In un'era di viaggiatori perpetui, di lavoratori pendolari, di estrema mobilità e stressata velocità, la vita si sposta lì dove queste tendenze si concentrano: nelle zone di transito degli aeroporti. Che diventano posti in cui vale la pena fermarsi, rilassarsi e tirare un sospiro di sollievo. Perché l'aeroporto 2007 è cambiato: non più un mero luogo di passaggio. Oggi si trasforma in un'isola felice, un'oasi di benessere.
A dimostrarlo, la crescente offerta con cui ogni aeroporto si presenta. Come le Travel Spa, ovvero un centro benessere in piena regola da vivere tra uno scalo e l'altro. La prima a creare questo genere di servizi è stata la catena Nh Hotel, che ha aperto ben due centri all'aeroporto Barajas di Madrid: la Elysium Travel e la Elysium Beauty Spa, specializzate in trattamenti a tempo, come i massaggi Express da 25 minuti, la seduta da 10 all'Oxygen Bar e i massaggi per migliorare la circolazione. Al Terminal 1 di Heathrow (Londra) c'è Rejuve un club con palestra, area relax e cabine per trattamenti anti-jetlag a collo, spalle e schiena, ma anche Molton Brown Travel Spa, per trattamenti che aiutano la pelle a prepararsi a volare.
L'Austrian Airlines ha la Sky Spa nella Business Lounge dell'Aeroporto di Vienna, dove si fa meditazione in ambienti ispirati al feng shui tra luci e aromi che cambiano nell'arco della giornata. La Absolute Spa del Vancouver Airport ha una palestra aperta 24 ore su 24. Così anche al Jfk di New York e allo Charles de Gaulle parigino. La lista è lunga e coinvolge anche l'Italia. Capofila, Milano Malpensa, con la beauty farm Portofino's. Al Galileo Galilei di Pisa il Donku's Rock Hair rifà l'acconciatura stropicciata da ore di volo; a Bari c'è il percorso ginnico per fare moto e a Fiumicino la sala polisensoriale Tonic Beauty Club dove sottoporsi a massaggi olistici, aromaterapia, cromo e musicoterapia.
Il caso surreale del film The Terminal, in cui Tom Hanks rimane incastrato per giorni senza patria né passaporto allo scalo di New York, deve aver ispirato molto. Tanto che i sociologi hanno coniato una nuova categoria sociale: i Transumer, cioè i consumer-on-transit, coloro a cui sono dedicate tutte le attività commerciali costruite ai transit degli aeroporti. E tanto che esiste una mappa degli scali in cui è più comodo dormire. Si chiama The Budget Traveller's Guide ed è la guida che analizza gli aeroporti di tutto il mondo, suggerendo per ciascuno i siti più comodi in cui appisolarsi. Edita da una ragazza canadese, Donna Mc Sherry, la guida ha avuto molto seguito: ne è nata una fervida community - gli Airport Sleepers, appunto - che si scambia consigli e foto sul relativo sito.
Non basta. Si gioca al casinò dopo un bagno d'arte all'Airport Rijkmuseum di Amsterdam. Si balla fino a notte fonda alla discoteca Night Flight all'aeroporto di Monaco di Baviera. Si dorme in camere insonorizzate in uno dei terminal di Dubai. E a Gatwick ha appena aperto il primo Yotel: trattasi di un piccolo hotel a ore, minimal nel design, nelle dimensioni delle camere, ma anche nei costi. L'idea è dell'imprenditore Simon Woodroffe - già noto per la catena di ristoranti low-cost YoSushi - e si rifà agli storici capsula-hotel giapponesi (con micro-camere climatizzate e insonorizzate in cui riposare per qualche ora).
Il terminal, quindi, come una zona da vivere. Persino in un giorno importante come quello del matrimonio. Una vetta folle, infatti, di questa ventata di restyling aeroportuale la tocca lo Schiphol Airport di Amsterdam, che, nel menù da villaggio vacanze con cui si presenta, tra casinò, spa, sushi bar, champagneria e intrattenimenti vari, offre il servizio matrimoniale. L'agenzia Schiphol Weddings organizza matrimoni direttamente allo scalo, con cerimonia, invitati in pompa magna, rinfreschi, bomboniere e fiori. Poi, si prende il volo per il viaggio di nozze. Ma il premio originalità lo vince il ricco aeroporto di Abu Dhabi, con un campo da golf da 18 buche direttamente allo scalo (30 dollari per giocare, escluso il noleggio dei bastoni).
Marc Augé, etnologo ed antropologo francese, è il direttore della scuola degli alti studi delle scienze sociali (Ehess): nel suo libro "Nonluoghi. Introduzione a un'antropologia della surmodernità", ha definito il non-luogo come quello spazio deputato alla circolazione veloce: un posto di passaggio, come un aeroporto.
Oggi però l'aeroporto sta subendo una grande trasformazione.
«Si sta estendendo di riflesso ai cambiamenti della società».
È vissuto di più e diversamente: quali sono le conseguenze?
«Un ampliamento ed una diversificazione dei grandi spazi di circolazione, che diventano multifunzionali: in primis l'aeroporto, la metafora di questa nostra società del consumo. In questo senso è tuttora un "non-luogo", in quanto in esso sussistono due mondi: la realtà di tutti coloro che non fanno che usarlo di passaggio e la realtà di chi lo vive lavorandovi all'interno».
