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I dieci secondi di terrore

La noia di un volo Roma-New York raccontato da un pilota di linea. Ma tra una check-list e l'altra ci sono dieci secondi di terrore. I Viaggi
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Lo so che può sembrare paradossale, ma se un non-addetto-ai-lavori avesse la possibilità di seguire "dal vivo" la giornata di un pilota sulla rotta Roma–New York, ricaverebbe con tutta probabilità una sola sensazione forte: la noia.

Si comincia un'ora e mezza prima del volo, al "centro equipaggi", per esaminare la documentazione del volo: è un lavoro da fare con la massima attenzione, perché da una buona preparazione nasce un volo sicuro, ma che noia... sembra quasi di stare in ufficio. Una volta a bordo, si controlla la macchina, si sovrintende alle operazioni di carico, si programmano i computer di bordo e si calcolano i dati di decollo: tutte operazioni che uno dei due piloti esegue e l'altro controlla. E alla fine di ogni fase si legge una lista di controllo: c'è una check-list per ogni situazione, dalla più banale alla più remota e drammatica.

"Tutti a bordo!": si chiudono le porte, si avviano i motori e si rulla verso la pista... altre due check-list da leggere. Si …
Lo so che può sembrare paradossale, ma se un non-addetto-ai-lavori avesse la possibilità di seguire "dal vivo" la giornata di un pilota sulla rotta Roma–New York, ricaverebbe con tutta probabilità una sola sensazione forte: la noia.

Si comincia un'ora e mezza prima del volo, al "centro equipaggi", per esaminare la documentazione del volo: è un lavoro da fare con la massima attenzione, perché da una buona preparazione nasce un volo sicuro, ma che noia... sembra quasi di stare in ufficio. Una volta a bordo, si controlla la macchina, si sovrintende alle operazioni di carico, si programmano i computer di bordo e si calcolano i dati di decollo: tutte operazioni che uno dei due piloti esegue e l'altro controlla. E alla fine di ogni fase si legge una lista di controllo: c'è una check-list per ogni situazione, dalla più banale alla più remota e drammatica.

"Tutti a bordo!": si chiudono le porte, si avviano i motori e si rulla verso la pista... altre due check-list da leggere. Si ripassano le manovre da fare, sia nel caso che tutto segua il normale corso, sia nel caso che insorga un'emergenza, si legge una check-list (un'altra?!?), e finalmente si vola. "Alitalia 610 cleared for take off".

Il decollo è uno dei momenti più delicati del volo: la vicinanza del duro terreno riduce al minimo i margini di errore. Qualunque cosa succeda, dal cane randagio che decide, proprio in quel momento, di attraversare la pista, al motore che decide, proprio in quel momento, di rompersi, c'è da fare qualcosa, e quel qualcosa va fatto subito e bene: non è concesso il bis. Ora il nostro ipotetico non-addetto-ai-lavori si accorge che nel cockpit c'è una certa tensione: i "dieci secondi di terrore" sono in agguato, e il miglior modo di superarli indenni è essere sempre pronti ad affrontarli.

Una volta in aria la tensione cala, anche se lo spazio aereo intorno a un aeroporto come Fiumicino è sempre sovraffollato e fino ai tremila metri di quota, c'è da stare con occhi e orecchie spalancati. Dopo ci si può rilassare, allentare le cinture di sicurezza, e chiedere un caffè. Si continua a salire fino a diecimila metri, o giù di lì. Prua verso l'Atlantico, un orecchio alle comunicazioni radio, l'altro ai bollettini meteo dei vari aeroporti che si sorvolano, la routine delle onnipresenti perturbazioni oceaniche da evitare e poi giù, di nuovo sotto i tremila metri, nel traffico del Kennedy. La tensione sale di nuovo: occhi aperti, ragazzi... Giù, magari nella nebbia, verso l'atterraggio, sempre con una check-list da leggere e i famosi "dieci secondi di terrore" in agguato.

È finita, i passeggeri sbarcano e l'equipaggio va in albergo. Qui è pomeriggio, ma a casa è già notte e ci si deve riposare: domani si riparte.

* Pietro Pallini è pilota di voli intercontinentali