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Enciclopedia del vivere in provincia

Lo scrittore Diego Marani racconta Tresigallo negli anni Sessanta: un piccolo centro del Ferrarese con tutta una galleria di personaggi e riti che oggi sono scomparsi. Un libro divertente e malinconico

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Tra le “Città del Novecento” italiane, Tresigallo, in provincia di Ferrara, è uno degli esperimenti più riusciti. Come molti agglomerati con caratteristiche anti-urbane e rurali costruiti dal Fascismo, la cittadina, voluta dall’allora ministro dell’Agricoltura Edmondo Rossoni, tresigallese, fu costruita dal nulla sulla sponda sinistra del Po di Volano in puro stile razionalista, lungo assi stradali che portavano a Ferrara, in un’area bonificata dagli Estensi nel Cinquecento.

Proprio dal nulla, in realtà, Tresigallo non fu costruita: già nel Medioevo esisteva, nello stesso sito, un borgo chiamato Transcalem (al di là dall’argine), sorto intorno alla Pieve di Sant’Apollinare. A questo centro di cinquemila abitanti, Diego Marani, ferrarese, ha dedicato “Enciclopedia Tresigallese”, un libro divertente e insieme maliconico che racconta la sua infanzia popolata di personaggi dai soprannomi insoliti, di luoghi, vizi e abitudini sempre uguali «sotto un cielo implacabile».

È un viaggio nell’universo pigro e magico della campagna emiliana degli anni Sessanta, dove l’arrivo del mercato del martedì era un evento atteso tutta la settimana, dove l’unico cinema era il solo mezzo per conoscere mondi lontani e sognare durante i lunghissimi inverni di nebbia e neve, e i tre bar erano una palestra di infinite dispute politiche e sportive. Molto più concreto era invece l’emporio dalla pesante porta di vetro, per i bambini una fonte continua di meraviglie e sorprese con i giocattoli, le canne da pesca, la brillantina, le calze da donna e i bottoni, accatastati sugli scaffali. Da Tresigallo si arrivava al mare in bicicletta che era anche il mezzo più comodo per andare a pesca nel Po «l’unica cosa mobile di tutta la pianura».

Quella di Marani non è solamente una «enciclopedia di luoghi e cose», di personaggi grotteschi e retró, è la testimonianza amara della trasformazione inesorabile di un territorio dove le fabbriche dalle ciminiere “sironiane” hanno chiuso una dopo l’altra, «minacciate dall’irresistibile vento dell’economia moderna» che ha travolto e reso, negli ultimi anni, irriconoscibile un universo che era invece ricchissimo di riti, colori e sapori.