Cuore selvaggio
Isa GrassanoL'isola dell'arcipelago spagnolo, non lontana dalle coste africane, è stata toccata dalla storia: qui nel 1492 si sarebbe fermato Cristoforo Colombo prima del grande balzo verso la scoperta dell'America. Con i suoi parchi e le spiagge è la meta ideale per il turista che cerca il relax
Te lo ripeto: Cristoforo Colombo, ha fatto sosta a La Gomera per un'ultima provvista d'acqua, prima di partire
alla scoperta dell'Indie". "Ma no, quella è stata solamente una scusa. In realtà si è
fermato per rivedere ancora una volta Beatrice di Bobadilla, donna bellissima che, alcuni anni prima, aveva conosciuto
alla corte di Castiglia, rimanendone folgorato".
Dialogo tra due turiste: una versione ufficiale ed una più romantica che s'intrecciano e si rincorrono in questa piccola e ancora poco conosciuta isola delle Canarie (a solo un'ora di navigazione dalla più famosa e affollata Tenerife).
Era una calda domenica d'estate (il 12 agosto 1492), quando il navigatore genovese, approdò nel porto di San Sebastian de la Gomera, trovando un territorio selvaggio e solitario, che da allora fu chiamato anche "Isola colombina". A testimonianza dell'evento si conserva ancora il Pozzo de la Aguada (visibile all'interno dell'Ufficio del Turismo, Calle Real, 4, San Sebastian, apert…
Dialogo tra due turiste: una versione ufficiale ed una più romantica che s'intrecciano e si rincorrono in questa piccola e ancora poco conosciuta isola delle Canarie (a solo un'ora di navigazione dalla più famosa e affollata Tenerife).
Era una calda domenica d'estate (il 12 agosto 1492), quando il navigatore genovese, approdò nel porto di San Sebastian de la Gomera, trovando un territorio selvaggio e solitario, che da allora fu chiamato anche "Isola colombina". A testimonianza dell'evento si conserva ancora il Pozzo de la Aguada (visibile all'interno dell'Ufficio del Turismo, Calle Real, 4, San Sebastian, apert…
Te lo ripeto: Cristoforo Colombo, ha fatto sosta a La Gomera per un'ultima provvista d'acqua, prima di partire
alla scoperta dell'Indie". "Ma no, quella è stata solamente una scusa. In realtà si è
fermato per rivedere ancora una volta Beatrice di Bobadilla, donna bellissima che, alcuni anni prima, aveva conosciuto
alla corte di Castiglia, rimanendone folgorato".
Dialogo tra due turiste: una versione ufficiale ed una più romantica che s'intrecciano e si rincorrono in questa piccola e ancora poco conosciuta isola delle Canarie (a solo un'ora di navigazione dalla più famosa e affollata Tenerife).
Era una calda domenica d'estate (il 12 agosto 1492), quando il navigatore genovese, approdò nel porto di San Sebastian de la Gomera, trovando un territorio selvaggio e solitario, che da allora fu chiamato anche "Isola colombina". A testimonianza dell'evento si conserva ancora il Pozzo de la Aguada (visibile all'interno dell'Ufficio del Turismo, Calle Real, 4, San Sebastian, aperto dalle 9 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 18, domenica dalle 10 alle 13 & 0034-922-141512) presso il quale il navigatore fece rifornimento per le stive delle sue caravelle, e dove campeggia un cartello con la scritta "Con quest'acqua si battezzò il Nuovo Mondo".
Poco distante, la Chiesa De Nuestra Señora de la Asunción ricorda che Colón, come lo chiamano da questi parti, e la sua ciurma andarono a chiedere la protezione divina prima di avventurarsi via mare. Che poi Beatrice di Bobadilla e Colombo furono davvero amanti non si potrà mai sapere.
Di certo si parla di un legame di amicizia tra i due (Beatrice era la vedova di Hernán Peraza, crudele governatore che morì in un agguato, tanto bella da far innamorare anche Ferdinando il Cattolico, re d'Aragona, suscitando così l'invidia della regina Isabella di Castiglia) così profondo che Colombo al suo arrivo fu festeggiato con fuochi artificiali e cannonate a salve.
Ai gomeros (gli abitanti), però, amanti di racconti e storie sentimentali, piace credere che il loro fu un legame d'amore e di passione. Forse perché legati al ricordo di un'altra antica leggenda: quella di Gara e Jonay, due giovani innamorati che sull'isola sono famosi, come Romeo e Giulietta in Italia.
