Due bambine giocano nel cortile della scuola. Una ha in mano una scopa, fa finta che sia un cavallo, l'altra salta quà e là. Tutt'intorno compagni urlanti. È il primo giorno di sole a Stoccolma dopo il buio e il freddo dei mesi invernali. Le strade sono piene di gente. Si cammina, ci si guarda intorno. Un centro massaggi Thai, uno di riflessologia plantare, la scuola delle due bambine, un bistrot francese e proprio qui sopra, davanti a un parco intitolato a lei, in Vasagatan 46, al primo piano, ecco la casa di Astrid Lindgren. Astrid Lindgren? Chi è? Sembra strano che in Svezia sia sufficiente dire "Astrid" perché tutti sappiano di quale Astrid si sta parlando. Mentre da noi devi dire anche "dai, la mamma di Pippi Calzelunghe" – è lei che ha inventato l'idolo di bambine e bambini, con le sue battute pronte, il suo coraggio e la sua libertà – per vedere gli sguardi illuminarsi, ah certo, come no, Astrid Lindgren.
Una specie di eroina, morta cinque anni fa e ancora ben presente nella mente degli svedesi. Coscienza morale della nazione, era un giorno sì e l'altro pure sulle prime pagine dei giornali, che titolavano «Astrid dice» «Astrid pensa». Perché il suo pensiero era importante, la sua opinione fondamentale. Astrid Lindgren 1941-2002, sta scritto sulla targa fuori dal portone. Sessantuno anni. La signora della letteratura svedese ha vissuto qui tutto questo tempo. Non si fa in tempo a pensarlo che un uomo esce, si dirige veloce verso chi sta lì, piantato davanti alle finestre immaginando le volte in cui la scrittrice di libri per l'infanzia più famosa del mondo, tradotta in qualcosa come novanta lingue, si è affacciata guardando proprio questa strada. Indica i vetri al primo piano: ett två och tre, dessa tre där, uno due e tre, quelle tre lì, dice. È corpulento, ha la barba, i baffi, i capelli neri, gli occhi azzurri, un paio di occhiali calzati sul naso, non parla una sola parola che non sia lo svedese. Ma anche se non lo si capisce riesce a esprimere tutto l'orgoglio di questo paese per la grande piccola scrittrice che a settant'anni saliva sugli alberi dicendo, beh che c'è?, sta scritto da qualche parte che c'è un'età giusta per salire sugli alberi? vi scandalizza che una donna anziana voglia ancora sognare?
Poco lontano da qui, sull'isola di Djurgården, una delle 24 mila di Stoccolma, si trova Junibacken (la mappa). L'attrattiva principale è il trenino delle fiabe: una voce (anche in italiano: quella in svedese è della Lindgren stessa) narra i luoghi che si incontreranno: dopo Madicken, Katthult, dove c'è la casa di Emil il terribile che issato la sorellina Ida sull'asta dell'alzabandiera. Si ammirano i tetti di Vasastan, si entra nella casa di Karlsson sul Tetto, tutta disordinata e piena di cianfrusaglie, si diventa piccoli come Nils Karlsson-Pyssling. Si incontrano Ronja (un nome inventato dalla Lindgren che oggi ha addirittura una data nel calendario), i briganti e le creature del bosco di Matteo. Si finisce nel paradiso di Nangijala (dove si va da morti) dei fratelli Cuordileone.
Una vera rivoluzionaria questa Lindgren: con la sua Pippi – che vive sola a Villa Villacolle, non ha paura di nessuno, solleva il cavallo quando vuole usare la veranda dove lui di solito bivacca, al circo vince l'uomo più forte del mondo, impasta i biscotti sul pavimento della cucina, ha la mamma che la guarda dal cielo attraverso un binocolo, e il papà, un marinaio con cui ha visitato ogni paese possibile, diventato re di una tribù di negri – ha allietato l'infanzia di bambine che finalmente avevano un modello diverso da Cenerentola, Bella Addormentata o Cappuccetto Rosso. Con i due fratellini Cuordileone ha spiegato ai piccoli la morte, con Rasmus ha fatto sognare un mondo migliore, con Ronja il valore dell'indipendenza. Ancora oggi gli svedesi usano i suoi libri per spiegare ai figli la morte, il coraggio, l'indipendenza, l'amicizia, il vero valore delle cose.
