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Le delizie del golf

Lo sport, popolarissimo nei Paesi anglosassoni, ha conquistato da qualche anno anche gli italiani. Una Guida propone in tutte le regioni itinerari turistici, culturali ed enogastronomici partendo dai campi più belli

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Fra i cultori del golf, gioco di origine anglosassone e antica tradizione, c'è chi teorizza che l'esercizio di questo sport è già di per sé un viaggio, un itinerario, un cammino da compiere in solitudine o più spesso in compagnia, in una successione di tappe prestabilite ma sempre cariche di sorprese, di incognite o insidie, dalla partenza all'arrivo. E in effetti, il percorso canonico di 18 buche che si snoda generalmente per 6-7 chilometri, all'aperto, in mezzo al verde e agli alberi, tra ostacoli naturali e artificiali - dislivelli del terreno, laghi o laghetti, fiumi, ruscelli, fossi e buche di sabbia - è la simulazione di un'avventura; un incontro con uno o più compagni, abituali o sconosciuti, alleati o rivali; una scoperta da fare insieme, ognuno per sé e tutti per uno, alla ricerca della stessa méta.

Ma il golf è anche un pretesto e un'occasione per viaggiare in senso stretto, per praticare questo sport affascinante nei luoghi più ameni e suggestivi del pianeta, in campagna, al mare o ai monti. Non a caso, soltanto in Europa, muove circa un milione di turisti all'anno che dai Paesi più nordici e più freddi scendono al sud, sulle sponde del Mediterraneo, in cerca di sole e di caldo. Ecco perché lo sviluppo di questo gioco può essere uno degli strumenti migliori per allungare la stagione turistica tradizionale, oltre i due o tre mesi estivi che il popolo dei bagnanti trascorre sulle spiagge, alimentando le presenze in primavera, in autunno e persino durante l'inverno.

In queste condizioni, la nostra Penisola e soprattutto il nostro Sud hanno - almeno sulla carta - tutte le caratteristiche per contendere il flusso di questo turismo sportivo agli altri Paesi dell'Europa meridionale (Spagna, Portogallo e Grecia in primis) e a quelli del Nord-Africa che si affacciano sul Mare nostrum come Egitto, Tunisia, Marocco e Algeria. E anche da noi, sebbene la popolazione golfistica italiana conti ancora 60-70 mila praticanti iscritti alla Federazione, sotto la presidenza di Franco Chimenti (docente di Chimica farmaceutica all'Università di Roma e preside della Facoltà di Farmacia, ex presidente della Lazio e ora consigliere nazionale del Coni) negli ultimi anni questo sport sta vivendo un boom che lo rende sempre più accessibile a tutti, com'è stato già per il tennis, con un incremento maggiore fra le donne e i giovani. "Questo - dice Chimenti - è uno sport che ha modificato profondamente l'economia di certe aree dei Paesi mediterranei, come l'Andalusia in Spagna o l'Algarve in Portogallo, regioni che sono state rivitalizzate con la costruzione di campi da golf, da dove partono poi itinerari turistici, culturali ed eno-gastronomici".

Chi vuole viaggiare giocando a golf sui 300 campi italiani, dalle Valle d'Aosta alla Sicilia, ha a disposizione ora un volume fresco di stampa che - regione per regione - fornisce le informazioni sui circoli e sugli impianti insieme a quelle turistiche sulle escursioni e sull'ospitalità, sulla buona tavola e sui prodotti tipici locali. In questo Grande Libro del Golf in Italia, edito da Pendragon e ampiamente illustrato (500 pagine, 25 euro), i segreti delle buche e dei green si abbinano alle segnalazioni di monumenti, chiese, castelli, musei, alberghi, ristoranti. Una guida pratica e completa per il golfista in vacanza che - dopo aver riposto ferri, bastoni e palline nella sacca - solitamente va alla scoperta del patrimonio storico e artistico della zona in cui si trova, di quello culturale ed eno-gastronomico.

Con i suoi 56 campi, la Lombardia è in testa alla graduatoria golfistica delle regioni italiane: dal Castello di Tolcinasco, alle porte di Milano, dove si disputerà anche quest'anno l'Open d'Italia, al Barlassina Country club; da Arzaga a Gardagolf; da Menaggio a Cadenabbia, non c'è che l'imbarazzo della scelta. Particolarmente ricco di attrattive turistiche è il Golf dei Laghi, sul lago Maggiore. Mentre tra i campi più belli d'Europa va menzionato il circolo di Bergamo l'Albenza, con le sue buche sopraelevate, filari d'alberi, ruscelli e laghetti. Scendendo dal Piemonte o dal Veneto verso il Centro, la Toscana offre 34 campi di grande fascino ambientale. È proprio qui, intorno a Firenze, culla d'arte e cultura, che nasce la tradizione del gioco in Italia con il Florence Golf Club, la prima associazione golfistica italiana, fondata nel 1889. Dalle colline del Chianti fino alla Maremma e alla laguna di Orbetello, fra le terme dei centri benessere e i santuari della buona tavola, gli itinerari turistici sono immersi in un paesaggio incantevole. E intanto a Grosseto, per avvicinare il grande pubblico a questo sport, il Comune s'è già impegnato a realizzare un campo pubblico a 9 buche all'interno del Parco dell'Ombrone.

