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Lunghe notti a est

Locali hi-tech, serate di dj star, ristoranti internazionali. I giovani di Bucarest hanno cambiato il volto della loro città

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Camminando su e giù da piazza Romania verso largo Unirii, gli squilibri spazio-temporali stanno appesi alle architetture di stampo sovietico sotto forma di giganteschi cartelloni pubblicitari, insegne di casinò e propaganda di ipermercati. La rivoluzione del dicembre 1989, a prima vista, sembra aver prodotto a Bucarest soprattutto scompensi estetici. Lo stile grigio ed essenziale dei palazzoni e delle case dell'ex impero del Conducador Ceausescu, adornate qui e là da elementi rococò e volute gotiche, è ormai sempre più spesso rimpiazzato da colori acidi e brucianti, violentato da gigantografie di modelle seminude, orologi e profumi che invadono il cielo sopra le teste dei bucuregni metropolitani. Boulevard Balcescu e Bratianu, soffocati dal traffico impazzito di Dacia, Lada Niva, Mercedes, Bmw e Porsche, sono ormai un susseguirsi infinito di negozietti, case di cambio (per le rimesse degli immigrati), bar, ristoranti, casinò, night club e sexy shop. Sembra non esserci scampo all'assedio. Certo qualche cortile tranquillo si trova ancora, magari dietro la chiesa ortodossa di Baratiei, oltre l'ombra delle cupole color verderame, nascoste dall'ennesima pubblicità di scarpe a buon mercato. Ma il centro città è la quintessenza delle contraddizioni, rumorose e invadenti: guardie armate stanno all'erta di fronte ad ambasciate, residenze private, gambling house e banche, mentre qualche zingaro cerca di attraversare la strada senza farsi falciare da coupé e fuoristrada dai vetri oscurati guidati da ragazzi con l'orecchio appiccicato al cellulare. In realtà la città non è Las Vegas. Eppure ha un non so che di sensuale. Basta però spostarsi di mezzo miglio verso le periferie subito ricompaiono i casermoni nudi e crudi, serpenti di cemento che ancora deprimono e intimoriscono al solo passarci vicino. Qualche borgo residenziale con ville del primo Novecento (spesso trasformate in ristoranti di lusso o club), grandi viali alberati e silenzi inattesi, si apre poi verso il sud del centro. Ma non esiste nessuno stile o piano regolatore. Sta cominciando anche qui la speculazione edilizia. I lotti edificabili costano sempre di più e non stupirebbe l'inaugurazione entro breve di cantieri per Bucarest 2 e 3. La capitale è uno degli ultimi luoghi al mondo dove la frontiera tra il retaggio stalinista e l'opulenza capitalistica convivono pienamente, almeno nelle forme. Per strada si vendono libri e cd masterizzati (da Mein Kampf in romeno alla musica pop israeliana), i negozi straripano di merci (come nelle grandi capitali va di moda il nero/chic e lo stile italiano) e sui 30 canali della tv via cavo vanno forte le soap opera brasiliane e i talk show di gossip cittadino. Hanno definito i romeni moderni, ormai in febbrile e preoccupata attesa dell'ingresso nel 2007 nell'Ue, "estremamente adattabili, pieni di risorse, emigranti pseudocosmopoliti in viaggio verso un nuovo mondo di consumi e globalizzazione orientale". In effetti anche a parlare con i ragazzi per la strada o con qualche giovane e stylish nouveau-riche (prole di padri intraprendenti che hanno sfruttato la privatizzazione delle industrie statali, le commesse internazionali e gli investimenti stranieri nel migliore dei modi, non necessariamente puliti), si capisce poco della personalità e dell'atteggiamento che hanno verso il resto d'Europa. Un boom economico visibile, in ascesa sorprendente, che però è davvero limitato solo ai grandi centri urbani, e nello