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Terra di fiori e convivenza

Il sole tutto l'anno, mare blu e cristallino, piante stupende, magnifiche cascate e un mix etnoculturale di abitanti: indiani, malgasci, cinesi, europei, africani. Un'isola bellissima per una vacanza insolita all'insegna della natura e del benessere
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Piove. A volte capita anche in quest'isola del sole tutto l'anno e del mare blu e cristallino. Il cielo grigio si scioglie in una miriade di gocce sparpagliate dal vento che urla tra le "palme del viaggiatore" (a forma di ventaglio, così chiamate perché raccoglievano tra i rami l'acqua piovana che poi i viaggiatori bevevano) e i candle tree (l'albero candela).

E come dandosi appuntamento prima di gettarsi giù dalle nubi, le gocce scivolano sulle rocce, si uniscono, confluiscono in un torrente e giocano a dare spettacolo. Sono almeno quattro le cascate che si possono ammirare al Sud di Mauritius: Chamarel, Rochester Falls (a Souillac), "la principessa Alexandre" (a Val Riche) e la cascata all'interno del Parco Nazionale Black River Gorges.

Ciascuna è una vera e propria esibizione della natura con salti che vanno dai 30 a 150 metri. "Anche noi siamo come le gocce di pioggia" scherza Annabelle, la nostra guida, capelli lunghi e un fiore di frangipane come fermaglio.

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Piove. A volte capita anche in quest'isola del sole tutto l'anno e del mare blu e cristallino. Il cielo grigio si scioglie in una miriade di gocce sparpagliate dal vento che urla tra le "palme del viaggiatore" (a forma di ventaglio, così chiamate perché raccoglievano tra i rami l'acqua piovana che poi i viaggiatori bevevano) e i candle tree (l'albero candela).

E come dandosi appuntamento prima di gettarsi giù dalle nubi, le gocce scivolano sulle rocce, si uniscono, confluiscono in un torrente e giocano a dare spettacolo. Sono almeno quattro le cascate che si possono ammirare al Sud di Mauritius: Chamarel, Rochester Falls (a Souillac), "la principessa Alexandre" (a Val Riche) e la cascata all'interno del Parco Nazionale Black River Gorges.

Ciascuna è una vera e propria esibizione della natura con salti che vanno dai 30 a 150 metri. "Anche noi siamo come le gocce di pioggia" scherza Annabelle, la nostra guida, capelli lunghi e un fiore di frangipane come fermaglio.

"Arriviamo da ogni parte e poi confluiamo tutti nella stessa cascata". Indiani, malgasci (del Madagascar), cinesi, europei, africani: volti e colori di pelle cambiano, cambia il modo di pregare, di parlare, di mangiare, ma, come in un paradiso della convivenza - in un mondo che è fatto di divisioni - i mauriziani "confluiscono nel fiume" e vivono la propria vita "lasciandola scorrere tranquilla".

Anche la natura qui è fatta in gran parte di "immigrati": l'Anthurium, ad esempio, simbolo dell'isola, è stato importato dalla Colombia ma si è perfettamente integrato con l'ambiente. Oggi sono tante le produzioni nelle varianti rosso, rosa e bianco.

E vale lo stesso per l'albero di Chorisia, i cui fiori hanno sgargianti tonalità di fucsia, importato dall'Africa, o per la fauna. Un gruppo di cervi pascola compatto in una radura, all'interno dell'estesa Riserva di Val Riche, per nulla spaventato dall'arrivo dei fuoristrada (sono possibili escursioni in fuoristrada 4 x 4 o in quad, prenotando al numero 6235615).

Cervi mauriziani? "Arrivano da Giava - ci spiega Annabelle - e sono stati introdotti dagli olandesi per poter cacciare, così come i cinghiali selvatici. Dopo aver provocato l'estinzione del Dodo (vedere box) e di altri uccelli esclusivi dell'isola, devono essersi trovati a corto di prede.

Purtroppo con le navi degli europei sono arrivati anche topi, cani e gatti: un disastro per la flora e la fauna locale". Certo di fronte alle prorompenti foreste del Parco "Black River Gorges" (una riserva naturale di oltre sei mila metri quadri, proclamata Parco Nazionale nel 1994; molte delle specie rare si trovano qui) e di "Chamarel", quest'affermazione può sembrare quasi impossibile, tale e tanta la ricchezza di autentica natura, ma ormai solo l'1% dell'isola è coperta da foreste primigenie.

Il resto, è verdissimo, ma popolato di specie estranee (come gli alberi da frutta Guava, provenienti dalla Cina, una delle piante più invasive che soffoca la foresta originaria) o destinato alla coltivazione della vera ricchezza dell'isola: la canna da zucchero. Ovunque, gli arbusti creano volumi che ondeggiano a un lieve soffio di vento (lo zucchero rimane ai primi posti dell'economia nazionale, insieme all'industria tessile).

E il fruscio si mischia a quello delle piante da the: verde su verde per ettari ed ettari. Meno noto di quello di Ceylon (Sri Lanka), il the mauriziano punta tutto sulla qualità ed il gusto, sul profumo intenso ma delicato delle sue foglie lavorate con cura in caratteristiche fattorie (da queste parti si chiamano Domaine), come quella di Bois Cherì, dove il the entra sotto forma di foglie verdi ed esce in bustine sigillate (al naturale o aromatizzato ai frutti esotici, al cocco, al bergamotto, alla menta).

