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Agriturismo all'argentina

Si dorme nelle estancias, si gioca a polo con i fuoriclasse, si vive la vita dei gauchos
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All'alba, quando nella pampa infinita l'erba alta è ancora coperta di rugiada, i primi gauchos si lanciano a briglia sciolta verso l'accampamento, riparato dagli immensi alberi che allineano i 50 ettari del parco dell'estancia La Benqueriencia. Indossano un foulard avvolto al corpo, un cappello - o basco - rosso, nero o blu calcato fino alle sopracciglia e una cintura decorata con placche d'argento dove è sospeso un pugnale dal manico in corno lungo una quarantina di centimetri. Sugli stivali portano speroni a rotelle appuntite. Si raggruppano davanti al fuoco per gustare il primo mate della giornata. Caldissima e amara, la bevanda passa di mano in mano in un contenitore seccato a forma di fiasco, ricavato da quello che qui si chiama pudicamente "la pelle dell'orgoglio del toro".

Poco distante, dalla piattaforma di un carro trainato da quattro cavalli - che lui comanda con il pugno di ferro - Guillermo Staudt tiene la situazione sotto controllo. Il settantenn…

All'alba, quando nella pampa infinita l'erba alta è ancora coperta di rugiada, i primi gauchos si lanciano a briglia sciolta verso l'accampamento, riparato dagli immensi alberi che allineano i 50 ettari del parco dell'estancia La Benqueriencia. Indossano un foulard avvolto al corpo, un cappello - o basco - rosso, nero o blu calcato fino alle sopracciglia e una cintura decorata con placche d'argento dove è sospeso un pugnale dal manico in corno lungo una quarantina di centimetri. Sugli stivali portano speroni a rotelle appuntite. Si raggruppano davanti al fuoco per gustare il primo mate della giornata. Caldissima e amara, la bevanda passa di mano in mano in un contenitore seccato a forma di fiasco, ricavato da quello che qui si chiama pudicamente "la pelle dell'orgoglio del toro".

Poco distante, dalla piattaforma di un carro trainato da quattro cavalli - che lui comanda con il pugno di ferro - Guillermo Staudt tiene la situazione sotto controllo. Il settantenne gentiluomo-proprietario della tenuta nella provincia di Buenos Aires, si sta rivolgendo a una coppia di turisti francesi che ha scelto di scoprire l'Argentina e il mondo delle estancias della pampa con la formula "ospiti paganti".

Per l'occasione, ha indossato il costume tradizionale, e sopra i pantaloni a sbuffo porta con fierezza un grembiule in cuoio su cui brilla la rastra: una grossa fibbia in argento decorata con tre cardi, emblema della prateria e blasone della sua famiglia. Un gilet e un poncho di pura lana di vigogna completano la tenuta e contribuiscono a dare all'insieme un'immagine di ricchezza, eleganza, comodità e solidità. Le stesse che traspaiono dalla vasta tenuta di famiglia. "La proprietà creata da mio nonno, sbarcato in Argentina nel 1877 conta oggi 2150 ettari, di cui solo un terzo è riservato all'allevamento. Le nuove tasse e alcune diverse imposte hanno spinto un certo numero di proprietari a frazionare quelle fattorie che solo fino a venti anni fa potevano raggiungere 200 mila, 400 mila ettari. Io, da parte mia, ho puntato sul leggendario senso dell'ospitalità e dell'accoglienza degli estancieros e ho scelto di aprire la mia casa: solo poche stanze, che mettiamo a disposizione dei turisti curiosi di conoscere la nostra cultura".

Ma non tutto si spiega con la preoccupazione di rendere redditizie le strutture. C'è anche il desiderio di veder rivivere il parco, i magnifici giardini in fiore e la grande casa coloniale con portico. Dalla decorazione insolita dell'ampia sala da pranzo e delle camere inizio secolo nasce un profumo di nostalgia accentuato dalle vetrinette in cui sono affastellate le superbe collezioni di vasellame e gioielli indiani. Il mito delle estancias si associa a quello degli anni folli e delle ingenti fortune realizzate dagli allevatori argentini.

Molti frequentavano i luoghi alla moda, da Parigi a Montecarlo, a Cannes. Marta Facio Staudt, anziana pimpante e molto distinta, ricorda quei tempi: "Degli estancieros attraversarono l'Atlantico in prima classe a bordo di lussuosi transatlantici e portando con sé non solo la servitù ma anche una o due mucche per fornire latte fresco ai figli durante il soggiorno. Questo causò disappunto nel direttore del Negresco, che finì per affittare loro una stalla!". Nella pampa che come un mare vegetale circonda Buenos Aires, ancora si nascondono decine di estancias di grande prestigio e con un passato favoloso, costruite dalla prima o dalla seconda generazione di emigrati europei. E alcune sono aperte al turismo.

Costruita nel 1881 in stile spagnolo, l'estancia La Martina, è specializzata nell'allevamento e nell'addestramento di cavalli da polo, accoglie giovani principi indiani o malesi, giovani australiani e i membri dei più prestigiosi club yuppie americani, che vengono per perfezionarsi sotto la guida del giovane Dolfi Cambiaso, campione della Coppa del Mondo di polo nel 1994 a soli 17 anni. "Da che arrivò qui, mio nonno ha iniziato a piantare centinaia di cipressi, eucalipti e araucaria per creare dell'ombra nella pianura. Servivano anche da riparo per i cavalieri che, smontati da cavallo dopo essersi allontanati troppo, rischiavano di perdersi tra l'erba alta e morire".

In Argentina, i baschi hanno lasciato un loro marchio. Arrivati in gran numero non solo per badare alle immense greggi di pecore della Patagonia ma anche per vendemmiare nelle vigne ormai sempre più celebri di Salta, della Roja o di Mendoza, si fecero molto rapidamente la fama di ottimi mezzadri.

Alla Portena, una piccola, incantevole fattoria, molto nota, con solo 5 camere per gli ospiti, Manuel Gûiraldes evoca lo zio Ricardo, autore del bestseller Don Segundo Sombra. "Per scrivere la leggendaria storia di gauchos, si ispirò alle nostalgie e ai sogni dei baschi che lavoravano nella nostra estancia". Manuel e i suoi uomini hanno catturato al lazo i giovani manzi che sono stati marchiati con il ferro incandescente. Al calare della notte hanno cantato e ballato al suono di un bandonéon (fisarmonica) e di una chitarra intorno al letto di brace dell'asador dove hanno grigliato dei quarti interi di manzo.

In francese, con molta esitazione e un accento affascinante, Maria de Bary de Brané e suo marito, Héctor Juan ripercorrono le origini di Los Patricios: "Come tanti altri, mio nonno ottenne questa terra come ricompensa per il coraggio dimostrato nelle guerre contro gli indiani e il Paraguay. Arrivato come un semplice marinaio, visse nel suo ritiro come viceammiraglio dopo essere stato salvato in battaglia dal generale Roca, futuro presidente della Repubblica".

Attualmente l'estancia, con i suoi duemila ettari, è interamente dedita all'allevamento e all'addestramento dei cavalli da polo. A disposizione dei turisti non ci sono che 5 stanze dall'atmosfera deliziosamente rétro, così come la sala da biliardo e la veranda. La sera, sotto un superbo cielo stellato, il padrone di casa offre nelle caraffe di cristallo liquori invecchiati. Nati selvaggi, aspri e violenti, sono diventati forti e generosi, portatori di ogni segreto, di tutti gli aromi e dei profumi della pampa. Un po' come questo Paese.