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Reportage - Bali (Indonesia)

Ritorno nell'isola degli dei

Dopo gli attentati che hanno allontanato dalle sue coste il turismo, questa piccola parte di Indonesia è tornata ad essere la meta preferita di surfisti, amanti della natura e anche del lusso

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Condanne a morte, bombe, integralismo che incombe, ma dov'è finita l'isola dei sogni, l'isola degli dei, l'isola del surf e delle onde alte, della religione e degli altarini, delle vespe rosse e dei motorini indiani? Questo si erano chiesti in molti all'indomani dell'attentato che il 12 ottobre 2002 fece 202 morti in una discoteca di Kuta piena di vacanzieri in prevalenza australiani (80) e di altri 23 paesi (122) e centinaia di feriti. Questo si sono chiesti in molti anche dopo le condanne a morte dei trentenni australiani o dopo gli ergastoli comminati all'orafo di Orbetello e all'estetista di Melbourne, tutti recentemente arrestati per traffico di stupefacenti. Ma oggi nonostante tutto Bali è ancora ben salda nell'immaginario come una meta da sogno, con la sua religiosità che permea ogni aspetto della vita e che ha disseminato l'isola di migliaia di templi, con le risaie che riempiono di verde gli occhi e il cuore, con la barriera corallina e le onde lunghe e alte e perfette agognate dai surfisti di mezzo mondo, con la generosità e la gentilezza di chi la abita, con l'abilità dei suoi artigiani che lavorano il legno (Mas), i gioielli (Celuk), i tessuti (Tenganan). Negli anni Sessanta Bali era un isolotto induista che galleggiava nel bel mezzo di un'Indonesia islamizzata.

La scoprì qualche artista che ci andò a vivere affascinato dalla sua religiosità, dalla sua cultura, dalla dolcezza della sua gente. Negli anni Settanta arrivarono gli hippy, portandosi dietro senza volerlo, e magari anche teorizzando contro, il turismo di massa. Che infine sbarcò negli anni Ottanta. Tanto che dagli anni Settanta a oggi il numero delle camere sull'isola è passato da 700 a 42 mila, gli abitanti da una dozzina di migliaia a tre milioni.

Alberghi e alberghetti sono stati edificati un po' ovunque. Hotel di lusso sono nascosti in mezzo al lussureggiare della vegetazione o lungo le coste. Super lusso con il Bulgari Resort, appena inaugurato su una scogliera a picco sull'oceano: le ville sono state tutte realizzate con strutture in legno duro Bangkiray, bambù, paglia di Alang-Alang, corde ijuk, tegole in terracotta, pietra Palimanan, pietra lavica naturale Paras, mobili tutti in tek e intagliati a mano proprio sull'isola. La location scelta per questo grandioso progetto è stata l'estremità meridionale della penisola di Jimbaran, vicino al Tempio di Uluwatu: tra le spiagge più amate dai surfisti e uno dei luoghi più sacri.

Un investimento che ha fatto ricredere anche i più scettici sulla ripresa turistica dell'isola. E infatti a Bali si respira di nuovo quell'aria che l'ha resa famosa: basta andare al nord, tra chi è affascinato da cultura e natura. O a sud tra i surfisti e i festaioli. Sulla spiaggia di Kuta, una lunga striscia di sabbia arcuata o a Jimbaran con la sua sabbia e le sue onde. Alla ricerca dei resti del vecchio palazzo di Taman Kertha Gosa a Semarapura. Tra le piantagioni di caffè, le risaie, i boschetti di palme di cocco intorno a Munduk. Nella valle tropicale attraversata dal Sungai Ayung verso Penestan, il villaggio dei "Giovani Artisti". Nel Gunung Rinjani National Park, nella vicinissima isola di Lombok, è uno dei 43 parchi nazionali dell'Indonesia, dove si trova la montagna sacra di Bali, il Gunung Rinjani, la seconda più alta di tutta l'Indonesia con i suoi 3726 metri di altitudine. Qui vengono in pellegrinaggio balinesi e sasak: portano offerte, intonano preghiere, si bagnano nelle sorgenti di acqua calda, chiedono la protezione della sacra montagna dove dimorano gli dei. Nell'isola degli dei.