Il trucco c’è ma non si vede. La lista dei prezzi dei minibar degli hotel è come il trucco dei prestigiatori: per trovarla bisogna cercare molto. Si deve guardare nell’armadio, nei cassetti del comodino o anche sulla porta della stanza per scoprire i prezzi di acqua, snack e birra. Il minibar, croce e delizia delle camere d'albergo, è l'oggetto del desiderio di molti turisti che, giunti alla meta, subiscono la tentazione di sgranocchiare noccioline o stappare una bevanda ghiacciata.
Ma la paura di trovare sul conto una somma da capogiro alla voce 'extra' spesso scoraggia l'acquirente. Perché aprire la porta del minibar è un gesto che può costare caro: una bottiglietta d’acqua costa due euro a Milano, tre a Roma, e due e mezzo a Palermo. Si può pagare fino a cinque euro per una birra a Milano, quattro e mezzo a Roma e quattro a Palermo. E gli snack? Un pacchetto di arachidi vale 5 euro a Milano e a Roma, e 3 a Palermo. Cifre che per molti viaggiatori sono troppo alte.
Il problema minibar. Secondo una ricerca della TripAdvisor, una delle maggiori community di viaggi del mondo, il problema è proprio il prezzo dei frigobar. Il risultato, emerso da oltre 1.600 interviste a viaggiatori provenienti da tutto il mondo, è che a sconfortare il viaggiatore non è l'alternativa di prodotti offerti ma il loro prezzo. E così il 94% degli intervistati comprerebbe noccioline, patatine e cioccolata, o acqua, birra e mini bottiglie. Se solo fossero più convenienti.
Fino a oggi, secondo i risultati della ricerca, 33 persone su cento dichiarano di non aver mai usato il servizio minibar delle camere d'albergo. Meglio evitare di pagare un conto salato o di litigare con il personale alberghiero, cosa che accade al 35% dei viaggiatori. Situazione paradossale per sette viaggiatori su cento, che hanno visto addirittura addebitarsi cibi e bevande messi nel frigo da loro stessi. C'è chi, invece, preferisce dare la colpa alla tecnologia di cui sono dotati i minibar più moderni, quelli che si trovano negli hotel di New York, Tokio, Londra. I sensori ultrasensibili, secondo il 16% del campione, segnalano anche i più piccoli movimenti, e così prendere in mano e risistemare un pacchetto di noccioline costa quanto consumarle. E così qualcuno prova a fare il furbo e a imbrogliare i sensori: il 20 per cento del campione ammette di aver sostituito cibi e bevande con altri oggetti.
Non tutti, però, si preoccupano di spendere troppo. A favore del minibar spesso giocano fattori 'caratteriali', come la pigrizia, o altri motivi 'ambientali'. Il 52% del campione ha dichiarato di consumare in camera perché mancavano alternative più convenienti, e quasi uno su due ha pagato tre o quattro volte il prezzo normale di una lattina di Coca-cola o una barretta di cioccolata. La voglia di un drink alcolico, poi, è decisivo per la scelta di 9 persone su 100.
Un problema di prezzo o di qualità? I risultati della ricerca della TripAdvisor sono confermati dalle associazioni che difendono i diritti dei consumatori. Secondo l'avvocato Massimo Dona, segretario generale dell'Unione nazionale consumatori (Unc), molti viaggiatori sono 'terrorizzati' dai prezzi dei prodotti dei minibar e denunciano l'occultamento dei listini. Gli alberghi infatti sono obbligati a esporre il prezzario ma spesso accade che questo sia nascosto, ad esempio tra le pagine delle brochure dei servizi degli alberghi.
Ma il viaggiatore-consumatore che paga tre o quattro volte di più una bibita non può fare niente. Quanto vale un prodotto lo stabilisce l'albergatore e la scelta è arbitraria e insindacabile. Chi mangia-e-paga può quindi soltanto prendersela con se stesso.
Il prezzo però, secondo Dona, non è l'unica variabile che frena il consumo dei prodotti del frigobar. Gli ospiti degli alberghi, infatti, diffidano della qualità e della conservazione dei cibi e delle bevande. Secondo l'Unc servirebbe quindi un codice di autodisciplina: una carta servizio dei minibar potrebbe obbligare gli albergatori ad adottare tariffe uniformi e a scegliere prodotti diversificati e di migliore qualità.
