Ed è proprio la sua fama ad alimentare leggende, come quella (sempre narrata dal Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante) che i primi sette canti dell'Inferno sarebbero stati scritti a Firenze prima dell'esilio.
Per lungo tempo se ne persero le tracce, finché, in maniera del tutto fortuita, furono ritrovate da alcuni parenti e fatte recapitare a Dante che si trovava in Lunigiana, affinché portasse a termine il lavoro. E la fantasia popolare si spinge ancora oltre: in un luogo recondito ed inacessibile del castello di Trebiano, sarebbe nascosto il manoscritto della Divina Commedia, da tutti sempre cercato e mai trovato. Sono storie fantastiche che investono, come aliti di vento, il turista prima ancora che metta piede in questi luoghi.
Del resto Dante è un poeta molto amato, tutti hanno in casa quel capolavoro assoluto di letteratura e tutti ricordano almeno un verso dei suoi canti a memoria, ecco spiegato il nascere di forti campanilismi per "aggiudicarsi" qualsiasi pensiero o azione che sia legato alla sua memoria, per rivendicarne il passaggio o di averlo avuto ospite. E queste "appropriazioni" saranno ancora più accentuate in quest'anno per la ricorrenza del settimo centenario del passaggio di Dante in Lunigiana, una sorta di giubileo dantesco, con un fitto programma di mostre, di letture, di convegni.
"Di Divina Commedia e di pace - sottolinea il dantista Manuguerra - ne parlano tutti da queste parti. Qui, il 6 ottobre del 1306, Dante curava per i marchesi Malaspina un trattato di pace con il Vescovo-Conte di Luni e il Purgatorio VIII può essere definito, secondo le nostre ricerche, come il Canto Lunigianese per eccellenza, dove Dante rende un elogio insuperabile a quella famiglia Malaspina che qui l'accolse con ogni premura, ma anche un canto molto strutturato intorno al tema della Pace Universale, straordinario sin dal suo inizio: "Era già l'ora che volge il disio ai navicanti e 'ntenerisce il core".
La presenza di Dante è storicamente accertata a Sarzana e a Castelnuovo Magra. In altri paesi, invece, si crede probabile". Ed ecco, allora, il borgo medievale di Mulazzo, chiuso tra due porte d'accesso che dà l'impressione che il tempo si sia fermato all'età dello scrittore. "Mulazzo - aggiunge lo studioso - in quanto capitale dello Spino Secco, il ramo ghibellino del Casato dei Malaspina, è giustamente da considerarsi come il luogo di riferimento ufficiale dell'ospitalità dantesca in Lunigiana".
Il riconoscimento al suo passaggio è nel monumento (opera di Arturo Dazzi) che è stato eretto nel 1965 e da poco rimesso a nuovo. Dante, in questa statua, stringe al petto il "Gran Libro", ed ha lo sguardo riconoscente verso "la sua torre" (ciò che rimane dell'antico castello), simbolo dell'accoglienza cordiale ricevuta.
Ma, allo stesso tempo, è uno sguardo corrucciato, come se volesse, da un momento all'altro, sgaiattolare fuori da quel bianco marmo di Carrara, tornare carne ed ossa, e finalmente dire con esattezza dove è stato, dove ha dormito, chi ha incontrato per davvero. Quasi a mettere fine a tante dicerie popolari, come quella certamente originata da campanili avversi - che vuole che il Sommo, congedandosi, abbia pronunciato le seguenti parole: "Mulo Mulazzo, mulo ti trovo e mulo ti lascio".
A Mulazzo ha sede il Museo Dantesco Lunigianese (via Signorini 2, aperto solo su prenotazione, tel. 328-3875652), all'interno di una casa-torre del XIII secolo. Anche se piccolo, conserva, una ricca biblioteca (i libri, su richiesta, sono consultabili in loco) dedicata a Dante e alla Lunigiana e anche a tutte le opere a tema dantesco scritte da autori locali.
Poco distante la piazzetta Dante, sovrastata dalla Chiesa e dai volti di Dante e Carducci. Ed ecco ancora Villafranca in Lunigiana con i resti del castello di Malnido, maniero di Corrado Malaspina, il Giovane, grande protagonista del canto VIII del Purgatorio. Sorge in basso sulla via Francigena in una zona attraversata da un binario della ferrovia.
Una piccola deviazione porta alla frazione di Malgrate che, anche se non direttamente legata alla memoria dantesca, vanta la più bella torre cilindrica dell'intero comprensorio, realizzata in conci irregolari di arenaria. Infine ecco Fosdinovo con il possente maniero del XII secolo (visite guidate ogni giorno ad orari prestabiliti, tel. 0187-68891) dove la tradizione vuole che abbia dormito Dante: la sua stanza sarebbe collocata nella torre di levante.
Nel cuore di questo articolato labirinto di stanze, cattura l'attenzione la Sala Grande, con affreschi ottocenteschi che illustrano le gesta dei grandi condottieri malaspiniani e alcune scene di vita di Dante. È poi possibile, attraverso passaggi e scale interne, salire sul cammino di ronda. Da quassù lo sguardo in un solo colpo d'occhio abbraccia il mare e le Alpi Apuane, Alpi che Dante cita nell'Inferno canto XX (46-51) "Aronta è quei ch'al ventre gli s'atterga,/ che ne' monti di Luni, dove ronca/ lo Carrarese che di sotto alberga,/ ebbe tra' bianchi marmi la spelonca/ per sua dimora, onde a guardar le stelle/e 'l mar non li era la veduta tronca".