A un turista di passaggio, la planimetria della città di Rotterdam sembra non avere senso. Non c'è
coerenza, il centro assomiglia a un sobborgo e il fiume, per molti aspetti così importante qui, appare come
un elemento separatore e non di collegamento.
Ma è proprio questa frammentazione a determinare l'identità urbana di Rotterdam. La planimetria urbana di questa città ha sempre puntato in un'altra direzione, quella di una costante trasformazione, dove la coesione rivestiva un'importanza secondaria.
Questa tradizione urbana esocentrica è legata a due eventi eccezionali: l'apertura della città al commercio globale automatizzato alla fine del XVIII secolo e il bombardamento del centro nel maggio del '40. Rotterdam si è reinventata più volte.
Con il risultato che non ha niente da offrire al turista tradizionalista, a caccia di scorci nostalgici e pittoreschi, ma molto da mostrare a chi guarda a una città come a un esperimento antropologico, oltre che architettonico. Rotterdam vanta una grande reputazione come centro di design e dell'architettura moderna.
I luoghi preferiti dai visitatori trendy e amanti dell'arte sono il NAI - il Museo dell'Architettura Olandese, il Van Nelle Factory - emblema dell'architettura modernista e le case cubiche dell'architetto Piet Blom. Il vero urbanismo futuristico è evidente sul Ponte Erasmus o Swam, come lo chiamano gli abitanti della città, progettato da Ben van Berkel.
È stato questo ponte a ricreare un collegamento mentale fra due zone distinte della città e a raddoppiare il potenziale di Rotterdam. Nella "Kop van Zuid" (testa meridionale), in questi ultimi anni è stata costruita una zona completamente nuova, con molti edifici progettati da architetti famosi - decisamente interessante per gli appassionati di contemporaneità.
Ma Rotterdam non punta sul turismo. Di nessun tipo. Qui vige il motto "poche parole e molti fatti". O per lo meno così è stato fino a poco tempo fa, quando il porto costituiva ancora il fulcro vitale della città.
Avendo bisogno di spazi più ampi, l'attività portuale si è gradualmente allontanata dalla città, spingendosi verso il Mare del Nord. Il lavoro al porto si è fatto sempre più sofisticato, lasciando praticamente disoccupati i portuali di Rotterdam, scarsamente qualificati.
Nonostante le grandi ambizioni che si riflettono nei nuovissimi e scintillanti edifici pieni di uffici costruiti lungo le banchine, Rotterdam resta la più povera delle quattro principali città olandesi.
Ma è anche la più ricca di scommesse. Gli stranieri non occidentali formano un terzo della popolazione e spesso vivono in quartieri segregati. Nel tentativo di migliorare l'ambiente di vita e di attirare un pubblico economicamente più stabile, Rotterdam ha introdotto recentemente una legge molto controversa, che spinge le persone dotate di uno stipendio minimo a risiedere in determinati quartieri.
Tuttavia, a differenza della maggior parte delle altre grandi città europee, questi quartieri non si trovano esclusivamente nelle zone periferiche: nel caso di Rotterdam, spesso sono ubicati proprio nel centro cittadino. Così molti edifici storici vengono abitati dai rappresentanti di geografie lontane, esotiche.
Qui le strade brulicano di energia multiculturale. Un toko (drogheria) del Suriname, una panetteria marocchina, un negozio di gioielli africani e un negozio di sarong indiani appaiono allineati in quella che sembra essere la celebrazione della più estrema casualità.
Sono in molti ad amare questa città proprio per la sua straordinaria vivacità. In particolare giovani, artisti, creativi. Per molti altri, invece, questa rappresenta il suo limite.
Dopo tutto è stato proprio a Rotterdam che si è affermato il partito populista di Pim Fortuyn, che si è aggiudicato le elezioni con un programma a tolleranza-zero per quanto riguarda l'integrazione e la sicurezza. Qualche settimana più tardi, Pim è stato assassinato ma ormai l'impronta era stata data.
