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Racconto la Spagna dei ragazzi

Per la talentuosa e giovane scrittrice Imma Turbau Girona, dove ha ambientato il suo ultimo romanzo. Valencia e Madrid hanno una marcia in più

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Imma Turbau, giornalista e scrittrice catalana, dirige l'Ateneo della Casa de America, l'istituto culturale che connette la Spagna ai paesi latinoamericani. Un romanzo sull'adolescenza ambientato a Girona, i vicoli, le luci, le atmosfere.

Com'è Girona e com'è per i giovani?
Girona è una città di provincia simile alle altre in Europa ma è più affascinante, più attraente, comoda, tranquilla, le persone si conoscono, tutti sanno tutto di tutti… Una città che invita alla passeggiata, una città con un fiume che l’attraversa, con ponti, giardini, un quartiere medievale e un ghetto meravigliosi. Per i giovani è una città bella da vivere, a Girona che ha solo 80 mila abitanti i giovani si sentono liberi, più liberi che in un centro più grande, liberi di andare a divertirsi, a ballare, a fare sport.

Il 23 aprile, come scrive ne “Il gioco dell'impiccato”, in Catalogna è dedicato alla festa degli innamorati. Nel romanzo la protagonista riceve un anello, ne regala un altro con le iniziali incise al suo ragazzo. Ma gli adolescenti di oggi, quelli che lei descrive, annoiati violenti pronti a tutto.... anche al peggio... si regalano ancora gli anelli?
Penso proprio di sì, gli anelli funzionano ancora. Quello che posso dire con certezza è che tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, il periodo in cui si svolge il romanzo, se li regalavano di sicuro. Essere giovani e credere nell’amore in modo assoluto restano due cose indivisibili. Al di là degli anni, al di là dei periodi.

Girona sembra, da come lei scrive, un luogo che connette gli spiriti delle persone (nel romanzo di due ragazzi ), circonda la gente di un'energia particolare, come ad esempio Barcellona. E’ così?
I luoghi non sono mai neutri, e sempre, per qualcuno, sono speciali. Girona, come tutte le città con un fiume e un centro storico abbastanza grande, è avvolta da storie e leggende, e si sente. In fin dei conti il romanzo è una sorta di dialogo con un fantasma, per quanto questo sia possibile, e il momento della vita in cui abbiamo tanta energia da non saperne che fare è di sicuro l’adolescenza.

Il suo libro è una confessione a ritroso? Rabbie tenerezze, disperazioni, angosce di un'età precisa in una stesura cruda, incalzante, a tratti romantica. Il prossimo romanzodi cosa parlerà? Sarà sempre ambientato in Spagna?
Non so bene quale sarà il prossimo, perché sto lavorando contemporaneamente a due libri. Non ho ancora deciso quale sceglierò, ma di certo sarà ambientato in Spagna.

Cos'ha la Spagna di così speciale in questo momento storico? Girona, Valencia, Madrid hanno una marcia in più rispetto alle altre città europee? E' la movida di ieri e di oggi? C'è qualcosa che attira i giovani sempre di più, vogliono andare in Spagna a vivere, a studiare...
La Spagna è il luogo migliore del mondo in cui vivere: buon cinema, buona musica, buon teatro, buoni libri, buon clima, buon cibo, spiagge, montagne, una relativa ricchezza e molte culture che si incrociano e si conoscono, in un processo di cambiamento costante della società tanto intenso e affascinante come quello del periodo di transizione politica degli anni Settanta. Al nord vivono bene le persone più solide e amanti della vita domestica, e si costruiscono le città in base alle proprie attitudini. Al sud c’è un altro ritmo e una magia inesplicabile che ad alcuni ruba l’anima, tanto che non se ne vogliono più andare. A Madrid, al centro, la vita si dilata, quasi come se in un’esistenza ce ne fossero due o tre: si lavora tanto, si esce tanto, si conoscono tante persone, succedono cose interessanti intorno a te…

Il suo romanzo diventerà un film. Rispetterà integralmente la trama?
Si comincia a girare il mese prossimo, a Girona e a Dublino. È impossibile rispettare fedelmente la trama, perché una cosa è un film e un’altra, molto diversa, un romanzo. Però ho collaborato alla stesura del copione e sono molto soddisfatta. Manuel Gómez Pereira e Salvador García Ruiz sono riusciti a scrivere una sceneggiatura che funziona perfettamente senza conoscere il libro. Alcuni particolari sono diversi, ma nessuno di questi è significativo: la storia, quella che io ho voluto raccontare, è lì, e non mi sento tradita. Credo di essere stata molto fortunata.