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Sui passi di Cézanne

Si celebrano i cento anni dalla morte del grande maestro francese. Ci si interroga sull'influenza che esercitò sulle Avanguardie artistiche che vennero dopo di lui. Quali luoghi ispirarono la sua poetica? Vediamoli da vicino a partire da Aix-en-Provence
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Un giorno Picasso annunciò al suo mercante di aver "appena comprato la Sainte-Victoire di Cézanne". "Quale dipinto?", chiese il mercante. "Ma l'originale", rispose Picasso. Aveva in effetti acquistato il castello seicentesco di Vauvenargues, dove visse a lungo e all'ombra delle cui torri ancora riposa, ai piedi della montagna Sainte-Victoire, vicino Aix-en-Provence, ritratta decine di volte da colui che riteneva il suo "unico maestro", il "padre di tutti noi".

Non era il solo a pensarla così. Per il suo voler andare oltre l'impressione (la sensazione soggettiva cara agli Impressionisti), "solidificarla", vedere il mondo "obiettivamente", come un oggetto, scomporre e ricomporre gli elementi formali per cercare di penetrare l'essenza delle cose e renderla grazie al colore, Paul Cézanne è da molti considerato l'iniziatore della modernità in pittura. Un "primitivo di un'arte nuova", come si autodefiniva. Un visionario in anticipo sul suo tempo, dalla cui ricerca, a un passo dalla dissolu…

Un giorno Picasso annunciò al suo mercante di aver "appena comprato la Sainte-Victoire di Cézanne". "Quale dipinto?", chiese il mercante. "Ma l'originale", rispose Picasso. Aveva in effetti acquistato il castello seicentesco di Vauvenargues, dove visse a lungo e all'ombra delle cui torri ancora riposa, ai piedi della montagna Sainte-Victoire, vicino Aix-en-Provence, ritratta decine di volte da colui che riteneva il suo "unico maestro", il "padre di tutti noi".

Non era il solo a pensarla così. Per il suo voler andare oltre l'impressione (la sensazione soggettiva cara agli Impressionisti), "solidificarla", vedere il mondo "obiettivamente", come un oggetto, scomporre e ricomporre gli elementi formali per cercare di penetrare l'essenza delle cose e renderla grazie al colore, Paul Cézanne è da molti considerato l'iniziatore della modernità in pittura. Un "primitivo di un'arte nuova", come si autodefiniva. Un visionario in anticipo sul suo tempo, dalla cui ricerca, a un passo dalla dissoluzione delle forme, derivarono le avanguardie del Cubismo e dell'Astrattismo.

Quest'anno, centenario della scomparsa, in Francia è l'Anno di Cézanne. Il centro delle celebrazioni è Aix-en-Provence, dove è nato e vissuto, che ricorda il suo "figlio più illustre", snobbato in vita, con un programma affollato di eventi. Il clou è la mostra Cézanne in Provenza (fino al 17 settembre al Museo Granet, riaperto per l'occasione dopo quattro anni di lavori), un'antologica con 80 olii e 30 acquerelli fatti tornare dai musei di mezzo mondo ad Aix, dove per lo più sono stati dipinti.

È nella sua città che il giovane Paul sviluppa la passione per la pittura. Per volere del padre si iscrive alla Facoltà di Diritto, ma segue anche dei corsi di disegno. Frequenta altre personalità artistiche, Èmile Zola - futuro scrittore e polemista - è suo compagno fraterno. Si scontra con il padre, che lo vorrebbe avvocato o banchiere, ma riesce a partire per Parigi, dove lo attende Zola, per studiare arte. La sua domanda per l'Ècole des Beaux Arts viene respinta, frequenta l'Accademia Svizzera, incontra Pissarro che diventa suo mentore.

Dipinge, frequenta il Louvre, si esercita copiando le opere di maestri. È affascinato da Delacroix, ammira Velázquez e Caravaggio, si ispira ai classici. "Dopo aver visto i grandi maestri che lì riposano, bisogna affrettarsi a uscire e a vivificare in sé, a contatto della natura, gli istinti, le sensazioni d'arte che risiedono in noi". Partecipa alla prima esposizione degli Impressionisti nel 1874 e a quella del 1877; le sue opere ricevono le critiche più aspre.

Per molti anni Paul alterna soggiorni nella capitale e nella città natale, fino a quando, stanco delle difficoltà di affermarsi nell'ambiente parigino, sceglie di tornare ("eccomi dunque ricaduto nel Sud, da dove forse non avrei mai dovuto allontanarmi per lanciarmi all'inseguimento chimerico dell'arte") verso i paesaggi della sua giovinezza, sue principali fonti di ispirazione, ad Aix ("quando si è nati laggiù è fatta, non piace più niente"). La rottura con Zola, che nel romanzo L'Oeuvre tratteggia la figura di un pittore fallito nel quale l'amico si riconosce, spinge l'introverso Cézanne a chiudersi sempre di più.

