Basta guardare l'ultima creatura urbanistica per rendersene conto. È l'Omote Sando Hills disegnato da Tadao Ando: uno shopping center più una ventina di appartamenti, su cinque piani ma all'interno di una struttura bassa, alleggerita dall'uso del vetro e dirimpetto a un filare di antichi olmi. Anima del progetto è lo stesso imprenditore, Minoru Mori, che solo tre anni fa ha inaugurato il Roppongi Hills, ambizioso polo multifunzionale che comprende musei, negozi, piazze e camminamenti con opere d'arte esposte a cielo aperto.
I due centri sono le ultime e più notevoli realizzazioni architettoniche della città, perfetti esempi del new deal urbanistico: non più solo un'attenzione ossessiva all'acquisto e al consumismo, che in anni precedenti aveva spinto alla costruzione di enormi mall, anarchicamente incastrati in un tessuto urbano disordinato, bensì progetti meditati e affidati a grandi architetti, più rispettosi dell'ambiente e mirati a concentrare nello stesso luogo cultura e arte, abitazioni e negozi, uffici e spazi per il tempo libero.
L'intento è di costellare la megalopoli di microcittà, di sottoinsiemi di metropoli dove dopo una visita alla galleria d'arte si possa indugiare in un caffè all'aperto oppure regalarsi un massaggio e una seduta di nail art prima di acquistare un abito e magari tornarsene nel vicino ufficio. Il tutto a ritmo di una musica soft, composta per Omote Sando Hills da un celebre chill out dj di Tokyo, Hiroshi Fujiwara.
Nel giro di pochi anni si è evoluto anche un nuovo concetto di eleganza, che vive nell'equilibrismo funambolico delle più svariate suggestioni. È la pasticceria del maestro francese Pierre Hermé progettata nel quartiere di Aoyama (85-51-8 Jingumae) da Masamichi Katayama, anima dello studio di interior design Wonder Wall, come una boutique super lusso in cui i dolcetti europei sono esposti in bacheche di vetro degne di una gioielleria, se non fosse per il pavimento e i soffitti che ricordano molto i popolarissimi convenience store aperti 24 ore su 24 in tutte le grandi città del Giappone.
Katayama, guru nella realizzazione dei negozi, ha firmato anche lo store Bapexclusive sempre ad Aoyama (5-5-8 Minami Aoyama), facendo girare su un nastro circolare identico a quello dei sushi bar le sneakers, icone dello streetwear giapponese del brand A Bathing Ape. Chic a Tokyo è comperarsi le Adidas rivisitate e corrette dallo stilista giapponese più concettuale, Yohji Yamamoto, nel negozio Y-3 appena nato dalla stretta di mano fra la casa tedesca e il designer (5-3-20 Minami Aoyama). Dove Y-3 è una linea completa di abbigliamento sportivo, tutto in bianco e nero, esposta nel nuovo negozio dalle pareti a specchio che si innalzano su tre piani.
L'Europa e Tokyo si chiamano, mai come ora si cercano, e affidandosi a celebri architetti nipponici tutti i brand europei dell'alta moda sono approdati qui. Uno dietro l'altro, in pochi anni, e tutti nella zona di Aoyama o sulla Omote Sando, la via più raffinata, quasi un boulevard parigino dove sempre più spesso si incontrano ragazze e signore in kimono, dopo anni di oblio dell'abito tradizionale. Portato con disinvoltura, però, magari con le zeppe e la borsetta made in Italy, l'obi girato intorno alla vita come una leggera fusciacca, i capelli lasciati sciolti.
Concedere ai suoi abitanti il lusso della raffinatezza ma anche la possibilità di rallentare, divertirsi, spezzare il ritmo lavoro-pendolarismo-casa, muoversi con più calma in ambienti armoniosi: è questa la sfida di chi sta ripensando la città, che ha corso troppo, si è spinta già abbastanza avanti e vuole ritrovare un'anima. Non certo tornando indietro, bensì promuovendo un nuovo stile di vita tanto più all'avanguardia quanto più recupera con l'occhio dell'oggi aspetti della tradizione per integrarli in quello che a Tokyo chiamano ora Lohas: Lifestyle of Health and Sustainability.
La definizione è americana, ma qui viene subito reinterpretata per assumere sfumature diverse, nella consapevolezza che bastava guardarsi un po' indietro per ritrovare i modi di un vivere metropolitano più umano. Ed ecco che accanto allo scintillio vetro acciaio dei quartieri simbolo della grandeur, Aoyama, Shibuya, Ginza, Harajuku dove impazza la cultura pop, altri luoghi più nascosti stanno rinascendo cavalcando la nuova tendenza.
È il caso di Meguro e di Jiyugaoka, più appartati, con piccole stradine e case basse, mercatini all'aperto e una vitalità un po' bohémienne. Qui, lungo le rive del fiume Meguro, si sono trasferiti i creativi del Lohas come Shinichiro Ogata che è insieme ristoratore e designer. Ecco perché ha pensato di aprire Higashiyama (1-21-25 Higashiyama, tel. 0081-3-57201310), un ristorante di cucina nouvelle japonaise, ma anche il quartier generale del suo piccolo studio di design Semplicity, così che nello show room annesso si possono acquistare oggetti per la casa: teiere, ciotole, piattini sulla scia del minimal chic contemporaneo, ma realizzati con materiali tradizionali. Accanto gestisce anche una sala da tè che di sera diventa club.
Sempre a Meguro ha appena visto la luce Kakitsubata (1-13-11 Aobadai), un negozio di ceramiche, lacche e suppellettili in bamboo hip&chic che riassumono le tradizioni artigianali di tutta l'Asia con tocco fusion. Poco distante è nato l'ultimo degli hotel di Tokyo, destinato a fare tendenza per il concept inedito. Si chiama Claska (1-13-18 Chuo-cho, tel. 0081-3-57738620), è gestito da un team di artisti che ha affidato il décor allo studio inglese di graphic design Tomato e ha solo nove stanze per i clienti casuali, mentre le altre ventisette vengono affittate mensilmente.
Sta perciò diventando un ritrovo di artisti, che si fermano qui per un po' e intanto espongono le loro opere nell'open space al secondo piano. La lobby al piano terra è il luogo privilegiato per party ed eventi mentre il Dogman è un salone di bellezza per cani. Perché i tokyoti amano sì i pet digitali, ma ora hanno anche scoperto il calore di un animaletto vero, in un gioco ancora più postmoderno di quello virtuale nel rimando ai salotti della Mitteleuropa.