Il bar "Sombrero" è davvero una bellezza. E'in riva al mare, nell'affollatissima piazza dove si fanno gli spettacoli dell'estate. Pochi passi e sei nel mitico viale Ceccarini. C'è anche un servizio ristorante: i camerieri servono in tavola ottimi sardoncini alla brace e vino bianco. Raccontano che sette anni fa McDonald's volesse comprare tutto. Mise sul tavolo 6 miliardi delle antiche lire, ma si trovò davanti a un netto rifiuto. A poche centinaia di metri, proprio sul porto, c'è il ristorante "da Fino". Arrivano da Bologna e da Milano, per mangiare il pesce qui. Risotti e grigliate, con un pizzico di nouvelle cousine. Meglio prenotare.
"Bar Sombrero" e ristorante "da Fino", due «eccellenze» di Riccione, in comune hanno una caratteristica: sono costruiti su terreno demaniale. In cambio dell'uso del terreno pubblico, il "Sombrero" nel 2005 ha pagato allo Stato 680 euro. Il ristorante "da Fino" 1.100. Il sogno di Totò, quello di vendere la fontana di Trevi, si è finalmente avverato. Ma il bello è che qui non c'è nessuna truffa. Si chiede in concessione il terreno demaniale, si paga una miseria ogni anno e, quando si sono fatti i soldi o si va in pensione, si "vende" la concessione e si incassano milioni (di euro). Nella Perla verde ci sono 6 chilometri di litorale e i vari pezzi sono in concessione a 148 bagni (ognuno ha dai 100 ai 300 ombrelloni) e 67 fra bar, ristoranti e attività commerciali. Uno dei bagni più grandi, il numero 100 (con più di 50 metri lineari di spiaggia, con una profondità di 150 metri) paga 3.800 euro all'anno. Uno medio come il 105 paga 2.800 euro. Il numero 18, fra i più piccoli, versa all'erario 1.850 euro all'anno. Il debito con lo Stato si risolve con un giorno di incasso.
Ma se si vuole comprare un bagno le cose cambiano. Innanzitutto, come si può "vendere" un bene dello Stato? «Per quanto riguarda i bagni - dice Graziella Cianini, dirigente del demanio marittimo per il Comune di Riccione - si vendono l'attrezzatura e, per così dire, la clientela che ha un legame con il bagno stesso. La concessione viene "volturata" e l'acquirente si trova a sua volta titolare. Il rinnovo è automatico». Per informarsi sui prezzi bisogna chiedere ai mediatori del posto. «Un bagno in zona buona, quella compresa fra il porto e il vecchio delfinario, si porta via con 1,5 o 2 milioni di euro. Per i più piccoli e soprattutto lontani dal centro, bastano dai 500.000 ai 700.000 euro». Per i bar e ristoranti i prezzi sono ancora più salati. Bar come il "Frenk" pagano 287 euro all'anno. Ristoranti come il "Gher" (in porto) pagano 4.500 euro. Ma per "acquistarli" si parte da un minimo di 600.000 euro per i più piccoli per arrivare ai 3 o 4 milioni per i più importanti.
Ci sono anche altre concessioni, sulla spiaggia, come quella dei "mosconai" che affittano i pedalò: pagano 250 euro all'anno. Riccione è una piazza ricca, con grand hotel e tanti quattro stelle. Ci sono 20 milioni di presenze all'anno. Calcolando 100 euro al giorno di spesa, si raggiunge la cifra di 2 miliardi di euro di incasso. Però tutti assieme (e il numero misura il divario esistente fra prezzi demaniali e prezzi di mercato) gli imprenditori riccionesi pagano allo Stato, per un anno intero di occupazione di proprietà demaniali, appena 480.000 euro. Il sindaco, Daniele Imola, dice che è giusto ridurre la forbice esistente fra chi opera su suolo pubblico e chi lavora sul privato. «Il Comune, a chi vuole mettere tavoli sul suolo pubblico di viale Ceccarini, fa pagare ogni anno 500 euro al metro quadro. Con gli stessi soldi, affitti un bar intero del demanio». Per un bar privato in viale Ceccarini serve invece un affitto di 100.000-150.000 euro all'anno. Per i bar sul lungomare - che non sono su terreno demaniale - servono almeno 60-70.000 euro. Per quanto riguarda gli accessi al mare qui non ci sono problemi.