specifico, a Bucarest downtown. Per ora. Oggi i 2 milioni di abitanti metropolitani spiccano in netto contrasto con i 23 milioni di romeni che ancora abitano le zone rurali e che sono lontani dalla via del capitalismo. Ma tutti sembrano adattarsi alla situazione nella stessa aggressiva maniera che ha permesso al Paese di sopravvivere al fascismo prima, e al comunismo di Ceausescu successivamente. Un sabato pomeriggio di sole velato e luci tenui, cedo alle tentazioni dell'Est. A piedi da Piata Unirii mi avvio verso i quartieri più popolari di Calea Vitan: obiettivo il Bucarest Mall, un grande centro commerciale moderno, colorato e affollato. Dentro, tra scale mobili, cupole di vetro, ristoranti, palloncini, fast food e centinaia di negozi, i ragazzi vanno avanti e indietro tra i corridoi per guardare le vetrine, andare al cinema multiplex e scambiarsi compagnie. Cellulari a ogni orecchio. Catene di negozi internazionali. Sembra di stare al Serravalle Outlet la vigilia di Natale. Tutti vestiti uguali, guardie attente ai furti (e alle mie macchine fotografiche: vietato scattare senza permesso della direzione) e musica hip hop in sottofondo. Fuggo dopo meno di due ore. È tutto omologato. In un pomeriggio di caucciù, raro per la latitudine romena, piego a nord-ovest in direzione di Lipscani, il quartiere storico, fatto di case di mattoni e legno, piccoli negozi scampati alla rivoluzione stilistica, botteghe e gallerie d'arte (sono tutte raccolte in un vicolo che si chiama Hanul cu tei), stradine di pietra e palazzi délabré con tanto di panni stesi. Pochi ragazzi qui. Qualche nuovo locale alla moda (il Market Café per esempio) attira yuppies all'intervallo di pranzo, ma è, per ora, un'eccezione. Qui si trovano perlopiù case della sposa, rigattieri e mercerie. E zero traffico. Qualcuno vende orologi a cucù, poster sbiaditi, pezzi di ricambio di chissà che. Un'oasi temporale lontana un secolo buono dalle ragazze vestite di Gucci, dalla metro affollata, dalle tv al plasma nelle vetrine del centro. A Lipscani esiste invece ancora un'intimità urbana dove trovare banchetti di fiori e vecchine che vendono dolci fatti in casa. Durante le mie giornate frenetiche, tra discoteche alla moda, parchi fioriti con tanto di laghetti e pedalò, interviste con giovani imprenditrici, palazzi immensi e ritmi degni di Milano, sono finito spesso da queste parti a camminare, anche solo per tirare il fiato e guardare in giro. Soprattutto dopo esser stato a visitare il Palatul Parlamentului, l'immane sede dell'odierno Parlamento romeno fatto costruire da Ceausescu durante il periodo più oscuro del suo regime. Mille stanze, 12 piani che in origine dovevano diventare la tana del Partito Comunista e dei suoi dirigenti, il centro del potere del dittatore che non solo non vi abitò mai, ma che non fece in tempo nemmeno a veder completato il suo folle sogno edile. Oggi è possibile visitare alcuni degli ambienti grandiosi che dominano la collina di 84 metri affacciata su Piata Constitutiei. Dentro ci trovate marmi pregiati, candelabri da 3 tonnellate, tappeti giganti e opere d'arte moderna, ambienti austeri e sale ricevimenti che è addirittura possibile affittare per eventi e manifestazioni private. Molto popolari tra le aziende di un certo rilievo. Ma ancora oggi ci sono parti del palazzo non terminate. Per capire di più invece di quello che succede nella movida notturna romena vado a fare due chiacchiere con la direttrice del neonato Time Out Magazine di Bucarest, una vera novità all'Est. Anca Ionica è una ragazza giovane e intelligente che ha passato gli ultimi dieci anni nel giornalismo culturale cittadino. Assieme a un'amica imprenditrice di successo, ha messo in piedi una redazione e