Viaggi

Hong Kong (Cina)

A spasso per Kowloon

I locali, i negozi, i ristoranti, i grattacieli, le tradizioni, il presente e il futuro. Affascinante passeggiata tra le vie della città

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Mancano pochi minuti alle 8. La metropoli ancora sonnecchia quando, sotto la galleria coperta del Museo d'Arte Moderna, il Maestro William Ng, impeccabile nel suo completo di raso bianco, si aggiusta sul volto il microfono.

Il timbro del suo inglese accentua la cadenza sincopata non appena l'assistente, Pandora Wu, avvia il registratore: le note di musica ambient ben si sposano con gli accenni allo yin e allo yuan che introducono la lezione di Tai Chi Chuan (boxe delle ombre cinesi).

Dura un'ora, il tempo giusto per poter poi scivolare nei ritmi da movida della zona più densamente popolata di Hong Kong. Il Museo d'Arte e la curiosa struttura a palla di golf (lo Space Museum) che gli sta alle spalle sono al centro della parte meridionale del distretto di Tsim Sha Tsui, a sua volta il più meridionale di Kowloon.

Ancora più a sud il braccio di mare del Victoria Harbour, oltre il quale si staglia l'isola di Hong Kong, sembra un fiume. A oriente l'HK Cultural Center, dal tetto a forma di trampolino da sci, nasconde la secolare Torre dell'Orologio che pare ormai un pesce fuor d'acqua da quando, 30 anni fa, ha smesso di funzionare da capolinea della ferrovia per Canton.

Se dal Museo d'Arte si punta verso oriente ci si imbatte nella metallica figura femminile fasciata da un giro di pellicola che segna l'inizio della panoramica Avenue of Stars.

Lungo questa passeggiata sospesa sul mare i nomi più noti del fiorentissimo cinema di Hong Kong sono ricordati spesso anche dalle impronte delle loro mani. I tanti posacenere disseminati (500 dollari di multa per chi non li usa) rappresentano, assieme ai pannelli solari sistemati sugli edifici più moderni, un piccolo tributo alla lotta anti-inquinamento che ha trovato il suo alleato più convinto in una Cina continentale così affamata di sviluppo da accogliere nel suo seno generoso le vecchie industrie inquinanti del primo miracolo economico.

Nutrite avanguardie dei dieci milioni di cinesi che hanno già inoltrato richiesta di visto per Hong Kong sono avide di farsi immortalare accanto alla statua di un Bruce Lee molto somigliante a un giovane Little Tony. A vestire i costumi tradizionali sono solo i venditori di santini che propongono auguri di pace per un obolo non inferiore ai 10 dollari.

Il culto del denaro non ha confini. Cos'altro se non il dio Guadagno ruba al mare terreno prezioso per rendite immobiliari in costante ascesa, al pari degli edifici? Già si favoleggia dei 120 piani del grattacielo ICC che sorgerà nei dintorni per fare da torre gemella del Two International Finance Center che coi suoi 88 (numero fortunato in Cina) piani svettanti al di là del Victoria Harbour detiene il momentaneo record di altezza.

Appena 40 anni fa il mare quasi lambiva la facciata neoclassica del Peninsula Hotel che, dopo aver accompagnato alcuni passi salienti della storia coloniale, fa tuttora da custode del british style con la cerimonia pomeridiana dell'high tea (servito secondo la tradizione inglese alle 6 del pomeriggio, da non confondersi con il meno aristocratico afternoon tea servito alle 5) nella sua opulenta lobby.

Quasi totalmente precluso alla vista dalle palizzate dei lavori in corso il vicino ex Quartier Generale della Polizia Navale, tra i più antichi edifici dell'architettura coloniale rimasti in piedi. Per scoprire la vecchia città conviene lasciarsi alle spalle Tsin Sha Tsui, tra le zone al mondo più fitte di ristoranti centri commerciali e alberghi, e risalire per l'irregolare andamento di Canton Road.

La strada si lascia a sinistra i moli per le navi passeggeri del più importante porto mondiale dopo Singapore e, sulla destra, i parchi Kowloon e King George. Quindi, oltrepassata Jordan Road, dimezza la propria sezione e allinea negozi specializzati in avorio e tessere di mahjong.

A due passi, tra le vie Battery e Kansu, si apre il Mercato della Giada, la più apotropaica tra le pietre cinesi, mentre parallela a est di Canton Road corre Temple Street, che prende nome dal santuario Tin Hau, dove i fedeli usano consegnare alla divinità corrispondente al loro anno di nascita i biglietti della Banca dell'Inferno acquistati nei paraggi, a Ning Po e Reclamation Street.

Tra Temple Street, chiusa alle auto fin dal pomeriggio per trasformarsi nel più animato mercato notturno della metropoli, e Canton Road scorre maestosa Shangai Street: qui l'imperante libertà commerciale crea una vera giungla di insegne pubblicitarie in cui il rosso - colore porta fortuna- fa la parte del leone. Ad accentuare il suo carattere popolare intervengono, ai civici 492/498 e 470/482, i cooked food markets, tipiche bettole poco illuminate, e i tanti panni stesi alle strette finestre da donne incuranti dei gas di scarico che salgono dalla strada.

