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Corea del Sud

Confucio tra i grattacieli

Templi e colossi di acciaio, spiritualità e robotica: la Corea del Sud prova a ricomporre le sue anime in un'armonia nuova. Sognando una riunificazione sempre più lontana

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Se fate una passeggiata lungo le caotiche strade di una qualsiasi città della Corea del Sud, potrebbe capitarvi di rimanere un po' straniti dalle tante scene diverse che tendono a sovrapporsi, come in un videogioco trasformato in realtà. Le insegne luminose offrono ai passanti corsi di inglese, pubblicizzano siti Internet, consigliano una birra o un ristorante nelle vicinanze. Occupano ogni millimetro delle facciate: sembra quasi che i palazzi in Corea siano stati costruiti solo per questo. Per strada, i ragazzi in età scolare e in uniforme, ben sovvenzionati da papà e mamma, chattano su videofonini con telecamere ad alta tecnologia mentre divorano cibo speziato delle bancarelle o dei fast food occidentali. Negli sfavillanti centri commerciali, colmi di merci all'ultimo grido, le signore eleganti fanno acquisti a prezzi sopra quelli di mercato E poi ci sono gli uomini adulti, quelli che lavorano giornate intere negli uffici delle big corporation per poi passare ancora più lunghe nottate a devastarsi di alcol e di cibo con i colleghi, quasi sempre a feste con barbecue, dozzine di contorni speziati o amari e il fondamentale soju, un vino di riso che quasi tramortisce.

Ma questa è solo una parte della storia, solo un aspetto della Corea del Sud. Scavate un po' più da vicino e vi accorgerete che i resti del vecchio mondo non sono poi così lontani. Su quegli stessi marciapiedi affollati, che oggi sembrano diventati il parco giochi hi-tech della popolazione giovanile, ci sono ancora, magari un po' meno visibili, le vecchie generazioni. Come le ajuma, donne in età avanzata e spesso con una vita difficile alle spalle, che passano le loro giornate accovacciate accanto alle ceste di verdura fresca, in mezzo a un'infinità di bancarelle alimentari che si trovano nelle retrovie delle aree più trafficate. Sono donne indurite, arcigne, che però nutrono - letteralmente - le nuove generazioni del paese.

Questa è la Corea del 2007, sostenuta da una recente rinascita economica, dopo essersi ripresa in meno di una decade da un tracollo che aveva scosso le fondamenta del paese. Oggi la Corea è un paese in cui le cene in famiglia seduti tutti intorno a un tavolo sono ormai memorie del passato. Dove gli studenti integrano le otto ore di scuola con altre sei o sette in costose accademie private. Dove le donne, nonostante il loro impegno sul posto di lavoro, sono ancora considerate più importanti per quello che fanno al focolare domestico. E dove il confucianesimo resta la legge non scritta, non importa quanta modernità e quanto capitalismo cerchino di sostituirlo.

La vita è affannosa e velocissima nei grandi centri urbani, sia che si tratti di Seul, la capitale vibrante e internazionale, o di Pusan, la città portuale del Sud, o di uno qualsiasi dei centri urbani situati nel mezzo del paese, come Daejeon, Gwangju, Deagu e Ulsan. Oltre l'80 per cento dei 48 milioni di persone che chiamano 'casa' la nazione peninsulare, vive in questo mondo fatto di lunghe schiere di palazzi, di massicci complessi industriali e di reti di collegamento simili a labirinti. Il governo di Seul è fiero di questa modernità e per questo, dopo la Coppa del Mondo di calcio, cinque anni fa, aveva lanciato una grande campagna pubblicitaria per attirare i turisti stranieri con uno slogan di un'unica parola: 'Dinamica'. La Corea doveva dare l'idea di un paese in continuo movimento, sempre lanciato verso il domani.

Eppure, dietro alle metropoli luminose, si nasconde un mondo molto meno esplorato dov'è tutto più lento, oltre che più antico. Ci sono, ad esempio, i luoghi sacri dove i coreani si recano in pellegrinaggio due volte l'anno per visitare le tombe dei loro antenati. A volte questi luoghi di sepoltura si trovano sulle vette delle tante montagne del paese. Spesso all'interno di villaggi non segnalati da nessuna mappa, o magari a sei strade di distanza dalle arterie ad alta velocità che collegano le diverse aree metropolitane. Le tombe, montagnole di terra ricoperte d'erba, sono caratterizzate da grandi lapidi, sulle quali non solo sono scolpiti in cinese antico i nomi dei familiari morti, ma quelli dei vivi che, comunque, un giorno vi arriveranno per l'ultimo riposo.

