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Genova

L'invenzione del mare

Quello della città ligure, è il più grande acquario coperto d'Europa. Dalla sua apertura, quattordici anni fa, ha accolto milioni di visitatori. Il segreto del successo è il suo continuo rinnovamento. A giugno aprirà una nuova "vasca-exhibit"

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Ci abita Penelope, la prima foca al mondo nata con parto cesareo, ci vive Cuba, tartaruga verde caraibica trovata una mattina in uno scatolone, lasciato da mani ignote sulla soglia. È l'Acquario di Genova, dove ognuno dei diecimila esseri viventi ospitati ha nome e storia.

Ancorato alla terraferma, ma con la pancia sott'acqua è l'acquario coperto più grande d'Europa, nel 2005 ha affascinato 1.304.000 visitatori. Nel 2004, anno di Genova Capitale europea della Cultura, ha battuto ogni record: 1.394.000.

L'ha disegnato Renzo Piano (con il collega americano Peter Chermayeff, per la parte acquariologica), incastonandolo nel Porto Antico, grande operazione - realizzata per le Colombiane del 1992 - di restituzione alla fruizione pubblica dell'area portuale più arcaica della città. È una macchina della vita, l'Acquario: ogni specie che nuota nelle 70 vasche (e nelle altre 200 non visibili al pubblico) - dal "polipo della medusa" di 5 millimetri, al tursiope di 2 metri e mezzo di lunghezza - rappresenta una battaglia combattuta dalla veterinaria, dai biologi, e da tutto lo staff scientifico, per la salvaguardia del pianeta blu.

Il segreto del successo della struttura è nell'agilità con cui ha affrontato questi primi 14 anni senza conoscere la flessione che, prima o poi, tutti gli acquari subiscono. Un continuo arricchimento delle specie ospitate e delle strutture espositive, irrorato dell'attività scientifica compiuta dietro le vasche (l'Acquario fa parte dell'Eaza, Associazione europea di Zoo e Acquari, e partecipa a una rete internazionale che condivide progetti con università e centri di ricerca).

Su un fatturato annuo di 20 milioni di euro, nel 2006, quasi 2 milioni verranno reinvestiti, la metà in progetti scientifici, il resto in potenziamento dell'offerta espositiva, come spiega Beppe Costa (amministratore delegato di Costa Edutainment, soggetto privato che gestisce l'Acquario) che annuncia una novità: "A giugno sarà inaugurata una nuova vasca-exhibit". Spiega con la curatrice e veterinaria Claudia Gili il senso della struttura: "Cerchiamo di ridurre al minimo il prelievo in natura, acquisendo esemplari da altre istituzioni internazionali e puntando sulla riproduzione qui".

Gli squali toro e i pesci luna, le foche e il pesce napoleone, i piranhas e i granchi giganti, pesci angelo e quelli scorpione, velenosi trigoni e le murene: la visita si snoda sui 2 piani del complesso e una propaggine, la Nave Blu, che s'allunga nel porto di Genova, è dedicata alla biodiversità.

Da 2 missioni in Antartide è nata una sezione, di 5 vasche, unica in Europa: l'acqua è a temperatura costante, un grado. Un biologo ha portato qui, a bordo di container refrigerati, magnifici esemplari, come l'ice fish, un pesce trasparente perché nel suo sangue non c'è emoglobina.

Proprio sulla Nave Blu, da poco è stato inaugurato un terrario, ospita le tartarughe del Madagascar riproducendo l'ambiente costiero dell'Africa sud orientale, dove le spiagge sono orlate da foreste. L'Acquario ha firmato un protocollo d'intesa con il governo di Antananarivo, per la salvaguardia delle tartarughe dall'estinzione. I visitatori possono partecipare: il Gift shop versa il 5% degli incassi a finanziare la Campagna di Salvataggio Shellshock, promossa dall'Eaza.

Non solo, illustra Claudia Gili: "Siamo appena tornati dal Madagascar, per un progetto di censimento del discophus, la rana malgascia, in via di estinzione". La veterinaria spiega che il pericolo è il mercato: le rane vanno a ruba in Occidente, 40 euro l'una. Si cerca di trasformare i cacciatori di rane (che guadagnano un centesimo di euro ad esemplare) in allevatori, per interrompere lo sterminio senza privare la popolazione di reddito.

Sulla Nave Blu si entra nella foresta del Madagascar: i camaleonti dalla lingua appiccicosa, i coccodrilli, le rane pomodoro, il geco felsuma. E si approda sulla barriera corallina con lo squalo pinnanera e una specie di coralli molli.

Proprio i coralli sono al centro di uno dei progetti dell'Acquario: CoralZoo, nato per migliorarne le condizioni di vita e salvare le barriere del mondo dall'inquinamento che ne falcidia il 20% ogni anno. All'Acquario non si è solo spettatori: nella vasca tattile nuotano le razze, che non disdegnano le carezze del pubblico. Oppure, 4 volte al giorno, si può assistere al pranzo dei delfini: conviene salire al secondo piano, dove un'enorme parete trasparente svela la vasca a cielo aperto e due musetti affiorare.

"È un'occasione di addestramento", dice Gili, "niente a che vedere con l'apprendimento di circensi evoluzioni, i delfini imparano, ricompensati con il pesce, a lasciarsi fare un prelievo di sangue, un'ecografia. Così evitiamo di legare gli animali in caso di necessità".

E poi l'emozione di addentrarsi nella foresta pluviale: in un vano isolato, ampio, umido, denso di vegetazione, sfrecciano i colibrì. Ogni sabato e domenica si può curiosare nel backstage dell'Acquario: le vasche degli animali in quarantena, la dispensa (pesce surgelato per evitare contaminazioni), le vasche curatoriali, gli allevamenti di plancton.

L'Acquario che affascina i grandi è raccomandato ai piccoli: "La situazione del mare è drammatica - denuncia Claudia Gili - sovrasfruttamento, surriscaldamento, si parla di una quarta estinzione di massa del pianeta, e la causa è una sola: la nostra specie. Ecco perché i bambini devono vedere, imparare a vivere rispettando il mare".