L'unico diversivo, rispetto ad Aix, rimane L'Estaque, 50 chilometri a sud, borgo di pescatori accanto a Marsiglia, dove soggiorna a più riprese. Cézanne l'aveva scelto per sfuggire alla chiamata in guerra nel 1870 contro la Prussia, viverci con compagna e figlio (al riparo delle intrusioni del padre) e, naturalmente, dipingere. Era un ambiente favorevole alla pittura en plein air: i volumi delle rocce, l'orizzonte luminoso, il panorama sul Golfo di Marsiglia, le ciminiere delle fabbriche, gli archi dei viadotti, i tetti rossi delle case, l'azzurro di cielo e mare. Più tardi, dal 1905 al 1920, l'Estaque attirerà altri pittori, Braque soprattutto, che ispirato dalle ricerche di Cézanne e dai volumi delle case, all'Estaque elaborerà le prime espressioni riconosciute di Cubismo.

L'Estaque, una volta villaggio di pescatori, poi stazione balneare alla moda e centro industriale decaduto, è oggi un quartiere popolare di Marsiglia, che sembra aver conservato nonostante tutto un suo carattere di villaggio, con i suoi caffè, la sua chiesa, i giocatori di bocce, le barche ormeggiate. Da qualche anno, in memoria dei pittori che vi hanno soggiornato, un percorso con pannelli esplicativi segnala i luoghi che li hanno ispirati e, in estate, nel parco dell'hotel Paganini, si organizza una Notte dei Pittori, con performance di acrobati, rappresentazioni della vita dei pittori e fuochi d'artificio finali ispirati alle forme dei dipinti cézanniani.

Ma è ad Aix che bisogna tornare per ritrovare i luoghi di Cézanne. In città, hotel, ristoranti, cinema, persino case di riposo, garage e lavanderie, portano il suo nome. Nel centro storico un itinerario in 34 tappe, segnalato da mattonelle di bronzo con la C di Cézanne, ripercorre i luoghi che hanno segnato la sua vita: dalla casa natale alle scuole frequentate, ai caffè, come il Deux Garçons affacciato su Corso Mirabeau, il salotto cittadino, dove incontrava gli amici.

Lasciando la città si possono ancora contemplare molti dei paesaggi dipinti. Il vero totem è la Sainte-Victoire, un massiccio calcareo alto poco più di 1000 metri che sovrasta Aix, una piramide-muraglia che attrae escursionisti e pittori della domenica, il soggetto dominante dell'intera produzione di Cézanne, a cui dedicò 44 pitture a olio e 43 acquerelli. La sua montagna sacra, un'ossessione ritratta da molti punti di vista, simbolo della ricerca di un equilibrio senza tempo, paesaggio privo di presenze umane, con all'inizio pini dalle forme tormentate a decorare la composizione e, via via, strutture sempre più smaterializzate, mosaici di macchie, astrazioni, visioni dettate dal movimento della luce sui volumi.

Lungo la strada che collega Aix e la Sainte-Victoire, che Cézanne percorreva spesso per piazzare il cavalletto davanti alla montagna, ribattezzata Route Cézanne, si incontrano il neogotico Château Noir, dove il pittore aveva uno studio, e le geometrie ocra e arancio della cava di Bibémus, entrambi più volte dipinti dal maestro. Dopo grandi viali di platani secolari, c'è un ristorantino - oggi il Relais Cézanne - dove anche il pittore si fermava a pranzare; su un tavolo è incisa una Sainte-Victoire che i gestori assicurano sia sua. Più avanti, nel verde, piccoli residence, scuole d'arte, case di campagna.

Sulla collina dei Lauves, dall'altra parte della città, c'è il luogo che più di tutti, insieme alla Sainte-Victoire, racconta Cézanne. È il suo atelier, luogo di lavoro degli ultimi quattro intensissimi anni, diventato museo. Una costruzione a due piani, immersa in un parco con ulivi, fichi, abeti; al piano di sopra, una grande sala da lavoro, di color grigio, con una vetrata che assicura luce uniforme. Molti suoi capolavori sono stati dipinti qui.

I soprabiti appesi alla parete, i cavalletti, i crani, gli amorini in gesso, i vasi sono ancora i suoi, eccetto la frutta che viene periodicamente cambiata. Mele, pere e arance, e poi cipolle accanto a bottiglie d'epoca. Le nature morte permettono a Cézanne di rappresentare un soggetto secondo angolazioni diverse, sperimentare, rompere con la prospettiva classica. "Vorrei stupire Parigi con una mela", afferma, riferendosi alla possibilità di modellare solo attraverso il colore. Gli interessano i volumi, non lo spazio; per lui, tutta la realtà può essere riconducibile a tre solidi geometrici fondamentali: il cono, il cilindro e la sfera.

Dall'atelier parte per andare a lavorare di fronte al soggetto: "Mi immergo nel paesaggio ogni giorno, i motivi sono belli e trascorro così le mie giornate, in modo più piacevole che altrove". Cavalletto, tele, tavolozza, pennelli, ombrelloni da paesaggista per ripararsi da sguardi troppo curiosi, dal sole o dalla pioggia. A pochi minuti di cammino c'è il panorama più elevato rispetto alla Sainte-Victoire.

Lì, da qualche anno, è stato creato un Terreno dei Pittori, con dieci pannelli che riproducono le principali Sainte-Victoire dipinte dal maestro. Un giorno dell'ottobre 1906 ritrae la montagna per ore, sotto un violento temporale. Una sincope lo colpisce, spira una settimana dopo. "Ho giurato a me stesso di morire dipingendo": vi riesce, cercando di cogliere fino alla fine, un'ultima volta, le vibrazioni dell'ombra sulla roccia.