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Sogno e realtà

Dante Spinotti, direttore della fotografia di numerosi successi hollywoodiani come "L.A. Confidential" e "Heat", racconta le tradizioni, l'ambiente e la storia della sua terra, aspra e affascinante
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Quando un anno fa l'American Society of Cinematographers, la più antica associazione hollywoodiana di cinema, organizza per i soci una mostra di tipo per così dire privato, non legato al set, convocando i massimi direttori della fotografia (Janusz Kaminski, fotografo di Spielberg, per fare un esempio), l'italiano Dante Spinotti si presenta con una sola foto, in bianco e nero: un bosco, un prato e una strada dietro la sua casa di Muina, in Val Degano, nell'alto Friuli. Lo scatto pubblicato a mezza pagina dal Los Angeles Times per illustrare l'evento sarà proprio la veduta di quel bosco.

Di quel foglio di giornale Spinotti, nomination agli Oscar 1998 per la fotografia di L.A. Confidential, va fiero più che dei mille riconoscimenti conquistati in vent'anni di lavoro con i maggiori registi di Hollywood. Il trasferimento da Cinecittà alla California ha acuito la nostalgia per la solida, bella casa quattrocentesca dove tra un film e l'altro Spinotti e famiglia tornano a risiedere. "Mi è ap…

Quando un anno fa l'American Society of Cinematographers, la più antica associazione hollywoodiana di cinema, organizza per i soci una mostra di tipo per così dire privato, non legato al set, convocando i massimi direttori della fotografia (Janusz Kaminski, fotografo di Spielberg, per fare un esempio), l'italiano Dante Spinotti si presenta con una sola foto, in bianco e nero: un bosco, un prato e una strada dietro la sua casa di Muina, in Val Degano, nell'alto Friuli. Lo scatto pubblicato a mezza pagina dal Los Angeles Times per illustrare l'evento sarà proprio la veduta di quel bosco.

Di quel foglio di giornale Spinotti, nomination agli Oscar 1998 per la fotografia di L.A. Confidential, va fiero più che dei mille riconoscimenti conquistati in vent'anni di lavoro con i maggiori registi di Hollywood. Il trasferimento da Cinecittà alla California ha acuito la nostalgia per la solida, bella casa quattrocentesca dove tra un film e l'altro Spinotti e famiglia tornano a risiedere. "Mi è apparsa subito meravigliosa a sei anni, quando l'ho vista la prima volta, nell'estate del '49; sono nato in Carnia, ma poi ci siamo trasferiti nel Polesine. Mio padre aveva avuto questa eredità da uno zio e da allora siamo tornati qui tutte le estati".

È una sera d'autunno, quasi buio, nel Canale di Gorto; l'autostrada Udine-Tarvisio, lasciata al casello di Tolmezzo, è alle nostre spalle. Passato il ponte che a sinistra poco prima di Ovaro conduce alla frazione di Muina, raggiunto dopo una poderosa salita il paese e in cima a tutto il cancello degli Spinotti, non ci si aspetta di venire accolti da un tripudio di luci da party di Beautiful (l'uomo non è il tipo) ma nemmeno da un buio pesto degno di un thriller. Nel giardino di uno dei più prestigiosi maestri della luce di Hollywood non c'è neanche una lampadina appesa. "Ma ho un mio progettino..." La moglie Marcella sospira scettica. "Sono anni che glielo sentiamo dire: e siamo al buio".

Forse è il buio la principale fonte d'ispirazione per Dante Spinotti. Viene da pensarlo avendo visto il suo film da Oscar: le ombre sul volto della tenebrosa Kim Basinger, sosia di Veronika Lake e prostituta nella città cupa e maledetta di quello che è stato definito il più bel documentario su Los Angeles anni '50. Sembrerebbe dunque questo fotografo del noir la persona ideale per restituire in pellicola le pieghe profonde della sua terra; o almeno quel lato oscuro alimentato dalla leggenda che i moderni abitanti respingono infastiditi (non piacque a molti nel 1981 il film tv di Vittorio Cottafavi Maria Zef, storia di desolazione e violenza in un interno di famiglia carnico, tratto dal romanzo -si dice ispirato a una storia vera- di Paola Drigo del 1936)

Ma chi si aspetta da Spinotti un remake friulano di L.A. Confidential rimane deluso. Il suo La Carnia tace, piccola produzione di fine anni Settanta, è lirico ed emozionato: "La Carnia ha montagne basse, puoi abbracciarle con lo sguardo, sembrano solo tue; e poi, la grazia di certe abitazioni, il lavoro degli artigiani: i carnici hanno un innato senso estetico che mi ha colpito da bambino e che, ripensandoci, ha molto influenzato il mio mestiere".