Al momento, sono 24 gli impianti nel Lazio, concentrati per la maggior parte in provincia di Roma. Ma chi vuole accoppiare golf e turismo, cultura e sport, può trovare nella Capitale un mix unico al mondo. Oltre al circolo centenario dell'Acquasanta, circondato dalle rovine dell'antico acquedotto romano, appena fuori del Grande raccordo anulare o addirittura al suo interno si trovano l'Olgiata, il Country club Castelgandolfo, il Parco de' Medici, il Marco Simone, l'Arco di Costantino e, a poco più di 10 minuti dal centro, lo spettacolare Parco di Roma disegnato dal famoso architetto americano P.B. Dye nello scenario del Parco di Veio. E ora il Comune di Roma, sotto l'impulso del sindaco Walter Veltroni, ha deciso di mettere a disposizione della Federgolf un'area di 90 ettari sulla Cristoforo Colombo, per aprire il primo campo pubblico nella Capitale: "È un'iniziativa di cui siamo particolarmente grati al sindaco Walter Veltroni - commenta il presidente Chimenti - perché va proprio nella direzione di avvicinare a questo sport un numero sempre maggiore di appassionati e di praticanti".

Ancor più interessate a sviluppare il turismo del golf sono le regioni meridionali, dove il sole e il clima più mite consentono di giocare praticamente tutto l'anno. Al di là dell'estate, le strutture alberghiere possono trovare qui un'opportunità per rimanere aperte agli ospiti italiani o stranieri anche fuori stagione, con ricadute positive sull'occupazione. E sullo sfondo del nostro mare, a condizione naturalmente di rispettare il paesaggio e l'ambiente, il golf made in Italy non ha da temere la concorrenza di nessun altro Paese del Mediterraneo.

Sono state le isole maggiori a dotarsi per prime di campi incastonati nel panorama straordinario delle loro coste. La Sardegna vanta due perle come il suggestivo impianto di Is Molas a 27 buche, vicino Cagliari, dove si sono disputate numerose edizioni dell'Open d'Italia e poi a nord l'esclusivo club del Pevero, nel cuore della Costa Smeralda. In terra di Sicilia, si può giocare a golf da Palermo a Catania, sulle alture delle Madonie da dove si vede il mare in lontananza oppure al Picciolo nel Parco dell'Etna, tra rocce laviche e dirupi selvaggi, che domina l'incantevole baia di Taormina. Nel Mezzogiorno ancora in cerca di un riscatto, la Regione Puglia ha deciso addirittura di inserire il golf nel suo Programma di sviluppo, per sfruttarne le opportunità turistiche, economiche e occupazionali. Al collaudato complesso di Riva dei Tessali, nella pineta affacciata sul golfo di Taranto, s'è abbinato da qualche anno un secondo campo a venti chilometri di distanza fra gli aranceti di Metaponto, al confine con la Basilicata: da qui, si parte per interessanti escursioni nell'entroterra, fra i Sassi di Matera o a caccia di prodotti artigianali come le ceramiche di Grottaglie. Lungo la costa adriatica che va da Bari a Lecce, si può sfidare invece la brezza marina sul campo della raffinata Masseria San Domenico, a Savelletri di Fasano, oppure su quello di Acaya, alle porte del magico Salento, per seguire le segnalazioni culturali o gastronomiche della Guida pubblicata da Pendragon.

Scrive nella prefazione al volume Costantino Rocca, il più grande campione che il golf italiano abbia avuto finora: "Viaggiare per campi da golf deve diventare anche un'opportunità per scoprire il territorio, per approfondire le proprie conoscenze e per incontrare culture diverse". E aggiunge: "Io ho girato e conosciuto il mondo grazie alla mia professione. Credo che con Il Grande Libro del Golf in Italia anche il semplice amatore potrà unire la sua passione per il gioco a momenti di scoperta del nostro Paese. E sfogliando il volume, anche chi non s'è mai avvicinato a questo sport sentirà crescere la curiosità di provarci, almeno una volta".