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Torino

Dal segno al sogno

Al Castello di Rivoli, una mostra esplora il passato, il presente e il futuro dell'Arte Concettuale attraverso cinque grandi autori americani che hanno fatto la storia del movimento artistico. Sono Lawrence Weiner, Susan Hiller, Dan Graham, Joseph Kosuth e Joan Jonas

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Si deve tornare agli anni '60 per rintracciare le origini dell'Arte Concettuale e capire che l'idea dietro una creazione è spesso più arte dell'opera stessa. Per incontrare 5 tra i più significativi autori americani del movimento, invece, basta andare a Torino, dove il Museo d'Arte Contemporanea del Castello di Rivoli, fino al 30 luglio, propone Concetto, Corpo e Sogno.

La rassegna presenta una ventina di opere storiche, recenti o inedite di Lawrence Weiner e Joseph Kosuth, considerati ormai classici, di Joan Jonas e Susan Hiller, appartenenti all'area della Performance e dell'esplorazione dell'inconscio, e di Dan Graham, "architetto" della percezione visiva.

Sette delle opere, grazie alla Fondazione CRT Progetto Arte Moderna e Contemporanea, entreranno nella Collezione permanente di Rivoli. La Conceptual Art, teorizzata per primo da Joseph Kosuth nel 1965, nacque in un periodo di grande impegno politico e in una stagione di smantellamento dell'oggetto artistico; considerata la "madre" di numerosi movimenti degli anni '60 e '70, dimostra ancora tutta la sua attualità, forse perché la vera arte è ciò che resiste alla prova del tempo.

Kosuth, che ha inaugurato la sezione a lui dedicata il 15 maggio scorso, è un signore di sessant'anni che ha la disinvoltura di un ragazzo; ama vestirsi di nero e ha gli occhi di chi si è consumato la vista non solo sull'arte ma anche sui testi di filosofia. Vive a New York, che considera la "Parigi della seconda metà del '900", ma ha anche una casa in Toscana e uno studio sull'Isola Tiberina, a Roma, città "postmoderna, perché unisce passato e presente".

A Rivoli Kosuth ha portato 5 opere: Seeing Knowing, pannelli luminosi del 2004 ispirati alle parole di Gianbattista Vico sulla conoscenza del vero; The Seventh Investigation' Context C, striscione del 1970 che grida idee concettuali, creato anche contro la guerra del Vietnam (protesta che Kosuth vorrebbe ripetere per la tragedia irachena); Seeing Reading, neon del 1979; No number 376 (+216 After Augustine's Confessions) del 1989.

Infine, One and Three Chairs del 1965, la sua opera più celebre: una poltrona di vimini, una foto della stessa e l'ingrandimento del dizionario che spiega la parola chair (sedia). Pietra miliare dell'Arte Concettuale, invita a riflettere sul rapporto tra oggetto, la sua rappresentazione e la parola.

La derivazione di questo lavoro dalle Ceci n'est pas une pipe di Magritte e dai Ready Mades di Duchamp, anticipatori del Concettuale, "è solo parziale", commenta Kosuth. Ma se dobbiamo cercare un protagonista di Concetto, Corpo e Sogno, questo è il rapporto "democratico" fra artista produttore e pubblico fruitore.

A cominciare da Made to produce a Spark, scritte e forme elicoidali realizzate per la mostra sul muro dell'atrio del museo da Lawrence Weiner, che rivendica la libertà di non dover creare l'opera. Continuando con Dedicated to Unknown Artists di Susan Hiller che ha raccolto cartoline scritte da sconosciuti, e Witness (del 2000), una sala semibuia dal cui soffito pendono 300 auricolari dai quali, in tutte le lingue, si ascoltano testimonianze sugli UFO.

Finendo con i filmati-performance Sunset to Sunrise di Dan Graham che nel 1969 riprese se stesso e un tramonto, contemporaneamente da più parti, per far capire che l'arte siamo noi.

Dunque, un'arte aperta, comprensibile, resa viva attraverso il pubblico? È Carolyn Christov-Bakargiev, curatrice della mostra, a rispondere a questa domanda: "Sì, possiamo dire che gli artisti concettuali abbiano una concezione democratica dell'arte e che l'opera dipenda anche dal pubblico".