Entro un paio d'anni diventerà operativa l'amministrazione provinciale di Fermo, nata di recente nella
regione Marche e dunque la più giovane tra le nominate del Bel Paese.
Sulla sommità delle dolcissime colline che dall'entroterra del Fermano fronteggiano il confine Maceratese, si stende una manciata di borghi e comuni la cui centenaria memoria storico-architettonica s'intreccia con una modernissima realtà industriale. Meglio dire con una stupefacente e frammentata condizione artigianale che nell'insieme assume la dimensione e la consistenza del distretto industriale.
I Comuni principali di questo vivacissimo distretto sono cinque ed il prodotto che vi si produce, si commercializza e si esporta in tutto il mondo è il cappello. Da queste colline silenti, da queste stradine medioevali che connettono un centinaio di piccole e medie aziende locali, partono i prodotti finiti che "coprono il capo" al 70 per cento dei clienti nazionali, al 50 per cento di quelli europei, a buona parte di quelli americani e soprattutto, oggi, a quelli dell'Estremo Oriente.
Montappone, 1800 abitanti, è il cuore tradizionale e culturale del distretto industriale del cappello. Insieme a Massa Fermana, cui è praticamente contigua, ingloba circa 70 aziende delle 100 attive nell'intera area produttiva.
Gli altri paesi, a pochi chilometri e un paio di colline di distanza, sono Monte Vidon Corrado, Falerone e Servigliano. Oltre 1500 sono gli addetti al settore, compresi quelli dell'indotto nel circondario. Oltre 150 milioni di euro il fatturato annuo, 60 milioni i cappelli prodotti ogni anno.
"Qui da noi produciamo oltre che per marchi diretti, i nostri stessi come nel mio caso, anche per le grandi griffe della moda italiana ed internazionale", racconta Ferruccio Vecchi, il giovane sindaco di Montappone che neanche a dirlo guida un'azienda di cappelli. "Anche se qui tutto è cominciato nel secolo scorso con i cappelli di paglia - e alla lavorazione della paglia qui abbiamo dedicato proprio il Museo del cappello - ciò che più "tira" è la lavorazione su tessuto per uomo, donna e bambino.
Oggi è molto diffuso il cappellino da baseball americano, tanto per fare un esempio", precisa il sindaco-industriale Vecchi, "ma rispetto alla più recente delocalizzazione e globalizzazione non abbiamo nulla da invidiare a nessuno. Noi "provinciali", mio padre e prima ancora mio nonno, abbiamo sempre guardato con gli altri colleghi verso orizzonti lontani, America del nord e sud, Germania, Spagna.
Oltre 25 anni fa le aziende locali si sono rivolte all'Oriente, alla Cina e nel mio caso specifico al Giappone. In Cina si fanno da tempo realizzare manufatti di fascia bassa per grandi numeri, mentre resta qui la specializzazione per le griffe di produzione alta".
Fermo, la neo-eletta provincia nella quale i Comuni del Cappello trovano i loro antichi riferimenti storici e artistici, dista appena una ventina di chilometri. Ed è una meta che può arricchire considerevolmente questo viaggio "al centro del Cappello".
Perché è una città talmente ricca di storia, arte, architettura e suggestioni paesaggistiche da meritare, oltre che una apposita visita, sicuramente altre descrizioni e indicazioni particolareggiate. Vale allora prendere in mano il filo turistico e artistico che lega tutte insieme le località appena conosciute sotto il singolare profilo industriale.
A Montappone, il borgo storico si staglia alto e praticamente disabitato, mentre la vita produttiva scorre nella parte bassa del paese moderno. Su sopra, nella piazza sede dell'antico castello, si incontra l'Oratorio del Ss.Sacramento con il portale trecentesco in cotto e all'interno affreschi del Cinquecento.