Ci sono 9 spiagge libere («Non tante, il 5% in tutto, per non fare troppa concorrenza ai privati») ma si entra ovunque. Tutte le Riccione d'Italia, messe assieme, nel 2006 hanno pagato all'erario appena 67.932.276 euro. «Quest'anno - dicono all'Agenzia del demanio - prevediamo invece un incasso di 219.776.000 euro. Punteremo non sulle spiagge ma sulle attività commerciali: bar, discoteche, alberghi, ristoranti. Cambiano infatti i canoni per i cosiddetti beni incamerati. Funziona così. Faccio un contratto con lo Stato per costruire un ristorante su suolo demaniale e ottengo un canone basso per rientrare dalle spese. Ma dopo 20 anni, in cambio del basso canone, il ristorante diventa proprietà dello Stato. Ecco, i canoni cambiano per queste realtà. Abbiamo fatto un'indagine. Dai nostri dati risulta che le attività commerciali dentro al demanio pagano in media appena 309 euro all'anno. Dovranno pagare, già per l'anno in corso, 7.750 euro. E non è certo una rapina. Al di là del "dividente demaniale", la linea di confine fra pubblico e privato, un ristorante uguale a quello demaniale (e senza vista mare) paga 30.000 euro all'anno».
Non sarà facile fare pagare chi da sempre pensa che pubblico sia sinonimo di gratuito. E ci sono problemi seri fra Agenzia e Regioni (da sempre schierate, soprattutto sull'Adriatico, a fianco dei bagnini). «Gli aumenti previsti - dice Valter Verlicchi, dirigente del servizio turismo dell'Emilia Romagna - riguardano solo le cosiddette pertinenze, che sono i beni passati allo Stato dopo i 20 anni. Ma sulla costa romagnola, su oltre 2.000 concessioni, le pertinenze sono appena una cinquantina. L'Agenzia è ormai privatizzata, cerca solo di portare a casa dei soldi. Mandano lettere ai Comuni e noi mandiamo un'altra lettera per dire di non tenerne conto». La guerra è appena agli inizi. Secondo Ezio Filippucci, vice presidente dell'associazione bar di spiaggia a Riccione, i canoni attuali «non sono né alti né bassi. Sono quelli giusti». Guai a parlare di aumenti. «Paghiamo il canone ma i muri sono nostri. Sono il frutto di sacrifici di un'intera vita». I gestori dei bagni di Riccione (quelli che poi "vendono" il bagno anche a 2 milioni di euro) nel 2004 hanno denunciato un reddito di 12.253 euro.
"Bar Sombrero" e ristorante "da Fino", due «eccellenze» di Riccione, in comune hanno una caratteristica: sono costruiti su terreno demaniale. In cambio dell'uso del terreno pubblico, il "Sombrero" nel 2005 ha pagato allo Stato 680 euro. Il ristorante "da Fino" 1.100. Il sogno di Totò, quello di vendere la fontana di Trevi, si è finalmente avverato. Ma il bello è che qui non c'è nessuna truffa. Si chiede in concessione il terreno demaniale, si paga una miseria ogni anno e, quando si sono fatti i soldi o si va in pensione, si "vende" la concessione e si incassano milioni (di euro). Nella Perla verde ci sono 6 chilometri di litorale e i vari pezzi sono in concessione a 148 bagni (ognuno ha dai 100 ai 300 ombrelloni) e 67 fra bar, ristoranti e attività commerciali. Uno dei bagni più grandi, il numero 100 (con più di 50 metri lineari di spiaggia, con una profondità di 150 metri) paga 3.800 euro all'anno. Uno medio come il 105 paga 2.800 euro. Il numero 18, fra i più piccoli, versa all'erario 1.850 euro all'anno. Il debito con lo Stato si risolve con un giorno di incasso.
Ma se si vuole comprare un bagno le cose cambiano. Innanzitutto, come si può "vendere" un bene dello Stato? «Per quanto riguarda i bagni - dice Graziella Cianini, dirigente del demanio marittimo per il Comune di Riccione - si vendono l'attrezzatura e, per così dire, la clientela che ha un legame con il bagno stesso. La concessione viene "volturata" e l'acquirente si trova a sua volta titolare. Il rinnovo è automatico». Per informarsi sui prezzi bisogna chiedere ai mediatori del posto. «Un bagno in zona buona, quella compresa fra il porto e il vecchio delfinario, si porta via con 1,5 o 2 milioni di euro. Per i più piccoli e soprattutto lontani dal centro, bastano dai 500.000 ai 700.000 euro». Per i bar e ristoranti i prezzi sono ancora più salati. Bar come il "Frenk" pagano 287 euro all'anno. Ristoranti come il "Gher" (in porto) pagano 4.500 euro. Ma per "acquistarli" si parte da un minimo di 600.000 euro per i più piccoli per arrivare ai 3 o 4 milioni per i più importanti.