Quindi l'aeroporto è l'esempio per eccellenza del non-luogo?
«Sì, sono il simbolo di congiunzione di quella rete planetaria che, unita, si chiama globalizzazione».
A dimostrarlo, la crescente offerta con cui ogni aeroporto si presenta. Come le Travel Spa, ovvero un centro benessere in piena regola da vivere tra uno scalo e l'altro. La prima a creare questo genere di servizi è stata la catena Nh Hotel, che ha aperto ben due centri all'aeroporto Barajas di Madrid: la Elysium Travel e la Elysium Beauty Spa, specializzate in trattamenti a tempo, come i massaggi Express da 25 minuti, la seduta da 10 all'Oxygen Bar e i massaggi per migliorare la circolazione. Al Terminal 1 di Heathrow (Londra) c'è Rejuve un club con palestra, area relax e cabine per trattamenti anti-jetlag a collo, spalle e schiena, ma anche Molton Brown Travel Spa, per trattamenti che aiutano la pelle a prepararsi a volare.
L'Austrian Airlines ha la Sky Spa nella Business Lounge dell'Aeroporto di Vienna, dove si fa meditazione in ambienti ispirati al feng shui tra luci e aromi che cambiano nell'arco della giornata. La Absolute Spa del Vancouver Airport ha una palestra aperta 24 ore su 24. Così anche al Jfk di New York e allo Charles de Gaulle parigino. La lista è lunga e coinvolge anche l'Italia. Capofila, Milano Malpensa, con la beauty farm Portofino's. Al Galileo Galilei di Pisa il Donku's Rock Hair rifà l'acconciatura stropicciata da ore di volo; a Bari c'è il percorso ginnico per fare moto e a Fiumicino la sala polisensoriale Tonic Beauty Club dove sottoporsi a massaggi olistici, aromaterapia, cromo e musicoterapia.
Il caso surreale del film The Terminal, in cui Tom Hanks rimane incastrato per giorni senza patria né passaporto allo scalo di New York, deve aver ispirato molto. Tanto che i sociologi hanno coniato una nuova categoria sociale: i Transumer, cioè i consumer-on-transit, coloro a cui sono dedicate tutte le attività commerciali costruite ai transit degli aeroporti. E tanto che esiste una mappa degli scali in cui è più comodo dormire. Si chiama The Budget Traveller's Guide ed è la guida che analizza gli aeroporti di tutto il mondo, suggerendo per ciascuno i siti più comodi in cui appisolarsi. Edita da una ragazza canadese, Donna Mc Sherry, la guida ha avuto molto seguito: ne è nata una fervida community - gli Airport Sleepers, appunto - che si scambia consigli e foto sul relativo sito.
Non basta. Si gioca al casinò dopo un bagno d'arte all'Airport Rijkmuseum di Amsterdam. Si balla fino a notte fonda alla discoteca Night Flight all'aeroporto di Monaco di Baviera. Si dorme in camere insonorizzate in uno dei terminal di Dubai. E a Gatwick ha appena aperto il primo Yotel: trattasi di un piccolo hotel a ore, minimal nel design, nelle dimensioni delle camere, ma anche nei costi. L'idea è dell'imprenditore Simon Woodroffe - già noto per la catena di ristoranti low-cost YoSushi - e si rifà agli storici capsula-hotel giapponesi (con micro-camere climatizzate e insonorizzate in cui riposare per qualche ora).
Il terminal, quindi, come una zona da vivere. Persino in un giorno importante come quello del matrimonio. Una vetta folle, infatti, di questa ventata di restyling aeroportuale la tocca lo Schiphol Airport di Amsterdam, che, nel menù da villaggio vacanze con cui si presenta, tra casinò, spa, sushi bar, champagneria e intrattenimenti vari, offre il servizio matrimoniale. L'agenzia Schiphol Weddings organizza matrimoni direttamente allo scalo, con cerimonia, invitati in pompa magna, rinfreschi, bomboniere e fiori. Poi, si prende il volo per il viaggio di nozze. Ma il premio originalità lo vince il ricco aeroporto di Abu Dhabi, con un campo da golf da 18 buche direttamente allo scalo (30 dollari per giocare, escluso il noleggio dei bastoni).
L'intervista
L'antropologo: "Quel non-luogo simbolo moderno della globalizzazione"Marc Augé, etnologo ed antropologo francese, è il direttore della scuola degli alti studi delle scienze sociali (Ehess): nel suo libro "Nonluoghi. Introduzione a un'antropologia della surmodernità", ha definito il non-luogo come quello spazio deputato alla circolazione veloce: un posto di passaggio, come un aeroporto.
Oggi però l'aeroporto sta subendo una grande trasformazione.
«Si sta estendendo di riflesso ai cambiamenti della società».
È vissuto di più e diversamente: quali sono le conseguenze?
«Un ampliamento ed una diversificazione dei grandi spazi di circolazione, che diventano multifunzionali: in primis l'aeroporto, la metafora di questa nostra società del consumo. In questo senso è tuttora un "non-luogo", in quanto in esso sussistono due mondi: la realtà di tutti coloro che non fanno che usarlo di passaggio e la realtà di chi lo vive lavorandovi all'interno».
Quindi l'aeroporto è l'esempio per eccellenza del non-luogo?
«Sì, sono il simbolo di congiunzione di quella rete planetaria che, unita, si chiama globalizzazione».