Ci sono città al mondo che non appartengono solo al loro Paese ma all'umanità intera. Ci sono città al mondo dove il passaggio di popoli diversi, la mescolanza e la collisione di culture, hanno lasciato radici profonde. Una di queste città è Sibiu. Cedonia per i Romani e più tardi Cibinium, Nagyszeben dall'anno 896 per gli ungheresi, Hermannstadt dal 1150 per i tedeschi che qui contano la più larga comunità della Romania, baluardo contro i Turchi nel Quattrocento, luterana e cattolica, gotica e barocca: la città capoluogo della Transilvania è quest'anno Capitale europea della Cultura (insieme a Lussemburgo).
Quale miglior biglietto da visita per un Paese, la Romania, appena entrato nell'Unione Europea? Il calendario fitto di concerti, mostre, letture, festival cinematografici e teatrali fino a dicembre, conferma la vocazione cosmopolita di Sibiu, "dove si sono incontrate nella storia le strade di più genti", spiega la scrittrice romena Daniela Crasnaru. Vincitrice nel 1991 del Premio dell'Accademia Romena (massimo riconoscimento letterario del Paese), deputato per alcuni anni al Parlamento, narratrice e soprattutto poetessa tradotta in varie lingue, molto letta in Gran Bretagna e Stati Uniti, guarda Sibiu con il suo occhio lirico.
"In genere le città aperte culturalmente come Sibiu, dove non c'è mai stato il senso dell'alterità e la paura per lo straniero, sono quelle di mare. Sibiu è invece nel cuore della Romania, al centro di vie commerciali importanti: a est è collegata con la Moldavia, a ovest con l'Ungheria, a sud con la Grecia. Lo testimoniano le lingue che si parlavano comunemente oltre al rumeno: l'ungherese e il tedesco portato in Transilvania dai Sassoni che erano mercanti e grandi risparmiatori. Arrivavano genti da ogni parte con le loro merci e le loro abitudini, le loro tradizioni, proprio come i marinai in un porto di mare. Nessuno chiudeva loro la porta in faccia, nessuno si è spaventato mai".
Perché questo insistere sul mare, questo paragonare Sibiu ad un porto? "Voi italiani siete circondati dal mare, da voi il mare è ovunque; per la maggior parte dei rumeni il mare è un sogno che può diventare realtà una volta l'anno. Il mare per noi è un simbolo di libertà, di orizzonti senza fine. Sibiu è al centro di un mare immaginario di colline e vallate: rappresentano il ritmo, le onde di un oceano che, solo apparentemente, non c'è. Ma a guardarlo bene questo è un paesaggio che fa correre la fantasia. Proprio come un'immensa distesa d'acqua. Ecco il senso vero di Sibiu: puoi andare ovunque e chiunque può venire. Siamo al centro di una regione, la Transilvania, che è un mare di foreste, di paesaggi stupendi, di natura generosa; non a caso il nome viene dal latino trans silva".
La città fu sempre all'avanguardia, come succedeva alle antiche città di mare: a Sibiu è stato realizzato il primo ospedale rumeno (1292), la prima farmacia (1494). A Sibiu l'ingegnere austriaco Conrad Haas, nel 1551, progettò i primi razzi. "E non dimentichiamo la cultura", insiste Daniela Crasnaru, "Sibiu vide nascere la prima tipografia nel 1528, nel 1778 la prima rivista di teatro e il primo giornale quotidiano della Romania nel 1789". Il fascino, i colori e l'intimità sono quelli dei centri medioevali del nord Europa, con i portici, i vicoli in salita: lo scrittore irlandese Walter Starkie scrisse negli anni '30 che gli sembrava qui di essere in Austria o Baviera. "Atmosfera che ben si addice alla tradizione artigianale che significa abilità manuale e intelligenza. Un tempo a Sibiu c'erano gli Ordini che raggruppavano mestieri come i falegnami, i vasai, i conciatori: oggi quell'artigianato che era l'emblema della città rimane ancora ed è vivo".
E l'enogastronomia? "Sibiu offre buon cibo e buon vino. Se dovessi dare un consiglio indicherei le trattorie a gestione familiare, ce ne sono tante. Certo il cibo non è mediterraneo, qui si mangia molta carne. Devo raccomandare ai visitatori la calma, i tempi lunghi. Qui la fretta è proibita. Voglio sottolineare", conclude Daniela Crasnaru, "quanto il mio Paese sia parte della cultura occidentale, a cominciare da quella antica romana. In un mare di popoli slavi abbiamo conservato profondamente la latinità, da noi è comune trovare la statua della Lupa nelle piazze. Ora che siamo nella UE sarebbe meglio dire, invece che benvenuta Romania, bentornata Romania".
EVENTI E MONUMENTI: Tra passato e futuro
LA TRANSILVANIA e il suo capoluogo si vogliono liberare dal mito romantico e “nero” di Dracula: lo spot creato per pubblicizzare Sibiu Capitale europea della Cultura 2007 (su EuroNews e Travel Channel), mostra un volto giovane, dinamico, multiculturale della città, anche se non privo di mistero. Il programma delle manifestazioni culturali si può consultare nel sito www.sibiu2007.ro che contiene anche la storia della città, piccola (423.000 ab.) ma ricca di monumenti.
L’architettura riflette in pieno la multiculturalità di Sibiu. Segnaliamo Piata Mare (piazza circondata da edifici dei mercanti del XVI sec., con il Museo Brukenthal che fu aperto nel 1817, 3 anni prima del Louvre), Piata Huet (piazza con la Cattedrale Evangelica, costruita dal 1320), Piata Mica con accanto il celebre Ponte di ferro chiamato Dei Bugiardi per una leggenda. Tra i musei che testimoniano la storia della città segnaliamo quello Farmaceutico, quello Etnologico. Suggestivo è il Passaggio delle Scale del XIII sec. Tra i teatri storici: la Thalia Hall e il Teatro Nazionale Radu Stanca.
