I misteri di Mosè
Franco ScagliaLa terza avventura del viaggio in Terrasanta di Padre Matteo ha quattro luoghi fondamentali: Gerusalemme, il Monte Nebo, la Fonte Battesimale di Gesù e Castel del Monte, in Puglia
La decisione di concludere la trilogia su Padre Matteo, francescano di Gerusalemme, iniziata nel 2002 con "
Il custode dell'acqua" e proseguita nel 2004 con " Il gabbiano di sale", è arrivata nella
mia fantasia all'improvviso, nel marzo 2005, cancellando le incertezze da cui ero avvolto.
Mentre passeggiavo di prima mattina a Villa Borghese e uno scoiattolo mi fissava dal ramo di un albero alla mia destra, mi resi conto che in realtà io avevo percorso solo due tappe di quel viaggio molto amato e Padre Matteo voleva la sua terza avventura .
Pensavo a Goethe, a Stendhal, a Roth, a Heine, a Loti , a Beckford, a De Nerval , a Chatwin, senza osare dei paragoni, ma sentendoli come un punto di riferimento.E considerai che tutti loro intendevano il viaggio come un percorso intorno e dentro un " fatto".
E, nel mio caso, il "fatto" era il mio rapporto con Gerusalemme, con il Monte Nebo, ma soprattutto con Padre Michele Piccirillo, che nei miei romanzi, prendeva il nome di Padr…
Mentre passeggiavo di prima mattina a Villa Borghese e uno scoiattolo mi fissava dal ramo di un albero alla mia destra, mi resi conto che in realtà io avevo percorso solo due tappe di quel viaggio molto amato e Padre Matteo voleva la sua terza avventura .
Pensavo a Goethe, a Stendhal, a Roth, a Heine, a Loti , a Beckford, a De Nerval , a Chatwin, senza osare dei paragoni, ma sentendoli come un punto di riferimento.E considerai che tutti loro intendevano il viaggio come un percorso intorno e dentro un " fatto".
E, nel mio caso, il "fatto" era il mio rapporto con Gerusalemme, con il Monte Nebo, ma soprattutto con Padre Michele Piccirillo, che nei miei romanzi, prendeva il nome di Padr…
La decisione di concludere la trilogia su Padre Matteo, francescano di Gerusalemme, iniziata nel 2002 con "
Il custode dell'acqua" e proseguita nel 2004 con " Il gabbiano di sale", è arrivata nella
mia fantasia all'improvviso, nel marzo 2005, cancellando le incertezze da cui ero avvolto.
Mentre passeggiavo di prima mattina a Villa Borghese e uno scoiattolo mi fissava dal ramo di un albero alla mia destra, mi resi conto che in realtà io avevo percorso solo due tappe di quel viaggio molto amato e Padre Matteo voleva la sua terza avventura .
Pensavo a Goethe, a Stendhal, a Roth, a Heine, a Loti , a Beckford, a De Nerval , a Chatwin, senza osare dei paragoni, ma sentendoli come un punto di riferimento.E considerai che tutti loro intendevano il viaggio come un percorso intorno e dentro un " fatto".
E, nel mio caso, il "fatto" era il mio rapporto con Gerusalemme, con il Monte Nebo, ma soprattutto con Padre Michele Piccirillo, che nei miei romanzi, prendeva il nome di Padre Matteo. Fu così che decisi di concludere quel mio viaggio avendo bene in mente quello che scriveva Bruce Chatwin: "Forse dovremmo concedere alla natura umana una istintiva voglia di spostarsi, un impulso al movimento nel senso più ampio; l'atto stesso del viaggiare contribuisce a creare una sensazione di benessere fisico e mentale mentre la monotonia della stasi prolungata o del lavoro fisso tesse nel cervello trame che generano prostrazione e un senso di inadeguatezza personale".
Pensavo, sempre passeggiando, che un buon libro nel quale il viaggio sia l'elemento portante, si rivolge a chi non intende mettersi al seguito del viaggiatore ma cerca piuttosto elementi di meraviglia e di spregiudicatezza che il proprio luogo o il proprio tempo non riescono più a offrirgli.
Così potrà avere di fronte tre percorsi simultaneamente: all'esterno, dentro la fantasia dell'autore, dentro la propria fantasia. Quando finì la mia passeggiata a Villa Borghese, mi resi conto che proprio tutti questi convulsi e affannati pensieri avevano prodotto la decisione di concludere il mio viaggio con Padre Matteo .