un mensile che, sulle tracce dei Time Out di altre metropoli più famose (da Londra a New York), traccia una mappa dei trend della cultura e del divertimento in città. "È paradossale, ma dei ragazzi che in questo momento muovono le fila della musica e dei locali di Bucarest, quasi nessuno ricorda molto del nostro passato di comunisti oppressi. Anzi. È curioso che molti di loro usino i simboli del vecchio Est come ninnoli kitsch; trovano interessante e di moda la musica del comunismo e giocano con cose che non hanno praticamente mai vissuto. Ma per il Paese è ancora presto, le ferite sono ancora aperte. Per questo il Parlamento ha addirittura vietato, con un recente decreto, il commercio di memorabilia comunisti. Giusto per evitare malintesi", dice Anca. "Noi stessi stavamo pensando di organizzare un Communist Party per lanciare la rivista e sdrammatizzare la situazione. Poi abbiamo abbandonato l'idea". Anca, che ha studiato in Inghilterra e parla un inglese perfetto, mi illustra insieme con la sua vice e ai suoi inviati della notte, tutti giovanissimi, come si muove la città nel tempo libero. "Esistono discoteche e locali storici - come il Crystal o The Office - che non passano mai di moda, diciamo dei classici per nottambuli ricchi e modaioli, ma il panorama è super variegato e ricco. Ogni settimana dobbiamo recensire nuovi ristoranti, disco-bar, club (vedi box qui sotto) che aprono i battenti e sono subito presi d'assalto dai gruppi di trend-setter che ne decretano il successo o il fallimento. La scena culturale, tra spettacoli teatrali, concerti e mostre non è davvero niente male. Per questo ci siamo decisi ad aprire il giornale. I tempi erano maturi". Così un sabato sera faccio il giro panoramico nella notte della nuova Bucarest. Mi ritrovo prima a bere un aperitivo in un high tech bar grigio metallizzato (il Turnabo café) e poi a mangiare linguine al pesto in un elegante ristorante italiano in piazza Amzei (dove ci sono molti altri locali e club). Poi ad ascoltare musica dal vivo al Coyote Café, un antro scuro dove le bariste e il volume delle live session sono le cose più notevoli. Dopo mezzanotte, un classico è il Crystal Glam Club, una disc gigante costruita vicina al complesso sportivo della Dinamo e arredata con tocchi di Art Déco e broccati. Qui arrivano dj-celebrity internazionali e ragazzi con il portafoglio gonfio che stanno seduti a tavoli da mille euro a sera, accompagnati da belle fanciulle svestite da minigonne indescrivibili. Prima di andare a dormire facciamo un salto anche al The Office, uno dei locali storici, aperto otto anni fa e subito diventato il punto di riferimento per gli intenditori chic. Dentro ci trovo un direttore che parla benissimo l'italiano (con l'accento romano visto che ha lavorato per anni nella nostra capitale) che mi racconta quanto ormai la clientela qui sia fedele e sofisticata. "Stasera abbiamo una festa di compleanno di un rampollo della Bucarest bene. Ha affittato mezza sala e stiamo offrendo champagne, fragole fresche e torte a tutti. Fatti un giro, vedrai che ti diverti...". Luci soffuse, musica aggiornata direttamente da Ibiza e Londra, cubiste super sexy e folla straripante. Sono le tre di notte passate. Esco di nuovo sul Boulevard Balcescu, saluto i pr e i buttafuori (non si sa mai) e vado a togliermi il fumo di dosso nella grande piazza Revolutiei. Ci sono poche macchine a quest'ora che girano tra le luci acide dei lampioni. Una bella luna spunta sopra l'orribile monumento/ obelisco che ricorda i mille morti caduti nel giorno della rivoluzione. La notte termina qui. Domani altro giro, altra gente: al parco Cismigiu, tra cigni e trote, a far due chiacchiere con le famigliole che fanno il picnic.