All'epoca, fine Ottocento, fu una rivoluzione. Navigare lungo la costa era estremamente arduo per il buio, il vento, le correnti. Occorrevano tre settimane d'estate e cinque mesi d'inverno per spedire una lettera da Trondheim a Hammerfest. Nel luglio 1893, con un piroscafo carico di merci e posta, il capitano Richard With collegò le due città in tre giorni, inaugurando l'Hurtigruten (letteralmente, la "rotta veloce"). Nel 1898 il capolinea meridionale fu spostato a Bergen, nel 1914 quello settentrionale a Kirkenes.
Ieri, più postale e mezzo di trasporto per la gente del luogo (che lo usa ancora per brevi tratti, per evitare lo zig zag da una sponda all'altra dei fiordi). Oggi, con lo sviluppo di ponti, tunnel e aerei, più crociera panoramica (in testa alla recente classifica mondiale dei dieci migliori viaggi in nave stilata dalla collana di guide Lonely Planet), frequentata da mezzo milione di passeggeri l'anno. Lo scenario è rimasto immutato (a proposito di classifiche, lo scorso novembre il National Geographic Traveler Magazine ha indicato i fiordi norvegesi come i siti meglio gestiti e preservati tra i Patrimoni dell'Umanità dell'Unesco): l'universo della costa più frastagliata che esista, il sole di mezzanotte e le aurore boreali, villaggi di pescatori riparati sul fondo di un fiordo o nelle insenature di un'isola, cattedrali medievali e città art nouveau, cascate che precipitano in mare, renne nella tundra, il richiamo di luoghi liminari o di passaggio come il Circolo Polare Artico e Capo Nord.
Anche la formula non è cambiata: si può optare per l'intera andata e ritorno, l'itinerario sud-nord (o viceversa) o un piccolo spostamento. La navigazione procede, inesorabile, giorno e notte. I porti dove si attracca sono 34: le soste permettono a volte di visitare i luoghi toccati, altre no per il poco tempo a disposizione. Bisogna adattare i propri ritmi alla teoria di approdi e partenze, trovare la misura tra la rilassatezza del lento scorrere davanti alla costa e la frenesia delle soste e delle escursioni. Le soluzioni possono essere diverse: dal contemplare quietamente lo spettacolo che sfila davanti a sé sui ponti o dalle vetrate dei saloni interni, allo scegliere solo alcune escursioni (Capo Nord, un concerto di musica sacra in cattedrale a mezzanotte, la muraglia di granito delle Lofoten), fino al permettersi ogni tanto una sosta prolungata, lasciando il postale per pernottare in un luogo e assaporarlo di più per poi risalire su uno dei battelli successivi.
Il punto di partenza, verso nord, è Bergen, la cosmopolita capitale dell'Atlantico settentrionale, vivacissima e visitatissima, soprattutto tra le banchine del Bryggen, il quartiere dei vecchi magazzini di legno della Lega Anseatica (l'alleanza mercantile tra città-stato tedesche del XIV e XIX sec.), e il mercato del pesce del Torget, la piazza sul lungomare. All'altezza di Ålesund, ricostruita dopo l'incendio che la distrusse nel 1904 in stile art nouveau, si entra d'estate nel Geirangerfjord, considerato il fiordo più spettacolare del Paese. L'Hurtigruten sosta poi a Trondheim, nel cuore della Norvegia centrale, prima capitale del reame unificato (dal 872 al 1217) e oggi terza città del Paese, meta di pellegrinaggi per la cattedrale di Nidaros, uno dei più grandi monumenti gotici nordeuropei, dove riposa il re vichingo Olav il Santo, eretta accanto al nucleo storico della città, non lontano dall'antico ponte cittadino, Gamle Bybro, e dalla serie di edifici del XVIII e XIX secolo affacciati sul fiume. Oltrepassata la linea immaginaria del Circolo Polare Artico, il postale sfila a fianco della catena delle Sette Sorelle, cime tra i 900 e i 1.100 metri, secondo la leggenda popolare sette troll trasformati in pietra perché non riuscirono a nascondersi prima del sorgere del sole. La costa e le valli abbondano di saghe e credenze animate da creature mitiche, giganti, folletti, diavoli, streghe, principesse e cavalieri.