Così in poco più di otto mesi è nato " L'oro di Mosè". Questo titolo, tra il fantastico, l'avventuroso, il magico, l'abbiamo discusso a lungo con l'editore. Da un lato ci sembrava meno misterioso degli altri due, dall'altro più diretto. Speriamo di aver compiuto la scelta giusta.
La terza e conclusiva avventura del viaggio in Terrasanta di Padre Matteo ha, questa volta, quattro luoghi fondamentali: Gerusalemme, il Monte Nebo, la Fonte Battesimale di Gesù sul Giordano e Castel del Monte, il castello fatto costruire da Federico II in Puglia.
Gerusalemme significa " Città della Pace", ma la pace a Gerusalemme non c'è mai stata. Gerusalemme, la " Città della Pace", è la capitale indivisibile dello stato di Israele secondo la legge approvata dal Parlamento israeliano il 30 luglio del 1980, ma respinta il mese dopo dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Gerusalemme, per il Vaticano, è la città sacra alle tre religioni monoteiste e dovrebbe essere retta da uno statuto speciale internazionalmente garantito. Dai tempi dell'accordo Sykes-Picot, che prevedeva nel 1916 l'internazionalizzazione della città, sono stati inventati inutilmente più di cento progetti dalle varie parti in contrasto tra loro.
Gerusalemme è il "Trono del Signore" , è " l'Ombelico del Mondo ", è "la Santa", è "la Porta Celeste", è " la Capitale dell'Eternità" ma è anche, come scrisse il geografo Muqaddasi, un bacile d'oro pieno di scorpioni. Le pietre di Gerusalemme,antiche di 4000 anni, hanno vissuto venti assedi, due complete distruzioni, diciotto ricostruzioni. Secondo la tradizione rabbinica, a 28 chilometri d'altezza, sospesa nel cielo proprio sopra la Città Vecchia, si trova Gerusalemme Pia.
La montagna sulla quale la Città Santa si stende è del tutto priva di vegetazione. E' formata da roccia basaltica , come tutti i monti vicini. La posizione di Gerusalemme a un'altezza considerevole dal mare rende il suo clima freddo, anche se è prossima al tropico.Durante l'inverno nevica e le piogge in genere sono copiose. La gente del luogo ha osservato che gli anni più nevosi sono anche i migliori per le olive.
Gridò il profeta Geremia: "Chi avrà pietà di te Gerusalemme? Chi si dorrà per te? Chi si avvicinerà per chiederti come stai?" Scrisse Saladino a Riccardo Cuor di Leone: " Gerusalemme è nostra non meno che vostra. Anzi ancor più sacra per noi che per voi essendo il luogo donde il nostro profeta compì il viaggio notturno verso il cielo e il punto dove il dì del giudizio la nostra comunità sarà congregata".
Chi percorre l'antica strada romana che attraverso le colline del deserto della Giudea conduce a Gerusalemme, ha davanti agli occhi un paesaggio singolare: arido, giallastro, desolato. Il Mar Morto è a soli 32 chilometri di distanza, ma quattromila metri più in basso, nella depressione siro-africana.
Amos Elon nel suo libro " Gerusalemme città degli specchi" scrive che Gerusalemme sorge in mezzo alle alture sul margine di una profonda gola. Non appena il viaggiatore penetra nella valletta che separa le due montagne gli appare davanti all'improvviso in tutta la sua suggestività: con le sue lunghe mura e i parapetti, le sue torri scure, i suoi tetti a volta, le chiese,le sinagoghe,le moschee. Tutto è dominato dall'ampio spazio di pietra, vecchio quasi quanto il tempo, dell'antico Monte del Tempio degli ebrei.
A Gerusalemme si combatte da secoli per una Roccia, dove una religione sostiene che Maometto si fermò a pregare. Su quella Roccia pregarono anche Abramo e Davide e su quella Roccia Hiram di Tiro costruìì per Salomone il Tempio a somiglianza della casa di Dio.
E lì, mille anni dopo, vissero nove templari per scoprire i segreti di quell'edificio perfetto, le cui origini si trovavano nel celeste colloquio di Dio con Mosè. Oggi gli ebrei piangono sull'unico Muro rimasto del loro Tempio e i musulmani venerano una pietra che sta a pochi metri da quel Muro.