Una soluzione che non piace alla Confesercenti. Il direttore di Assoturismo, Tullio Galli, non condivide le critiche: "I prezzi sono alti ma è giusto che sia così. Il minibar fa parte dell'offerta dell'albergo. La libertà di poter stabilire i costi dei prodotti è stata una conquista, nessuna associazione oggi sarebbe d'accordo con la stabilizzazione del prezzario". Al turista che vuole evitare il conto salato non resta che sfruttare l'unica vera libertà che si può permettere: non consumare.
Ma la paura di trovare sul conto una somma da capogiro alla voce 'extra' spesso scoraggia l'acquirente. Perché aprire la porta del minibar è un gesto che può costare caro: una bottiglietta d’acqua costa due euro a Milano, tre a Roma, e due e mezzo a Palermo. Si può pagare fino a cinque euro per una birra a Milano, quattro e mezzo a Roma e quattro a Palermo. E gli snack? Un pacchetto di arachidi vale 5 euro a Milano e a Roma, e 3 a Palermo. Cifre che per molti viaggiatori sono troppo alte.
Il problema minibar. Secondo una ricerca della TripAdvisor, una delle maggiori community di viaggi del mondo, il problema è proprio il prezzo dei frigobar. Il risultato, emerso da oltre 1.600 interviste a viaggiatori provenienti da tutto il mondo, è che a sconfortare il viaggiatore non è l'alternativa di prodotti offerti ma il loro prezzo. E così il 94% degli intervistati comprerebbe noccioline, patatine e cioccolata, o acqua, birra e mini bottiglie. Se solo fossero più convenienti.
Fino a oggi, secondo i risultati della ricerca, 33 persone su cento dichiarano di non aver mai usato il servizio minibar delle camere d'albergo. Meglio evitare di pagare un conto salato o di litigare con il personale alberghiero, cosa che accade al 35% dei viaggiatori. Situazione paradossale per sette viaggiatori su cento, che hanno visto addirittura addebitarsi cibi e bevande messi nel frigo da loro stessi. C'è chi, invece, preferisce dare la colpa alla tecnologia di cui sono dotati i minibar più moderni, quelli che si trovano negli hotel di New York, Tokio, Londra. I sensori ultrasensibili, secondo il 16% del campione, segnalano anche i più piccoli movimenti, e così prendere in mano e risistemare un pacchetto di noccioline costa quanto consumarle. E così qualcuno prova a fare il furbo e a imbrogliare i sensori: il 20 per cento del campione ammette di aver sostituito cibi e bevande con altri oggetti.
Non tutti, però, si preoccupano di spendere troppo. A favore del minibar spesso giocano fattori 'caratteriali', come la pigrizia, o altri motivi 'ambientali'. Il 52% del campione ha dichiarato di consumare in camera perché mancavano alternative più convenienti, e quasi uno su due ha pagato tre o quattro volte il prezzo normale di una lattina di Coca-cola o una barretta di cioccolata. La voglia di un drink alcolico, poi, è decisivo per la scelta di 9 persone su 100.
Un problema di prezzo o di qualità? I risultati della ricerca della TripAdvisor sono confermati dalle associazioni che difendono i diritti dei consumatori. Secondo l'avvocato Massimo Dona, segretario generale dell'Unione nazionale consumatori (Unc), molti viaggiatori sono 'terrorizzati' dai prezzi dei prodotti dei minibar e denunciano l'occultamento dei listini. Gli alberghi infatti sono obbligati a esporre il prezzario ma spesso accade che questo sia nascosto, ad esempio tra le pagine delle brochure dei servizi degli alberghi.
Ma il viaggiatore-consumatore che paga tre o quattro volte di più una bibita non può fare niente. Quanto vale un prodotto lo stabilisce l'albergatore e la scelta è arbitraria e insindacabile. Chi mangia-e-paga può quindi soltanto prendersela con se stesso.
Il prezzo però, secondo Dona, non è l'unica variabile che frena il consumo dei prodotti del frigobar. Gli ospiti degli alberghi, infatti, diffidano della qualità e della conservazione dei cibi e delle bevande. Secondo l'Unc servirebbe quindi un codice di autodisciplina: una carta servizio dei minibar potrebbe obbligare gli albergatori ad adottare tariffe uniformi e a scegliere prodotti diversificati e di migliore qualità.
Una soluzione che non piace alla Confesercenti. Il direttore di Assoturismo, Tullio Galli, non condivide le critiche: "I prezzi sono alti ma è giusto che sia così. Il minibar fa parte dell'offerta dell'albergo. La libertà di poter stabilire i costi dei prodotti è stata una conquista, nessuna associazione oggi sarebbe d'accordo con la stabilizzazione del prezzario". Al turista che vuole evitare il conto salato non resta che sfruttare l'unica vera libertà che si può permettere: non consumare.