Francois Arnoux, il barista di uno dei tanti pub dell'underground City, sorride quando vede che bevo distratto il mio tè mentre i miei occhi sgranati ammirano una città nella città: "Per noi non è incredibile, questa è la città della joie de vivre quindi non c'è da meravigliarsi, per noi la vita deve andare avanti, sempre e comunque", e prosegue il suo lavoro sorridendo. Il sottosuolo di Montreal sembra una gruviera: oltre 30 km di passaggi sotterranei, piazze, stazioni ferroviarie, fermate di metropolitane, migliaia di abitazioni, negozi, decine di hotel, grandi magazzini, cinema e perfino campus universitari. Quando fuori nevica la gente può camminare in maniche di camicia e percorrere chilometri al giorno senza mai mettere il naso fuori. "Attenzione! - mi avvisa Francois - è facile perdersi". Non si sbaglia, tanto che per un turista i punti di informazioni diventano più utili del personale della Ferrovie dello Stato in una giornata di sciopero dei treni in Italia.
Originalità e paradossi, tutto mescolato con arte. Ecco la Montreal del 2000, una metropoli dove quasi il 70% dei suoi abitanti è di origine francofona, un 15 % è di origine inglese ed il resto rappresenta quasi 80 gruppi etnici, e dove non può sembrar strano che buona parte dei suoi abitanti parlino due lingue se non addirittura tre.
Sette mesi di letargo, da ottobre ad aprile, poi a Montreal tutto cambia. Quella joie de vivre diventa inarrestabile, o meglio prosegue a ritmi incalzanti. Già, la gioia per la vita. Qui a Montreal nel 1984 un piccolo gruppo di saltimbanchi capitanati da Guy Laliberté hanno preso sul serio questo slogan. Il risultato? hanno reinventato le regole del circo tradizionale, escludendo gli animali e creando negli anni compagnie stabili con attori provenienti da decine di paesi, in poche parole è nato qui il Cirque du Soleil, la più grande multinazionale del Circo.
Nella città presa ad esempio nella lotta contro l'inverno per cambiare volto e farla diventare una delle città più vive culturalmente del continente americano è sufficiente un raggio di sole primaverile, un leggero tepore. Quelle strade, che in inverno sono deserte e bianche, diventano piacevolmente irriconoscibili. La gente si catapulta fuori, invade le strade, organizza eventi e vibra al ritmo dei suoi innumerevoli festival. Place des Arts, un complesso di sale e teatri che si affacciano su un'ampia piazza moderna, si ripopola e ritorna ad essere il cuore pulsante di tutto questo.
Il Festival del Jazz, uno dei più importanti del mondo rappresenta il clou. Per dieci giorni di seguito, tra la fine di giugno e gli inizi di luglio, 2 milioni di spettatori si riversano ad ascoltare più di cinquecento performance che hanno luogo da mezzogiorno fino a mezzanotte. Se parli con gli artisti ti rispondono in coro "suonare qui è differente che in qualsiasi altra parte del mondo. La vitalità che anima le piazze, i pub, i ristoranti e perfino i negozi di abbigliamento fa diventare tutto un evento nell'evento". C'è da crederlo. Finito il jazz inizia il festival dell'umorismo "Juste pour rire". Nel Quartiere Latino 2000 spettacoli, di cui almeno 1600 presentati gratuitamente, vengono messi in scena da artisti provenienti dai quattro angoli del pianeta. Insomma, cambia il tema, cambiano i personaggi ma l'atmosfera rimane immutata.
Senza la neve Montreal è una città piena di colori, dove ogni quartiere ha una sua fisionomia precisa, le sue abitudini, i suoi negozi. Allora ti accorgi che Rue Peel e Saint Antoine presidiano il quartiere dei commerci, degli affari e della finanza, che Rue Sainte Catherine, una via affollata di negozi lunga 11 chilometri, in estate è affollata di gente fino alle tre di notte, e che il cuore della vecchia Montreal, situata nella zona del porto, solo da qualche anno si è rifatto il trucco.
In poche città primavera ed estate riescono a cambiare i ritmi e le abitudini dei cittadini. Quelle sportive non sono da meno. "Le palestre si svuotano e non bastano promozioni e macchine innovative a trattenere nelle sale fitness chi ama fare sport, in fondo anche io quando posso vado all'aria aperta", spiega Domenique Ardant, titolare di una delle palestre di Rue Sainte Catherine, vestito da ciclista e pronto a scalare la collina di Mont - Royal. Sì, le bufere di vento qui non sono una novità, ma non fanno paura. Basta solo attendere quel raggio di sole.