In mezzo scorre il tram
Laura CampoFilobus, metro, trenini di superficie, funicolare, cremagliera per un totale di undici mezzi di trasporto: ecco l'anima e il colore della città magiara, oltre che il simbolo della sua storia e della sua identità
Si capisce al volo, appena arrivati. Budapest, senza i suoi famosi mezzi pubblici (ben 11 tipi diversi) non sarebbe la stessa. Tram, filobus, metro, trenini di superficie, funicolare, cremagliera sono colore e anima della città magiara.
Un elemento fondamentale del paesaggio urbano, un simbolo della sua storia e della sua identità. Quasi un'attrazione a sè per chi vuole scoprire e conoscere da vicino questa nobile e autentica capitale. Del resto, qui il trasporto pubblico è una tradizione antica, cui hanno dedicato persino un grande e bel museo (Kozlekedesi Muzeum, Varosligeti Korut 11) con pezzi di valore, tra carrozze, treni, navi e auto.
Il servizio urbano di omnibus a Buda e Pest risale al 1832, il primo tram entra in funzione nel 1887 e la metropolitana, che vanta il primato della più antica d'Europa, parte nel 1896 in occasione della grande Esposizione del Millennio, il vero periodo d'oro di Budapest. Un po' di quell'atmosfera fin de siecle …
Un elemento fondamentale del paesaggio urbano, un simbolo della sua storia e della sua identità. Quasi un'attrazione a sè per chi vuole scoprire e conoscere da vicino questa nobile e autentica capitale. Del resto, qui il trasporto pubblico è una tradizione antica, cui hanno dedicato persino un grande e bel museo (Kozlekedesi Muzeum, Varosligeti Korut 11) con pezzi di valore, tra carrozze, treni, navi e auto.
Il servizio urbano di omnibus a Buda e Pest risale al 1832, il primo tram entra in funzione nel 1887 e la metropolitana, che vanta il primato della più antica d'Europa, parte nel 1896 in occasione della grande Esposizione del Millennio, il vero periodo d'oro di Budapest. Un po' di quell'atmosfera fin de siecle …
Si capisce al volo, appena arrivati. Budapest, senza i suoi famosi mezzi pubblici (ben 11 tipi diversi) non sarebbe la stessa. Tram, filobus, metro, trenini di superficie, funicolare, cremagliera sono colore e anima della città magiara.
Un elemento fondamentale del paesaggio urbano, un simbolo della sua storia e della sua identità. Quasi un'attrazione a sè per chi vuole scoprire e conoscere da vicino questa nobile e autentica capitale. Del resto, qui il trasporto pubblico è una tradizione antica, cui hanno dedicato persino un grande e bel museo (Kozlekedesi Muzeum, Varosligeti Korut 11) con pezzi di valore, tra carrozze, treni, navi e auto.
Il servizio urbano di omnibus a Buda e Pest risale al 1832, il primo tram entra in funzione nel 1887 e la metropolitana, che vanta il primato della più antica d'Europa, parte nel 1896 in occasione della grande Esposizione del Millennio, il vero periodo d'oro di Budapest. Un po' di quell'atmosfera fin de siecle si può rivivere salendo sulla collina della fortezza reale con il Siklò (tutti i giorni ore 7.30-22) la funicolare inaugurata nel 1870, che collega piazza Clark Adam, proprio all'imbocco del Ponte delle Catene, alla zona culturale-monumentale della città, patrimonio mondiale Unesco.
Oggi le minuscole cabine in legno e vetro per 8 persone, ricostruite nello stile originale, non sono più molto utilizzate dai budapestini, che le considerano troppo scomode e costose. Ma almeno una volta vale la pena di provare a salirci: in quei ripidi cento metro, che durano una manciata di secondi, è come alzarsi in punta di piedi sul bordo di un palcoscenico e veder spuntare poco a poco un fondale d'incanto: tutto l'abitato di Pest con il Danubio immenso, grigio e lucente, il maestoso Parlamento neo-gotico, la chiesa di Santo Stefano e il sontuoso palazzo Gresham, in perfetto stile Secessione, oggi sede del lussuoso Four Season Hotel.
