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In cabina, blindati

Dopo l'11 settembre, le autorità hanno deciso che i piloti devo rimanere chiusi durante il volo. Poi ogni equipaggio stabilisce le sue regole per comunicare tra fuori e dentro. Sapendo che, un giorno, potrebbe essere tutto inutile. I Viaggi
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Quando le porte dell'aereo sono finalmente chiuse e gli assistenti di volo iniziano la dimostrazione di sicurezza, mentre i motori iniziano a girare c'è un'ultima porta che si chiude. E' blindata e resterà chiusa fino alla fine del volo: è la porta della cabina di pilotaggio, che, dal 1° novembre 2003, deve essere capace di resistere all'impatto di corpi contundenti, proiettili di piccolo calibro e piccole granate e va tenuta chiusa e bloccata dall'interno per tutto il volo.

I tragici eventi dell'11 settembre 2001 hanno avuto, e non poteva essere diversamente, drastiche ripercussioni sulla vita di chi, a qualsiasi titolo, in divisa o no, prende un aereo: vale per i passeggeri, costretti a fare i conti con chilometriche code ai controlli di sicurezza e complicate liste di oggetti vietati a bordo, e vale per i piloti che, dal canto loro hanno dovuto rinunciare per sempre a una rassicurante certezza: quella di essere, in qualche modo, indispensabili ad un eventuale dirottatore, godend…
Quando le porte dell'aereo sono finalmente chiuse e gli assistenti di volo iniziano la dimostrazione di sicurezza, mentre i motori iniziano a girare c'è un'ultima porta che si chiude. E' blindata e resterà chiusa fino alla fine del volo: è la porta della cabina di pilotaggio, che, dal 1° novembre 2003, deve essere capace di resistere all'impatto di corpi contundenti, proiettili di piccolo calibro e piccole granate e va tenuta chiusa e bloccata dall'interno per tutto il volo.

I tragici eventi dell'11 settembre 2001 hanno avuto, e non poteva essere diversamente, drastiche ripercussioni sulla vita di chi, a qualsiasi titolo, in divisa o no, prende un aereo: vale per i passeggeri, costretti a fare i conti con chilometriche code ai controlli di sicurezza e complicate liste di oggetti vietati a bordo, e vale per i piloti che, dal canto loro hanno dovuto rinunciare per sempre a una rassicurante certezza: quella di essere, in qualche modo, indispensabili ad un eventuale dirottatore, godendo quindi di una certa immunità. Le autorità, nel tentativo di evitare il ripetersi di simili attacchi, hanno imposto l'obbligo della porta blindata in questione, con il codazzo di norme che ne regolano l'utilizzo.

Nei voli brevi, il disagio è tutto sommato abbastanza contenuto, ma su quelli di lungo raggio la prospettiva di dover passare lunghe ore isolati in cabina non è delle più allegre: finite le visite di bambini curiosi in cockpit, basta con gli appassionati che vogliono provare l'emozione del decollo e dell'atterraggio, stop alle quattro chiacchiere scambiate con qualche passeggero insonne. Ora ci si chiude dentro dall'inizio alla fine del volo, e non ci si fida più neanche del proprio equipaggio: se qualcuno vuole entrare, anche solo per portare un caffè, deve prima chiamare tramite interfonico e fornire una sorta di "parola d'ordine".

Le modalità di questa vera e propria procedura di riconoscimento cambiano sempre, e vengono decise, prima di ogni volo, durante il briefing dell'equipaggio. E se c'è una piccola incertezza, prima di azionare il pulsante di apertura, uno dei due si alza e va a sincerarsi, tramite uno spioncino di quello che succede dietro alla porta. E se poi, come è umano, uno ha bisogno di espletare un bisogno fisiologico, poiché le norme di sicurezza vietano di lasciare una persona chiusa da sola in cockpit, allora si recluta un assistente di volo per stare in cabina con l'altro pilota per tutta la durata dell' "operazione". Ci sarebbe quasi da ridere, se non fosse per un pensiero: come mi sentirò il giorno in cui, dietro quella porta blindata, uno psicopatico, un fanatico, o semplicemente un poveretto reso folle da una delusione d'amore, minaccerà una strage se non gli apro?

* Pietro Pallini è pilota di voli intercontinentali