Stessa spiaggia? Stesso mare? D'accordo. Ma se invece quest'anno volete cambiare potete farlo comparando la qualità dell'acqua, i servizi turistici, l'offerta culturale e naturalistica delle principali località balneari italiane. A stilare la classifica ci hanno pensato il Touring Club Italiano e Legambiente nella loro Guida Blu 2007, in libreria dal 6 giugno.
Il posto migliore per un'ecovacanza? Capalbio, Comune in provincia di Grosseto finora noto soprattutto per essere frequentato dai vip di sinistra, che per la prima volta quest'anno conquista le cinque vele, il massimo riconoscimento di Legambiente. Lo stesso che si aggiudicano anche le Cinque Terre (La Spezia) e Castiglione della Pescaia, ancora nel Grossetano. Così come Pollica Acciaroli e Pioppi (Salerno), Domus de Maria (Cagliari), Nardò (Lecce), Villasimius (Cagliari), Bosa (Nuoro), Noto (Siracusa), Isola del Giglio (Grosseto) e Santa Marina Salina (Messina).
E poi ancora, con vele che vanno da quattro a una, altre 255 località balneari, valutate per la loro capacità di conciliare turismo e rispetto dell'ambiente. Insomma, non solo acque pulite, ma anche poco cemento, centri storici ben restaurati, itinerari naturalistici ed enogastronomici. Per una vacanza che non si esaurisce sotto l'ombrellone. "Il punto di partenza della nostra Guida sono le informazioni messe a disposizione dall'Associazione dei Comuni italiani: abitanti, numero di posti letto a disposizione dei turisti, lunghezza delle coste, impianti di depurazione, raccolta dei rifiuti..." spiega Sebastiano Venneri, responsabile qualità e territorio di Legambiente.
"Poi ci sono le analisi delle acque effettuate nel corso degli anni dalla nostra Goletta Verde, che ogni estate circumnaviga l'Italia. Ma i dati oggettivi non bastano. E allora la guida tiene conto del giudizio dei responsabili locali della nostra associazione, circa trecento persone, che nelle quindici regioni costiere italiane seguono per tutto l'anno le vicende legate alla gestione del mare e dell'ambiente". In realtà, spesso è proprio il parere degli attivisti di Legambiente presenti sul territorio a fare la differenza.
È il caso di Capalbio, che in pochi anni ha scalato la graduatoria: dopo aver oscillato a lungo tra le tre e le quattro vele, l'anno scorso è entrata nella top ten e ora guida la classifica. E non perché la qualità delle spiagge e del mare sia "oggettivamente" migliorata. "La giunta comunale di Capalbio" dice Venneri "ha dimostrato, con il nuovo piano regolatore e con una grande attenzione per le fonti energetiche rinnovabili, di essere molto attenta al paesaggio". Era già successo con Castiglione della Pescaia, che qualche anno fa fu ammessa tra le prime della classe perché l'amministrazione comunale fece marcia indietro su una serie di lottizzazioni decise dalla giunta precedente. Ora è ancora tra le "cinque vele" e rafforza la pattuglia di Comuni in provincia di Grosseto.
Altre tre "cinque vele", e questa è una novità assoluta, sono in Sardegna. Qualcuno parla già di "effetto Soru". "Premieremo con un riconoscimento speciale il governatore per la sua difesa delle coste" conferma Venneri. "Ideare e approvare in un anno un piano paesaggistico severo come il suo, che vieta nuove costruzioni a meno di tre chilometri dalla costa, è una cosa unica in Italia". Un approccio che comincia a contagiare anche i singoli Comuni dell'isola. Villasimius, per esempio, non avrà le più belle spiagge della Sardegna dal punto di vista naturalistico, ma ha dimostrato di saper coniugare il flusso di 800 mila bagnanti a stagione con progetti per la tutela della foca monaca, la creazione di nuovi villaggi turistici con l'istituzione di un parco marino. Lo stesso vale per Bosa o per Domus De Maria, da poco impegnata nella salvaguardia delle sue dune. "La Guida Blu 2007 fotografa una situazione nota, ma in evoluzione" spiega Venneri. Da una parte, c'è la conferma della Toscana come modello di buona amministrazione. Dall'altra, la conferma delle bellezze naturali sarde, che ora cominciano a poter contare su una politica attenta all'ambiente".
