Viaggi

California (America)

Una strada lunga un sogno

Iniziamo un grande viaggio che ci porterà, attraverso alcune celebri arterie, a conoscere gli USA. In questo numero, ecco la Highway One, che costeggia l'oceano Pacifico e tocca luoghi di rara bellezza

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Cinquemila chilometri senza buche. E senza pedaggi e neanche multe, nonostante spesso, anzi quasi sempre, percorsi un filo e anche due sopra i bassi limiti di velocità (75 miglia orarie il massimo, ma solo su rettilinei di venti chilometri a sei corsie più sei). Attraverso quattro stati americani (California, Nevada, Utah, Arizona) e un pizzico di Messico. Tremila e più miglia in un altro pianeta dell'automobile, delle strade e della guida. In autostrada e fuori gli americani ti sorpassano a destra oltre che a sinistra. Ma sempre lo fanno ad una lentezza relativa esasperante e inquietante: il sorpasso è un lungo, interminabile affiancarsi e ci si può guardare, da auto a auto, per minuti. Agli incroci gli americani danno vita regolarmente ad una strana quadriglia, ci si ferma in quattro, dalle quattro direzioni, e si riparte secondo un ordine di precedenza sconosciuto e incomprensibile alle nostre latitudini.

Al momento del parcheggio gli americani appaiono tutti goffi neo patentati, hanno bisogno del triplo dei nostri metri. Ma ne hanno a disposizione dieci volte tanti, lo spazio è per loro una risorsa inesauribile. Se lo riduci, se in movimento ti avvicini ad un'auto americana, se arrivi a venti metri dalla loro coda, subito accostano e ti fanno passare. Sulle carrozzerie delle loro automobili non un graffio o un'ammaccatura, non conoscono il "lamiera contro lamiera". Non suonano il clacson, non per avvertire e neanche immaginano possa servire per "parlare". Non lampeggiano con i fari per chiedere strada, nelle poche curve che incontrano frenano sempre. Comprano la benzina a mezzo euro a litro in stazioni di servizio che sono sempre fuori e non dentro l'autostrada. Ma la vera e totale dimensione aliena è quella di un asfalto sempre liscio e intonso, non una buca, un avvallamento, un rappezzo. E pure ci fanno viaggiare sopra tir lunghi e pesanti il doppio dei nostri, eppure trasportano per strada allegramente anche case intere, eppure è spettacolo comune un caravan che si trascina dietro agganciata l'automobile del padrone di entrambi. Eppure è pure gratis.

Innanzitutto l'auto: un esagerato Suv costa in affitto neanche mille dollari (circa 800 euro) per tre settimane, ogni possibile assicurazione compresa e pure un pieno in regalo. Poi la stazione di partenza: Santa Monica Boulevard, Los Angeles. Quella Los Angeles che in quattro anni ha visto aumentare i non bianchi e non anglosassoni di 456.838 unità e diminuire i bianchi di 64.928. Quella dove uno dei tanti telegiornali in spagnolo lamenta che questi americani sono pericolosi e incauti perché si portano le armi in Messico, dove sono vietate, e qualche volta, sempre più spesso, se le portano lì per vendersele. Dove ti raccontano che anche qualcuno della classe media americana ormai se ne va in Messico a comprare i medicinali che costano la metà o a farsi qualche piccolo intervento chirurgico o a curare i denti a prezzi che in Usa bastano per un cerotto e un'iniezione. Dove la tv in inglese racconta che la prostata resta giovane in eterno se prendi la pillola rossa e il colesterolo scompare con la pillola azzurra.

Giù, timidi con questo cambio automatico che non ti è fratello, fino a Santa Monica: una spiaggia, anzi dieci, cento spiagge messe in fila. Le torrette di avvistamento, quelle dei film e della tv, alle spalle case, ville e alberghi di ogni genere architettonico: la baita alpina, la cupola araba, il legno, il metallo, il vetro, il liberty, il barocco, il pazzesco. Un edificio enorme fatto tutto di container, gli uccelli oceanici, i rulli batti sabbia del diametro due volte un uomo e il pontile che va a mare. Il pontile-città: sopra c'è il Luna Park, i ristoranti, i negozi, la discoteca, la stazione di polizia. Fronte all'oceano e volante a destra: la numero 1, la strada da Los Angeles a San Francisco con il Pacifico sempre alla tua sinistra, la strada de Il laureato.

Guardi il mare e all'inizio non fai caso al fatto che a destra si sussegue, inosservato, il mondo: montagne, gole, canyon, deserti, foreste. In settecento chilometri di una costiera amalfitana moltiplicata per cento c'è tutto. Scorre Malibu, poi Oxnard, base dei marines e coltivazione intensiva di fragole, quindi Ventura e poi Santa Barbara, grande come tre Rimini e leccata come Positano. A Goleta Beach assaggi per la prima volta uno strano pane, anzi una pagnottona ripiena al crostaceo, svolge la funzione che qui da noi ha il tramezzino. La cultura del pontile è onnipresente, è il modo locale di fruire del mare (sempre freddino) se non sei sopra una tavola da surf. Poi sparisce l'oceano, ecco le Salomon Hills e, quando finiscono, i castelli delle fate di Morro Bay. Un sassone di centinaia di metri dentro una baia, dune a mare, foche, leoni marini a spasso come da noi neanche i gatti. Ci sei dentro, ma non riesci a credere di essere in un luogo che esiste davvero, loro ci vanno in vacanza e spendono anche poco.

Da Morro, dopo aver verificato che mangiar pesce appena pescato sulla terra non solo si può ma è anche la cosa più ovvia e dopo aver fotografato anche le gengive di enormi foche tanto placide quanto libere, via verso l'incredibile Big Sur: villaggi e vegetazione di alta montagna a picco sull'oceano, panorami ciclopici sulle onde e nel vento del Pacifico, scogliere che quelle di Dover sembrano a misura di nano, lavorate al cesello dalla natura, rocce di ogni colore. Ci sono passati a milioni ma comunque alla guida ti senti esploratore. Che si riposa a Monterey (già, una volta anche quassù c'erano gli spagnoli). Da qui partivano a catturar balene, oggi partono due volte al giorno per portarti a vederle. Tu diffidi ma le balene ci sono davvero, sei entrato, in carne e ossa, per 50 dollari nel mondo di Quark.

Neanche 100 chilometri prima di San Francisco, sulla sinistra, un villaggio patrizio inglese del '700. La curiosità ti porta ad una garitta medioevale dalla quale ti chiedono: "Pranzate da noi?". Rispondi sì e sei nel parcheggio di Goldfinger: Ferrari, Maserati e Bentley come Smartine e valletti in divisa da golf, green chilometrico sull'oceano e castello-albergo-enoteca-ristorante. È il Ritz Carlton di Half Moon Bay, un'escursione da 150 euro, mancia compresa, nel pianeta di James Bond quando temevi, calcolavi su scala europea che fosse una botta da 400 o giù di lì.

Ed ecco San Francisco, in macchina il Golden Gate lo vedi da sopra una collina, la città è a destra. C'è tutto: il tram che al capolinea si gira a mano, i saliscendi degli inseguimenti in auto, Alcatraz e un lungomare intorno al quale si vive. Musica, cibo, barche. Per andare sotto il Pontone ad assaggiare l'onda oceanica mentre ne costeggi i piloni. Per andare a spasso nella baia a guardarla San Francisco, spalmata sui suoi rilievi come Nutella sul pane.