Gara era la figlia del capo dei guanci (la popolazione aborigena che viveva allora come nell'età della pietra e che tentò di resistere alla colonizzazione spagnola) mentre Jonay era il figlio di un nobile della vicina Tenerife. I due s'incontrarono a La Gomera durante una festività, s'innamorarono a prima vista e subito ne dettero notizia alle rispettive famiglie.
Ma la loro unione fu contrastata: Gara era la principessa di Agulo, il regno dell'Acqua (oggi il più piccolo municipio dell'isola), Jonay, invece, proveniva dalla terra del fuoco. Due elementi naturali che non sarebbero mai potuti andare d'accordo. Così i genitori fecero di tutto per separarli. Il valoroso giovanotto, con l'aiuto di due cuscini ricavati da pelli di animali gonfiati d'aria, percorse a nuoto la distanza tra le due isole.
Di nuovo insieme, Gara e Jonay scapparono inseguiti dai soldati del padre della ragazza. Dopo tanto correre raggiunsero il punto più alto dell'isola (1487 metri) e, stretti in un abbraccio, si trafissero con un ramoscello di cedro affilato. In loro onore quel monte prese il nome di Alto de Garajonay ed è l'attrattiva principale del Parco Nazionale omonino.
Da quassù il panorama si allarga intorno come un gran teatro: davanti il telo dipinto del monte Teide (situato sull'isola di Tenerife, con i suoi 3718 metri, è il picco più elevato di Spagna e il terzo vulcano più alto del mondo), bianco argento sull'azzurro intenso dell'Oceano. Dietro il primo piano di cime boscose, altre quinte che fanno intravedere il paese di Chipude, a nord ovest.
In qualsiasi direzione si guardi, poi, ecco una fitta selva verde che è "il polmone dell'isola". Felci e piante di alloro, lauro e agrifoglio, muschi, licheni, alberi dai rami contorti, odorosi oleandri di monte e rose rupestri. Una tale bellezza non poteva sfuggire all'Unesco che dal 1986 ha inserito il Parco di Garajonay tra i Patrimoni da tutelare.
Da salvaguardare è soprattutto la magnifica Laurisilva, una formazione boschiva pluviale che era assai diffusa milioni di anni fa, nell'Era Terziaria e che ricopriva tutte le coste del Mediterraneo. Questa "reliquia botanica" è alimentata dal fenomeno della pioggia orizzontale.
L'incontro in quota tra gli alisei, i venti freddi dell'Atlantico, e le brezze tiepide crea all'interno della foresta una bruma costante che si deposita sui rami e fa sì che ci sia sempre una vegetazione lussureggiante e soprattutto "un manto di nuvole". Ovunque, una leggera nebbiolina che è come la veletta per il viso di una donna: conferisce mistero, invita alla scoperta.
Numerosi i sentieri segnalati (ci si può avventurare da soli oppure affidarsi al Centro Permanente di Visite di Agulo & 0034-922-800993; annesso vi è anche un giardino botanico e un piccolo museo sulla storia e la formazione geologica dell'isola), lungo i 4000 ettari di verde, in cui addentrarsi per lunghe passeggiate, incontro a cascate e ruscelli. È molto variegata anche la specie faunistica all'interno della riserva.
Oltre al Parco, sono i monumenti naturali a caratterizzare il territorio della Gomera: forme fantasiose come La Fortaleza, una montagna piana che fa da corona al paese di Vallehermoso.
Non è fatto di celluloide ma di pietre vulcaniche il King Kong locale: il picco di Roque de Agando ricorda davvero la faccia del gorilla. Tutto intorno terrazzamenti adatti alle coltivazioni che si sovrappongono ad altri terrazzamenti, e barrancos (gole profonde dalle pareti verticali create dall'erosione delle rocce vulcaniche) che si aprono su altri barrancos.
La strada, che assomiglia ad un serpente, si attorciglia intorno alle oasi di banani e di palme. In lontananza luccicano le increspature del mare. Spettacolari i belvederi che, da speroni rocciosi, si affacciano su panorami come il Mirador de El Santo, de Alojera o il Belvedere di El Paramejo, progettato da Cesar Manrique (l'architetto di Lanzarote che plasmò la natura trasformandola in arte) con vicino una scultura mobile definita, come le altre dell'artista, "giocattoli di vento", e perfettamente integrata con l'ambiente.
Nessun'altra isola delle Canarie offre la stessa atmosfera. La Gomera è natura aspra e la sua bellezza è nel fascino bucolico. Non c'è un cinema, una discoteca, nemmeno un semaforo. È il regno della tranquillità, dei ritmi rilassati.