Il viaggio a Junibacken continua in una sala affacciata sul canale – di fronte si vede l'isola di Skeppsholmen con l'Arkitekturmuseet e il Moderna Museet – dove è stata costruita la Villa Villacolle, con il cavallo a grandezza naturale in veranda. I bambini corrono dentro e fuori la casa di Pippi, si buttano sul cavallo, cercando di salire. Quattro ragazzine si arrampicano rischiando di cadere: nessuno degli adulti fa una piega. Sarebbe fuori luogo, qui, nel regno di Astrid. E così i bimbi corrono, corrono e ancora corrono e urlano, entrano nella casa, si affacciano, escono, rientrano, non si fermano un attimo, giocano, giocano e ancora giocano. Questo d'altra parte è quello che faceva la scrittrice con i suoi tre fratelli, due femmine e un maschio. Giocava talmente tanto da sentire «quanto fosse strano che non giocassimo fino a farci morire». E «i giochi, ah!, quanto riempivano le mie giornate! Che sarebbe stato della mia infanzia senza di essi? Di più: cosa sarebbe l'infanzia di chiunque se i giochi non fossero parte della nostra vita?».
Il teatro dei giochi dei piccoli Ericsson (Lindgren era il cognome da sposata) era Vimmerby, nella regione dello Småland, nella casa dove era nata nel 1907, che quest'anno in occasione del centenario aprirà al pubblico insieme all'Astrid Lindgren Näs con un'esposizione che racconta la sua vita e la sua opera. Visse qui, in questa piccola abitazione rossa a due piani, piena di felicità e di ricordi bellissimi, fino ai 13 anni. Poi con la famiglia si trasferì nella villetta accanto, più grande, dove visse fino a quando, a 19 anni, si trasferì a Stoccolma. A Vimmerby, un sonnecchioso paesotto di provincia di novemila abitanti, tutto è immobile come era ai tempi di Astrid.
Le abitazioni nella parte vecchia del paese, poste sotto la tutela dello Stato, sono conservate esattamente com'erano, in legno, con le porte basse e i tetti spioventi, tinte in colori pastello che le fanno sembrare uscite da una fiaba. C'è anche la casa, giallo canarino, che una volta ospitava il Vimmerby Tidning, il giornale locale per il quale Astrid scrisse i suoi primi articoli. Nei dintorni si trova Pelarnehult, dove nacque la madre di Astrid. Poco lontano la chiesa dove si sposarono i genitori. E Sevedstorp, il paese in cui era nato il padre di Astrid, Samuel August Ericsson: prima di arrivare si passa anche davanti al laghetto dove Pippi Calzelunghe va in canoa. Il cartello stradale per Sevedstorp reca un'altra scritta: Bullerbyn, perché così lo ribattezzò nei suoi romanzi la Lindgren. Qui qualche anno fa venne girato un film ispirato a un suo romanzo; per gli svedesi arrivare a Sevedstorp è compiere un viaggio mitico, è incontrare un luogo da sogno, un posto in cui, in qualche punto del tempo e dello spazio della loro vita, sono stati felici.
La casa accanto a quella dove nacque il padre viene affittata ogni estate: il fortunato ospite ogni mattina, mentre si affaccia dalla porta bevendo il caffè, viene fotografato da qualche fan della Lindgren. Qualche chilometro da qui si trova il parco giochi più famoso e preso d'assalto di tutto il nord Europa: l'Astrid Lindgren Värld (Il Mondo di Astrid Lindgren). Talmente popolare che davanti all'ingresso è stato costruito un villaggio di cottage in legno che le famiglie affittano per una o due notti. Il parco è un vero paese di 130 mila metri quadrati in mezzo ai boschi. Tutto a misura di bambino. In alcune costruzioni un adulto non riesce neanche ad entrare.