Le elezioni municipali dello scorso marzo hanno sancito la vittoria di stretta misura del partito social-democratico, che ora avrà il difficile compito di riavvicinare nuovamente la popolazione divisa. Adesso occorre un ponte "Erasmus" politico. Nel frattempo, il paesaggio intorno mostra tutte le tracce del futuro. Di quello che sarà proprio di molte città del mondo. Edifici belli e impersonali di cemento e vetro, e di emozioni melting pot. art
Ma è proprio questa frammentazione a determinare l'identità urbana di Rotterdam. La planimetria urbana di questa città ha sempre puntato in un'altra direzione, quella di una costante trasformazione, dove la coesione rivestiva un'importanza secondaria.
Questa tradizione urbana esocentrica è legata a due eventi eccezionali: l'apertura della città al commercio globale automatizzato alla fine del XVIII secolo e il bombardamento del centro nel maggio del '40. Rotterdam si è reinventata più volte.
Con il risultato che non ha niente da offrire al turista tradizionalista, a caccia di scorci nostalgici e pittoreschi, ma molto da mostrare a chi guarda a una città come a un esperimento antropologico, oltre che architettonico. Rotterdam vanta una grande reputazione come centro di design e dell'architettura moderna.
I luoghi preferiti dai visitatori trendy e amanti dell'arte sono il NAI - il Museo dell'Architettura Olandese, il Van Nelle Factory - emblema dell'architettura modernista e le case cubiche dell'architetto Piet Blom. Il vero urbanismo futuristico è evidente sul Ponte Erasmus o Swam, come lo chiamano gli abitanti della città, progettato da Ben van Berkel.
È stato questo ponte a ricreare un collegamento mentale fra due zone distinte della città e a raddoppiare il potenziale di Rotterdam. Nella "Kop van Zuid" (testa meridionale), in questi ultimi anni è stata costruita una zona completamente nuova, con molti edifici progettati da architetti famosi - decisamente interessante per gli appassionati di contemporaneità.
Ma Rotterdam non punta sul turismo. Di nessun tipo. Qui vige il motto "poche parole e molti fatti". O per lo meno così è stato fino a poco tempo fa, quando il porto costituiva ancora il fulcro vitale della città.
Avendo bisogno di spazi più ampi, l'attività portuale si è gradualmente allontanata dalla città, spingendosi verso il Mare del Nord. Il lavoro al porto si è fatto sempre più sofisticato, lasciando praticamente disoccupati i portuali di Rotterdam, scarsamente qualificati.
Nonostante le grandi ambizioni che si riflettono nei nuovissimi e scintillanti edifici pieni di uffici costruiti lungo le banchine, Rotterdam resta la più povera delle quattro principali città olandesi.
Ma è anche la più ricca di scommesse. Gli stranieri non occidentali formano un terzo della popolazione e spesso vivono in quartieri segregati. Nel tentativo di migliorare l'ambiente di vita e di attirare un pubblico economicamente più stabile, Rotterdam ha introdotto recentemente una legge molto controversa, che spinge le persone dotate di uno stipendio minimo a risiedere in determinati quartieri.
Tuttavia, a differenza della maggior parte delle altre grandi città europee, questi quartieri non si trovano esclusivamente nelle zone periferiche: nel caso di Rotterdam, spesso sono ubicati proprio nel centro cittadino. Così molti edifici storici vengono abitati dai rappresentanti di geografie lontane, esotiche.
Qui le strade brulicano di energia multiculturale. Un toko (drogheria) del Suriname, una panetteria marocchina, un negozio di gioielli africani e un negozio di sarong indiani appaiono allineati in quella che sembra essere la celebrazione della più estrema casualità.
Sono in molti ad amare questa città proprio per la sua straordinaria vivacità. In particolare giovani, artisti, creativi. Per molti altri, invece, questa rappresenta il suo limite.
Dopo tutto è stato proprio a Rotterdam che si è affermato il partito populista di Pim Fortuyn, che si è aggiudicato le elezioni con un programma a tolleranza-zero per quanto riguarda l'integrazione e la sicurezza. Qualche settimana più tardi, Pim è stato assassinato ma ormai l'impronta era stata data.
Le elezioni municipali dello scorso marzo hanno sancito la vittoria di stretta misura del partito social-democratico, che ora avrà il difficile compito di riavvicinare nuovamente la popolazione divisa. Adesso occorre un ponte "Erasmus" politico. Nel frattempo, il paesaggio intorno mostra tutte le tracce del futuro. Di quello che sarà proprio di molte città del mondo. Edifici belli e impersonali di cemento e vetro, e di emozioni melting pot. art