Gli arcipelaghi delle Lofoten e delle Vesterålen, una serie di impressionanti piramidi scure scavate dai ghiacciai, di baie punteggiate da casette colorate, regno della pesca alle aringhe nell'Ottocento, e del merluzzo essiccato oggi, in sé varrebbero l'intero viaggio. Campi di lamponi, giacimenti di carbone, immense torbiere, raffinerie di fegato di merluzzo, gallerie d'arte, musei vichinghi. Percorrendo il Raftsundet, lungo 20 chilometri e largo 100 metri, con montagne attorno che raggiungono i 1.000 metri, ci si addentra nel Trollfjord, dove il postale accosta fino a toccare le pareti e poi gira su se stesso per ripartire. Nei dintorni scorre la Moskenesstraum, la corrente di mare più forte del mondo, la celebre Maelström di Edgar Allan Poe e Jules Verne.
Verso nord il panorama si allarga, il limite della vegetazione sui monti si abbassa. Dopo Tromsø, la "capitale artica", punto di partenza per le spedizioni per il Polo Nord (al porto c'è una statua che ricorda Roald Amundsen che da qui partì nel 1928 alla ricerca del dirigibile Italia comandato da Umberto Nobile senza fare più ritorno), e Hammerfest, la città più settentrionale al mondo, attraverso spogli paesaggi subartici si raggiunge in autobus Capo Nord (così battezzato dall'esploratore inglese Richard Chancellor che vi transitò davanti nel 1553 alla ricerca del passaggio a nord est tra l'Oceano Atlantico e il Pacifico): un promontorio di granito bruno, già per i Sami (gli antichi abitanti di queste terre, più noti come Lapponi) carico di energia e sacro, 307 metri a picco sul Mare Glaciale Artico, un globo terrestre a marcare il primato, 71 10' 21" di latitudine nord, un "centro di scoperta" Nordkapphallen, alle spalle della punta, con ristorante self-service, cappella e negozio di souvenir.
Nel 1664 l'italiano Francesco Negri, un sacerdote ravennate che intraprese in solitaria il lunghissimo viaggio, scrisse nel suo resoconto Viaggio Settentrionale (pubblicato a Padova nel 1700, due anni dopo la sua morte): "Sono qui a Capo Nord, all'estremo limite del Finnmark, e posso anche ben dire all'estremo limite di tutto il mondo dal momento che non c'è altro luogo più a nord di questo che sia abitato da uomini. La mia sete di sapere è ora appagata e ora voglio tornare in Danimarca e, se Dio vuole, al mio paese". Sia Chancellor, sia Negri, il primo (turista) a raggiungere Capo Nord, si sbagliavano, anche se di poco: in realtà, l'estremità più settentrionale del continente è la punta a ovest dell'altopiano, Knivskjelodden (71 11' 08"), inaccessibile ai veicoli, che si raggiunge attraverso un sentiero segnalato dopo alcune ore di marcia. Nei dintorni è tutto un record: il "bosco di betulle" più a nord d'Europa, "la camera d'albergo" (la numero 301 del Mehamn Hotel) più settentrionale del continente, la chiesa medievale di pietra (sulla penisola di Trondenes) più settentrionale del mondo, la base per la caccia alle balene e il faro più a nord di tutto.
L'Hurtigruten procede ad est. Supera Vardo, situata più a oriente di San Pietroburgo e Istanbul, e la sua fortezza del 1737, bastione mai in guerra, i cui cannoni hanno sparato e continuano a sparare un solo giorno l'anno, il 21 gennaio, per salutare il disco solare che torna per intero a splendere sopra l'orizzonte. E giunge a Kirkenes, suo remoto capolinea, a qualche chilometro dalla frontiera russa, dove le targhe delle strade sono in norvegese e cirillico. Per la sua posizione strategica (e le miniere di ferro) i tedeschi la occuparono con 30 mila soldati all'inizio della seconda guerra mondiale. Obiettivo di oltre 300 raid aerei, tanto da risultare il posto più bombardato della guerra a parte Malta, fu liberata dall'Armata Rossa, ma i nazisti ritirandosi bruciarono tutto. Ricostruita completamente, oggi è un centro turistico e di pesca, con casette linde, centri commerciali da non-luogo e navi russe e americane attratte dal granchio gigante che abbonda in queste acque. Il traffico è fiorente, la cortina di ferro non c'è più, si organizzano escursioni al confine vicino. Ma Kirkenes è solo la metà del viaggio. Il postale riparte verso sud.