In questi piccoli centri i contadini ancora faticano nei campi per fornire di frutta, verdura e riso locale la nazione in crescita, nonostante l'influsso delle assai più economiche varietà cinesi. L'antica arte della ceramica è ancora praticata e può essere ammirata a poca distanza da Gwangju, la città d'arte sud-occidentale. Da Gwangju, si può anche affrontare l'estenuante ma appagante cammino che porta alla cima dello spesso dimenticato monte Weolchul, una vetta scoscesa il cui sentiero offre catene, scale e un ponte oscillante lungo 52 metri e a 120 metri di altezza dalla base della gola. Oppure ci si può dirigere a sud, partendo da Daegu, la città del divertimento, per raggiungere la vetta più lontana della terraferma, il sacro e ben noto Monte Jiri. Otto ore di cammino, tra andata e ritorno, però la vista dalla cima aiuta ad alleviare la fatica.

Un'altra istituzione, almeno per quanto riguarda le gite delle scuole, è l'antica capitale Gyeongju. è li che si trovano i templi più importanti, come Bulguksa, ma anche l'incredibile grotta Seokguram scavata nella pietra in cima al monte Toham e la tomba subacquea del re Munmu.

Quando vi sarete stancati della terraferma, fate come i coreani della classe media, quelli che con i loro risparmi non possono andare in vacanza alle Hawaii o a Tahiti: viaggiate in direzione sud verso il più rinomato luogo del divertimento sotto al sole, un'oasi perenne anche quando a nord scende le neve. Si tratta di Jeju, un'isola raggiungibile anche in barca (ma se non avete troppo tempo è meglio l'aereo). è il paradiso romantico coreano. Sull'isola le coppie in luna di miele, vestite in maniera identica, passeggiano sulla sabbia e si fermano per la foto di rito davanti a ognuna delle tante cascate tropicali che caratterizzano il luogo, mentre i vacanzieri più salutisti arrancano per raggiungere la cima del vulcanico e gigantesco monte Hala, la vetta più alta del paese, dove le scie di lava formano un incredibile labirinto di tunnel sotterranei. Per i ragazzini che giocano a perdersi è un'attrazione da luna park.

Jeju è anche la patria delle haenyeo, come vengono chiamate quelle donne isolane sempre più rare che si calano in apnea fino a venti metri di profondità tornando a galla con una rete piena di pesci. Se vi fermate a chiacchierare con queste 'sirene', vi offriranno un piatto di pesce fritto (ma potete anche mangiarlo crudo come fa la gente del posto). Il contesto non è troppo igienico, ma si può dimenticare ogni problema con abbondanti dosi di soju, che sull'isola è assai popolare.

Un modo completamente diverso per chiudere in bellezza la vacanza coreana è trasferirsi dalle isole del Sud alle montagne del nord. Basta iscriversi ad una delle gite organizzate dall'Uso (United Service Organizations) verso il confine ultra fortificato tra la Corea del Nord e del Sud, esteso da una costa all'altra. Giunti là, potrete osservare le guardie di confine del Nord armate di fucile che studiano con il binocolo i turisti e i soldati sudcoreani, nascoste in maniera un po' comica dietro a pilastri di cemento. La gita dell'Uso comprende anche una tappa in autobus in uno dei quattro incredibili tunnel scavati segretamente dalla Corea del Nord per eventuali attacchi a sorpresa. Ma, nonostante l'incerto cessate il fuoco con l'instabile 'nemico' del Nord, i sudcoreani sognano ancora il giorno in cui si riuniranno ai loro stremati cugini comunisti così da condividere insieme la prosperità e diventare una potenza mondiale. Ma questa ora è solo un'utopia, e i turisti di confine devono accontentarsi di respirare l'area pulita della foresta nella 'zona di nessuno' tra i due Stati, dove l'assenza di attività umane ha permesso all'ecosistema di svilupparsi come in pochi altri posti al mondo