Ogni piazza, ogni casa, ogni spazio – sempre animati da attori in costume – è una delle sue storie. Tornando verso Vimmerby si passa di fronte al cimitero, dove Astrid è sepolta insieme ai genitori. La ricorda una pietra tonda, semplice, essenziale, con inciso il suo nome. Ha voluto tornare qui. Qui, insieme al padre e alla madre. Lei, la pasionaria delle favole, la «figlia di un contadino di Vimmerby», come si definiva, che era riuscita con le sue proteste a far approvare una legge per migliorare le condizioni di vita di mucche e maiali. Che aveva lanciato in Parlamento un dibattito sulle tasse. Che faceva appelli contro la guerra e la violenza. Lei, che aveva avuto un bambino a 19 anni, fuori dal matrimonio. Lei non aveva mai dimenticato l'amore dei suoi genitori. Perché, diceva, «dai ai bambini amore e poi ancora amore e ancora amore. E vedrai che crescerà un adulto meraviglioso».
Una specie di eroina, morta cinque anni fa e ancora ben presente nella mente degli svedesi. Coscienza morale della nazione, era un giorno sì e l'altro pure sulle prime pagine dei giornali, che titolavano «Astrid dice» «Astrid pensa». Perché il suo pensiero era importante, la sua opinione fondamentale. Astrid Lindgren 1941-2002, sta scritto sulla targa fuori dal portone. Sessantuno anni. La signora della letteratura svedese ha vissuto qui tutto questo tempo. Non si fa in tempo a pensarlo che un uomo esce, si dirige veloce verso chi sta lì, piantato davanti alle finestre immaginando le volte in cui la scrittrice di libri per l'infanzia più famosa del mondo, tradotta in qualcosa come novanta lingue, si è affacciata guardando proprio questa strada. Indica i vetri al primo piano: ett två och tre, dessa tre där, uno due e tre, quelle tre lì, dice. È corpulento, ha la barba, i baffi, i capelli neri, gli occhi azzurri, un paio di occhiali calzati sul naso, non parla una sola parola che non sia lo svedese. Ma anche se non lo si capisce riesce a esprimere tutto l'orgoglio di questo paese per la grande piccola scrittrice che a settant'anni saliva sugli alberi dicendo, beh che c'è?, sta scritto da qualche parte che c'è un'età giusta per salire sugli alberi? vi scandalizza che una donna anziana voglia ancora sognare?
Poco lontano da qui, sull'isola di Djurgården, una delle 24 mila di Stoccolma, si trova Junibacken (la mappa). L'attrattiva principale è il trenino delle fiabe: una voce (anche in italiano: quella in svedese è della Lindgren stessa) narra i luoghi che si incontreranno: dopo Madicken, Katthult, dove c'è la casa di Emil il terribile che issato la sorellina Ida sull'asta dell'alzabandiera. Si ammirano i tetti di Vasastan, si entra nella casa di Karlsson sul Tetto, tutta disordinata e piena di cianfrusaglie, si diventa piccoli come Nils Karlsson-Pyssling. Si incontrano Ronja (un nome inventato dalla Lindgren che oggi ha addirittura una data nel calendario), i briganti e le creature del bosco di Matteo. Si finisce nel paradiso di Nangijala (dove si va da morti) dei fratelli Cuordileone.
Una vera rivoluzionaria questa Lindgren: con la sua Pippi – che vive sola a Villa Villacolle, non ha paura di nessuno, solleva il cavallo quando vuole usare la veranda dove lui di solito bivacca, al circo vince l'uomo più forte del mondo, impasta i biscotti sul pavimento della cucina, ha la mamma che la guarda dal cielo attraverso un binocolo, e il papà, un marinaio con cui ha visitato ogni paese possibile, diventato re di una tribù di negri – ha allietato l'infanzia di bambine che finalmente avevano un modello diverso da Cenerentola, Bella Addormentata o Cappuccetto Rosso. Con i due fratellini Cuordileone ha spiegato ai piccoli la morte, con Rasmus ha fatto sognare un mondo migliore, con Ronja il valore dell'indipendenza. Ancora oggi gli svedesi usano i suoi libri per spiegare ai figli la morte, il coraggio, l'indipendenza, l'amicizia, il vero valore delle cose.