In quei pochi metri si consumano i destini di due grandi religioni e quei pochi metri valgono più di mille pozzi di petrolio.Vicino c'è il luogo dov'è stato crocifisso e sepolto Gesù e su quel luogo sacro ai cristiani fu costruita una chiesa.
Gli occidentali la chiamano Santo Sepolcro e gli orientali Chiesa della Resurrezione. All'interno della Basilica sono almeno cinque le denominazioni cristiane che vi esercitano l'ufficiatura divina e questo è un esempio delle divisioni che ci sono tra gli stessi cristiani. Gerusalemme è soprattutto la città dei pellegrini.
Chaucer ha scritto nell'ultimo dei racconti di Canterbury: "Possa Gesù, nella sua grazia, concedermi ingegno bastante a mostrarvi la strada durante questo perfetto glorioso pellegrinaggio all'alta Gerusalemme celeste".
La seconda tappa del viaggio de "L'oro di Mosè", il secondo luogo fondamentale del romanzo, è il Monte Nebo in Giordania dove ha sede la Missione Archeologica Francescana diretta da Padre Michele Piccirillo e dove nel corso di varie campagne di scavi sono stati riportati alla luce numerosi mosaici di profondo valore e rilevanza scientifica.
La terza tappa è Castel del Monte. Luogo misterioso che ha affascinato nei secoli studiosi, storici e scrittori e a proposito del quale, esiste un unico documento di Federico II dove, in un certo senso, se ne attribuisce la paternità.
C'è, però, chi attribuisce la costruzione di Castel del Monte ai Cavalieri Templari. Anche perché la Puglia era una delle loro dieci province. Tre si trovavano in Oriente, Gerusalemme, Antiochia, Tripoli e sette in Occidente, Francia, Inghilterra, Poitou, Aragona, Portogallo, Ungheria e appunto Puglia
E la prova potrebbe essere proprio quel misterioso simbolo che si trova su una delle chiavi di volta di Castel del Monte. Una piccola testa di pietra che ricorda tanto il Bafometto, il simbolo dei Templari, probabilmente una sovrapposizione fra Mosè e la dea egizia Hator.
Osservandola con attenzione si può avere l'idea che siano sovrapposti la faccia di Mosè con quella della dea egizia Hator. Fantasie? Fantarcheologia? Certo, anche perché di Mosè non abbiamo alcun tipo di immagine.
Ma, ne "L'oro di Mosè", ho provato a mescolare, nel modo piùù imprevedibile, fantasia e realtà, sogni e desideri, convinto che per l'immaginazione letteraria un romanzo che propone un viaggio, sia esso reale o di fantasia, è sempre una ricerca del Santo Graal. E non è un caso che il viaggio di Padre Matteo si concluda a Betania alla Fonte Battesimale di Gesù, sul fiume Giordano, al confine tra Giordania e Israele, un luogo fondamentale per la cristianità.
A cinque chilometri dal Mar Morto, nell'area di Betania, c'è la collina che noi chiamiamo Hebron e dalla quale il Profeta Elia venne condotto in cielo su una carrozza di fuoco.All'epoca del Battista, intorno alle sette del mattino, una nube saliva dal Giordano. La sua pioggia era miracolosa, i malati si lavavano con quell'acqua e ne provavano grande giovamento.
È qui, con una scoperta imprevedibile, che Padre Matteo si rende conto della trappola in cui è caduto. Ma, come lui sa bene, a Gerusalemme chi non crede ai miracoli non è realista. E Padre Matteo ai miracoli ci crede davvero.
Mentre passeggiavo di prima mattina a Villa Borghese e uno scoiattolo mi fissava dal ramo di un albero alla mia destra, mi resi conto che in realtà io avevo percorso solo due tappe di quel viaggio molto amato e Padre Matteo voleva la sua terza avventura .
Pensavo a Goethe, a Stendhal, a Roth, a Heine, a Loti , a Beckford, a De Nerval , a Chatwin, senza osare dei paragoni, ma sentendoli come un punto di riferimento.E considerai che tutti loro intendevano il viaggio come un percorso intorno e dentro un " fatto".
E, nel mio caso, il "fatto" era il mio rapporto con Gerusalemme, con il Monte Nebo, ma soprattutto con Padre Michele Piccirillo, che nei miei romanzi, prendeva il nome di Padre Matteo. Fu così che decisi di concludere quel mio viaggio avendo bene in mente quello che scriveva Bruce Chatwin: "Forse dovremmo concedere alla natura umana una istintiva voglia di spostarsi, un impulso al movimento nel senso più ampio; l'atto stesso del viaggiare contribuisce a creare una sensazione di benessere fisico e mentale mentre la monotonia della stasi prolungata o del lavoro fisso tesse nel cervello trame che generano prostrazione e un senso di inadeguatezza personale".
