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A Cesenatico è boom di ciclisti

In Romagna si abbina la vacanza alla passione per le due ruote. E oltre 50 dei 320 alberghi sono stati convertiti in "bike hotel"


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La «Cima Panta» taglia le gambe. Gli ultimi quattro chilometri sono massacranti, pendenze micidiali, fino al quindici per cento. Ogni giorno provano a scalarla in tanti, tantissimi. I ciclisti meno allenati «restano sui pedali», come si dice in gergo. Quando non ce la fanno più ad avanzare neanche di un metro, scendono dalla bicicletta e proseguono a piedi. In vetta al Montevecchio ci arrivano tutti. Vincitori della montagna o vinti, il loro traguardo lo tagliano lo stesso. In silenzio. Rendono omaggio al campione che non c'è più. Recitano una preghiera o porgono un fiore sul monumento dedicato a Marco Pantani. Poi rimontano in sella e tornano ad arrampicarsi «sulle strade del Pirata». Monteleone, il Barbotto di Eddy Merckx, Monte Finocchio.

Ancora salite, altre fatiche, tanti ricordi, sull'asfalto che unisce Cesenatico all'entroterra. Sembra una processione, ma è cicloturismo. Fenomeno ormai di massa, in crescita un po' in tutte le località balneari, qui in Romagna. A Cesenatico è boom. Almeno cinquanta dei trecentoventi alberghi convertiti in bike hotel, la metà aderenti alla catena «Bike and beach». Garage custoditi per le dueruote, piccole officine meccaniche, accompagnatori professionisti per le escursioni, massaggiatori. Poi tante coccole al rientro: saune e idromassaggi, menù dietetici per sportivi. Stagione allungata dai primi di marzo a fine novembre.
www.comune.cesenatico.fo.it/

I cicloturisti arrivano da Germania, Austria, Svizzera, Francia e Inghilterra, un po' meno dall'Italia. In spiaggia ci vanno di rado, quasi fosse diventata un accessorio alla vacanza in riviera. «Scelgono Cesenatico perché è la città di Marco Pantani - argomenta il vicesindaco Roberto Poni - . Sfruttiamo il suo nome, è una brutta espressione, ma forse avrebbe voluto così».

Poni annuncia che entro l'autunno saranno date alle stampe decine di migliaia di copie della guida «Sulle strade del Pirata», manuale con itinerari consigliati tra gli Appennini di Romagna, Marche e Toscana. Mappe estraibili delle salite sulle quali si allenava sin da ragazzino il vincitore del Giro d'Italia e del Tour de France del 1998. Percorsi suggestivi, immersi nel fascino delle valli del fiume Savio e del torrente Borello. Durante l'inverno verranno distribuite nelle fiere di tutta Europa. Un business nato quasi spontaneamente una decina d'anni fa, quando l'«Elefantino» si levava la bandana per consegnarsi alla storia, ora supportato da consistenti investimenti promozionali.

«Il 20 maggio scorso alla `Nove colli', ora dedicata a Pantani, la corsa più importante della Romagna, si sono iscritti quasi duemila stranieri su 11 mila partecipanti. Non era mai successo», i numeri sembrano sostenere le ragioni del vicesindaco. Stranieri a Cesenatico di buon mattino se ne incontrano davvero molti. In genere verso le sette, si ritrovano in maglietta e pantaloncini aderenti a decine, spesso centinaia, alla rotatoria vicina alla sede del Gruppo Fausto Coppi.

Ora tappezzata di gigantografie del Pirata, che era uno dei soci e proprio con il Fausto Coppi è salito per la prima volta in sella a una vecchia Vicini argentata. Dalla riviera e dal traffico spariscono in fretta. Sono guidati da Mario Polini, 69 anni, uno dei primi a portare Pantani sulle «sue» montagne, o da altre guide, pedalano e fanno domande sulla sua storia di vittorie e infortuni, trionfi e cadute. «Lo portano tutti nel cuore. L'ho conosciuto che era un bambino. Non lo dimenticherò mai», racconta Polini. Discese le vette che allevarono uno dei più grandi scalatori di tutti i tempi, non tornano subito in albergo.

Mancano ancora due tappe. La prima è il museo, lungo la ferrovia di Cesenatico. Custodisce tutti i cimeli del fuoriclasse. La vecchia Vicini e tutte le altre bici dei grandi successi. Le maglie rosa e gialle, le coppe, i cappellini che lanciava lungo la strada prima di salire sui pedali e staccare tutti. Sui monitor le immagini delle sue imprese con l'audio originale del telecronista Adriano De Zan. All'ingresso c'è il cugino di Marco, Fabio Casali, 27 anni e occhi azzurri; diventano rossi e lucidi quando si accorge che qualcuno sta piangendo davanti a quei televisori. «Per me non è facile farci l'abitudine», quasi dovesse giustificarsi. Da inizio anno i visitatori sono già 7 mila, ragazzi esclusi; incasso in beneficenza (5 euro adulti, 3 per quelli sotto i 17 anni); in omaggio bandana gialla che quasi tutti indossano mentre si allontanano dal museo.

L'ultima meta è il camposanto. Una delle titolari dei tre chioschi all'entrata riferisce che ogni giorno, specie in primavera ed estate, sono almeno un centinaio i cicloturisti a visitare la tomba. «Sono vestiti da biker e comprano solo fiori gialli o rosa, impossibile sbagliarsi. Pensavo diminuissero, invece sono sempre di più». Un cartello indica sin dal cancello il luogo del sepolcro, «viale numero sedici». Sulla lapide di marmo bianco coperta di rose e gerbere sta scritto «sul gradino più alto del podio, per sempre». Il libro delle dediche, ormai diverse decine, è stato cambiato a inizio luglio, ma è già quasi esaurito. Una ragazza ha voluto salutarlo così: «Tutta la droga del mondo non vale un grammo della tua adrenalina».