Qua e là compaiono le impalcature in bambù tuttora usate per la ristrutturazione di vecchi o la costruzione di nuovi edifici. Scassati condomini convivono fianco a fianco con avveniristiche strutture come quella, all'angolo con Argyle Street, del Langham Place: ci vogliono alcuni minuti perché la sua prodigiosa scala mobile salga fino all'ultimo piano dove una ben dosata scelta di locali multietnici attende i clienti sotto un finto cielo dai tenui colori pastello.

Siamo ormai nel più settentrionale distretto di Kowloon, Mongkok, e dall'omonima strada il tratto di Sai Yeung Choi Street che scende verso sud, è disseminato di posacenere e di negozi di elettronica. Un isolato dopo si incontra Tung Choi Street, animata nel tratto verso nord dal Mercato dei Pesci Rossi (Goldfish), con qualche negozio di bici e uno di macchine da cucire a spezzare la fitta trama di botteghe che soddisfano tutte le esigenze di chi vuol metter su un acquario.

Nel suo tratto meridionale Tung Choi si trasforma ogni pomeriggio nel Ladies Market per una vasta gamma di proposte di cosmesi e abbigliamento femminile. La via successiva, Fa Yuen, propone attrezzi e indumenti sportivi e in direzione nord porta anche lei a Boundary Street.

Al posto di questa strada fino al 1898 sorgeva lo steccato che marcava il confine tra la colonia britannica e il Celeste Impero. Poco prima si incontra Prince Edward Road West, sul cui lato settentrionale, all'altezza del civico 200, si apre l'area dell'affollatissimo Mercato dei Fiori che va a terminare con Yuen Po Street tra i graziosi chioschi del Giardino degli Uccelli.

Qui si scopre quanto i cinesi siano disposti a investire in gabbie lavorate a intaglio, ciotole di porcellana, semi speciali e esche vive pur di contare sulle melodie dei loro animali preferiti. Dalla babele delle offerte dei tanti mercati si può uscire scendendo verso il mare lungo la spina dorsale di Kowloon, Nathan Street.

Avendo fretta si può usare la Tsuen Wan Line (Linea Rossa) della Metro fino alla fermata Jordan. È da qui che Nathan Road esibisce alcune testimonianze di un secolo fa, periodo in cui Governatore di Hong Kong era proprio la persona a cui più tardi la via sarà dedicata, perché da lui fortemente voluta per un veloce collegamento con la Cina.

Appena superato l'incrocio con Austin Road sulla sinistra ci si imbatte nello stile neogotico della chiesa protestante di St.Andrew prima e, subito dopo, al numero 136, dell'Antiquities and Monuments Office Resource Center che archivia ed espone il lavoro di conservazione degli edifici storici.

Forse i reperti secolari più preziosi stanno sull'altro lato e sono i pochi monumentali baniani (Ficus microcarpa) rimasti tra i tanti che facevano di questa grande arteria un maestoso viale. Alle loro spalle si estendono i 14 ettari del Kowloon Park le cui più giovani piante danno profondità e freschezza alle tante attrazioni sorte dove un tempo erano acquartierate le truppe britanniche: il giardino degli scacchi, l'uccelliera, il labirinto, le piscine, il viale e il giardino delle sculture, la torre metallica del Landmark e, all'angolo con Haipong Road, il Centro Islamico e la Moschea più grande della metropoli.

Pochi passi verso sud e di fronte allo sbocco di Peking Road, ai civici 36/44 si aprono le bocche delle Chungking Mansions. La costante presenza di poliziotti trasforma oramai in lievi brividi le forti emozioni suscitate dal bel film Chunking Express che dodici anni fa aveva mirabilmente esplorato questa terra di confine fatta di negozietti e punti ristoro mal illuminati, laboratori con manodopera a poco prezzo, ostelli adatti più a stuzzicare che a dormire.

Pur intimorito dai grattacieli vicini, questo edificio fatiscente di "soli" 13 piani possiede la forte personalità di chi ha saputo resistere alla feroce speculazione edilizia che fino alla fine degli anni Ottanta aveva trasformato Nathan Road in The Golden Mile, il Miglio d'Oro.

Del titolo ormai possono fregiarsi anche altre strade, soprattutto dall'altra parte del Victoria Harbour. Per raggiungerle si può scegliere una della tre linee della MTR che scivolano nei tunnel sotto il mare oppure riportarsi nei paraggi della Torre dell'Orologio: dai moli retrostanti ogni 15 minuti parte lo Star Ferry, tradizionale battello da preferire senz'altro in prossimità delle 8 di sera.

A quest'ora infatti dai principali grattacieli sulle due sponde partono gli spettacolari giochi di luce con cui Hong Kong, mai sazia di primati, vuol guadagnarsi anche il relativo guinness mondiale.