Tra la Chiesa di Mattia (celebre per l'incoronazione di Carlo d'Angiò nel 1309 e i matrimoni del re Mattia Corvino a metà Quattrocento) e il Palazzo Reale si incontra anche lo storico cafè pasticceria Ruszwurm (Szentharomsag ut. 7, www.ruszwurm.hu), aperto nel 1827. Con i suoi mobili Biedermeier, le tendine ricamate e la grande stufa di maiolica bianca, riporta in un attimo ai fasti dell'Impero, quando anche la principessa Sissi lo frequentava quasi giornalmente.
Impossibile resistere al trionfo dei dolci della casa, in bella mostra dietro ai vetri della boiserie: tranci di Dobos e Sacher, Linzer (pasticcini da te), Kremes (paste alla crema) e gli ottimi strudel magiari con pasta a sfoglia sottile e diversi ripieni.
Verso le 11 di mattina alla fermata di fronte all'hotel Gellert, il tram 47 verso piazza Kalvin è affollato di passeggeri. Attraversa sferragliando il maestoso ponte della Libertà e si ferma proprio davanti al mercato centrale (Vasarcsarnok) di piazza Fovam, dove quasi tutti scendono (aperto 6-18, sabato fino alle 14, chiuso domenica).
Costruito alla fine dell'800 sui disegni di Samu Pecz, interamente in ferro e ben restaurato, è un trionfo di frutta e verdura, formaggi, salumi e fegato d'oca, ghirlande di peperoni e cipolle. Qui si può acquistare gastronomia ma anche curiosare tra gli stand di artigianato locale che espongono tende e tovaglie ricamate, giocattoli di legno, oggetti artigianali in vetro, scacchiere e tappeti fatti a mano.
Al mercato è consigliatissima una sosta-pranzo per provare le specialità del ristorante tipico Fakanal: porkolt, oca arrosto con crauti e patate, rakott kel, cavolo stufato con carne e verdura, strudel ai semi di papavero.
Sempre in tram si raggiunge facilmente il centralissimo, rettilineo viale Andrassy, trionfo dell'architettura eclettica: due chilometri e mezzo, da piazza Ferenc Deak al grande parco civico Varosliget, stile boulervard francesi, con grandi palazzi Art Nouveau, caffè, musei, gallerie d'arte.
Lungo il suo percorso si concentrano il palazzo dell'Opera, la basilica di Santo Stefano, la sinagoga e più avanti Casa Kogart (la nuova fondazione artistica di Kovacs Gabor) fino alla gigantesca piazza degli Eroi, non a caso utilizzata per parate e raduni ufficiali ai tempi del regime sovietico. Ma viale Andrassy ha un'altra particolarità: sotto la sua superficie passa la metropolitana più antica d'Europa, costruita a partire dal 1890.
Una ferrovia sotterranea a motore elettrico ideata proprio per allontanare dalla strada rumori e trambusto dei mezzi pubblici, non graditi agli aristocratici della zona. Nel labirinto del metrò due sono le parole chiave per orientarsi, visto che tutte le scritte sono solo in ungherese: bejriat (entrata) e soprattutto kirjat (uscita), poi bisogna abituarsi a salire di corsa sulle velocissime e profonde scale mobili che portano alle vetture, parecchie decine di metri sottoterra.
Capolinea e incrocio di tutte le tre linee è la fermata di piazza Ferenc Deak, una specie di sotterraneo suk balcanico, con un continuo via vai di gente, rivendite di sigarette e liquori, botteghini e chioschi commerciali aperti da cinesi e indiani dopo il crollo del regime comunista negli anni Novanta. Dappertutto gruppi di cinque, sei controllori con la tipica divisa e la fascia rossa di riconoscimento al braccio: sono aumentati a dismisura negli ultimi anni per impedire ai passeggeri di viaggiare senza biglietto, abitudine a quanto pare diffusissima dopo gli aumenti record delle tariffe imposti dal nuovo mercato.
