A "dirigere" è Gigi Pedroli, di professione artista e cantautore per passione, che simboleggia la vera vita dei Navigli milanesi. I suoi ricordi in versi riportano agli anni '70 quando attorno a questi canali artificiali ci vivevano soprattutto meridionali.
"Quante canzoni ho dedicato a queste acque e ai personaggi che vi ruotavano intorno. Una è per Sauro che con il suo pigiama di flanella era solito dormire sotto le stelle, dopo aver fatto una scorta di vino, "riparato" solamente da un ponte di ferro. Un tempo, gli affitti delle case da queste parti costavano poco - continua Pedroli - e quindi gli emigranti del Sud potevano facilmente trovare un'abitazione.
Oltre a loro, vi eravamo noi uomini stravaganti ed esteti - cantanti, scrittori, poeti (un nome noto è quello di Alda Merini che ancora vi abita, al secondo piano senza ascensore di un vecchio palazzo) - alla ricerca di spazi grandi ma tranquilli dove dar sfogo alla nostra creatività".
Attualmente Gigi ha smesso di comporre brani e si dedica completamente alle sue incisioni e pitture: una per tutte "la festa dei Navigli" che rievoca l'allegria degli abitanti (le sue opere, insieme a quelle di molti altri artisti contemporanei sono esposte nel Centro dell'Incisione Alzaia Naviglio Grande, nella via omonima al civico 66; 02-58112621, aperto dalle 16 alle 19, chiuso domenica e lunedì) ma ogni occasione è buona per improvvisare un mini concerto e combinare l'arte con la gioia di vivere e dello stare insieme.
"I Navigli rappresentano il mio luogo dell'anima ma non riesco più trovare ispirazione da questi canali così come sono oggi: troppa gente e poi non ci sono più i personaggi bizzarri di una volta che m'incuriosivano".
Cos'è cambiato? Oggi i Navigli sono uno dei quartieri più ricercati: vecchi laboratori artigiani, fabbriche dismesse, sono stati trasformati in avveneristici loft occupati da designer, fotografi, architetti, stilisti.
Affitti alle stelle e case in vendita a seimila o settemila euro al metro quadro, come sulla Senna a Parigi. Ma è anche una delle zone più frequentate, soprattutto dai giovani, in cui pullulano locali di ogni tipo: pub, ristoranti, paninerie, gelaterie.
Qui la notte arriva presto e si fa sempre più piccola. Comincia con l'aperitivo (ma i milanesi lo chiamano happy hour) e finisce a caffè e brioches calde. Oggi, ed è la grande novità di quest'ultimi mesi, alcuni tratti dei Navigli sono tornati ad essere navigabili (ad opera del Consorzio Navigli Lombardi S.c.a.r.l. che ha il compito del recupero e della valorizzazione dei canali (www.naviglilombardi.it).
Un'opportunità nuova per il tempo libero, ma anche una straordinaria risorsa per incrementare il turismo, in una città troppo spesso conosciuta solamente per la moda e il business. La minicrociera cittadina, parte da Alzaia Naviglio Grande 66 e porta fin sotto il campanile di San Cristoforo: al di là del ponticello di ferro la piccola chiesetta, in stile romanico, sembra una cartolina d'altri tempi.
Le acque sono pulite e molto popolate: bisce d'acqua, rane, pesci, libellule e ancora i germani che nidificano lungo gli argini. Poi la barca torna verso la Darsena di Porta Ticinese, ovvero il "porto" (sono in corso i lavori per un parcheggio sotterraneo da oltre 700 posti), che è ciò che rimane del complesso sistema di canali e fiumi.
Qui confluiscono il Naviglio Grande e il Naviglio Pavese, così come il fiume sotterraneo Olona. In passato erano ben 140 Km di corsi d'acqua che collegavano il capoluogo padano con il Ticino e con l'Adda e rappresentavano un'importante via di navigazione e di trasporto. Persino per la costruzione del Duomo ci si servì delle acque dei Navigli.