"Lo confezioniamo così per evitare che l'aroma possa disperdersi. In questo modo può durare fino a tre anni". Ci tiene a sottolinerarlo Alphonse, al servizio dei turisti per un tour guidato all'interno dell'azienda.

La visita (Bois Cherì Tea Factory, 6179109; ingresso circa 5 euro, chiuso sabato pomeriggio e domenica), inizia da un piccolo museo. Alle pareti foto in bianco e nero a testimoniare la vita della tenuta e nelle vetrine collezioni di porcellane, tazze, teiere, pezzi di ceramica cinese del 1645.

Poi Alphonse illustra, tappa dopo tappa, il procedimento di lavorazione della famosa miscela. Alla fine quando ci si reca nella sala per la degustazione (inclusa nel biglietto d'entrata) si comprende appieno perché questa è l'isola dei fiori.

Seduti ai tavolini in legno dello chalet, lo sguardo va oltre le ampie vetrate fino ai filari di orchidee e ortensie: piante che si sovrappongono ad altre piante e che suggeriscono l'enorma varietà della botanica di Mauritius. Ben settecento le specie endemiche e non è un caso se vi si trovano diversi orti botanici (uno su tutti è il giardino Botanico di Curepipe: al suo interno la "palma Hyophorbe Amaricaulis", unico esemplare al mondo).

"Ecco, assaggiate questo the alla vaniglia, sono convinto vi piacerà". Alphonse sa bene che il senso del gusto non può che rimanere appagato da questo profumo dolcissimo, che prima ancora di entrare in bocca, penetra profondamente nelle radici.

Già, la vaniglia. La chiamano Bourbon: è la migliore, quella più ricca di fragranze. Occorre andare a St Aubin, sulla strada del The (è un'altra tappa dopo Bois Cherì e dopo le Domaine des Abineaux, una delle poche dimore coloniali del 1872, che conserva arredi e quadri dell'epoca), per comprendere quante cure e attenzioni sono necessarie per ottenere pochi grammi di profumatissima "stecca" di vaniglia.

Questa orchidea rampicante, dalle forme dimesse rispetto alle altre varietà, dona i propri effluvi solo a chi ha la pazienza di dedicare quasi un anno di lavoro alla trasformazione degli anonimi baccelli in neri bastoncini ricchi di essenza (utilizzati in cucina, ma anche per profumare l'acqua del bagno e, si dice, abbiano anche effetti afrodisiaci). Un prodigio che si rivive alla Maison de la Vanille all'interno di St Aubin: un video (in italiano) illustra le varie fasi di trasformazione (annesso vi è anche un ristorante dove assaggiare il pollo alla vaniglia, oltre che una distilleria di rhum).

E sempre in tema di essenze, ecco l'Ylang Ylang dai cui fiori gialli viene distillato il profumo. L'unica distilleria ancora in azione è il Demaine che dalla pianta prende il nome, nei pressi di Gran Port. Ancora un'immagine simbolica di una vivacità che, dalla natura, si trasmette a chi la popola.

Così l'anima di Mauritius è profumata, limpida ma soprattutto "concentrata", come se fosse una rara essenza da respirare lentamente. In poco spazio tutto il mondo. Basta aggirarsi per qualche paesino, anche piccolo, per passare dalla chiesa protestante a quella cattolica, per incrociare i templi tamil e hindù traboccanti di divinità, dai colori vistosi.

Se non ci si distrae, si noteranno anche le statue del Budda e qualche più semplice moschea. È come partire da Londra per andare in Cina, passando per l'Africa nera, l'Arabia e l'India. Il tutto in un pugno di chilometri, rigorosamente percorsi contromano, perchè anche se qui tutti preferiscono parlare in francese, guidano a sinistra come i veri inglesi, che occuparono l'isola per circa centocinquant'anni.

A volte quest'incredibile miscuglio può confondere un poco le idee, poi è come se d'improvviso si intravedesse un progetto di mondo futuro, di Onu dei popoli. Non capita spesso di ritrovarsi in vacanza in un luogo in cui, accanto alle spiagge bellissime (Blue Bay, vicino Mahébourg, ha sabbia bianchissima o Bel Ombre con la costa frastagliata e l'aspetto aspro e selvaggio) ci si ritrovi a riflettere sul destino del Mondo.

Ma Mauritius è così: avvolge ogni persona e mostra come un pezzo di terra, lunga 58 e larga 47 chilometri - dove l'uomo ha pesantemente modificato la natura (per poi salvaguardare con dedizione quanto ne rimane), dove le piantagioni sono state a lungo coltivate dagli schiavi, dove il colonialismo ha imperato per secoli - sia oggi diventato un piccolo Eden tropicale ad uso dei turisti e, vera novità, degli stessi abitanti.

L'isola di Mauritius come metafora di un mondo migliore? Può darsi. E pensare che prima di partire si è convinti che sia solamente mare blu e cristallino e sole tutto l'anno.