Ci sono anche altre concessioni, sulla spiaggia, come quella dei "mosconai" che affittano i pedalò: pagano 250 euro all'anno. Riccione è una piazza ricca, con grand hotel e tanti quattro stelle. Ci sono 20 milioni di presenze all'anno. Calcolando 100 euro al giorno di spesa, si raggiunge la cifra di 2 miliardi di euro di incasso. Però tutti assieme (e il numero misura il divario esistente fra prezzi demaniali e prezzi di mercato) gli imprenditori riccionesi pagano allo Stato, per un anno intero di occupazione di proprietà demaniali, appena 480.000 euro. Il sindaco, Daniele Imola, dice che è giusto ridurre la forbice esistente fra chi opera su suolo pubblico e chi lavora sul privato. «Il Comune, a chi vuole mettere tavoli sul suolo pubblico di viale Ceccarini, fa pagare ogni anno 500 euro al metro quadro. Con gli stessi soldi, affitti un bar intero del demanio». Per un bar privato in viale Ceccarini serve invece un affitto di 100.000-150.000 euro all'anno. Per i bar sul lungomare - che non sono su terreno demaniale - servono almeno 60-70.000 euro. Per quanto riguarda gli accessi al mare qui non ci sono problemi.
Ci sono 9 spiagge libere («Non tante, il 5% in tutto, per non fare troppa concorrenza ai privati») ma si entra ovunque. Tutte le Riccione d'Italia, messe assieme, nel 2006 hanno pagato all'erario appena 67.932.276 euro. «Quest'anno - dicono all'Agenzia del demanio - prevediamo invece un incasso di 219.776.000 euro. Punteremo non sulle spiagge ma sulle attività commerciali: bar, discoteche, alberghi, ristoranti. Cambiano infatti i canoni per i cosiddetti beni incamerati. Funziona così. Faccio un contratto con lo Stato per costruire un ristorante su suolo demaniale e ottengo un canone basso per rientrare dalle spese. Ma dopo 20 anni, in cambio del basso canone, il ristorante diventa proprietà dello Stato. Ecco, i canoni cambiano per queste realtà. Abbiamo fatto un'indagine. Dai nostri dati risulta che le attività commerciali dentro al demanio pagano in media appena 309 euro all'anno. Dovranno pagare, già per l'anno in corso, 7.750 euro. E non è certo una rapina. Al di là del "dividente demaniale", la linea di confine fra pubblico e privato, un ristorante uguale a quello demaniale (e senza vista mare) paga 30.000 euro all'anno».
Non sarà facile fare pagare chi da sempre pensa che pubblico sia sinonimo di gratuito. E ci sono problemi seri fra Agenzia e Regioni (da sempre schierate, soprattutto sull'Adriatico, a fianco dei bagnini). «Gli aumenti previsti - dice Valter Verlicchi, dirigente del servizio turismo dell'Emilia Romagna - riguardano solo le cosiddette pertinenze, che sono i beni passati allo Stato dopo i 20 anni. Ma sulla costa romagnola, su oltre 2.000 concessioni, le pertinenze sono appena una cinquantina. L'Agenzia è ormai privatizzata, cerca solo di portare a casa dei soldi. Mandano lettere ai Comuni e noi mandiamo un'altra lettera per dire di non tenerne conto». La guerra è appena agli inizi. Secondo Ezio Filippucci, vice presidente dell'associazione bar di spiaggia a Riccione, i canoni attuali «non sono né alti né bassi. Sono quelli giusti». Guai a parlare di aumenti. «Paghiamo il canone ma i muri sono nostri. Sono il frutto di sacrifici di un'intera vita». I gestori dei bagni di Riccione (quelli che poi "vendono" il bagno anche a 2 milioni di euro) nel 2004 hanno denunciato un reddito di 12.253 euro.