Corridoi, banchine, gallerie sono qui più che altrove un mondo surreale, onirico e un po' inquietante, da perfetto set cinematografico. Non a caso in molte fermate delle linee blu e rossa, (stile sovietico anni Ottanta tutte in gelidi marmo, metallo e neon) il regista ungherese Nimrod Antal ha ambientato e girato buona parte il suo visionario Kontroll.
Film rivelazione (Prix de la Jeunesse) al Festival di Cannes 2004, da poco uscito nelle sale anche in Italia, racconta proprio la storia un giovane controllore budapestino, Bulcsù, che si rifugia nel metro per sfuggire a se stesso e all'incapacità di affrontare la vita.
Nei sottopassaggi di piazza Deak val la pena di dare un'occhiata anche al museo della Metropolitana, ricavato da un'autentica stazione d'epoca, Gizella-ter, che oggi non si usa più: in mostra carrozze fine Ottocento con arredi originali, pannelli, disegni e manifesti che raccontano passato e presente della storica Railway underground ungherese.
Difficile a questo punto non farsi venir voglia di un giro sulla linea 1 (gialla) con architettura in perfetto stile Liberty, (le fermate più belle sono Oktogon e Vorosmarty), banchine rivestite di piastrelline creme-amaranto e treni vintage anni Settanta. Ma i mezzi pubblici della capitale permettono anche di fare comode e panoramiche escursioni fuori città, per esempio nelle bellissime colline di Buda e il monte Szechenyi, circondate dai boschi.
Qui si può scegliere addirittura tra ferrovia a cremagliera, seggiovia (Zugliget-monte Janos) e trenini, ma la vera attrazione, per grandi e piccoli, è la Ferrovia dei Ragazzi (www.gyermekvasut.com) in partenza, tutto l'anno, dall'artistica stazione liberty di Huvosvolgy. Una gita d'altri tempi, su carrozze d'epoca rosse e bianche, interni in legno ben riscaldati, lungo un breve ma panoramicissimo itinerario di dodici chilometri e 45 minuti tra boschi e belvederi, su ferrovia a scartamento ridotto che ha una particolarità unica al mondo.
I ferrovieri che ci lavorano (tranne il conducente della locomotiva) sono tutti ragazzini dai 10 ai 14 anni che prestano regolare servizio, alternato alle ore di scuola, sotto la supervisione di alcuni adulti. Per avere l'onore di diventare capotreno o segnalatore di partenza bisogna avere eccellenti voti in tutte le materie e compilare una domanda di ammissione.
Alla partenza del treno, distinti e sorridenti, fanno a tutti i passeggeri il regolare saluto d'ordinanza. Sono gli unici a indossare ancora per scelta, quasi per gioco, la divisa blu da Pionieri (il Movimento giovanile dell'era sovietica) obbligatoria per tanti loro coetanei. Solo fino a 15-20 anni fa. Un mondo fa.
Un elemento fondamentale del paesaggio urbano, un simbolo della sua storia e della sua identità. Quasi un'attrazione a sè per chi vuole scoprire e conoscere da vicino questa nobile e autentica capitale. Del resto, qui il trasporto pubblico è una tradizione antica, cui hanno dedicato persino un grande e bel museo (Kozlekedesi Muzeum, Varosligeti Korut 11) con pezzi di valore, tra carrozze, treni, navi e auto.
Il servizio urbano di omnibus a Buda e Pest risale al 1832, il primo tram entra in funzione nel 1887 e la metropolitana, che vanta il primato della più antica d'Europa, parte nel 1896 in occasione della grande Esposizione del Millennio, il vero periodo d'oro di Budapest. Un po' di quell'atmosfera fin de siecle si può rivivere salendo sulla collina della fortezza reale con il Siklò (tutti i giorni ore 7.30-22) la funicolare inaugurata nel 1870, che collega piazza Clark Adam, proprio all'imbocco del Ponte delle Catene, alla zona culturale-monumentale della città, patrimonio mondiale Unesco.