Pensavo, sempre passeggiando, che un buon libro nel quale il viaggio sia l'elemento portante, si rivolge a chi non intende mettersi al seguito del viaggiatore ma cerca piuttosto elementi di meraviglia e di spregiudicatezza che il proprio luogo o il proprio tempo non riescono più a offrirgli.
Così potrà avere di fronte tre percorsi simultaneamente: all'esterno, dentro la fantasia dell'autore, dentro la propria fantasia. Quando finì la mia passeggiata a Villa Borghese, mi resi conto che proprio tutti questi convulsi e affannati pensieri avevano prodotto la decisione di concludere il mio viaggio con Padre Matteo .
Così in poco più di otto mesi è nato " L'oro di Mosè". Questo titolo, tra il fantastico, l'avventuroso, il magico, l'abbiamo discusso a lungo con l'editore. Da un lato ci sembrava meno misterioso degli altri due, dall'altro più diretto. Speriamo di aver compiuto la scelta giusta.
La terza e conclusiva avventura del viaggio in Terrasanta di Padre Matteo ha, questa volta, quattro luoghi fondamentali: Gerusalemme, il Monte Nebo, la Fonte Battesimale di Gesù sul Giordano e Castel del Monte, il castello fatto costruire da Federico II in Puglia.
Gerusalemme significa " Città della Pace", ma la pace a Gerusalemme non c'è mai stata. Gerusalemme, la " Città della Pace", è la capitale indivisibile dello stato di Israele secondo la legge approvata dal Parlamento israeliano il 30 luglio del 1980, ma respinta il mese dopo dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Gerusalemme, per il Vaticano, è la città sacra alle tre religioni monoteiste e dovrebbe essere retta da uno statuto speciale internazionalmente garantito. Dai tempi dell'accordo Sykes-Picot, che prevedeva nel 1916 l'internazionalizzazione della città, sono stati inventati inutilmente più di cento progetti dalle varie parti in contrasto tra loro.
Gerusalemme è il "Trono del Signore" , è " l'Ombelico del Mondo ", è "la Santa", è "la Porta Celeste", è " la Capitale dell'Eternità" ma è anche, come scrisse il geografo Muqaddasi, un bacile d'oro pieno di scorpioni. Le pietre di Gerusalemme,antiche di 4000 anni, hanno vissuto venti assedi, due complete distruzioni, diciotto ricostruzioni. Secondo la tradizione rabbinica, a 28 chilometri d'altezza, sospesa nel cielo proprio sopra la Città Vecchia, si trova Gerusalemme Pia.
La montagna sulla quale la Città Santa si stende è del tutto priva di vegetazione. E' formata da roccia basaltica , come tutti i monti vicini. La posizione di Gerusalemme a un'altezza considerevole dal mare rende il suo clima freddo, anche se è prossima al tropico.Durante l'inverno nevica e le piogge in genere sono copiose. La gente del luogo ha osservato che gli anni più nevosi sono anche i migliori per le olive.
Gridò il profeta Geremia: "Chi avrà pietà di te Gerusalemme? Chi si dorrà per te? Chi si avvicinerà per chiederti come stai?" Scrisse Saladino a Riccardo Cuor di Leone: " Gerusalemme è nostra non meno che vostra. Anzi ancor più sacra per noi che per voi essendo il luogo donde il nostro profeta compì il viaggio notturno verso il cielo e il punto dove il dì del giudizio la nostra comunità sarà congregata".
Chi percorre l'antica strada romana che attraverso le colline del deserto della Giudea conduce a Gerusalemme, ha davanti agli occhi un paesaggio singolare: arido, giallastro, desolato. Il Mar Morto è a soli 32 chilometri di distanza, ma quattromila metri più in basso, nella depressione siro-africana.
Amos Elon nel suo libro " Gerusalemme città degli specchi" scrive che Gerusalemme sorge in mezzo alle alture sul margine di una profonda gola. Non appena il viaggiatore penetra nella valletta che separa le due montagne gli appare davanti all'improvviso in tutta la sua suggestività: con le sue lunghe mura e i parapetti, le sue torri scure, i suoi tetti a volta, le chiese,le sinagoghe,le moschee. Tutto è dominato dall'ampio spazio di pietra, vecchio quasi quanto il tempo, dell'antico Monte del Tempio degli ebrei.