Nella chiesa parrocchiale di S.Maria e S.Giorgio è godibile un quadro di recente restauro attribuito al Pomarancio. Negli spazi moderni e luminosi della scuola materna, nel paese basso, si può visitare una curiosa e pregevole mostra di copricapi artistici realizzati da stilisti e manifatturieri del distretto intitolata al Cappellaio Pazzo del libro Alice nel paese delle meraviglie. Vi campeggia al centro, posato su una sedia da regista, il cappello a scacchetti di Federico Fellini donato al Comune dalla sorella del cineasta riminese.
Basta allungare di una mezz'ora il passo, in salita, per raggiungere Massa Fermana con la sua magnifica posizione panoramica. Si accede al paese attraverso la monumentale Porta di S. Antonio (XIV secolo) e si scoprono scrigni segreti di arte sacra conservati nella Pinacoteca del Palazzo Comunale e nella chiesa parrocchiale di S.Lorenzo, S.Silvestro e S.Ruffino che contiene la prima opera marchigiana del grande pittore veneziano Carlo Crivelli, un polittico della Madonna con il Bambino datato 1468.
Falerone si porta sulle spalle una storia molto antica che già la vede protagonista nel 90 a.C. Delle più remote vestigia resta tuttora solo il Teatro Romano edificato in età augustea, oggi isolato in mezzo alla campagna. In estate viene ancora adesso utilizzato per numerose rappresentazioni. Il Comune attuale si trova più in alto e presenta vari palazzi nobiliari, chiese e vie di grande interesse architettonico, vedi la Loggia dei Mercanti che si affaccia su piazza della Libertà e l'elegante Corso Garibaldi.
Lasciato Falerone, a pochi chilometri lungo la valle del Tenna, sorge Servigliano, un alto esempio della "città perfetta" di memoria rinascimentale. Nei paraggi rimangono resti di un acquedotto e di ville romane. La forma particolare del paese appare come una costruzione fortilizia delineata da un circuito di case a schiera che disegnano una cinta muraria di pianta quadrata. Sulla piazza principale meritano particolare attenzione la chiesa Collegiata di S. Marco, il Palazzo Municipale e varie residenze aristocratiche. Sorge invece fuori dalle mura perimetrali l'antica e suggestiva chiesa di S.Maria del Piano.
Proseguendo a ritroso sulla Via del Cappello e inerpicandosi morbidamente sui tornanti di un colle a 428 m. d'altezza, ecco finalmente Monte Vidon Corrado, borgo di 800 abitanti con origini risalenti come Falerone all'epoca romana. Per la superba vista del panorama e la serena armonia emanata dalle viuzze e dai palazzi cittadini, il paesino merita certamente di essere visitato.
Anche se la sua notorietà, in questo caso, più che ai berretti si deve al suo più illustre e creativo cittadino, il grande pittore Osvaldo Licini (1894-1958), senza alcun dubbio uno dei principali esponenti delle Avanguardie del Novecento. Un artista che, dopo lunghi soggiorni a Parigi, fece ritorno al paese natale dove ricoprì per un decennio la carica di sindaco.
E dove "il Paul Klee d'Italia" dipinse i suoi liricissimi e filiformi Angeli Ribelli, le malinconiche e sghembe Amalasunte e gli immaginifici Fiori Fantastici che nel 1958 gli assicurarono il primo premio alla Biennale d'Arte di Venezia. Dal 1986 il Centro Studi Osvaldo Licini, aperto al pubblico, conserva in paese memorie e materiali del suo illustre concittadino.
Dall'enorme balconata contigua alla casa di Licini lo sguardo si perde a 360 gradi: da una parte sulle vette che fin dal nome richiamano silenzi infiniti e misteriosi, i Monti Sibillini, e dall'altra verso il blu acqueo che il sommo Giacomo Leopardi, poco distante da qui cresciuto, cantava ne Le Ricordanze: "E che pensieri immensi, che dolci sogni mi spirò la vista di quel lontano mar, quei monti azzurri che di qua scopro".