Certo ci sono le spiagge (la Playa y la Calera, Gran Rey e di El Inglés, amata dai nudisti), ma non il caos dei bagnanti. È così da sempre: terra e mare in un equilibrio perfetto, con l'unica differenza che oggi a la Gomera si va, in ogni periodo dell'anno grazie ad un clima mite, per una vacanza all'insegna del relax. "O si viene per restarci", racconta Elisabetta, di origini italiane, che dopo averla scoperta non ha più voglia di tornare indietro.
"Qui ho trovato una dimensione ideale. I minuscoli paesi, Alajerò, Hermigua, Vallehermoso, senza la frenesia quotidiana (solo Valle Gran Rey è più popolato, essendo stato il primo posto turistico dell'isola che ha il suo sviluppo agli inizi degli anni '70), la gente pronta sempre a farti sentire a casa". E così l'incanto è totale.
Sarà che tutta l'isola segreta e nascosta, ha qualcosa di magico. Vi è persino la possibilità di bere ad una fonte fatata. Basta raggiungere El Balaidero (vicino Vallehermoso), il posto dove, si dice, le streghe si riunivano per ballare. Immersa tra la vegetazione vi è una fonte, Los Chorros de Epina, con sette cannelle: le donne devono bere dai numeri pari (iniziando da sinistra), gli uomini dai numeri dispari. Solo rispettando quest'ordine, secondo la tradizione, ci si sposerà entro l'anno.
Dialogo tra due turiste: una versione ufficiale ed una più romantica che s'intrecciano e si rincorrono in questa piccola e ancora poco conosciuta isola delle Canarie (a solo un'ora di navigazione dalla più famosa e affollata Tenerife).
Era una calda domenica d'estate (il 12 agosto 1492), quando il navigatore genovese, approdò nel porto di San Sebastian de la Gomera, trovando un territorio selvaggio e solitario, che da allora fu chiamato anche "Isola colombina". A testimonianza dell'evento si conserva ancora il Pozzo de la Aguada (visibile all'interno dell'Ufficio del Turismo, Calle Real, 4, San Sebastian, aperto dalle 9 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 18, domenica dalle 10 alle 13 & 0034-922-141512) presso il quale il navigatore fece rifornimento per le stive delle sue caravelle, e dove campeggia un cartello con la scritta "Con quest'acqua si battezzò il Nuovo Mondo".
Poco distante, la Chiesa De Nuestra Señora de la Asunción ricorda che Colón, come lo chiamano da questi parti, e la sua ciurma andarono a chiedere la protezione divina prima di avventurarsi via mare. Che poi Beatrice di Bobadilla e Colombo furono davvero amanti non si potrà mai sapere.
Di certo si parla di un legame di amicizia tra i due (Beatrice era la vedova di Hernán Peraza, crudele governatore che morì in un agguato, tanto bella da far innamorare anche Ferdinando il Cattolico, re d'Aragona, suscitando così l'invidia della regina Isabella di Castiglia) così profondo che Colombo al suo arrivo fu festeggiato con fuochi artificiali e cannonate a salve.
Ai gomeros (gli abitanti), però, amanti di racconti e storie sentimentali, piace credere che il loro fu un legame d'amore e di passione. Forse perché legati al ricordo di un'altra antica leggenda: quella di Gara e Jonay, due giovani innamorati che sull'isola sono famosi, come Romeo e Giulietta in Italia.
Gara era la figlia del capo dei guanci (la popolazione aborigena che viveva allora come nell'età della pietra e che tentò di resistere alla colonizzazione spagnola) mentre Jonay era il figlio di un nobile della vicina Tenerife. I due s'incontrarono a La Gomera durante una festività, s'innamorarono a prima vista e subito ne dettero notizia alle rispettive famiglie.
Ma la loro unione fu contrastata: Gara era la principessa di Agulo, il regno dell'Acqua (oggi il più piccolo municipio dell'isola), Jonay, invece, proveniva dalla terra del fuoco. Due elementi naturali che non sarebbero mai potuti andare d'accordo. Così i genitori fecero di tutto per separarli. Il valoroso giovanotto, con l'aiuto di due cuscini ricavati da pelli di animali gonfiati d'aria, percorse a nuoto la distanza tra le due isole.
Di nuovo insieme, Gara e Jonay scapparono inseguiti dai soldati del padre della ragazza. Dopo tanto correre raggiunsero il punto più alto dell'isola (1487 metri) e, stretti in un abbraccio, si trafissero con un ramoscello di cedro affilato. In loro onore quel monte prese il nome di Alto de Garajonay ed è l'attrattiva principale del Parco Nazionale omonino.
