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Genova

Il lavoro e la città

Nel capoluogo ligure una grande mostra a Palazzo Ducale racconta il rapporto degli artisti con la fabbrica attraverso dipinti, fotografie, sculture, video, oggetti, film. E con un festival nelle acciaierie di Cornigliano che si avviano a essere trasformate in centro culturale

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Genova è sempre Genova. Bella, solare, aperta, accogliente come le donne di De André, lunatica come quelle di Fossati, raffinata come le genovesi di Van Dyck.

Anche oggi che è così rimessa a nuovo dopo tutti i lifting degli ultimi anni, per il G8, per Genova 2004, quando è stata capitale della cultura, dopo che il centro è stato sventrato e poi restaurato dalla via San Lorenzo alla piazza De Ferrari, ristrutturato dai teatri ai palazzi alle strade al porto, anche adesso Genova resta quella che era.

Una città di lavoratori, una città di mare, una città che entrarci è come trovarsi in un film di Kurosawa, che se Kurosawa fosse stato italiano è così che avrebbe immaginato le sue scenografie, con quei colori, con quei vicoli stretti in salita e in discesa, con improvvisi capannelli di uomini che cantano a cappella vecchie canzoni di mare, donne che si parlano da una finestra a un'altra o che discutono davanti a un aperitivo al Caffè degli Specchi.

Anche se è tutta nuova Genova la trovi ancora nelle pasticcerie, in quella cioccolateria in pieno centro, nei negozi di fiori o in quelli che preparano sott'oli come cinquanta anni fa, nei negozietti dell'usato o nelle drogherie, come quella che dietro il Palazzo Ducale che vende saponette di Marsiglia e oli e balsami e incensi e sembra di entrare in un altro tempo in un altro spazio a stare lì dentro, il tempo e lo spazio delle navi da Aleppo e delle avventure fino ai mari delle Americhe.

Genova città del mugugno, Genova città dei cantieri, Genova città di operai e lavoratori. E forse non è un caso che proprio l'area degli ex acciaierie di Genova, a Cornigliano, che così tanta importanza hanno avuto nella storia recente della città, nella loro prevista riconversione, sia già diventata punto di incontro e aggregazione con un festival di musica, spettacoli teatrali, e mostre (vedi riquadro pagina 58).

Trecentomila metri quadrati di acciaierie che da oggi, dopo essere state per decenni il simbolo per eccellenza del lavoro e della classe operaia nella città di Genova, verranno smantellate nella parte della lavorazione a caldo dell'acciaio. Le acciaierie di Cornigliano però non chiuderanno: verranno potenziati l'impianto a freddo e la tecnologia, mentre una parte dell'area verrà "mutata".

Verrano costruite strade, parchi, parcheggi, scuole, piazze, un centro culturale. E intanto per festeggiare il futuro recupero di quest'area così importante della città e della sua storia, come si diceva, hanno già preso il via tutta una serie di appuntamenti in un festival dal titolo Mutazione. Iniziative che vogliono celebrare il lavoro e la fabbrica come parte della vita della città e della sua storia.

E non è un caso, anche, che proprio qui, a Genova, la Cgil per festeggiare i suoi primi cento anni abbia organizzato al palazzo Ducale, in questo mix tra alto e basso, una grande mostra: Tempo moderno. Da Van Gogh a Warhol.

Lavoro, macchine e automazione nelle Arti del Novecento. Palazzo Ducale ha ormai abituato alle sorprese. Tutte le mostre degli ultimi anni sono state un contributo originale all'arte e alla bellezza. Anche questa Tempo moderno a cura di Germano Celant con Anna Costantini e Peppino Ortoleva, non è da meno: divisa per nuclei tematici e non organizzata cronologicamente si presenta come una vera e propria immersione nella percezione del lavoro che ha attraversato tutto il Novecento.

"L'intento è di offrire una realtà del lavoro che non è devozionale alla storia", spiega Germano Celant, "né è una visione metafisica o ideologica, ma documentare un percorso in cui i tracciati della rappresentazione del lavoro possono essere letti, come si è venuta costruendo negli ultimi cent'anni di storia, secondo una pluridimensionalità operativa e immaginaria dell'arte".

E così ecco oltre ai dipinti di Van Gogh, come Tessitore e Coppia al lavoro nei campi, ci sono le fotografie di Jacob A. Riis, poetico e durissimo documento: c'è quella che riprende i "produttori di sigari al lavoro nella loro casa popolare", scattata a New York nel 1889.

Una coppia con i tre bambini al lavoro nella loro abitazione, occhi sgranati, facce stupite, come nell'immagine ripresa nel "laboratorio di cravatte in una casa popolare di Division Street", stesso anno, stessa città, stessa povertà, stessa caotica alienazione. In questa sezione si trova anche lo studio per il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, iperfamoso e ipercitato.

E poi Nam June Paik, Natalia Goncharova, Mario Sironi, Fortunato Depero, Florence Henri, Tina Modotti naturalmente, e Sebastaião Salgado. Tutti insieme nella dolce, operaia, raffinata Genova.