Oggi le minuscole cabine in legno e vetro per 8 persone, ricostruite nello stile originale, non sono più molto utilizzate dai budapestini, che le considerano troppo scomode e costose. Ma almeno una volta vale la pena di provare a salirci: in quei ripidi cento metro, che durano una manciata di secondi, è come alzarsi in punta di piedi sul bordo di un palcoscenico e veder spuntare poco a poco un fondale d'incanto: tutto l'abitato di Pest con il Danubio immenso, grigio e lucente, il maestoso Parlamento neo-gotico, la chiesa di Santo Stefano e il sontuoso palazzo Gresham, in perfetto stile Secessione, oggi sede del lussuoso Four Season Hotel.
Tra la Chiesa di Mattia (celebre per l'incoronazione di Carlo d'Angiò nel 1309 e i matrimoni del re Mattia Corvino a metà Quattrocento) e il Palazzo Reale si incontra anche lo storico cafè pasticceria Ruszwurm (Szentharomsag ut. 7, www.ruszwurm.hu), aperto nel 1827. Con i suoi mobili Biedermeier, le tendine ricamate e la grande stufa di maiolica bianca, riporta in un attimo ai fasti dell'Impero, quando anche la principessa Sissi lo frequentava quasi giornalmente.
Impossibile resistere al trionfo dei dolci della casa, in bella mostra dietro ai vetri della boiserie: tranci di Dobos e Sacher, Linzer (pasticcini da te), Kremes (paste alla crema) e gli ottimi strudel magiari con pasta a sfoglia sottile e diversi ripieni.
Verso le 11 di mattina alla fermata di fronte all'hotel Gellert, il tram 47 verso piazza Kalvin è affollato di passeggeri. Attraversa sferragliando il maestoso ponte della Libertà e si ferma proprio davanti al mercato centrale (Vasarcsarnok) di piazza Fovam, dove quasi tutti scendono (aperto 6-18, sabato fino alle 14, chiuso domenica).
Costruito alla fine dell'800 sui disegni di Samu Pecz, interamente in ferro e ben restaurato, è un trionfo di frutta e verdura, formaggi, salumi e fegato d'oca, ghirlande di peperoni e cipolle. Qui si può acquistare gastronomia ma anche curiosare tra gli stand di artigianato locale che espongono tende e tovaglie ricamate, giocattoli di legno, oggetti artigianali in vetro, scacchiere e tappeti fatti a mano.
Al mercato è consigliatissima una sosta-pranzo per provare le specialità del ristorante tipico Fakanal: porkolt, oca arrosto con crauti e patate, rakott kel, cavolo stufato con carne e verdura, strudel ai semi di papavero.
Sempre in tram si raggiunge facilmente il centralissimo, rettilineo viale Andrassy, trionfo dell'architettura eclettica: due chilometri e mezzo, da piazza Ferenc Deak al grande parco civico Varosliget, stile boulervard francesi, con grandi palazzi Art Nouveau, caffè, musei, gallerie d'arte.
Lungo il suo percorso si concentrano il palazzo dell'Opera, la basilica di Santo Stefano, la sinagoga e più avanti Casa Kogart (la nuova fondazione artistica di Kovacs Gabor) fino alla gigantesca piazza degli Eroi, non a caso utilizzata per parate e raduni ufficiali ai tempi del regime sovietico. Ma viale Andrassy ha un'altra particolarità: sotto la sua superficie passa la metropolitana più antica d'Europa, costruita a partire dal 1890.
