Un fiore tra mare e cielo
Antonio PolitanoLa penisola è un piccolo gioiello di architettura e natura. Qui sono passate tante culture lasciando il segno
Antonio Politano
Di mattino presto, nei giorni chiari, quando il vento spazza l'aria, guardando verso ovest si vede Venezia. Dalla terrazza della cattedrale di Rovigno o dal lungomare di Parenzo, punti di osservazione privilegiata, si riconosce la linea della costa, le montagne, il profilo del campanile di San Marco. In fondo Venezia è a 50 miglia, oltre il mare. Quando non si vede, basta girarsi e Venezia è lì. Nelle stradine strette, nelle case in pietra, nello stile di palazzi e chiese, nella propensione a vivere in simbiosi con l'acqua, affacciati sui porti, con i leoni della Serenissima ancora scolpiti su municipi e porte d'ingresso. Eppure Venezia è stata una parentesi, lunga, ma conclusa; poi - come prima - è stato il turno di altri conquistatori.
A Pola, all'ombra delle arcate dell'anfiteatro romano forse meglio conservato del Mediterraneo, Danilo racconta la sua giornata di pesca (fa il pescatore e ha un piccolo ristorante) e della nonna mater…
Di mattino presto, nei giorni chiari, quando il vento spazza l'aria, guardando verso ovest si vede Venezia. Dalla terrazza della cattedrale di Rovigno o dal lungomare di Parenzo, punti di osservazione privilegiata, si riconosce la linea della costa, le montagne, il profilo del campanile di San Marco. In fondo Venezia è a 50 miglia, oltre il mare. Quando non si vede, basta girarsi e Venezia è lì. Nelle stradine strette, nelle case in pietra, nello stile di palazzi e chiese, nella propensione a vivere in simbiosi con l'acqua, affacciati sui porti, con i leoni della Serenissima ancora scolpiti su municipi e porte d'ingresso. Eppure Venezia è stata una parentesi, lunga, ma conclusa; poi - come prima - è stato il turno di altri conquistatori.
A Pola, all'ombra delle arcate dell'anfiteatro romano forse meglio conservato del Mediterraneo, Danilo racconta la sua giornata di pesca (fa il pescatore e ha un piccolo ristorante) e della nonna mater…
Antonio Politano
Di mattino presto, nei giorni chiari, quando il vento spazza l'aria, guardando verso ovest si vede Venezia. Dalla terrazza della cattedrale di Rovigno o dal lungomare di Parenzo, punti di osservazione privilegiata, si riconosce la linea della costa, le montagne, il profilo del campanile di San Marco. In fondo Venezia è a 50 miglia, oltre il mare. Quando non si vede, basta girarsi e Venezia è lì. Nelle stradine strette, nelle case in pietra, nello stile di palazzi e chiese, nella propensione a vivere in simbiosi con l'acqua, affacciati sui porti, con i leoni della Serenissima ancora scolpiti su municipi e porte d'ingresso. Eppure Venezia è stata una parentesi, lunga, ma conclusa; poi - come prima - è stato il turno di altri conquistatori.
A Pola, all'ombra delle arcate dell'anfiteatro romano forse meglio conservato del Mediterraneo, Danilo racconta la sua giornata di pesca (fa il pescatore e ha un piccolo ristorante) e della nonna materna Attilia, 92 anni, che "nella sua vita ha cambiato cinque stati, senza uscire dalla propria corte". Nell'ultimo secolo, infatti, i confini e "i padroni dell'Istria sono cambiati cinque volte". L'Istria è questo: memoria di presenze accavallatesi nel tempo e un paesaggio ancora felice; testimonianze monumentali dei vari passaggi (i Romani, i Bizantini, Venezia, gli Asburgo, Napoleone, l'Italia, la Jugoslavia) e una natura benevola. L'entroterra verde e la costa blu: 450 km di costa frastagliata, di promontori, insenature, baie immerse nella vegetazione, di roccia e spiagge di ciottoli, più raramente di sabbia, orlate di boschi, con gli alberi che arrivano fin sulla roccia, con le chiome dei pini quasi sull'acqua, i campi d'erba a lambire il mare e dietro, vigneti e uliveti.
La natura appare dolce, la presenza dell'uomo non invasiva, la costa non devastata dal cemento. A parte le poche concentrazioni urbane, prevale il verde. Gli stessi alberghi formato gigante delle zone più frequentate ne sono circondati. Non ci sono grandi industrie vicine al mare, né grossi fiumi. Il Mirna, largo qualche metro e lungo 60 km, è l'unico fiume; il nome significa "calmo, quieto", metafora dell'intero paesaggio. L'acqua del mare, anche per l'azione autopulente di pietre e sassi, è una delle più cristalline d'Europa: la bandiera blu sventola su oltre 40 spiagge.