Chi ha le "cinque vele", in genere, se le tiene strette. Sono un fiore all'occhiello per le amministrazioni locali e un ottimo volano per gli affari di commercianti, albergatori e gestori di stabilimenti. Non tutti, però, riescono a confermare la loro posizione nella top ten. Otranto, in provincia di Lecce, per esempio, dopo diversi anni è scivolata giù, nel gruppone delle "quattro vele". Gli esperti di Legambiente hanno rilevato una battuta d'arresto nella raccolta differenziata dei rifiuti e un calo dell'attenzione nei confronti dell'abusivismo edilizio, perfino nel centro storico. Ma a far precipitare le quotazioni di Otranto è stata la vicenda della Baia dei Turchi: il Comune ha deciso di dare in concessione ai privati l'ultimo tratto di spiaggia libera sulla costa dei Laghi Alimini. Dopo un lungo braccio di ferro con le associazioni ambientaliste, il 30 aprile scorso la Regione Puglia ha rilasciato la concessione demaniale per uno stabilimento balneare.
C'è, però, anche chi minimizza: "Non stanno mica costruendo un ecomostro. Faranno un chiosco e affitteranno ombrelloni e lettini". Ma perché Villasimius è premiata se concilia sfruttamento turistico e tutela dell'ambiente, mentre Otranto è penalizzata se autorizza la presenza di uno stabilimento? "Noi non criminializziamo gli stabilimenti" risponde Venneri "ma consideriamo un merito la presenza di spiagge libere e nella Baia dei Turchi ora non ce ne sono più". Se Otranto scende, c'è però un'altra località del Salento che conquista le cinque vele. A Nardò, dopo diversi tentativi di speculazione, Porto Selvaggio, un tratto di costa fatto di grotte, scogli e calette, è diventato area protetta, con tanto di vincolo della Regione. "La speranza è che, oltre a orientare i turisti, classifiche come quella di Guida Blu stimolino la competizione tra comuni" conclude Venneri. "In questi anni si sono già innescati meccanismi di emulazione, con sindaci che chiamano per sapere come si fa ad ottenere le vele di Legambiente. E i risultati cominciano a vedersi".
I dati del governo
Nell'estate 2007 solo l'8,7 per cento delle coste non sarà balneabile: negli anni 80 il divieto di balneazione per inquinamento riguardava quasi un terzo delle spiagge italiane. Tuttavia, rispetto all'anno scorso la non balneabilità è aumentata dell'1,15 per cento. Messa peggio di tutti è la provincia di Caserta: solo il 33 per cento della sua costa è balneabile. A Roma poco più della metà (55,3 per cento) e a Palermo il 78,4 per cento. Con il cento per cento di mare pulito ci sono sei province: Lucca, Potenza, Ferrara, Udine, Gorizia e Trieste. Dei 468 chilometri e mezzo vietati ai bagnanti molti si trovano in prossimità delle foci dei fiumi. Chi però volesse capire se la spiaggia che ha scelto per l'estate ha superato le analisi microbiologiche, può consultare il sito del ministero della Salute o quello delle Arpa più efficienti che, è il caso dell'Emilia Romagna, pubblicano in Rete i dati aggiornati e le mappe dettagliate della costa.
Il posto migliore per un'ecovacanza? Capalbio, Comune in provincia di Grosseto finora noto soprattutto per essere frequentato dai vip di sinistra, che per la prima volta quest'anno conquista le cinque vele, il massimo riconoscimento di Legambiente. Lo stesso che si aggiudicano anche le Cinque Terre (La Spezia) e Castiglione della Pescaia, ancora nel Grossetano. Così come Pollica Acciaroli e Pioppi (Salerno), Domus de Maria (Cagliari), Nardò (Lecce), Villasimius (Cagliari), Bosa (Nuoro), Noto (Siracusa), Isola del Giglio (Grosseto) e Santa Marina Salina (Messina).