Chapeau! Qui è proprio il caso di dirlo.
Sulla sommità delle dolcissime colline che dall'entroterra del Fermano fronteggiano il confine Maceratese, si stende una manciata di borghi e comuni la cui centenaria memoria storico-architettonica s'intreccia con una modernissima realtà industriale. Meglio dire con una stupefacente e frammentata condizione artigianale che nell'insieme assume la dimensione e la consistenza del distretto industriale.
I Comuni principali di questo vivacissimo distretto sono cinque ed il prodotto che vi si produce, si commercializza e si esporta in tutto il mondo è il cappello. Da queste colline silenti, da queste stradine medioevali che connettono un centinaio di piccole e medie aziende locali, partono i prodotti finiti che "coprono il capo" al 70 per cento dei clienti nazionali, al 50 per cento di quelli europei, a buona parte di quelli americani e soprattutto, oggi, a quelli dell'Estremo Oriente.
Montappone, 1800 abitanti, è il cuore tradizionale e culturale del distretto industriale del cappello. Insieme a Massa Fermana, cui è praticamente contigua, ingloba circa 70 aziende delle 100 attive nell'intera area produttiva.
Gli altri paesi, a pochi chilometri e un paio di colline di distanza, sono Monte Vidon Corrado, Falerone e Servigliano. Oltre 1500 sono gli addetti al settore, compresi quelli dell'indotto nel circondario. Oltre 150 milioni di euro il fatturato annuo, 60 milioni i cappelli prodotti ogni anno.
"Qui da noi produciamo oltre che per marchi diretti, i nostri stessi come nel mio caso, anche per le grandi griffe della moda italiana ed internazionale", racconta Ferruccio Vecchi, il giovane sindaco di Montappone che neanche a dirlo guida un'azienda di cappelli. "Anche se qui tutto è cominciato nel secolo scorso con i cappelli di paglia - e alla lavorazione della paglia qui abbiamo dedicato proprio il Museo del cappello - ciò che più "tira" è la lavorazione su tessuto per uomo, donna e bambino.
Oggi è molto diffuso il cappellino da baseball americano, tanto per fare un esempio", precisa il sindaco-industriale Vecchi, "ma rispetto alla più recente delocalizzazione e globalizzazione non abbiamo nulla da invidiare a nessuno. Noi "provinciali", mio padre e prima ancora mio nonno, abbiamo sempre guardato con gli altri colleghi verso orizzonti lontani, America del nord e sud, Germania, Spagna.
Oltre 25 anni fa le aziende locali si sono rivolte all'Oriente, alla Cina e nel mio caso specifico al Giappone. In Cina si fanno da tempo realizzare manufatti di fascia bassa per grandi numeri, mentre resta qui la specializzazione per le griffe di produzione alta".
Fermo, la neo-eletta provincia nella quale i Comuni del Cappello trovano i loro antichi riferimenti storici e artistici, dista appena una ventina di chilometri. Ed è una meta che può arricchire considerevolmente questo viaggio "al centro del Cappello".
Perché è una città talmente ricca di storia, arte, architettura e suggestioni paesaggistiche da meritare, oltre che una apposita visita, sicuramente altre descrizioni e indicazioni particolareggiate. Vale allora prendere in mano il filo turistico e artistico che lega tutte insieme le località appena conosciute sotto il singolare profilo industriale.
A Montappone, il borgo storico si staglia alto e praticamente disabitato, mentre la vita produttiva scorre nella parte bassa del paese moderno. Su sopra, nella piazza sede dell'antico castello, si incontra l'Oratorio del Ss.Sacramento con il portale trecentesco in cotto e all'interno affreschi del Cinquecento.