Una ferrovia sotterranea a motore elettrico ideata proprio per allontanare dalla strada rumori e trambusto dei mezzi pubblici, non graditi agli aristocratici della zona. Nel labirinto del metrò due sono le parole chiave per orientarsi, visto che tutte le scritte sono solo in ungherese: bejriat (entrata) e soprattutto kirjat (uscita), poi bisogna abituarsi a salire di corsa sulle velocissime e profonde scale mobili che portano alle vetture, parecchie decine di metri sottoterra.
Capolinea e incrocio di tutte le tre linee è la fermata di piazza Ferenc Deak, una specie di sotterraneo suk balcanico, con un continuo via vai di gente, rivendite di sigarette e liquori, botteghini e chioschi commerciali aperti da cinesi e indiani dopo il crollo del regime comunista negli anni Novanta. Dappertutto gruppi di cinque, sei controllori con la tipica divisa e la fascia rossa di riconoscimento al braccio: sono aumentati a dismisura negli ultimi anni per impedire ai passeggeri di viaggiare senza biglietto, abitudine a quanto pare diffusissima dopo gli aumenti record delle tariffe imposti dal nuovo mercato.
Corridoi, banchine, gallerie sono qui più che altrove un mondo surreale, onirico e un po' inquietante, da perfetto set cinematografico. Non a caso in molte fermate delle linee blu e rossa, (stile sovietico anni Ottanta tutte in gelidi marmo, metallo e neon) il regista ungherese Nimrod Antal ha ambientato e girato buona parte il suo visionario Kontroll.
Film rivelazione (Prix de la Jeunesse) al Festival di Cannes 2004, da poco uscito nelle sale anche in Italia, racconta proprio la storia un giovane controllore budapestino, Bulcsù, che si rifugia nel metro per sfuggire a se stesso e all'incapacità di affrontare la vita.
Nei sottopassaggi di piazza Deak val la pena di dare un'occhiata anche al museo della Metropolitana, ricavato da un'autentica stazione d'epoca, Gizella-ter, che oggi non si usa più: in mostra carrozze fine Ottocento con arredi originali, pannelli, disegni e manifesti che raccontano passato e presente della storica Railway underground ungherese.
Difficile a questo punto non farsi venir voglia di un giro sulla linea 1 (gialla) con architettura in perfetto stile Liberty, (le fermate più belle sono Oktogon e Vorosmarty), banchine rivestite di piastrelline creme-amaranto e treni vintage anni Settanta. Ma i mezzi pubblici della capitale permettono anche di fare comode e panoramiche escursioni fuori città, per esempio nelle bellissime colline di Buda e il monte Szechenyi, circondate dai boschi.
Qui si può scegliere addirittura tra ferrovia a cremagliera, seggiovia (Zugliget-monte Janos) e trenini, ma la vera attrazione, per grandi e piccoli, è la Ferrovia dei Ragazzi (www.gyermekvasut.com) in partenza, tutto l'anno, dall'artistica stazione liberty di Huvosvolgy. Una gita d'altri tempi, su carrozze d'epoca rosse e bianche, interni in legno ben riscaldati, lungo un breve ma panoramicissimo itinerario di dodici chilometri e 45 minuti tra boschi e belvederi, su ferrovia a scartamento ridotto che ha una particolarità unica al mondo.
I ferrovieri che ci lavorano (tranne il conducente della locomotiva) sono tutti ragazzini dai 10 ai 14 anni che prestano regolare servizio, alternato alle ore di scuola, sotto la supervisione di alcuni adulti. Per avere l'onore di diventare capotreno o segnalatore di partenza bisogna avere eccellenti voti in tutte le materie e compilare una domanda di ammissione.
Alla partenza del treno, distinti e sorridenti, fanno a tutti i passeggeri il regolare saluto d'ordinanza. Sono gli unici a indossare ancora per scelta, quasi per gioco, la divisa blu da Pionieri (il Movimento giovanile dell'era sovietica) obbligatoria per tanti loro coetanei. Solo fino a 15-20 anni fa. Un mondo fa.