Il viaggio a Junibacken continua in una sala affacciata sul canale – di fronte si vede l'isola di Skeppsholmen con l'Arkitekturmuseet e il Moderna Museet – dove è stata costruita la Villa Villacolle, con il cavallo a grandezza naturale in veranda. I bambini corrono dentro e fuori la casa di Pippi, si buttano sul cavallo, cercando di salire. Quattro ragazzine si arrampicano rischiando di cadere: nessuno degli adulti fa una piega. Sarebbe fuori luogo, qui, nel regno di Astrid. E così i bimbi corrono, corrono e ancora corrono e urlano, entrano nella casa, si affacciano, escono, rientrano, non si fermano un attimo, giocano, giocano e ancora giocano. Questo d'altra parte è quello che faceva la scrittrice con i suoi tre fratelli, due femmine e un maschio. Giocava talmente tanto da sentire «quanto fosse strano che non giocassimo fino a farci morire». E «i giochi, ah!, quanto riempivano le mie giornate! Che sarebbe stato della mia infanzia senza di essi? Di più: cosa sarebbe l'infanzia di chiunque se i giochi non fossero parte della nostra vita?».
Il teatro dei giochi dei piccoli Ericsson (Lindgren era il cognome da sposata) era Vimmerby, nella regione dello Småland, nella casa dove era nata nel 1907, che quest'anno in occasione del centenario aprirà al pubblico insieme all'Astrid Lindgren Näs con un'esposizione che racconta la sua vita e la sua opera. Visse qui, in questa piccola abitazione rossa a due piani, piena di felicità e di ricordi bellissimi, fino ai 13 anni. Poi con la famiglia si trasferì nella villetta accanto, più grande, dove visse fino a quando, a 19 anni, si trasferì a Stoccolma. A Vimmerby, un sonnecchioso paesotto di provincia di novemila abitanti, tutto è immobile come era ai tempi di Astrid.
Le abitazioni nella parte vecchia del paese, poste sotto la tutela dello Stato, sono conservate esattamente com'erano, in legno, con le porte basse e i tetti spioventi, tinte in colori pastello che le fanno sembrare uscite da una fiaba. C'è anche la casa, giallo canarino, che una volta ospitava il Vimmerby Tidning, il giornale locale per il quale Astrid scrisse i suoi primi articoli. Nei dintorni si trova Pelarnehult, dove nacque la madre di Astrid. Poco lontano la chiesa dove si sposarono i genitori. E Sevedstorp, il paese in cui era nato il padre di Astrid, Samuel August Ericsson: prima di arrivare si passa anche davanti al laghetto dove Pippi Calzelunghe va in canoa. Il cartello stradale per Sevedstorp reca un'altra scritta: Bullerbyn, perché così lo ribattezzò nei suoi romanzi la Lindgren. Qui qualche anno fa venne girato un film ispirato a un suo romanzo; per gli svedesi arrivare a Sevedstorp è compiere un viaggio mitico, è incontrare un luogo da sogno, un posto in cui, in qualche punto del tempo e dello spazio della loro vita, sono stati felici.
La casa accanto a quella dove nacque il padre viene affittata ogni estate: il fortunato ospite ogni mattina, mentre si affaccia dalla porta bevendo il caffè, viene fotografato da qualche fan della Lindgren. Qualche chilometro da qui si trova il parco giochi più famoso e preso d'assalto di tutto il nord Europa: l'Astrid Lindgren Värld (Il Mondo di Astrid Lindgren). Talmente popolare che davanti all'ingresso è stato costruito un villaggio di cottage in legno che le famiglie affittano per una o due notti. Il parco è un vero paese di 130 mila metri quadrati in mezzo ai boschi. Tutto a misura di bambino. In alcune costruzioni un adulto non riesce neanche ad entrare.
Ogni piazza, ogni casa, ogni spazio – sempre animati da attori in costume – è una delle sue storie. Tornando verso Vimmerby si passa di fronte al cimitero, dove Astrid è sepolta insieme ai genitori. La ricorda una pietra tonda, semplice, essenziale, con inciso il suo nome. Ha voluto tornare qui. Qui, insieme al padre e alla madre. Lei, la pasionaria delle favole, la «figlia di un contadino di Vimmerby», come si definiva, che era riuscita con le sue proteste a far approvare una legge per migliorare le condizioni di vita di mucche e maiali. Che aveva lanciato in Parlamento un dibattito sulle tasse. Che faceva appelli contro la guerra e la violenza. Lei, che aveva avuto un bambino a 19 anni, fuori dal matrimonio. Lei non aveva mai dimenticato l'amore dei suoi genitori. Perché, diceva, «dai ai bambini amore e poi ancora amore e ancora amore. E vedrai che crescerà un adulto meraviglioso».