Lo spettacolo comincia già in aereo. I veivoli, tutti medio-piccoli e da pochi posti, accarezzano foreste che sembrano tappeti verdi e lambiscono i tepuys, le montagne rossastre dalla cima piatta da cui sgorgano cascate che sembrano le fontane di un immenso giardino. L'atterraggio è nel cuore della Laguna Canaima, su una lunga lingua di asfalto, l'unica, circondata da alberi e montagne. Il viaggio vero inizia adesso. Lasciato quello che con molta immaginazione si potrebbe chiamare aeroporto, ci si deve affidare ad una guida locale per raggiungere uno dei lodge o accampamenti della zona, comodi, accoglienti, essenziali e in perfetta armonia con la natura. Che, si percepisce immediatamente, ha il dominio assoluto dello spazio circostante. Non soltanto per la vegetazione lussureggiante, ma anche e soprattutto per la varietà di volatili - pappagalli e tucani, pellicani e aironi e perfino colibrì - che si muovono liberamente, per niente intimoriti dall'uomo. Non manca il sottofondo musicale, anch'esso naturale: lo regalano i Saltos Hacha, le cascate che si trovano proprio di fronte agli accampamenti e che si riversano impetuose nel Rio Carrao in un moto incessante, armonioso e colorato. Sì, perché se la laguna tende al rosa, l'acqua delle cascate sembra birra o whisky perché ricca di tanino, una sostanza presente in alcune piante della zona.
Sarebbe però un errore pensare di potersi muovere da soli nella laguna. Fatta eccezione per lo spettacolo offerto dalle cascate e per la spiaggia, la maggior parte dei luoghi è raggiungibile solo con una guida. La visita può cominciare dal Salto El Sapo. Una barca a motore che parte dalla laguna si spinge il più possibile sotto la cascata, sfidando onde e corrente. Ormeggiata la barca, ci si inerpica lungo un sentiero che consente di passare sotto la massa d'acqua del Sapo. La passeggiata va fatta in costume da bagno. L'impresa è da immortalare, ma con una macchina fotografica impermeabilizzata.
La tappa obbligata per chi visita Canaima è però il Salto Angel. Con i suoi 979 metri, è la cascata più alta al mondo. Anche se fa pensare agli angeli, non ha niente di celestiale. Il nome è quello dello scopritore, Jimmy Angel, cercatore d'oro americano che atterrò sull'Auyantepui, una delle montagne con la cima piatta più alte del Venezuela. Inaccessibile via terra, il Salto Angel è meta di escursioni in barche a motore che partono da Canaima: si può fare tutto in giornata, a patto di muoversi alle tre del mattino, o in due, trascorrendo una notte in amaca, nella foresta. In un caso e nell'altro, è un'esperienza irripetibile.
Lasciato il porticciolo di Ucaima, vicino all'accampamento, la barca saltella sulle acque del Rio Carrao, sfidando le rapide. Partire quando è buio e vedere il sole che sorge dalle montagne è uno spettacolo che vale la fatica. Il viaggio non è agevole. Prima di raggiungere il Salto Angel, c'è la tappa a Isla Orquidea, zolla verde in mezzo al fiume, di fronte all'Auyantepui, l'imponente montagna del dio del Male, nel linguaggio pemòn. La sosta serve per riprendere fiato e pernottare in amaca. Alla ripresa la barca schizza sulle rapide del Rio Churum fino a Isla Ratoncito: il Salto Angel è di fronte. Dall'Auyantepui, l'acqua precipita attraverso la parete rocciosa, una gola che i Pemones chiamano Canyon del Diablo. Si può arrivare a piedi fino alla base del salto e bagnarsi nelle acque di quella che sembra una piscina naturale, ma anche osare di più. Per esempio, avventurarsi nella foresta, con la guida che traccia il sentiero col machete, e salire fino al mirador, a 600 metri, il punto più alto d'osservazione, dove ci si trova di fronte ad uno spettacolo unico: l'acqua che scende impetuosa dalla cima piatta della montagna, giocando a nascodino con le nuvole e il sole.