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Le 11 località a 5 vele
- Capalbio (Gr), Toscana - Cinque Terre (Sp), Liguria - Castiglion della Pescaia (Gr), Toscana - Pollica Acciaroli e Pioppi (Sa), Campania - Domus de Maria (Ca), Sardegna - Nardò (Le), Puglia - Villasimius (Ca), Sardegna - Bosa (Nu), Sardegna - Noto (Sr), Sicilia - Isola del Giglio (Gr), Toscana - Santa Marina Salina (Me), Sicilia |
"Poi ci sono le analisi delle acque effettuate nel corso degli anni dalla nostra Goletta Verde, che ogni estate circumnaviga l'Italia. Ma i dati oggettivi non bastano. E allora la guida tiene conto del giudizio dei responsabili locali della nostra associazione, circa trecento persone, che nelle quindici regioni costiere italiane seguono per tutto l'anno le vicende legate alla gestione del mare e dell'ambiente". In realtà, spesso è proprio il parere degli attivisti di Legambiente presenti sul territorio a fare la differenza.
È il caso di Capalbio, che in pochi anni ha scalato la graduatoria: dopo aver oscillato a lungo tra le tre e le quattro vele, l'anno scorso è entrata nella top ten e ora guida la classifica. E non perché la qualità delle spiagge e del mare sia "oggettivamente" migliorata. "La giunta comunale di Capalbio" dice Venneri "ha dimostrato, con il nuovo piano regolatore e con una grande attenzione per le fonti energetiche rinnovabili, di essere molto attenta al paesaggio". Era già successo con Castiglione della Pescaia, che qualche anno fa fu ammessa tra le prime della classe perché l'amministrazione comunale fece marcia indietro su una serie di lottizzazioni decise dalla giunta precedente. Ora è ancora tra le "cinque vele" e rafforza la pattuglia di Comuni in provincia di Grosseto.
Altre tre "cinque vele", e questa è una novità assoluta, sono in Sardegna. Qualcuno parla già di "effetto Soru". "Premieremo con un riconoscimento speciale il governatore per la sua difesa delle coste" conferma Venneri. "Ideare e approvare in un anno un piano paesaggistico severo come il suo, che vieta nuove costruzioni a meno di tre chilometri dalla costa, è una cosa unica in Italia". Un approccio che comincia a contagiare anche i singoli Comuni dell'isola. Villasimius, per esempio, non avrà le più belle spiagge della Sardegna dal punto di vista naturalistico, ma ha dimostrato di saper coniugare il flusso di 800 mila bagnanti a stagione con progetti per la tutela della foca monaca, la creazione di nuovi villaggi turistici con l'istituzione di un parco marino. Lo stesso vale per Bosa o per Domus De Maria, da poco impegnata nella salvaguardia delle sue dune. "La Guida Blu 2007 fotografa una situazione nota, ma in evoluzione" spiega Venneri. Da una parte, c'è la conferma della Toscana come modello di buona amministrazione. Dall'altra, la conferma delle bellezze naturali sarde, che ora cominciano a poter contare su una politica attenta all'ambiente".
Chi ha le "cinque vele", in genere, se le tiene strette. Sono un fiore all'occhiello per le amministrazioni locali e un ottimo volano per gli affari di commercianti, albergatori e gestori di stabilimenti. Non tutti, però, riescono a confermare la loro posizione nella top ten. Otranto, in provincia di Lecce, per esempio, dopo diversi anni è scivolata giù, nel gruppone delle "quattro vele". Gli esperti di Legambiente hanno rilevato una battuta d'arresto nella raccolta differenziata dei rifiuti e un calo dell'attenzione nei confronti dell'abusivismo edilizio, perfino nel centro storico. Ma a far precipitare le quotazioni di Otranto è stata la vicenda della Baia dei Turchi: il Comune ha deciso di dare in concessione ai privati l'ultimo tratto di spiaggia libera sulla costa dei Laghi Alimini. Dopo un lungo braccio di ferro con le associazioni ambientaliste, il 30 aprile scorso la Regione Puglia ha rilasciato la concessione demaniale per uno stabilimento balneare.