Da quassù il panorama si allarga intorno come un gran teatro: davanti il telo dipinto del monte Teide (situato sull'isola di Tenerife, con i suoi 3718 metri, è il picco più elevato di Spagna e il terzo vulcano più alto del mondo), bianco argento sull'azzurro intenso dell'Oceano. Dietro il primo piano di cime boscose, altre quinte che fanno intravedere il paese di Chipude, a nord ovest.
In qualsiasi direzione si guardi, poi, ecco una fitta selva verde che è "il polmone dell'isola". Felci e piante di alloro, lauro e agrifoglio, muschi, licheni, alberi dai rami contorti, odorosi oleandri di monte e rose rupestri. Una tale bellezza non poteva sfuggire all'Unesco che dal 1986 ha inserito il Parco di Garajonay tra i Patrimoni da tutelare.
Da salvaguardare è soprattutto la magnifica Laurisilva, una formazione boschiva pluviale che era assai diffusa milioni di anni fa, nell'Era Terziaria e che ricopriva tutte le coste del Mediterraneo. Questa "reliquia botanica" è alimentata dal fenomeno della pioggia orizzontale.
L'incontro in quota tra gli alisei, i venti freddi dell'Atlantico, e le brezze tiepide crea all'interno della foresta una bruma costante che si deposita sui rami e fa sì che ci sia sempre una vegetazione lussureggiante e soprattutto "un manto di nuvole". Ovunque, una leggera nebbiolina che è come la veletta per il viso di una donna: conferisce mistero, invita alla scoperta.
Numerosi i sentieri segnalati (ci si può avventurare da soli oppure affidarsi al Centro Permanente di Visite di Agulo & 0034-922-800993; annesso vi è anche un giardino botanico e un piccolo museo sulla storia e la formazione geologica dell'isola), lungo i 4000 ettari di verde, in cui addentrarsi per lunghe passeggiate, incontro a cascate e ruscelli. È molto variegata anche la specie faunistica all'interno della riserva.
Oltre al Parco, sono i monumenti naturali a caratterizzare il territorio della Gomera: forme fantasiose come La Fortaleza, una montagna piana che fa da corona al paese di Vallehermoso.
Non è fatto di celluloide ma di pietre vulcaniche il King Kong locale: il picco di Roque de Agando ricorda davvero la faccia del gorilla. Tutto intorno terrazzamenti adatti alle coltivazioni che si sovrappongono ad altri terrazzamenti, e barrancos (gole profonde dalle pareti verticali create dall'erosione delle rocce vulcaniche) che si aprono su altri barrancos.
La strada, che assomiglia ad un serpente, si attorciglia intorno alle oasi di banani e di palme. In lontananza luccicano le increspature del mare. Spettacolari i belvederi che, da speroni rocciosi, si affacciano su panorami come il Mirador de El Santo, de Alojera o il Belvedere di El Paramejo, progettato da Cesar Manrique (l'architetto di Lanzarote che plasmò la natura trasformandola in arte) con vicino una scultura mobile definita, come le altre dell'artista, "giocattoli di vento", e perfettamente integrata con l'ambiente.
Nessun'altra isola delle Canarie offre la stessa atmosfera. La Gomera è natura aspra e la sua bellezza è nel fascino bucolico. Non c'è un cinema, una discoteca, nemmeno un semaforo. È il regno della tranquillità, dei ritmi rilassati.
Certo ci sono le spiagge (la Playa y la Calera, Gran Rey e di El Inglés, amata dai nudisti), ma non il caos dei bagnanti. È così da sempre: terra e mare in un equilibrio perfetto, con l'unica differenza che oggi a la Gomera si va, in ogni periodo dell'anno grazie ad un clima mite, per una vacanza all'insegna del relax. "O si viene per restarci", racconta Elisabetta, di origini italiane, che dopo averla scoperta non ha più voglia di tornare indietro.
"Qui ho trovato una dimensione ideale. I minuscoli paesi, Alajerò, Hermigua, Vallehermoso, senza la frenesia quotidiana (solo Valle Gran Rey è più popolato, essendo stato il primo posto turistico dell'isola che ha il suo sviluppo agli inizi degli anni '70), la gente pronta sempre a farti sentire a casa". E così l'incanto è totale.
Sarà che tutta l'isola segreta e nascosta, ha qualcosa di magico. Vi è persino la possibilità di bere ad una fonte fatata. Basta raggiungere El Balaidero (vicino Vallehermoso), il posto dove, si dice, le streghe si riunivano per ballare. Immersa tra la vegetazione vi è una fonte, Los Chorros de Epina, con sette cannelle: le donne devono bere dai numeri pari (iniziando da sinistra), gli uomini dai numeri dispari. Solo rispettando quest'ordine, secondo la tradizione, ci si sposerà entro l'anno.