Nel 1386 Gian Galeazzo Visconti concede agli agenti della Fabrica del Duomo di poter trasportare liberamente a Milano - cioè senza pagamento di pedaggio - tutto il necessario per la nuova costruzione: legnami, pietre e i marmi delle cave di Candoglia, vicino il Lago Maggiore (il tutto durò per quasi cinque secoli, fino al 1913). Tra il 1830 e la fine del secolo la sola Darsena registreva una media di 8000 barche in entrata e in uscita, per un movimento complessivo di 350 mila tonnellate l'anno di merce, specie per i cantieri edili.
Intorno al 1936, il numero di imbarcazioni che attraccavano nel "porto milanese" erano una settantina al giorno, un numero elevato e superiore persino di quello dei natanti che entravano nei porti del Sud Italia: Bari, Brindisi, Messina.
Nel 1953 la Darsena si collocava al tredicesimo posto nella classifica dei porti nazionali per ricevimento merci. Ma con l'avvento dei mezzi gommati, il costo dei trasporti sui Navigli diventa troppo alto e così venerdì 30 marzo 1979, l'ultimo barcone ormeggia alla Darsena, in una pallida giornata nebbiosa, scaricando l'ultimo carico di sabbia.
Nel tempo questa "autostrada d'acqua" è stata progressivamente coperta perché i canali erano malodoranti e considerati d'intralcio al traffico. Ma non sono poche le tracce ancora visibili in città.
Ad iniziare dal Naviglio Grande, Pavese e della Martesana, fino ai nomi di alcuni strade (Laghetto, Conca del Naviglio, Pontaccio). E' rimasto il vicolo dei Lavandai (che si stacca lateralmente dalle sponde del canale più antico di Milano, il Naviglio Grande), ricordo di una Milano ancora manzoniana, con le tipiche tettoie, dove le donne andavano a lavare i panni.
Dalla fine dell'800 e fino agli anni '50 del Novecento venne utilizzato come lavatoio delle classi meno abbienti che ne ricavano una vera e propria attività al servizio delle famiglie benestanti. Si possono vedere ancora i "brellin", le lastre in pietra inclinate dove le donne s'inginocchiavano per strofinare gli indumenti.
L'ultima domenica di ogni mese, il primo tratto del Naviglio Grande, da viale Gorizia al ponte di Via Valenza, si anima ancor di più con il mercato di antiquariato. Quasi quattrocento espositori e un'ampia scelta di mobili, orologi, porcellane, argenti, gioielli, libri, stampe, fumetti. E poi si può passeggiare lungo gli argini o tra le corti delle case, con le ringhiere fiorite di glicine o gerani, per rivivere il fascino quasi veneziano di un tempo, di una vita che scorreva lenta sull'acqua.
Il Naviglio Pavese, che finisce per incrociare il Naviglio Grande, non è molto diverso d'aspetto. In più ci sono i filari d'alberi, ci sono "i barconi galleggianti" dei ristoranti che sfilano uno accanto all'altro e le case tutte colorate: gialle, rosse, grigie.
Tra gli altri Navigli, quello della Martesana, noto anche come Naviglio piccolo, collega Milano con il fiume Adda, ed è percorso tutto intorno da una pista ciclabile (nei pressi di via Melchiorre Gioia). Infine da ricordare il Ponte delle Sirenette che, costruito tra il 1840 e il 1842, su progetto dell'architetto Francesco Tettamanzi, ebbe molta importanza perchè si trattava del primo ponte di ghisa costruito a Milano (tanto che i milanesi l'avevano ribattezzato scherzosamente "ponte delle sorelle ghisini"). Ha quattro statue, anch'esse di ghisa, che rappresentano sirene munite ciascuna di un remo.
Era uno dei tanti passaggi pedonali che varcavano il naviglio ma soprattutto divenne il punto di incontro per le coppiette e, si racconta, che tra gli innamorati vi era l'usanza di carezzare le statue delle sirenette per rendere a sé propizie quelle divinità. La gloria del ponte ebbe fine nel 1930, con la copertura dei Navigli e così fu deciso di trasferirlo al Parco Sempione (dietro il Castello Sforzesco), dove tutt'ora fa bella mostra di se' tra pioppi e salici piangenti.