L'Istria è terra di confine, crocevia di transiti, approdi. Qui popoli e religioni si sono mischiati, le dominazioni hanno creato un'identità complessa, accogliente, tollerante. In questa piccola terra, spopolata a ripetizione dalle epidemie di peste, quasi tutti sono arrivati, nel tempo, da un altro posto, da emigranti, invasori, in fuga da conflitti o alla ricerca di nuove opportunità. L'ultima contesa, i 5 anni di guerra serbo-croata, l'ha sfiorata. Il fronte non è arrivato qui, ma gli istriani sono andati a combattere nell'esercito croato. Dieci anni sono serviti a risanare, ricostruire una società con criteri europei; ora la ripresa è ben avviata.
La porta d'ingresso, da nord, è Umago (Umag), celebre per il torneo di tennis Croazia Open di luglio e il campanile in stile veneziano accanto alla chiesa nella piazza. Dopo le spiagge e le fortificazioni di Cittanova (Novigrad) si giunge a Parenzo (Porec), considerata la capitale del turismo istriano per i grandi numeri ospitati dai suoi hotel preferiti dagli amanti della vacanza organizzata. Il luogo, in una baia riparata, è notevole: a pochi metri dal mare c'è un bosco, l'acqua è limpida, il piccolo centro storico all'interno della penisola offre gemme come la basilica bizantina fatta costruire dal vescovo Eufrasio a metà del VI sec., Patrimonio Unesco per i mosaici della facciata e degli interni.
Verso sud si costeggia lo spettacolare canale di Leme che penetra come un fiordo per una decina di chilometri nell'entroterra, per arrivare a Rovigno (Rovinj). Il nucleo storico, arroccato sul promontorio, è rimasto sospeso nel tempo: le case alte, una addosso all'altra a picco sull'acqua, le mura che proteggono la città vecchia, le strette vie e le piazze minuscole, la cattedrale di Sant'Eufemia in cima alla collina, costruita nel 1736 in barocco veneziano, quando la città era la più importante d'Istria, con la tomba della santa e martire e un campanile alto 60 metri, ispirato a quello di San Marco, su cui svetta la statua della santa.
Al largo della costa, a mezz'ora di battello da Fazana, l'arcipelago di Brioni (Brijuni), due isole maggiori e dodici isolotti ricoperti di pini, ex residenza estiva del maresciallo Tito (ora del presidente croato), è diventato un Parco naturale, con gli animali dello zoo personale di Tito - zebre, lama, antilopi, cerbiatti, pavoni - in libertà (tranne qualche struzzo e un paio di elefanti) accanto a mucche e gabbiani. Da girare in bici, auto elettrica o trenino panoramico per ammirare i resti di una villa romana del I sec. d.C., considerata la più bella dell'Adriatico, di una fortezza bizantina abitata dal II secolo a.C., delle fortificazioni austro-ungariche.
Pola (Pula), la città più importante dell'Istria di oggi, è un luogo da non mancare: per i resti romani, le chiese paleocristiane, le case rinascimentali, i palazzi barocchi, le ville austriache, le spiagge e le cale della penisola di Verudela che annunciano l'estremo sud dell'Istria, completamente esposto al mare, la penisola oltre Premantura fino a Capo Kamenjak. Lì una riserva istituita nel 1996 protegge un insieme di macchia mediterranea, qualche spiaggia nascosta, acque trasparenti, la concentrazione di orchidee più rilevante d'Europa. Un luogo ancora - vivaddio - selvaggio, dove transitarono i dinosauri, come confermano le impronte sull'isolotto di fronte di Fenoliga, cento milioni di anni fa
Di mattino presto, nei giorni chiari, quando il vento spazza l'aria, guardando verso ovest si vede Venezia. Dalla terrazza della cattedrale di Rovigno o dal lungomare di Parenzo, punti di osservazione privilegiata, si riconosce la linea della costa, le montagne, il profilo del campanile di San Marco. In fondo Venezia è a 50 miglia, oltre il mare. Quando non si vede, basta girarsi e Venezia è lì. Nelle stradine strette, nelle case in pietra, nello stile di palazzi e chiese, nella propensione a vivere in simbiosi con l'acqua, affacciati sui porti, con i leoni della Serenissima ancora scolpiti su municipi e porte d'ingresso. Eppure Venezia è stata una parentesi, lunga, ma conclusa; poi - come prima - è stato il turno di altri conquistatori.
