L'indirizzo è Rue Git le Coeur, che già di per sé è un programma: qui giace il cuore. Ora c'è un elegante (così ci dicono) Relais - Hôtel du Vieux Paris, con tutti i lussi del caso. E qui, in una topaia (letteralmente, pare che fosse pieno di topi) gestita dalla simpatica e paziente Madame Rachou, il Beat Hotel, per sei anni, dal 1957 al 1963, quando venne chiuso, sono vissuti - andando, venendo, ubriacandosi, litigando, sfasciando, cucinando, facendosi e facendo sesso in tutte le possibili combinazioni - William Burrouhgs e Allen Ginsberg, Gregory Corso e Peter Orlovski, Brion Gysin e Ian Sommerville, oltre a molti meno noti a cui era tuttavia noto che quel luogo di Parigi era il centro del mondo dei Beat espatriati.
La stanza di Ginsberg, Orlovsky e Corso, che arrivarono a Parigi il 13 ottobre 1957 dopo un lungo giro tra Africa ed Europa, era la 32, all'ultimo piano. Cadeva la pioggia, dal tetto, ma che fa. Era Parigi. Qui Allen, praticamente in esilio dopo la pubblicazione di Urlo, compose Kaddish, il suo canto funebre per la morte della madre Naomi. Qui Burroughs scrisse Il pasto nudo, e Gregory Corso il suo unico romanzo, The American Express. Qui Gysin e Sommerville creano i primi cut-up, tagliando e scompaginando i più diversi materiali, tra cui il film. Da qui partono molte delle bellissime lettere che Ginsberg si scambia con suo padre Louis (le potete leggere in una raccolta che esce ora da Archinto, Affari di famiglia, che, con l' appassionata corrispondenza dei due uomini su politica, droghe, poesia, completa e arricchisce la storia che ci racconta Miles nel suo libro).
Barry Miles, studioso e biografo di Burroughs, Kerouac e Ginsberg, compone con meticolosa dottrina e con molta affettuosa ironia il ritratto dell' amicizia a tratti difficile tra i rappresentati di un gruppo tanto matto quanto geniale, sullo sfondo di un mondo parigino spregiudicato, divertente ed estremo fatto di bar, di piccoli ristoranti, dell' Olympia Press, e, appunto, del Beat Hotel - meravigliosa, sporchissima e vivace casa della libertà.
IL BEAT HOTEL
di Barry Miles
Guanda, pagg. 323, euro 18
La stanza di Ginsberg, Orlovsky e Corso, che arrivarono a Parigi il 13 ottobre 1957 dopo un lungo giro tra Africa ed Europa, era la 32, all'ultimo piano. Cadeva la pioggia, dal tetto, ma che fa. Era Parigi. Qui Allen, praticamente in esilio dopo la pubblicazione di Urlo, compose Kaddish, il suo canto funebre per la morte della madre Naomi. Qui Burroughs scrisse Il pasto nudo, e Gregory Corso il suo unico romanzo, The American Express. Qui Gysin e Sommerville creano i primi cut-up, tagliando e scompaginando i più diversi materiali, tra cui il film. Da qui partono molte delle bellissime lettere che Ginsberg si scambia con suo padre Louis (le potete leggere in una raccolta che esce ora da Archinto, Affari di famiglia, che, con l' appassionata corrispondenza dei due uomini su politica, droghe, poesia, completa e arricchisce la storia che ci racconta Miles nel suo libro).
Barry Miles, studioso e biografo di Burroughs, Kerouac e Ginsberg, compone con meticolosa dottrina e con molta affettuosa ironia il ritratto dell' amicizia a tratti difficile tra i rappresentati di un gruppo tanto matto quanto geniale, sullo sfondo di un mondo parigino spregiudicato, divertente ed estremo fatto di bar, di piccoli ristoranti, dell' Olympia Press, e, appunto, del Beat Hotel - meravigliosa, sporchissima e vivace casa della libertà.
IL BEAT HOTEL
di Barry Miles
Guanda, pagg. 323, euro 18