Muina, interno notte. Marcella Spinotti, dalle insospettabili origini pugliesi, parla con competenza della Carnia che ama e sa cucinare prelibati cjarsòns; sul bosco immortalato dal Los Angeles Times cade ora una pioggia fitta: entusiasmo di Dante, per il quale la pioggia "è il bello della Carnia perché quando smette ti regala una luce senza paragoni". L'indomani la Val Degano è smagliante, e silenziosa come sempre. Dante non sembra seguire le orme dello zio Riccardo, provetto alpinista da cui prende nome il panoramico Sentiero Spinotti, e con una guida distesa, molto californiana ci accompagna per frazioni (Ovaro ne ha 14) case, parenti.

Passando per una valletta dalla bellezza esagerata (avete presente il Truman show?) si finisce a Luint, nella grandiosa dimora Lupieri Magrini, dove Bianca Agarinis Magrini, moglie di Giulio, ripercorre con noi le infinite stanze fra cui si aggira il fantasma illustre di Gio Batta Lupieri, capostipite di una famiglia da saga, del quale da anni la signora studia e divulga con sapienza l'incredibile archivio. Intellettuale coltissimo che dal suo eremo intrecciava - come, non si sa - rapporti con tutta l'Europa, Lupieri fu medico geniale e illuminato, basti dire che già nel 1801 in quell'angolo sperduto del mondo introduceva la vaccinazione antivaiolosa: "ero per necessità chiamato ovunque: e sono solo due o tre villaggi soli nella Carnia, che io in qualità di medico o chirurgo non abbia visitato"; e quando arrivava lui il parroco suonava le campane per chiamare a raccolta le madri coi bambini.

"I Magrini e gli Spinotti, la borghesia di qui: sempre fuori posto, malvisti dai borghesi perché comunisti, e dai comunisti perché borghesi", commenta Bianca; nel suo ultimo libro, Lettere per l'Argentina, inedita testimonianza dell'emigrazione tra Ottocento e Novecento, vi è la lettera in cui la suocera Margherita, madre di Giulio, fa un asciutto resoconto ai cognati lontani delle circostanze in cui il marito Aulo Magrini, medico anche lui e capo della Resistenza partigiana in Carnia, ha trovato la morte in uno scontro a fuoco coi tedeschi il 15 luglio del '44.

Dall'orto di Luint si vede il Cogliàns, la vetta più alta delle Alpi Carniche (2780 metri), ma la fotografa Ulderica Da Pozzo si muove in cerca di altri scorci. Con Ulderica, nata a Ravascletto nella confinante Val Calda e felice interprete di una Carnia mai da cartolina (Malghe e malgari è il suo best-seller), Dante Spinotti sta progettando un filmato-testimonianza, per il museo che il comune sta allestendo sulla miniera di Cludinico (ci si arriva dal paese attraverso un incantevole bosco di carpini) perché dal 1700 e fino al 1956 il carbone ha dato il pane a moltissime famiglie della vallata.

Nella fiabesca Clavais, 40 case e 48 abitanti, altri cugini degli Spinotti stanziano fino all'autunno inoltrato, per poi svernare in pianura, a Udine. In casa Tavoschi in Fedel, tra la cucina e il fogolar (quello carnico è diverso da quello friulano, più basso, in modo da poterci appoggiare comodamente i piedi) permangono tracce di serene meditazioni, anche se sotto il secchiaio in pietra del Settecento è stato ucciso cent'anni fa l'ultimo lupo del paese. Ma quelle mura hanno nascosto nel maggio del '45 i georgiani disertori dei tedeschi durante gli ultimi mesi della Seconda guerra, quando a questa terra secolarmente invasa è toccata anche una difficile convivenza con i cosacchi; e quando tedeschi e cosacchi si avvicinavano a Clavais le donne avvertivano il paese facendo ondeggiare i bleons, i lenzuoli per raccogliere il fieno.

A raccontarci queste e altre storie, nel prato sul retro che guarda alla Val Pesarina, è Luigi Raimondi Cominesi, diventato a buon diritto lo storico ufficiale di Clavais, sebbene per i valligiani rimanga sempre un cuc, termine intraducibile con radici matriarcali che significa qualcosa come "l'uomo che si è accasato". Il Vigj di Paola, il Luigi di Paola, è venuto quassù dopo avventurose vicende dalla natia Fiume per sposare Paola Tavoschi circa cinquant'anni fa, ma ha pazientato alcuni decenni prima di entrare in osteria: l'accoglienza carnica ha tempi lunghi.

Gli Spinotti lasciano ogni anno la Carnia prima della neve e ogni anno vi fanno ritorno per le vacanze di Natale. Proprio ieri hanno fatto le valigie: l'ultimo film del mago delle luci friulano, Slipstream, regia di Anthony Hopkins, è uscito a metà gennaio al Sundance Film Festival, Park City, Utah, altre vallate, altre montagne.

Nell'attesa, il campanile della Pieve di Santa Maria di Gorto, una delle chiese più antiche della Carnia, si può ammirare da ogni angolo della Val Degano. Anche di notte, da quando Dante Spinotti l'ha illuminata.