A Pola, all'ombra delle arcate dell'anfiteatro romano forse meglio conservato del Mediterraneo, Danilo racconta la sua giornata di pesca (fa il pescatore e ha un piccolo ristorante) e della nonna materna Attilia, 92 anni, che "nella sua vita ha cambiato cinque stati, senza uscire dalla propria corte". Nell'ultimo secolo, infatti, i confini e "i padroni dell'Istria sono cambiati cinque volte". L'Istria è questo: memoria di presenze accavallatesi nel tempo e un paesaggio ancora felice; testimonianze monumentali dei vari passaggi (i Romani, i Bizantini, Venezia, gli Asburgo, Napoleone, l'Italia, la Jugoslavia) e una natura benevola. L'entroterra verde e la costa blu: 450 km di costa frastagliata, di promontori, insenature, baie immerse nella vegetazione, di roccia e spiagge di ciottoli, più raramente di sabbia, orlate di boschi, con gli alberi che arrivano fin sulla roccia, con le chiome dei pini quasi sull'acqua, i campi d'erba a lambire il mare e dietro, vigneti e uliveti.
La natura appare dolce, la presenza dell'uomo non invasiva, la costa non devastata dal cemento. A parte le poche concentrazioni urbane, prevale il verde. Gli stessi alberghi formato gigante delle zone più frequentate ne sono circondati. Non ci sono grandi industrie vicine al mare, né grossi fiumi. Il Mirna, largo qualche metro e lungo 60 km, è l'unico fiume; il nome significa "calmo, quieto", metafora dell'intero paesaggio. L'acqua del mare, anche per l'azione autopulente di pietre e sassi, è una delle più cristalline d'Europa: la bandiera blu sventola su oltre 40 spiagge.
L'Istria è terra di confine, crocevia di transiti, approdi. Qui popoli e religioni si sono mischiati, le dominazioni hanno creato un'identità complessa, accogliente, tollerante. In questa piccola terra, spopolata a ripetizione dalle epidemie di peste, quasi tutti sono arrivati, nel tempo, da un altro posto, da emigranti, invasori, in fuga da conflitti o alla ricerca di nuove opportunità. L'ultima contesa, i 5 anni di guerra serbo-croata, l'ha sfiorata. Il fronte non è arrivato qui, ma gli istriani sono andati a combattere nell'esercito croato. Dieci anni sono serviti a risanare, ricostruire una società con criteri europei; ora la ripresa è ben avviata.
La porta d'ingresso, da nord, è Umago (Umag), celebre per il torneo di tennis Croazia Open di luglio e il campanile in stile veneziano accanto alla chiesa nella piazza. Dopo le spiagge e le fortificazioni di Cittanova (Novigrad) si giunge a Parenzo (Porec), considerata la capitale del turismo istriano per i grandi numeri ospitati dai suoi hotel preferiti dagli amanti della vacanza organizzata. Il luogo, in una baia riparata, è notevole: a pochi metri dal mare c'è un bosco, l'acqua è limpida, il piccolo centro storico all'interno della penisola offre gemme come la basilica bizantina fatta costruire dal vescovo Eufrasio a metà del VI sec., Patrimonio Unesco per i mosaici della facciata e degli interni.
Verso sud si costeggia lo spettacolare canale di Leme che penetra come un fiordo per una decina di chilometri nell'entroterra, per arrivare a Rovigno (Rovinj). Il nucleo storico, arroccato sul promontorio, è rimasto sospeso nel tempo: le case alte, una addosso all'altra a picco sull'acqua, le mura che proteggono la città vecchia, le strette vie e le piazze minuscole, la cattedrale di Sant'Eufemia in cima alla collina, costruita nel 1736 in barocco veneziano, quando la città era la più importante d'Istria, con la tomba della santa e martire e un campanile alto 60 metri, ispirato a quello di San Marco, su cui svetta la statua della santa.
Al largo della costa, a mezz'ora di battello da Fazana, l'arcipelago di Brioni (Brijuni), due isole maggiori e dodici isolotti ricoperti di pini, ex residenza estiva del maresciallo Tito (ora del presidente croato), è diventato un Parco naturale, con gli animali dello zoo personale di Tito - zebre, lama, antilopi, cerbiatti, pavoni - in libertà (tranne qualche struzzo e un paio di elefanti) accanto a mucche e gabbiani. Da girare in bici, auto elettrica o trenino panoramico per ammirare i resti di una villa romana del I sec. d.C., considerata la più bella dell'Adriatico, di una fortezza bizantina abitata dal II secolo a.C., delle fortificazioni austro-ungariche.
Pola (Pula), la città più importante dell'Istria di oggi, è un luogo da non mancare: per i resti romani, le chiese paleocristiane, le case rinascimentali, i palazzi barocchi, le ville austriache, le spiagge e le cale della penisola di Verudela che annunciano l'estremo sud dell'Istria, completamente esposto al mare, la penisola oltre Premantura fino a Capo Kamenjak. Lì una riserva istituita nel 1996 protegge un insieme di macchia mediterranea, qualche spiaggia nascosta, acque trasparenti, la concentrazione di orchidee più rilevante d'Europa. Un luogo ancora - vivaddio - selvaggio, dove transitarono i dinosauri, come confermano le impronte sull'isolotto di fronte di Fenoliga, cento milioni di anni fa