C'è, però, anche chi minimizza: "Non stanno mica costruendo un ecomostro. Faranno un chiosco e affitteranno ombrelloni e lettini". Ma perché Villasimius è premiata se concilia sfruttamento turistico e tutela dell'ambiente, mentre Otranto è penalizzata se autorizza la presenza di uno stabilimento? "Noi non criminializziamo gli stabilimenti" risponde Venneri "ma consideriamo un merito la presenza di spiagge libere e nella Baia dei Turchi ora non ce ne sono più". Se Otranto scende, c'è però un'altra località del Salento che conquista le cinque vele. A Nardò, dopo diversi tentativi di speculazione, Porto Selvaggio, un tratto di costa fatto di grotte, scogli e calette, è diventato area protetta, con tanto di vincolo della Regione. "La speranza è che, oltre a orientare i turisti, classifiche come quella di Guida Blu stimolino la competizione tra comuni" conclude Venneri. "In questi anni si sono già innescati meccanismi di emulazione, con sindaci che chiamano per sapere come si fa ad ottenere le vele di Legambiente. E i risultati cominciano a vedersi".
Distanti, non attrezzate ma belle tra le belle
Non sempre sono i Comuni più virtuosi nella gestione del territorio, quelli con le "cinque vele" per intendersi, a poter vantare le spiagge più belle d'Italia. La stessa Legambiente nella sua Guida Blu ne segnala più di 300. Magari sono difficili da raggiungere, lontane dai centri storici e prive di servizi adeguati. Ma si tratta di spiagge straordinarie dal punto di vista naturalistico. Per esempio quella di Cala Iunculla, a Seminara, provincia di Reggio Calabria. Si trova al centro della Costa Viola, così chiamata per il colore delle sue acque. Vi si accede soltanto dal mare, ha una sabbia bianchissima incorniciata da alti scogli. Altro gioiello è Cala del Porto, sull'Isola di Palmarola, nel Parco Isole Pontine (Latina). Pur distando da Ponza solo sei miglia, l'isola è priva di acqua e luce, vi si trovano appena 500 case scavate nelle grotte di tufo. Su un'isola molto più a sud, Lampedusa, c'è poi la Spiaggia dei Conigli: un "pezzo d'Africa", privo di vegetazione, incastrato tra costoni di roccia dove cresce, invece, macchia mediterranea. I dati del governo
Caserta maglia nera
Se le bandiere blu assegnate dalla Fee (qui l'elenco) sono frutto di una specie di autocertificazione e le guide non possono che riflettere il giudizio di chi le scrive, c'è però una valutazione oggettiva sulla salute del mare italiano. Certo, non distingue tra calette circondate da macchia mediterranea e spiagge iperattrezzate modello Rimini. L'unica distinzione che fa è tra acque balneabili e non: si tratta del Rapporto sulle acque di balneazione che ogni anno (in passato, spesso a estate inoltrata) fornisce i dati sull'inquinamento dei 5410 chilometri di costa italiana accessibile ai turisti. I 52.745 prelievi effettuati negli ultimi dodici mesi dalle Aziende sanitarie e dalle Agenzie regionali per l'ambiente (Arpa) tracciano un quadro positivo rispetto ai decenni scorsi ma qualche ombra rispetto al 2006.Nell'estate 2007 solo l'8,7 per cento delle coste non sarà balneabile: negli anni 80 il divieto di balneazione per inquinamento riguardava quasi un terzo delle spiagge italiane. Tuttavia, rispetto all'anno scorso la non balneabilità è aumentata dell'1,15 per cento. Messa peggio di tutti è la provincia di Caserta: solo il 33 per cento della sua costa è balneabile. A Roma poco più della metà (55,3 per cento) e a Palermo il 78,4 per cento. Con il cento per cento di mare pulito ci sono sei province: Lucca, Potenza, Ferrara, Udine, Gorizia e Trieste. Dei 468 chilometri e mezzo vietati ai bagnanti molti si trovano in prossimità delle foci dei fiumi. Chi però volesse capire se la spiaggia che ha scelto per l'estate ha superato le analisi microbiologiche, può consultare il sito del ministero della Salute o quello delle Arpa più efficienti che, è il caso dell'Emilia Romagna, pubblicano in Rete i dati aggiornati e le mappe dettagliate della costa.