A Gerusalemme si combatte da secoli per una Roccia, dove una religione sostiene che Maometto si fermò a pregare. Su quella Roccia pregarono anche Abramo e Davide e su quella Roccia Hiram di Tiro costruìì per Salomone il Tempio a somiglianza della casa di Dio.
E lì, mille anni dopo, vissero nove templari per scoprire i segreti di quell'edificio perfetto, le cui origini si trovavano nel celeste colloquio di Dio con Mosè. Oggi gli ebrei piangono sull'unico Muro rimasto del loro Tempio e i musulmani venerano una pietra che sta a pochi metri da quel Muro.
In quei pochi metri si consumano i destini di due grandi religioni e quei pochi metri valgono più di mille pozzi di petrolio.Vicino c'è il luogo dov'è stato crocifisso e sepolto Gesù e su quel luogo sacro ai cristiani fu costruita una chiesa.
Gli occidentali la chiamano Santo Sepolcro e gli orientali Chiesa della Resurrezione. All'interno della Basilica sono almeno cinque le denominazioni cristiane che vi esercitano l'ufficiatura divina e questo è un esempio delle divisioni che ci sono tra gli stessi cristiani. Gerusalemme è soprattutto la città dei pellegrini.
Chaucer ha scritto nell'ultimo dei racconti di Canterbury: "Possa Gesù, nella sua grazia, concedermi ingegno bastante a mostrarvi la strada durante questo perfetto glorioso pellegrinaggio all'alta Gerusalemme celeste".
La seconda tappa del viaggio de "L'oro di Mosè", il secondo luogo fondamentale del romanzo, è il Monte Nebo in Giordania dove ha sede la Missione Archeologica Francescana diretta da Padre Michele Piccirillo e dove nel corso di varie campagne di scavi sono stati riportati alla luce numerosi mosaici di profondo valore e rilevanza scientifica.
La terza tappa è Castel del Monte. Luogo misterioso che ha affascinato nei secoli studiosi, storici e scrittori e a proposito del quale, esiste un unico documento di Federico II dove, in un certo senso, se ne attribuisce la paternità.
C'è, però, chi attribuisce la costruzione di Castel del Monte ai Cavalieri Templari. Anche perché la Puglia era una delle loro dieci province. Tre si trovavano in Oriente, Gerusalemme, Antiochia, Tripoli e sette in Occidente, Francia, Inghilterra, Poitou, Aragona, Portogallo, Ungheria e appunto Puglia
E la prova potrebbe essere proprio quel misterioso simbolo che si trova su una delle chiavi di volta di Castel del Monte. Una piccola testa di pietra che ricorda tanto il Bafometto, il simbolo dei Templari, probabilmente una sovrapposizione fra Mosè e la dea egizia Hator.
Osservandola con attenzione si può avere l'idea che siano sovrapposti la faccia di Mosè con quella della dea egizia Hator. Fantasie? Fantarcheologia? Certo, anche perché di Mosè non abbiamo alcun tipo di immagine.
Ma, ne "L'oro di Mosè", ho provato a mescolare, nel modo piùù imprevedibile, fantasia e realtà, sogni e desideri, convinto che per l'immaginazione letteraria un romanzo che propone un viaggio, sia esso reale o di fantasia, è sempre una ricerca del Santo Graal. E non è un caso che il viaggio di Padre Matteo si concluda a Betania alla Fonte Battesimale di Gesù, sul fiume Giordano, al confine tra Giordania e Israele, un luogo fondamentale per la cristianità.
A cinque chilometri dal Mar Morto, nell'area di Betania, c'è la collina che noi chiamiamo Hebron e dalla quale il Profeta Elia venne condotto in cielo su una carrozza di fuoco.All'epoca del Battista, intorno alle sette del mattino, una nube saliva dal Giordano. La sua pioggia era miracolosa, i malati si lavavano con quell'acqua e ne provavano grande giovamento.
È qui, con una scoperta imprevedibile, che Padre Matteo si rende conto della trappola in cui è caduto. Ma, come lui sa bene, a Gerusalemme chi non crede ai miracoli non è realista. E Padre Matteo ai miracoli ci crede davvero.