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Luoghi - Berat (Albania)

La città dalle mille finestre

È soprannominata così per un singolare fenomeno: con la luce del sole, i tanti vetri delle case rimandano vivacissimi riflessi come in nessuna altra parte del mondo. Ha origini antiche e, il suo nome, evoca il chiarore dell'atmosfera e dell'architettura

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Solo centoventidue chilometri in direzione sud est separano la capitale dell'Albania Tirana da Berat, la "città museo" o "città dalle mille finestre". Ma bisogna mettere in conto quasi 3 ore di viaggio: strade e superstrade albanesi lasciano abbastanza a desiderare: buche, in molti casi simili a crateri, lavori in corso, deviazioni, camion, trattori, carretti, rendono difficile questo percorso (come tutti gli altri peraltro) che attraversa anche la città di Durazzo e tutta la zona - o meglio l'ininterrotto cantiere - balneare.

Berat vale il (faticoso) viaggio e già all'arrivo ripaga dall'impegnativo tragitto. Improvvisamente le colline iniziano a luccicare. Sono le migliaia di vetri delle finestre dei quartieri Mangalem e Gorica che riflettono la luce del sole. Appartengono a centinaia di case, attaccate le une alle altre, dai muri bianchissimi, i tetti rosso scuro, le finestre simili a fessure incise nelle pareti, attraversate da stretti vicoli poco più larghi delle finestre, abbarbicate sulle pendici dei monti Tomorri e Shpirag che il fiume Osum divide attraversando Berat.

Su di esse sovrasta il Castello, per secoli vero cuore della città, a lungo una delle più popolose dell'Albania. Le sue alte e poderose mura risalgono al IV secolo a.C.; interrotte da 24 torri, racchiudono una cittadina ancor oggi abitata da più di 200 persone. Anche qui case dai muri di pietre candide, identiche a quelle che pavimentano strade e vicoletti, piccoli negozi, magiche finestre dagli infissi di legno scuro come i portoni istoriati che nascondono giardini segreti, alberi carichi di frutti, pergolati d'uva, piccoli ristorantini tenuti con cura. E innumerevoli edifici storici, dalla chiesa bizantina della Santissima Trinità (XIV secolo) alla Cattedrale di Santa Maria, costruita nel 1700 su un edificio più antico. Oggi sede del Museo Onufri è stato restaurato, insieme alle opere d'arte medioevali che ospita - icone, oggetti d'argento, calici, miniature ed un vangelo con copertine in argento lavorato - da Arci Milano, Regione Lombardia e Fondazione Cariplo. E ancora la Chiesa di S. Michele, dalla grande cupola affrescata con figure di apostoli o la moschea del 1500. Un incantevole labirinto che il turista percorre meravigliato scoprendo ad ogni angolo nuovi scorci e nuovi edifici.

Di Berat, iscritta nella Lista Propositiva del Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco, si trovano le prime notizie storiche nel quinto secolo d.C., quando l'imperatore d'Oriente Teodosio II il Giovane la battezzò Pulcheriopolis, in onore della sorella Pulcheria. Divenne poi sede episcopale con il nome di Belligrad (città bianca) che venne variato successivamente in Berat. Nei suoi codici, all'anno 1280, si trovano le prime notizie sull'espansione della città fuori le mura del Castello: Berat fu per lungo tempo la più popolosa città dell'Albania. Occupata nel 1417 dagli Osmani (Turchi), fu liberata nel 1455 dal leggendario eroe nazionale albanese Gjorgj Kastriot Skanderbeg (1405-1468). Nel 1777 Ahmet Kurt Pashà fece costruire il primo ponte sul fiume Osum in muratura e sorretto da sette arcate, che venne ricostruito più volte nel corso dei secoli.

La leggenda narra che le vette dei monti Tomorri e Shpirag fossero fratelli rivali innamorati della stessa fanciulla. Una passione fatale: si sfidarono a duello e morirono entrambi. Le lacrime della ragazza diedero origine alle acque del fiume Osum.