Un'epoca analizzata più volte dallo storico francese Fernand Braudel che scrisse: "Questa straordinaria città divorante il mondo è la più grande avventura umana del secolo XVI. Genova sembra allora la città dei miracoli". Miracoli economici e politici avvenuti a partire dagli anni Quaranta del Cinquecento e durati più di due secoli, che videro la Superba diventare una grande potenza finanziaria, mercantile e navale legata ai centri più importanti del potere europeo. In questo contesto iniziò anche lo splendore artistico della città con la ristrutturazione urbanistica del centro e architettonica delle dimore patrizie, che con ampie decorazioni facciali e interne, dovevano mostrare le "virtù" e il "fasto discreto" delle nuove classi dominanti.
Luca Cambiaso, nato a Moneglia (un borgo marinaro ad una cinquantina di chilometri da Genova) il 18 ottobre del 1527, fu il grande protagonista di quella eccezionale e irripetibile stagione culturale e artistica. Il padre Giovanni, anche lui pittore, fece conoscere a Luca, detto Luchetto, il Rinascimento attraverso gli affreschi di Palazzo Doria di Fassolo e, probabilmente, tramite le incisioni di Albrecht Dürer. Padre e figlio, lavorarono insieme a varie opere, tra queste, i polittici di Breccanecca (Cogorno) del 1545 e quello con i Santi di San Cipriano di Serra Riccò (1547), gli affreschi di Palazzo Doria all'Acquasola del 1547-1548, gli affreschi e due tavole della chiesa di Santa Maria del Canneto presso Taggia, e l'Adorazione dei Magi (1548-49). Siamo ancora, però, in un ambito rinascimentale, sotto l'influenza del padre e di pittori come Piero di Giovanni Bonaccorsi, detto Perino del Vaga, allievo di Raffaello, e Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone: ma Luca Cambiaso è definito dagli studiosi pittore manierista o della Grande Maniera.
Dove arrivano in lui i confini labili del Rinascimento? Quando e come nasce il suo Manierismo? "Il padre era indubbiamente un personaggio che risentiva della cultura rinascimentale", risponde Clario Di Fabio, docente di Storia dell'Arte medioevale dell'Università di Genova, curatore della mostra insieme a Piero Boccardo, Franco Boggero e Lauro Magnani, "e la "maniera" di Cambiaso è tutta personale, riconoscibile già nei disegni dell'adolescenza e in tutti quelli della maturità più che nella pittura a fresco, dove era condizionato dalla committenza e dal lavoro di bottega con altri artisti.
Nei disegni leggiamo invece tutto il suo immaginario". E l'influenza di Michelangelo e di Beccafumi? "È documentato, anche se indirettamente, il viaggio a Roma di Luca tra il 1547 e il 1549", argomenta ancora Clario Di Fabio, "dove sicuramente ebbe la possibilità di vedere il Giudizio Universale. L'influenza del Buonarroti si vede in un repertorio di motivi e modelli, nelle torsioni e nel gigantismo dei suoi personaggi, nel rapporto tra lo spazio e le sue figure". Secondo il professor Di Fabio è del tutto ipotetico il viaggio in Emilia, tra la fine degli anni '50 e l'inizio dei '60 del Cinquecento (nel 1558 realizzò certamente però un affresco nella chiesa della SS.Annunziata fuori Pontremoli che era una località chiave per il passaggio verso la Pianura Padana), nel quale avrebbe visto da vicino le opere di Domenico Beccafumi: "Certo, da quegli anni si vede un ammorbidimento nel disegno, un chiaroscuro più modulato che potrebbe derivare da una conoscenza delle opere di Beccafumi. È questa l'epoca dei capolavori di Cambiaso come, per esempio, la Madonna col Bambino e San Giovannino (1562-65) della chiesa di Santa Maria della Cella".
Il padre morì nel 1579, probabilmente dopo un periodo di inattività; nel frattempo Luca aveva lavorato con Giovanni Battista Castello detto il Bergamasco al ciclo di affreschi della Villa delle Peschiere di Tobia Pallavicino e agli affreschi di San Matteo (allora chiesa dei Doria) e in varie altre opere.
I Doria si fecero promotori dell'arte di Cambiaso presso la Corte spagnola, alleata di Genova dopo la Convenzione di Madrid del 1528 che garantiva l'indipendenza della Repubblica genovese; racconta il professor Lauro Magnani, altro curatore della mostra che "nel 1581 gli venne commissionato e inviato all'Escorial, il Martirio di San Lorenzo, che doveva occupare, al centro del retablo sull'altar maggiore, lo spazio destinato all'opera di Tiziano, rivelatasi inadatta per quella collocazione".
Inizia così un rapporto artistico stretto tra Cambiaso e la Spagna che durerà fino alla morte dell'artista avvenuta nel 1585 a Madrid, dove si era trasferito da due anni con uno dei figli, Orazio, e tutta la sua bottega (la moglie, amatissima, era morta qualche anno prima a Genova), chiamato da Filippo II che gli commissionò tutto l'apparato decorativo del Palazzo dell'Escorial e del Monastero. Magnani è certo che "questa mostra aiuterà a capire le diverse componenti che si sommano in Cambiaso, da Michelangelo al Parmigianino, da Correggio a Tiziano, da Beccafumi a Perino del Vaga"