Lasciandosi l'Adriatico alle spalle e risalendo da Fano lungo il tracciato romano della Via Flaminia, che corre parallela alla moderna superstrada, la campagna riacquista tratti morbidi e gentili. Cartoceto si acquatta in mezzo a colli e poggi da dipinto raffaellesco. Due piazze, quella antica del mercato oggi dedicata a Garibaldi e lo slargo della "Turchia", quasi un balcone affacciato sulla conca d'ulivi in cui sorge l'antica Pieve, aprono e chiudono un intarsio di scalinate e vicoli disposti a spina di pesce. Il restauro delle abitazioni del centro storico ha fatto lievitare a livelli da loft newyorkese i prezzi delle case sull'orlo della vallata e dei casali tra gli uliveti fitti come boschi. Appena fuori l'abitato, s'inarcano i portici della collegiata di Santa Maria della Misericordia e s'allunga il cinquecentesco Convento del Soccorso; sul versante opposto della Flaminia, ad Orciano, la chiesa di Santa Maria Novella, capolavoro del Rinascimento marchigiano, illumina l'ennesimo borgo magico di questa Marca ancora gentile, dipinta nei colori limpidi e solari del cotto.
Fino a Fossombrone, la Flaminia sfila tra antiche ville padronali, imponenti casali d'epoca, sontuose dimore di campagna come la bella residenza storica di Villa Federici, edificata nel 1683 dall'abate Domenico Federici, consigliere imperiale a Vienna (adesso è un albergo) ed eleganti casini di caccia privati quali la cinquecentesca Villa l'Isola a Serrungarina, che l'attuale proprietaria, la contessa Eugenia Rigi Luperti, apre agli itinerari organizzati dell'associazione Marche Segrete (& 0736-818621, www.marchesegrete.it). Addentrandosi lungo la valle del Metauro, il paesaggio acquista un carattere arcigno, meno leggiadro e brillante. La campagna si fa mossa, nervosa, spezzata da calanchi d'argilla e da marne biancastre; le città s'arroccano attorno ai torrioni, alle mura dei castelli, alle fortificazioni medievali; la tenue luminosità del cotto si spegne nella pietra e nel travertino. Superato il passo del Furlo, attraversato da legioni romane, gotiche, longobarde, francesi e austriache, là dove il Candigliano corre nella stretta oggi diventata un lago e la Flaminia attraversa la "pertusa petra" scavata in età repubblicana, si arriva a Cagli, ritagliata attorno alla sua ariosa piazza quadrata.
Il Teatro Comunale è il centro d'attrazione culturale della città: una vivacisima stagione di concerti e spettacoli ed un accorto restauro ridanno lustro all'elegante hall colonnata, agli stucchi dorati di gusto eclettico, al tripudio di dipinti, fregi, intagli e intarsi.
Tutta da vedere la raccolta di costumi, di vecchi dispositivi di manovra e di antiche macchine di scena, compreso un curioso impianto di luci a soluzione salina, che rimanda all'epoca d'oro di questo tempio dello spettacolo. Come per un inesplicabile sortilegio, vi aleggia un profumo di quinta, di macchina prodigiosa, di mirabile astuzia scenica. Il superstite torrione cilindrico della rocca rinascimentale - costruita su progetto del senese Francesco di Giorgio Martini, già artefice del Palazzo Ducale di Urbino - è diventato la sede del Centro per la Scultura Contemporanea, la cui collezione permanente (con opere di Kounellis, Nagasawa e Mattiacci) si affianca alle esposizioni e alle mostre allestite di volta in volta.
La vocazione culturale di Cagli è stata definitivamente festeggiata il 2 marzo scorso, con la riapertura di Palazzo Mochi Zamperoli, dimora seicentesca adibita a sede della Biblioteca Storica cittadina. Appena fuori Cagli, Torre del Sasso è un casale del '400 che segna la tappa obbligata di un ideale itinerario nell'ospitalità di charme delle Marche: un giardino di querce e lecci, quattro case in pietra arredate con antichi mobili marchigiani, la dimora principale costruita attorno ad una guardiola o torre colombaia, parte del sistema difensivo della città antica.
Si punta a Nord, verso Piobbico, alle falde del monte Nerone e all'ombra del medioevale Castello Brancaleoni. Restaurato dopo decenni d'abbandono, il castello accoglie l'omononimo Museo Civico e la raccolta di abiti e gioielli della collezione Rigi Luperti. Nelle grandi sale, qua e là, qualche vecchio telaio: Piobbico era rinomato per la tessitura dei tappeti di lana. Una tradizione che la storica e ricercatrice Michela Formica ha mantenuto in vita grazie ad un laboratorio artigiano ("Antiche manifatture artistiche", via Roma 84, & 0722-986530), dove si osservano le vecchie tecniche di lavorazione e si acquistano tappeti tessuti a mano, come una volta. A pochi minuti d'auto da Piobbico, ecco Urbania, la cinquecentesca Castel Durante rinomata per le "durantine", ceramiche diffuse in tutta Europa fino a tre secoli fa, la cui storia è documentata nel locale Museo Civico. Le colonne a minareto del Palazzo Ducale di Urbino - che Federico da Montefeltro volle, riuscendovi, far diventare la più splendida delle regge principesche d'Italia - e, più a nord, le singolari architetture della rocca ubaldinesca di Sassocorvaro, annunciano gli aspri paesaggi montefeltrini. A Frontino, proprio al limitare del Montefeltro, lo splendido monastero monumentale di San Girolamo (anch'esso trasformato in un hotel di fascino particolare) segna l'ultimo arrivederci al cuore segreto della Marca pesarese.