Nella chiesa parrocchiale di S.Maria e S.Giorgio è godibile un quadro di recente restauro attribuito al Pomarancio. Negli spazi moderni e luminosi della scuola materna, nel paese basso, si può visitare una curiosa e pregevole mostra di copricapi artistici realizzati da stilisti e manifatturieri del distretto intitolata al Cappellaio Pazzo del libro Alice nel paese delle meraviglie. Vi campeggia al centro, posato su una sedia da regista, il cappello a scacchetti di Federico Fellini donato al Comune dalla sorella del cineasta riminese.
Basta allungare di una mezz'ora il passo, in salita, per raggiungere Massa Fermana con la sua magnifica posizione panoramica. Si accede al paese attraverso la monumentale Porta di S. Antonio (XIV secolo) e si scoprono scrigni segreti di arte sacra conservati nella Pinacoteca del Palazzo Comunale e nella chiesa parrocchiale di S.Lorenzo, S.Silvestro e S.Ruffino che contiene la prima opera marchigiana del grande pittore veneziano Carlo Crivelli, un polittico della Madonna con il Bambino datato 1468.
Falerone si porta sulle spalle una storia molto antica che già la vede protagonista nel 90 a.C. Delle più remote vestigia resta tuttora solo il Teatro Romano edificato in età augustea, oggi isolato in mezzo alla campagna. In estate viene ancora adesso utilizzato per numerose rappresentazioni. Il Comune attuale si trova più in alto e presenta vari palazzi nobiliari, chiese e vie di grande interesse architettonico, vedi la Loggia dei Mercanti che si affaccia su piazza della Libertà e l'elegante Corso Garibaldi.
Lasciato Falerone, a pochi chilometri lungo la valle del Tenna, sorge Servigliano, un alto esempio della "città perfetta" di memoria rinascimentale. Nei paraggi rimangono resti di un acquedotto e di ville romane. La forma particolare del paese appare come una costruzione fortilizia delineata da un circuito di case a schiera che disegnano una cinta muraria di pianta quadrata. Sulla piazza principale meritano particolare attenzione la chiesa Collegiata di S. Marco, il Palazzo Municipale e varie residenze aristocratiche. Sorge invece fuori dalle mura perimetrali l'antica e suggestiva chiesa di S.Maria del Piano.
Proseguendo a ritroso sulla Via del Cappello e inerpicandosi morbidamente sui tornanti di un colle a 428 m. d'altezza, ecco finalmente Monte Vidon Corrado, borgo di 800 abitanti con origini risalenti come Falerone all'epoca romana. Per la superba vista del panorama e la serena armonia emanata dalle viuzze e dai palazzi cittadini, il paesino merita certamente di essere visitato.
Anche se la sua notorietà, in questo caso, più che ai berretti si deve al suo più illustre e creativo cittadino, il grande pittore Osvaldo Licini (1894-1958), senza alcun dubbio uno dei principali esponenti delle Avanguardie del Novecento. Un artista che, dopo lunghi soggiorni a Parigi, fece ritorno al paese natale dove ricoprì per un decennio la carica di sindaco.
E dove "il Paul Klee d'Italia" dipinse i suoi liricissimi e filiformi Angeli Ribelli, le malinconiche e sghembe Amalasunte e gli immaginifici Fiori Fantastici che nel 1958 gli assicurarono il primo premio alla Biennale d'Arte di Venezia. Dal 1986 il Centro Studi Osvaldo Licini, aperto al pubblico, conserva in paese memorie e materiali del suo illustre concittadino.
Dall'enorme balconata contigua alla casa di Licini lo sguardo si perde a 360 gradi: da una parte sulle vette che fin dal nome richiamano silenzi infiniti e misteriosi, i Monti Sibillini, e dall'altra verso il blu acqueo che il sommo Giacomo Leopardi, poco distante da qui cresciuto, cantava ne Le Ricordanze: "E che pensieri immensi, che dolci sogni mi spirò la vista di quel lontano mar, quei monti azzurri che di qua scopro".
Chapeau! Qui è proprio il caso di dirlo.