Quale miglior biglietto da visita per un Paese, la Romania, appena entrato nell'Unione Europea? Il calendario fitto di concerti, mostre, letture, festival cinematografici e teatrali fino a dicembre, conferma la vocazione cosmopolita di Sibiu, "dove si sono incontrate nella storia le strade di più genti", spiega la scrittrice romena Daniela Crasnaru. Vincitrice nel 1991 del Premio dell'Accademia Romena (massimo riconoscimento letterario del Paese), deputato per alcuni anni al Parlamento, narratrice e soprattutto poetessa tradotta in varie lingue, molto letta in Gran Bretagna e Stati Uniti, guarda Sibiu con il suo occhio lirico.
"In genere le città aperte culturalmente come Sibiu, dove non c'è mai stato il senso dell'alterità e la paura per lo straniero, sono quelle di mare. Sibiu è invece nel cuore della Romania, al centro di vie commerciali importanti: a est è collegata con la Moldavia, a ovest con l'Ungheria, a sud con la Grecia. Lo testimoniano le lingue che si parlavano comunemente oltre al rumeno: l'ungherese e il tedesco portato in Transilvania dai Sassoni che erano mercanti e grandi risparmiatori. Arrivavano genti da ogni parte con le loro merci e le loro abitudini, le loro tradizioni, proprio come i marinai in un porto di mare. Nessuno chiudeva loro la porta in faccia, nessuno si è spaventato mai".
Perché questo insistere sul mare, questo paragonare Sibiu ad un porto? "Voi italiani siete circondati dal mare, da voi il mare è ovunque; per la maggior parte dei rumeni il mare è un sogno che può diventare realtà una volta l'anno. Il mare per noi è un simbolo di libertà, di orizzonti senza fine. Sibiu è al centro di un mare immaginario di colline e vallate: rappresentano il ritmo, le onde di un oceano che, solo apparentemente, non c'è. Ma a guardarlo bene questo è un paesaggio che fa correre la fantasia. Proprio come un'immensa distesa d'acqua. Ecco il senso vero di Sibiu: puoi andare ovunque e chiunque può venire. Siamo al centro di una regione, la Transilvania, che è un mare di foreste, di paesaggi stupendi, di natura generosa; non a caso il nome viene dal latino trans silva".
La città fu sempre all'avanguardia, come succedeva alle antiche città di mare: a Sibiu è stato realizzato il primo ospedale rumeno (1292), la prima farmacia (1494). A Sibiu l'ingegnere austriaco Conrad Haas, nel 1551, progettò i primi razzi. "E non dimentichiamo la cultura", insiste Daniela Crasnaru, "Sibiu vide nascere la prima tipografia nel 1528, nel 1778 la prima rivista di teatro e il primo giornale quotidiano della Romania nel 1789". Il fascino, i colori e l'intimità sono quelli dei centri medioevali del nord Europa, con i portici, i vicoli in salita: lo scrittore irlandese Walter Starkie scrisse negli anni '30 che gli sembrava qui di essere in Austria o Baviera. "Atmosfera che ben si addice alla tradizione artigianale che significa abilità manuale e intelligenza. Un tempo a Sibiu c'erano gli Ordini che raggruppavano mestieri come i falegnami, i vasai, i conciatori: oggi quell'artigianato che era l'emblema della città rimane ancora ed è vivo".
E l'enogastronomia? "Sibiu offre buon cibo e buon vino. Se dovessi dare un consiglio indicherei le trattorie a gestione familiare, ce ne sono tante. Certo il cibo non è mediterraneo, qui si mangia molta carne. Devo raccomandare ai visitatori la calma, i tempi lunghi. Qui la fretta è proibita. Voglio sottolineare", conclude Daniela Crasnaru, "quanto il mio Paese sia parte della cultura occidentale, a cominciare da quella antica romana. In un mare di popoli slavi abbiamo conservato profondamente la latinità, da noi è comune trovare la statua della Lupa nelle piazze. Ora che siamo nella UE sarebbe meglio dire, invece che benvenuta Romania, bentornata Romania".
EVENTI E MONUMENTI: Tra passato e futuro
LA TRANSILVANIA e il suo capoluogo si vogliono liberare dal mito romantico e “nero” di Dracula: lo spot creato per pubblicizzare Sibiu Capitale europea della Cultura 2007 (su EuroNews e Travel Channel), mostra un volto giovane, dinamico, multiculturale della città, anche se non privo di mistero. Il programma delle manifestazioni culturali si può consultare nel sito www.sibiu2007.ro che contiene anche la storia della città, piccola (423.000 ab.) ma ricca di monumenti.
L’architettura riflette in pieno la multiculturalità di Sibiu. Segnaliamo Piata Mare (piazza circondata da edifici dei mercanti del XVI sec., con il Museo Brukenthal che fu aperto nel 1817, 3 anni prima del Louvre), Piata Huet (piazza con la Cattedrale Evangelica, costruita dal 1320), Piata Mica con accanto il celebre Ponte di ferro chiamato Dei Bugiardi per una leggenda. Tra i musei che testimoniano la storia della città segnaliamo quello Farmaceutico, quello Etnologico. Suggestivo è il Passaggio delle Scale del XIII sec. Tra i teatri storici: la Thalia Hall e il Teatro Nazionale Radu Stanca.